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Dedicato ai complottisti che parlano di Bill Gates, vaccini e microchip

Dedicato ai complottisti che parlano di Bill Gates, vaccini e microchip

Ho una domanda da fare a quelli che sostengono la tesi che Bill Gates, cofondatore di Microsoft, vorrebbe impiantare dei microchip tracciabili in tutte le persone con la scusa della vaccinazione anti-pandemia e proclamano questa tesi a squarciagola sui social network. Se vi capita di incontrare una di queste persone, provate a fargliela.

Se avete paura che Bill Gates voglia tracciarvi impiantandovi un dispositivo, perché ne parlate usando i social network, che realmente vi tracciano, e usando un telefonino, che realmente vi traccia? Non dovreste smettere di usare social network e telefonini, in modo da non essere realmente tracciati? Così, tanto per capire.

La domanda è ispirata da questo tweet di MalwareTech:

“Immaginate che colpo di scena sarebbe se saltasse fuori che Bill Gates non sta cercando di iniettare chip di tracciamento nella gente, ma in realtà il chip di tracciamento sta nell’app social che questa gente usa per lanciare l’allarme a proposito di Bill Gates.”

Corona Science, l’app svizzera per monitorare i casi di coronavirus

Corona Science, l’app svizzera per monitorare i casi di coronavirus

Non è un’app di tracciamento dei contatti e non geolocalizza: mentre il mondo parla di app anti-coronavirus di contact tracing, in Svizzera viene proposta su base volontaria Corona Science, un‘app sviluppata dai ricercatori della Scuola universitaria professionale di Berna (BFH) e dalla Cooperativa MIDATA, che si limita ad acquisire la fascia d’età e il cantone di residenza degli utenti. Nessun altro dato.

L’obiettivo, infatti, non è ricostruire la cronologia dei contatti di una persona se risulta positiva al coronavirus, ma semplicemente rilevare quante persone hanno sintomi e quante no, per vedere l’andamento generale della malattia, individuare eventuali focolai e anche capire quali sono gli effetti psicologici delle misure anti-coronavirus. Un approccio decisamente soft e non invasivo.

Maggiori informazioni sono su Swissinfo.ch, Tio.ch, Ticinonews e naturalmente nel Media Kit e sul sito dell’app, che al momento esiste solo per Android ma sarà disponibile a breve anche per iOS.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.

Facebook traccia le nostre attività fuori da Facebook: ora si può vedere quali

Facebook traccia le nostre attività fuori da Facebook: ora si può vedere quali

Facebook traccia le nostre attività anche quando visitiamo altri siti. Lo fa persino se non abbiamo un account Facebook: lo fa a tutti, spiega Intego, per poter piazzare nei siti che visitiamo delle pubblicità pertinenti ai nostri interessi, e guadagna fornendo questo piazzamento.

Questo tracciamento di massa, anche dei non utenti, non è una novità ma è sicuramente poco noto.

La novità vera, invece, è che ora possiamo sapere in dettaglio quali attività vengono tracciate e quali dati vengono raccolti e possiamo anche modificare queste funzioni.

L’azienda ha infatti annunciato che è disponibile la funzione La tua attività fuori da Facebook ed è anche possibile azzerare i dati raccolti.

Se volete scoprire cosa sa Facebook di voi e avete un account Facebook, accedete a questo account da un computer, cliccate sul triangolino in alto a destra, cliccate su Impostazioni e poi su Le tue informazioni su Facebook e su Attività fuori da Facebook. In alternativa usate questo link diretto.

Otterrete un elenco delle aziende di cui avete visitato i siti e che hanno dato a Facebook delle informazioni che vi riguardano: cose come “questo utente ha visitato questo sito” e “questo utente ha comprato qualcosa su questo sito”.

Se volete azzerare questo tracciamento, potete scegliere Scollega le attività; se volete evitare che continui, cliccate su Altre opzioni e Gestisci l’attività futura. Arriverete a una schermata con un selettore Attività fuori da Facebook futura: disattivatelo.

Attenzione, però: se usate la vostra login di Facebook per accedere ad altri account, disattivando questo selettore non potrete più farlo. Sarebbe comunque meglio non usare la login di Facebook per accedere altrove.

Io uso da tempo un add-on per Firefox, chiamato Facebook Container, e le mie attività risultano nulle.

Le vostre come sono? Quali aziende vi trovate?

Visualizzare il tracciamento pubblicitario di Facebook

Visualizzare il tracciamento pubblicitario di Facebook

Ultimo aggiornamento: 2018/11/16 8:05.

Ormai è abbastanza risaputo che Facebook vive e guadagna miliardi di dollari ogni anno grazie al tracciamento pubblicitario degli utenti, e molti utenti ritengono accettabile farsi tracciare in cambio dei servizi offerti.

Ma forse non tutti sanno quanto sia pervasivo questo pedinamento digitale, e pochi sanno che prosegue anche quando si chiude l’app o la finestra di Facebook e si visita un altro sito.

Se avete un account Facebook, provate ad entrarvi e selezionate le Impostazioni (oppure andate al link diretto www.facebook.com/settings). Poi scegliete Inserzioni e Inserzionisti con i quali hai interagito. Troverete una sezione che si chiama Inserzionisti che hanno aggiunto la propria lista dei contatti a Facebook.

Qui otterrete un elenco di marche, molte delle quali vi saranno probabilmente del tutto sconosciute (link veloce per cellulari). Questo è quello del mio account di test, nonostante tutti i miei sforzi di ridurre la mia visibilità a Facecbook:

È normale: dietro questa descrizione apparentemente blanda si nasconde infatti il fatto che fra gli inserzionisti di Facebook ci sono anche quelli che hanno raccolto informazioni su di voi al di fuori del social network e poi le hanno passate a Facebook.

In altre parole, quando per esempio immettete in un sito qualsiasi il vostro indirizzo di mail o il vostro numero di telefono per iscrivervi o per farvi mandare informazioni, quel sito può mandare questi dati a vostra insaputa a Facebook, che li userà per profilarvi meglio e proporvi pubblicità su misura per i vostri gusti. Perlomeno i vostri gusti presunti. E questo può succedere anche semplicemente facendo un acquisto in un negozio oppure accettando un buono sconto digitale. Maggiori informazioni sono qui su Isecurityguru.com.

Facebook giustifica questa situazione dicendo che le vostre informazioni sono state raccolte dall’inserzionista, di solito dopo che avete condiviso il vostro indirizzo di mail con lui oppure – e questo è importante – con “un’altra azienda con cui collabora.” Quindi se avete affidato i vostri dati soltanto all’azienda Rossi, ma l’azienda Bianchi collabora con la Rossi, allora anche la Bianchi, che non conoscete e con la quale non avete rapporti e magari non vorreste neanche averli, può ottenere le vostre informazioni e usarle per bombardarvi di pubblicità dei suoi prodotti.

Questo scambio disinvolto di dati fa sì che a volte i sorveglianti pubblicitari in Facebook siano centinaia o anche migliaia. Non potete farci nulla, a parte cliccare sulle loro icone per nascondere tutte le loro inserzioni. L’unico modo per non farvi più tracciare da Facebook è eliminare l’account di questo social network.

Se non ve la sentite di compiere un passo così drastico, potete perlomeno esercitare un po’ di controllo sulle pubblicità che vi vengono proposte mentre siete in Facebook e anche nel resto di Internet. Potrebbe infatti essere imbarazzante trovarsi per esempio con lo schermo pieno di pubblicità di donne o uomini soli e poco vestiti perché uno degli inserzionisti che vi sorveglia ha deciso erroneamente che state cercando compagnie di questo tipo.

Soluzione: sempre nella sezione Inserzioni troverete la sottosezione Le tue informazioni: disattivate tutte le sue voci, specialmente quella denominata Situazione sentimentale, in modo da dire a Facebook di non usarle per suggerire agli inserzionisti quali pubblicità presentarvi. Eviterete che qualcuno possa equivocare.

CNN ha le statistiche pubblicitarie nascoste ma accessibili: Ctrl-Shift-Z le rivela

CNN ha le statistiche pubblicitarie nascoste ma accessibili: Ctrl-Shift-Z le rivela

Una segnalazione curiosa di @AbeSnowman: se andate sul sito della CNN (Cnn.com), senza un adblocker attivo, e premete Ctrl-Shift-Z compare un bottone che permette di consultare le statistiche pubblicitarie.

Cnn.com normale…

Cnn.com dopo aver digitato Ctrl-Shift-Z. Guardate in basso a destra.

Cliccando sul bottone blu e poi sui sottomenu che compaiono si possono vedere moltissimi dati statistici sulla pubblicità visualizzate. Questa è solo una selezione.

Usare Internet senza un adblocker è come farsi pedinare per casa.

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GDPR, bagno di sangue con risvolti positivi

GDPR, bagno di sangue con risvolti positivi

Ultimo aggiornamento: 2018/06/01 22:30.

Il 25 maggio scorso è diventato applicabile il GDPR (General Data Protection Regulation), una serie di norme europee sulla gestione dei dati personali, e nonostante due anni di preavviso (le norme furono approvate nel 2016) molti siti sono arrivati all’ultimo giorno senza alcuna preparazione. Il caos è stato davvero notevole.

A parte l’ondata di mail di siti di aziende, alberghi e social network che ci chiedono il consenso per continuare a mandarci quello che loro chiamano “materiale informativo”, l’effetto immediato più visibile per molti utenti è stato l’oscuramento volontario di molte testate giornalistiche statunitensi, che hanno preferito rendersi inaccessibili agli utenti europei piuttosto che affrontare l’onere di adeguarsi alle nuove regole sul trattamento dei dati personali. Lo stesso ha fatto temporaneamente Instapaper; anche alcuni videogiochi online hanno cessato l’attività in via definitiva.

Numerosi proprietari di Pagine Facebook, invece, lamentano di non essere più in grado di accedervi per amministrarle. Facebook è anche oggetto di azioni legali, insieme a Google, Instagram e WhatsApp, con l’accusa di violazione del GDPR perché non offrono agli utenti una vera scelta: gli utenti, infatti, possono soltanto scegliere fra accettare che i loro dati vengano raccolti, condivisi e usati per la pubblicità mirata e cancellare i propri account. Prendere o lasciare, insomma.

Secondo i promotori di queste azioni legali, “il GDPR consente esplicitamente qualunque trattamento di dati strettamente necessario per il servizio, ma usare quegli stessi dati anche per pubblicità o per rivenderli richiede il consenso libero ed esplicito degli utenti.”

Molti utenti percepiscono il GDPR come un disagio, che crea situazioni problematiche come l’aumento dell’età minima per usare Whatsapp a 16 anni (interessante il commento dell’avvocato Guido Scorza sulle reali ragioni di questa scelta), ma i nuovi obblighi stanno anche mettendo a nudo il peso del tracciamento pubblicitario operato da moltissimi siti, come nel caso della testata giornalistica statunitense USA Today, il cui sito Web viene offerto agli utenti europei in versione priva di pubblicità e di script di tracciamento.

Il risultato è che al posto di 5,2 megabyte la pagina pesa 500 kilobyte, ossia meno di un decimo. Il 90%, insomma, è zavorra pubblicitaria:

Condividere la propria localizzazione senza far installare app: Glympse

Condividere la propria localizzazione senza far installare app: Glympse

Ultimo aggiornamento: 2018/04/27 14:30.

Nonostante tutte le moderne tecnologie di geolocalizzazione integrate nei nostri smartphone, non è facile coordinare un raduno di tanti amici, colleghi o famigliari in un unico luogo e tenere traccia di dove sono tutti quanti. È difficile persino trovare il modo di comunicare la nostra posizione aggiornata a qualcuno con il quale abbiamo un appuntamento senza fermarci a scrivere un messaggio o telefonare, magari pericolosamente mentre si guida.

Certo, ci sono le app di localizzazione, ma di solito hanno il difetto che devono essere installate da tutti i partecipanti e spesso funzionano solo per un certo tipo di smartphone. Ma Glympse risolve in gran parte questi problemi: è gratuito e disponibile per Android e per iOS e non richiede necessariamente l’installazione.

Per esempio, immaginate di avere un appuntamento ma di essere imbottigliati nel traffico, per cui sarebbe comodo far sapere a un vostro amico dove siete e quanto manca al vostro arrivo, così non starà ad aspettarvi al freddo o sotto la pioggia. Se avete Glympse sul vostro smartphone, potete usarlo per mandare al vostro amico via mail, WhatsApp, Twitter, Telegram o altra app di messaggistica un semplice link a una mappa online che gli mostra nel browser questi dati, aggiornati in tempo reale, e gli fa sapere automaticamente quando arrivate sotto casa sua. L’amico non ha bisogno di installare nulla o di registrarsi, creare un account o condividere la propria rubrica degli indirizzi: il link funziona su qualunque smartphone e su qualunque computer.

Esistono anche i gruppi, che funzionano allo stesso modo e consentono a un gruppo di persone di sapere temporaneamente dove sono tutti i membri di quel gruppo.

In altre parole, solo chi vuole comunicare la propria posizione ha bisogno di installare l’app di Glympse, mentre chi vuole solo osservare le posizioni altrui non deve fare altro che cliccare sul link fornito. Questo è molto comodo per chi non vuole, non sa o non può installare app.

Potete scegliere facilmente per quanto tempo comunicare la vostra localizzazione, destinazione e velocità, fino a un massimo di 12 ore. Al termine di questo periodo la condivisione della localizzazione viene disattivata automaticamente. 48 ore dopo, i vostri dati di localizzazione raccolti da Glympse verranno resi anonimi e conservati solo in questa forma per essere venduti: è in questo modo che Glympse guadagna e si mantiene.

Ho provato Glympse di recente durante un viaggio, e funziona davvero bene, con indicazioni precise in tempo reale di posizione e velocità. I lettori mi hanno confermato di potermi seguire in tempo reale con facilità:

Anche se qualche errore non è mancato nelle zone dove le gallerie impedivano al mio smartphone di captare il segnale GPS:

Bisogna però fare un pochino di attenzione. I link temporanei di localizzazione sono utilizzabili da chiunque li venga a sapere e quindi ci si espone al rischio di essere pedinati da sconosciuti. Se si tratta di un evento pubblico questo certo non è un problema, ma se volete maggiore riservatezza potete creare un gruppo privato: in questo caso, però, è necessario che tutti i partecipanti usino l’app.

L’app chiede molti permessi nella sua installazione iniziale, ma è possibile limitarli e disattivare per esempio l’accesso al calendario, ai contatti, agli SMS e al telefono: funziona lo stesso.

In un’epoca in cui si comincia finalmente ad avere attenzione per la privacy digitale, avere un’app come Glympse, che consente di gestire la propria visibilità in modo semplice e intuitivo e di concederla solo quando si vuole, è un buon segno. Avere cura della propria privacy non significa rifiutare la tecnologia in blocco, ma soltanto quella troppo ficcanaso, e usare quella ben fatta.

Fonti aggiuntive: PC World, Android Guys, Lifewire.

Localizzare uno smartphone anche a GPS spento si può

Localizzare uno smartphone anche a GPS spento si può

Vi racconto una storia d’informatica un po’ inquietante per chiudere l’anno del Disinformatico radiofonico perché credo che sia un ottimo esempio di come dati di per sé apparentemente innocui possono essere aggregati per ottenere informazioni sensibili e di come dobbiamo essere quindi molto attenti a quali dati lasciamo in giro.

Sappiamo tutti che uno smartphone sul quale sono attivi i servizi di localizzazione (GPS, soprattutto) è localizzabile da qualunque società commerciale che gestisca una delle app alle quali avete dato i permessi di tracciamento. Sappiamo inoltre che anche a GPS spento gli operatori telefonici, le forze dell’ordine e i servizi di soccorso sono in grado di localizzare qualunque telefonino acceso. Molti utenti sono convinti che per evitare il tracciamento commerciale (o da parte di un partner ficcanaso) basti disattivare la localizzazione nelle impostazioni del dispositivo. Non è così.

Alcuni ricercatori della Princeton University hanno creato un’app dimostrativa, chiamata PinMe, che consente di tracciare un telefonino anche a GPS spento, usando soltanto i dati raccolti dai vari sensori presenti nello smartphone (iOS o Android). La loro ricerca, pubblicata presso il sito dell’IEEE (PinMe: Tracking a Smartphone User around the World, accessibile a pagamento ma riassunta da Naked Security) mostra come i dati del barometro, dell’altimetro, del giroscopio, dell’accelerometro, del magnetometro e dell’orologio presenti nello smartphone siano sufficienti a determinare dove si trova un utente se li si aggrega e confronta con i dati pubblicamente disponibili.

Per esempio, l’accelerometro consente di capire il tipo di movimento: se è lento e oscillante, l’utente sta camminando. Se è più veloce e fa svolte a 90 gradi, l’utente sta andando in auto, in moto o in bici. Velocità superiori e curve ampie indicano l’uso di un treno o di un aereo. Se il barometro indica una pressione ridotta è un aereo. Incrociando per un po’ di tempo i dati di pressione atmosferica con il fuso orario rilevato dal telefonino, con i dati pubblici di altimetria e con l’orientamento della bussola è possibile circoscrivere rapidamente la zona in cui può trovarsi l’utente.

A ogni svolta, per esempio, si riduce il numero di strade corrispondenti al percorso coperto. Durante una dimostrazione, i ricercatori hanno notato che bastano dodici svolte per sapere esattamente dove si trova l’auto nella quale l’utente si sta spostando.

I rimedi sono pochi. A parte la scelta drastica di smettere di usare uno smartphone e tornare a un telefonino classico, si può provare a togliere ogni app che non si usa più e a non installare app di dubbia provenienza. I ricercatori consigliano ai produttori di imporre ai sensori dei limiti alla frequenza con la quale raccolgono dati quando sono inattivi e di aggiungere degli interruttori fisici ai dispositivi, in modo da consentire di spegnere con certezza i sensori non utilizzati.

Facebook vi classifica in 52.000 categorie: come scoprire quali

Facebook vi classifica in 52.000 categorie: come scoprire quali

Ultimo aggiornamento: 2017/11/10 13:00.

La settimana scorsa ho raccontato la diffusa preoccupazione che Facebook ascolti gli utenti a loro insaputa attraverso gli smartphone per captare parole chiave delle loro conversazioni a scopo pubblicitario. Molti utenti, infatti, hanno notato su Facebook le pubblicità di prodotti che non avevano mai cercato o discusso online ma che avevano menzionato a voce nelle vicinanze del telefonino.

I conduttori del podcast Reply All hanno contattato in proposito Antonio Garcia Martinez, ex dipendente di Facebook responsabile per la pubblicità mirata, e gli hanno chiesto di spiegare una storia inquietante raccontata da un loro ascoltatore di San Francisco, in California.

L’ascoltatore dice che la madre del suo partner è venuta in visita dall’Oklahoma. Per viaggiare ha preso l’aereo, e i controlli di sicurezza le hanno sequestrato la bottiglietta di profumo, così al suo arrivo ha detto all’ascoltatore e al suo partner “Ehi, vorrei andare a una profumeria e comprare una nuova confezione di profumo”. Nel giro di mezz’ora Facebook ha mostrato al partner una pubblicità di una profumeria a San Francisco, perfetta per risolvere l’esigenza della madre. Come è possibile?

Martinez spiega che per queste magie non occorre ascoltare le conversazioni: Facebook sa che la madre sta facendo un viaggio, perché la segue grazie alla geolocalizzazione. Sa che è andata a trovare il figlio, sempre grazie alla geolocalizzazione (stavolta quella del figlio) e grazie al fatto che il figlio è indicato fra gli amici e membri di famiglia su Facebook. Sa anche che la donna acquista profumo, quale marca usa e da quanto tempo non ne compra, perché il social network acquista dati sui consumi degli utenti, schedati attraverso le tessere fedeltà; e quindi decide di mostrare al figlio la pubblicità di una profumeria.

Facebook, inoltre, segue gli utenti anche quando non sono nel social network, grazie a dei codici di tracciamento invisibili (i Facebook Pixel) presenti in molte pagine del Web, e quindi sa quali siti hanno visitato e per esempio quali articoli hanno letto e quali prodotti hanno anche soltanto valutato e non acquistato nei negozi online. Sulla base di tutti questi dati crea un dossier su ciascuna persona, classificandola secondo circa 52.000 categorie, stando ai dati di Julia Angwin di ProPublica citati nel podcast.

Potete vedere una parte di queste categorie entrando nel sito di Facebook con il vostro account e scegliendo Impostazioni – Inserzioni – Le tue informazioni – Le tue categorie. Se preferite usare l’app, scegliete Impostazioni – Impostazioni dell’account – Inserzioni – Le tue informazioni – Le tue categorie – Esamina e gestisci le tue categorie.

Alcune di queste categorie sono incredibilmente precise: per esempio, Amici intimi di uomini che festeggiano il compleanno entro 7-30 giorni, Persona lontana da casa, Viaggiatore frequente oppure Persona a cui piace fingere di mandare messaggini nelle situazioni imbarazzanti.

Nel mio profilo Facebook segnaposto, nel quale volutamente non riverso alcuna informazione personale (non ho amici e rifiuto le amicizie) ho trovato queste categorie, quasi tutte strettamente tecniche:

  • Persone che festeggiano il compleanno a settembre (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook principalmente da dispositivi più vecchi o sistemi operativi precedenti a Windows 7, Mac OS X o Windows NT 6.2 (sbagliato)
  • Persone che usano Gmail per le e-mail (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook usando principalmente macOS Sierra (giusto)
  • Persone che amministrano almeno 1 Pagina su Facebook (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook usando principalmente Firefox (giusto)
  • Persone che vivono in nuclei familiari in cui una o più persone non sono familiari stretti o acquisiti (incredibilmente sbagliato) 

L’ultima è decisamente bizzarra: non ho coinquilini, ma ho alcuni amici che vengono spesso a trovarmi e si collegano a Facebook usando il mio Wi-Fi. Nonostante la mia frequentazione minima del social network, Facebook comunque ha dedotto questo aspetto personale della mia vita di famiglia.

Con capacità di analisi come queste, ascoltare attraverso il microfono non serve. E voi, nelle vostre categorie, cosa avete trovato?

Ecco alcune segnalazioni dei lettori, arrivate via Twitter dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo:

Stasera a Patti Chiari parliamo di app ingannevoli e tracciamento pubblicitario

Stasera a Patti Chiari parliamo di app ingannevoli e tracciamento pubblicitario

Ultimo aggiornamento: 2017/10/27 00:05.

La puntata di questa sera di Patti Chiari (RSI La1, dalle 21.10, rsi.ch/pattichiari) si occuperà anche di tracciamenti pubblicitari e app truffaldine che possono rubare dati ed essere un po’ troppo ficcanaso. Parlerà dei permessi che diamo a queste app e sarò presente in studio e online per rispondere alle domande dei telespettatori.

Se volete prepararvi per la puntata, ecco come scoprire quali autorizzazioni avete dato alle app sui vostri dispositivi.

Per sapere quali app usano una certa categoria di permessi:

– in Android 6-7, toccate Impostazioni – App – icona dell’ingranaggio – Autorizzazioni app; in Android 8, toccate Impostazioni – App e notifiche – Autorizzazioni app. Questo elenca le categorie (accesso a fotocamera, microfono, posizione, SMS, sensori corpo, telefono, archiviazione, calendario), e toccando una categoria vengono elencate le app che la usano e viene offerta l’opzione di revocare l’autorizzazione per le singole app.

– in iOS 10 e 11, andate in Impostazioni – Privacy e troverete le categorie di accesso: scegliendone una, verranno elencate le app che la usano e vi verrà data la possibilità di revocarla. Le app che usano la trasmissione dati sono invece elencate e revocabili andando in Impostazioni – Cellulare.

Per sapere quali permessi avete dato a una specifica app:

– nei dispositivi Android, nella versione 7 toccate Impostazioni – App; nella versione 8 toccate Impostazioni – App e notifiche – Informazioni app. Poi scegliete l’app che vi interessa; toccando la voce Autorizzazioni dell‘app avrete la possibilità di revocare o concedere queste autorizzazioni. Se volete ancora più dettagli, dopo aver scelto l’app che vi interessa e la sua voce Autorizzazioni toccate i tre puntini in alto a destra e scegliete Tutte le autorizzazioni.

– in iOS 10 e 11, andate in Impostazioni, scorrete fino in fondo, raggiungete l’elenco delle app e toccate l’app che vi interessa: qui potrete anche revocare i permessi concessi alla singola app.

2017/10/27 00:05

Ho finalmente trovato il tempo di includere qui il video della puntata:

Il software che ho usato per la dimostrazione di tracciamento commerciale (da 37:36 in avanti) è Lightbeam, un’estensione per Firefox che visualizza i legami fra siti basati sui cookie; la mappa è generata con Trackography (spiegato qui).