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L’ultima spedizione umana sulla Luna ricordata attraverso i giornali italiani e le foto di 50 anni fa: Apollo 17 Timeline

L’ultima spedizione umana sulla Luna ricordata attraverso i giornali italiani e le foto di 50 anni fa: Apollo 17 Timeline

Il 7 dicembre 1972 partiva per la Luna Apollo 17, l’ultima missione con equipaggio ad atterrare sulla Luna. Da cinquant’anni nessun essere umano cammina sul suolo lunare.

Per commemorare e riscoprire i dettagli di quell’avventura, l’amico e collezionista Gianluca Atti ha pubblicato la propria raccolta di articoli d’epoca tratti dai giornali italiani e dedicati alla missione, insieme alle scansioni più recenti delle fotografie di Apollo 17, e io ho dato una mano a impaginare questa pubblicazione. Trovate tutto il materiale presso Apollo 17 Timeline (sito tutto in italiano nonostante il nome).

Oggi, alla vigilia del cinquantenario della partenza, segnalo gli articoli preliminari che presentano la missione, i suoi protagonisti e le sue tecnologie.

1972/08/28:
L’ultimo rollout verso la rampa di lancio di un Saturn V per la
Luna

1972/11/30:
I tre uomini scelti dalla NASA per l’ultima spedizione lunare

1972/12/01:
La zona prescelta per l’ultimo sbarco lunare umano e il “logo” della
missione

1972/12/03:
Il quotidiano “La Stampa” a pochi giorni dal lancio presenta l’ultima
missione lunare del “Programma Apollo”

1972/12/03:
Ultimo ripasso al piano di volo a pochi giorni dall’inizio della grande
avventura

1972/12/05:
“La Stampa” presenta il programma della missione dell’ultimo Apollo
lunare

1972/12/06:
Il giorno del lancio sui quotidiani italiani: “La Stampa”

1972/12/06:
Il giorno del lancio sulla stampa italiana: “L’Unità”

La strana storia dell’utente HME2 di Arpanet

La strana storia dell’utente HME2 di Arpanet

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast audio.

È il 26 marzo 1976. Presso la sede del
Royal Signals and Radar Establishment, un istituto di ricerca scientifica del Ministero della Difesa britannico
situato a
Malvern,
nel Regno Unito e specializzato in telecomunicazioni, una donna si avvicina a
un terminale connesso ad Arpanet, il precursore di Internet, e invia una mail
con un testo molto complesso:

“This message to all ARPANET users announces the availability on ARPANET of
the Coral 66 compiler provided by the GEC 4080 computer at the Royal Signals
and Radar Establishment, Malvern, England. Coral 66 is the standard
real-time high level language adopted by the Ministry of Defence.”

La donna, in altre parole, sta annunciando a tutti gli utenti di ARPANET che
il compilatore per Coral 66,
il linguaggio di programmazione realtime di alto livello standard
adottato dal Ministero della Difesa del Regno Unito per i suoi computer, è
disponibile online ed è fornito dal computer GEC 4080 presso l’istituto di
ricerca stesso.

Un annuncio molto tecnico, insomma, che la donna firma usando il proprio nome
utente: HME2. È l’acronimo di Her Majesty Elizabeth II, perché
quel messaggio viene inviato appunto dalla regina Elisabetta II. Si tratta di
una delle primissime mail mandate da un capo di stato. 

Intendiamoci, quel giorno la regina Elisabetta non ha rivelato di essere
segretamente una hackeressa smanettona d’informatica: l’account e il
messaggio sono stati preparati per lei da
Peter Kirstein, l’uomo che era riuscito nell’impresa tecnica e politica non banale di
collegare il Regno Unito, e specificamente l’Università di Londra, alla
nascente rete informatica internazionale ARPANET nel 1973. 

Kirstein sarà poi uno dei principali artefici dell’adozione, una decina di
anni più tardi, dei protocolli TCP/IP che permetteranno a computer di marche
differenti di parlarsi usando una serie di regole condivise (un protocollo,
appunto) e renderanno possibile Internet come la conosciamo noi. La sua
vicenda è raccontata in dettaglio in un
articolo di Wired
del 2012, che include una foto della regina Elisabetta mentre manda questa fatidica prima mail.

Credit: Peter Kerstein.

Non sarà l’unico incontro della regina con la tecnologia: nel 1997 inaugurerà
la prima versione del sito Web della famiglia reale (www.royal.uk), anticipando di vari anni persino molti giornali nazionali; nel 2007
lancerà il canale Youtube della famiglia (Youtube.com/c/TheRoyalFamilyChannel); nel 2010
arriverà
su Facebook e nel 2014 manderà il suo primo tweet dall’account
@RoyalFamily.

A marzo 2019 manderà il suo primo post su Instagram, dedicandolo nientemeno che al pioniere
dell’informatica Charles Babbage.

Durante la pandemia da Covid-19, a giugno 2020 sarà la
prima monarca del Regno Unito
ad adottare le videoconferenze. 

Per dare un’idea di quanto sia cambiato il mondo nei suoi lunghi anni di
regno, quando fu incoronata, a giugno del 1953, non esisteva la TV via
satellite (anzi, non esistevano proprio i satelliti, visto che il primo, lo Sputnik, fu
lanciato nel 1957). I segnali televisivi britannici non erano ricevibili nel
continente americano se non in rare occasioni di riflessione sulla ionosfera e
comunque con qualità scarsissima. 

Per far vedere alla TV americana e canadese la cerimonia della sua
incoronazione con il minimo ritardo possibile, fu necessario realizzare una
staffetta tecnica senza precedenti: le immagini televisive, rigorosamente in
bianco e nero, furono riprese con una cinepresa, su pellicola 35 mm (perché
all’epoca non esistevano i videoregistratori su nastro), e le pellicole furono
caricate man mano su bombardieri militari Canberra della RAF. Le pellicole
furono sviluppate durante il volo transatlantico e poi, una volta arrivate a terra, proiettate davanti a
una telecamera per diffonderle ai telespettatori d’oltreoceano qualche ora
dopo l’evento.

Oggi abbiamo non solo la TV via satellite ma anche lo streaming in tempo reale,
a colori e in alta definizione, via Internet.

Può sembrare strano con gli occhi ipermediatici di oggi, ma all’epoca la
trasmissione televisiva dell’incoronazione fu accompagnata da alcune
polemiche, perché si riteneva poco dignitoso aprire al pubblico questo momento
così rituale della monarchia. Alcuni membri del Parlamento e della famiglia
reale britannica si opposero a questa presunta mancanza di rispetto e all’idea
che qualche suddito potesse, per dirla con le parole di un membro del
Parlamento,
“assistere a questa Cerimonia solenne e significativa tenendo al gomito una
tazza di tè”
(Science Museum). Ma la regina in persona insistette per fare la diretta TV.

Mica male, per il fantomatico utente HME2.

Fonti aggiuntive:
CBC,
Pro Video Coalition, Bamagz, BBC,
TV Insider

Gli ermellini nei quadri rinascimentali sono allusioni sessuali?

Gli ermellini nei quadri rinascimentali sono allusioni sessuali?

Chiedo agli esperti di storia dell’arte: vi risulta che ermellini e altri mustelidi fossero usati nel Rinascimento come simboli di purezza sessuale e fertilità? Non ricordo che la mia professoressa di storia dell’arte ne abbia mai parlato, e confesso di essere stato comunque una capra in materia.

Mi è capitato di leggere questo post di Ridiculously Interesting e ho fatto una rapidissima ricerca, trovando per ora solo questo articolo della rivista Renaissance Studies.

Se ne sapete qualcosa di più, i commenti sono a vostra disposizione. Mi chiedo quante altre simbologie dimenticate si celano nei quadri classici che crediamo di conoscere così bene.

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