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iPod

EMI toglie i lucchetti alla musica online

Da maggio EMI venderà musica senza DRM

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “robgarosi” e “aldo_e_giacomo”.

Ieri Apple ed EMI hanno annunciato congiuntamente che da maggio l’intero catalogo di musica digitale di EMI sarà disponibile anche in forma esente dai contestati lucchetti digitali antipirateria (DRM). Qui trovate il comunicato Apple. I brani saranno più cari di quelli protetti (1 dollaro e 29 cent contro i 99 cent attuali; prezzi analoghi in euro) ma saranno anche qualitativamente migliori, essendo forniti in formato AAC (leggibile praticamente da tutti i più diffusi lettori audio e su tutti i computer) a 256 kbps.

Secondo il comunicato stampa EMI, i brani saranno disponibili anche in vari bitrate, fino alla “qualità CD”; ZDNet parla anche di formati MP3 e WMA offerti tramite altri rivenditori affiliati ad EMI. Gli album interi saranno in vendita al medesimo prezzo sia in versione lucchettata, sia in versione liberamente fruibile.

Le versioni protette non scompaiono; l’offerta senza lucchetti si affianca a quella attuale. Apple ha invece promesso che entro la fine del 2007 circa metà delle canzoni offerte tramite iTunes sarà disponibile in entrambe le versioni. Chi ha già acquistato da iTunes canzoni lucchettate potrà acquistare le corrispondenti versioni senza DRM pagando la differenza (30 cent a brano). Anche tutti i video musicali della EMI saranno disponibili in formato senza DRM senza alcuna maggiorazione di prezzo.

L’entusiasmo degli utenti è a dir poco incontenibile: i lucchetti digitali, come avrete avuto modo di leggere più volte in questo blog e altrove, sono vissuti come una vessazione inutile, perché impediscono agli acquirenti legittimi di fruire liberamente della musica acquistata (vincolando così l’utente a una specifica marca di lettori, come nel caso di iPod e le canzoni acquistate tramite iTunes) e perché tanto è facilissimo aggirare le protezioni anticopia, per cui la pirateria non viene affatto contrastata dal DRM. Molti, me compreso, hanno detto da sempre che avrebbero comperato più musica online se non ci fossero state queste fastidiose protezioni. Bene: il momento è arrivato.

La vera sfida, ora, è infatti la reazione degli utenti: ora che almeno una casa discografica (che ha in repertorio artisti come Robbie Williams, Joss Stone e tanti altri) offre canzoni senza lucchetti e qualitativamente superiori, come richiesto, gli utenti le compreranno? O approfitteranno di questa nuova e attesa libertà per piratare ancora più di quanto fanno ora? E’ un gesto coraggioso, quello di EMI: un gesto di fiducia verso i consumatori. Speriamo non venga abusato, altrimenti difficilmente le altre case discografiche seguiranno l’esempio di EMI.

Non ci sono progetti analoghi per il mercato dei film e telefilm scaricabili, e c’è chi obietta che non ha molto senso pagare un supplemento per avere quello che dovrebbe essere un diritto (la libera fruizione, nei limiti previsti dalla legge e non dai lucchetti tecnologici, di quanto è stato regolarmente acquistato), visto anche che non c’è alcuna maggiorazione per le versioni non-DRM dei supporti fisici attualmente in vendita (un CD lucchettato costa tanto quanto uno senza DRM). Ma è un primo passo nella direzione giusta.

Ipod e temporali, attenti a non farsi fulminare dalla bufala

Ipod e temporali, attenti a non farsi fulminare dalla bufala

L’iPod attira i fulmini? Di sicuro attira l’attenzione dei media

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “webmaster” e “studiocqc”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

In inglese si chiama attention whoring. In italiano manca, credo, un termine analogo e altrettanto colorito ed efficace (ma accetto suggerimenti) per indicare chi ricorre a mezzucci pur di far parlare di sé. E’ una tentazione alla quale non resistono neppure i ricercatori medici e i giornalisti, che nonostante tutto sono anch’essi soggetti alle emozioni umane.

E’ così che ora rischia di spargersi la diceria che l’iPod attira i fulmini. La notizia reale è che tutti i lettori MP3, quelli di CD, i walkman a cassette e persino le radio tascabili, oltre che i telefoni cellulari e i monili metallici, possono avere gravi conseguenze per l’utente se un fulmine cade nelle immediate vicinanze, specialmente se questi oggetti vengono indossati all’aperto durante un temporale da una persona che suda. Ma la notizia, guarda caso, diventa degna di pubblicazione e richiama l’attenzione soltanto se si parla di iPod.

Tutto nasce da una lettera dei medici Eric J. Heffernan, Peter L. Munk e Luck J. Louis del Vancouver General Hospital, in Canada, pubblicata nel New England Journal of Medicine. Come riferisce la BBC, la lettera descrive le ustioni e i danni all’udito subìti da un paziente colpito di striscio da un fulmine mentre usava l’iPod durante una sessione di jogging fatta sotto un temporale.

Il sudore del paziente, combinato con le parti metalliche delle cuffiette, ha convogliato la corrente del fulmine caduto su un albero nelle vicinanze. Nonostante il titolo della lettera parli esplicitamente di iPod, va chiarito che il pericolo di folgorazione non è un problema specifico del lettore Apple, ma di qualsiasi dispositivo elettronico analogo nelle medesime condizioni, e la lettera lo precisa. Il paziente folgorato si è trovato con la mascella rotta (probabilmente a causa delle contrazioni muscolari indotte) e i timpani dilaniati dall’onda di pressione generatasi per via dell’espansione dell’aria presente nelle sue orecchie, riscaldata dalla corrente elettrica del fulmine. I fili del lettore hanno condotto il fulmine, causando ustioni fino al petto e alla gamba sinistra.

La lettera spiega che l’elevata resistenza elettrica della pelle fa sì che quando una persona viene colpita di striscio da un fulmine abbattutosi nelle vicinanze, la corrente venga condotta lungo l’esterno del corpo. Il sudore e gli oggetti metallici a contatto con la pelle possono deviare questa conduzione esterna e produrre un flusso di corrente verso l’interno del corpo: in questo caso, attraverso la testa del paziente. Il problema, quindi, vale non soltanto per gli apparecchi elettrici, ma per qualsiasi oggetto metallico. Va da sé che la cosa migliore da fare è evitare di andare in giro, con o senza iPod o altri lettori o roba metallica addosso, nel bel mezzo di un temporale.

Antibufala: l’iPod caricato a cipolla e Gatorade

Antibufala: l’iPod caricato a cipolla e Gatorade

Si può davvero caricare un iPod con una cipolla e un po’ di Gatorade?

Da un paio di settimane sta circolando un video nel quale viene spiegato come caricare un lettore Mp3, nel caso specifico un iPod, collegandolo a una cipolla precedentemente immersa nel Gatorade.

Secondo il video, basterebbe infilare il connettore USB nella cipolla imbevuta di Gatorade per ottenere la carica della batteria del lettore.

Chiunque abbia un minimo di competenza elettrotecnica (o anche soltanto un po’ di buon senso) si renderà conto che si tratta di una bufala: a differenza dei vari esperimenti con le patate e i limoni (che sono reali), qui non si forma nessun circuito, per cui un’eventuale corrente elettrica generata dall’improbabile binomio cipolla e Gatorade non avrebbe modo di circolare.

In realtà infilare un connettore USB dentro una cipolla è un ottimo sistema per corroderlo e rovinarlo, per cui non provate a fare queste cose se ci tenete ai vostri gadget elettronici.

Questo non ha impedito ad alcune testate di pubblicare disinvoltamente il video: lo ha fatto per esempio Repubblica qui. Un controllo, prima di diffondere una panzana del genere, si sarebbe potuto anche fare, viste le risorse economiche di una testata giornalista tradizionale: macché, ci devono pensare gli utenti della Rete, come Andrea, che ha fatto e pubblicato un test che sbugiarda completamente la storia e rivela il trucco utilizzato (un altro sbufalamento è stato pubblicato qui in inglese). Se guardate bene il fotogramma mostrato qui sopra, lo scoprirete anche voi: se vi sfugge, leggete l’articolo di Andrea.

Apple ripulisce l’App Store per le anime candide

Apple ripulisce l’App Store per le anime candide

Apple: se sei grosso, puoi pubblicare le tue foto osé

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A volte per spiegare i concetti di base dell’economia non c’è niente di meglio di una scollatura generosa. Uno di questi concetti di base è che concedere a una singola società il controllo totale sulla distribuzione dei propri prodotti non è mai salutare, perché espone agli sbalzi d’umore e ai ghiribizzi di quell’intermediario esclusivo.

Lo hanno imparato a proprie spese coloro che realizzano le applicazioni per iPhone e iPod, che possono essere distribuite esclusivamente passando attraverso Apple. Se Apple decide che l’applicazione non va bene per qualunque motivo, tutto il lavoro di ricerca e sviluppo è stato inutile.

Se i criteri di accettazione fossero chiari e fissi, la cosa sarebbe forse meno irritante, ma Apple continua a cambiare le regole del gioco. L’ultima novità è che la Federazione degli Editori tedesca (VDZ) lamenta la nuova serie di criteri di discriminazione introdotti da Apple per ripulire il proprio negozio di applicazioni iTunes e renderlo adatto anche alle anime più candide secondo i nebulosi criteri morali di Cupertino. Il materiale provocante non è ammesso, salvo che provenga da “una società ben conosciuta che abbia già pubblicato materiale”. Ci sono curve di serie A e curve di serie B, insomma.

Il problema è capire cosa s’intende per “ben conosciuta”. APF/Yahoo riferisce che il popolarissimo giornale tedesco Bild ha dovuto mettere un bikini digitale sulla pin-up dell’applicazione che ha realizzato per iPhone e di cui ha già venduto 100.000 copie (l’applicazione chiede agli utenti di scuotere il proprio iPhone per spogliare la modella). Un’applicazione realizzata dalla rivista Stern è stata bloccata a gennaio perché presentava foto provocanti. Però Playboy e FHM hanno il benestare di Apple per pubblicare parte del proprio materiale attraverso iTunes.

Axel Springer ha riassunto la faccenda nel modo più limpido: “Oggi si tratta di seni scoperti, domani potrebbe trattarsi di qualcos’altro. Riteniamo che il comportamento di Apple sia iniquo, arbitrario, deleterio per gli affari e pericoloso per la libertà di stampa”.

In altre parole, la situazione di monopolio sapientemente creata da Apple è stata eloquentemente messa a nudo.

iPhone, software 3.0 finalmente con copiaincolla

iPhone, software 3.0 finalmente con copiaincolla

iPhone, il software si svecchia ma conviene aspettare l’estate

E’ stato presentato ed è disponibile in versione beta il software aggiornato per l’iPhone e per l’iPod Touch. Finalmente anche gli utenti iPhone potranno avere il copiaincolla, come avviene da anni per gli utenti di tutti gli altri telefonini evoluti.

Si colma così una delle lacune più imbarazzanti di questo telefonino-feticcio, ma il suo sistema operativo versione 3.0 porta molte altre novità: per esempio la ricerca testuale in tutti i documenti del telefonino, come sul Mac, o specifica per la posta, l’agenda o i media; il tethering, ossia la possibilità di usare l’iPhone come modem per il computer (cosa che le versioni craccate facevano da tempo); la tastiera virtuale che ruota quando s’inclina il telefonino per comporre mail, SMS e appunti; finalmente gli MMS, come il resto dell’universo cellulare.

Per l’ascolto di media c’è finalmente il Bluetooth stereo e si può rimescolare la musica semplicemente scuotendo il telefonino; per la condivisione di file diventa possibile passare dati da un iPhone a un altro senza fili via Bluetooth.

Per la comunicazione è disponibile l’accesso alle funzioni Voice Over IP e la registrazione audio, e i messaggi dovrebbero arrivare in tempo quasi reale grazie alla notifica push. I programmi di navigazione possono fare a meno del collegamento dati e rinunciare a Google per le loro mappe, trasformando l’iPhone in un vero navigatore palmare.

Queste sono soltanto le novità principali: le altre sono recensite da Macity e da mille altri siti, e la presentazione ufficiale è disponibile qui con tutti i dettagli. Ma per averle è necessario attendere l’estate, quando questa versione 3.0 verrà distribuita pubblicamente in forma definitiva, gratuita per gli utenti iPhone e a circa 10 dollari per chi ha un iPod Touch. Se siete temerari, potete presentarvi come sviluppatori e averla subito, ma occhio alle restrizioni di funzionalità della versione beta. Non tutte le funzioni saranno abilitate negli iPhone di prima generazione per via di limitazioni hardware.

Un altro modo per non aspettare che la versione ufficiale dell’iPhone e iPod offra queste funzioni è usare il jailbreaking, ossia craccare l’oggetto in modo da liberarne l’hardware dalla cella artificiale creata dal suo produttore. Le istruzioni in Rete abbondano, anche per iPod touch, ma occhio a quello che fate: le procedure sono ragionevolmente semplici e collaudate e di norma è possibile ripristinare tutto al funzionamento standard in caso di problemi, ma come qualunque modifica non benedetta dal produttore, anche il jailbreaking è a vostro rischio e pericolo.

Nuovo iPhone in arrivo?

Nuovo iPhone in arrivo?

Scavando nel firmware emerge un “iPhone 2,1”?

PinchAnalytics, uno strumento di analisi di utilizzo del software per gli iPhone e gli iPod Touch di Pinchmedia.com, ha rilevato tracce di una nuova versione di iPhone già in uso, annidate nei rapporti generati dalle analisi. Questi rapporti contengono infatti la stringa “iPhone 2,1”, e MacRumors l’ha trovata anche nel firmware più recente distribuito da Apple (immagine qui accanto).

Se Apple mantiene le proprie abitudini, la stringa dovrebbe appartenere alla prossima versione del popolare telefonino. Il primo iPhone è identificato come “iPhone 1,1”, la versione 3G è “iPhone 1,2”; il Touch originale è “iPod 1,1” e la versione più recente è “iPod2,1”.

Secondo PinchMedia, la stringa è stata rilevata per la prima volta a inizio ottobre 2008 (nel senso che un’applicazione che utilizzava lo strumento di analisi Pinch Analytics è stata eseguita da un dispositivo che si identificava come “iPhone 2,1”. Le applicazioni che usano questo strumento e includono funzioni di localizzazione collocano questi dispositivi quasi esclusivamente nella zona meridionale della Bay Area di San Francisco, dove si trova la sede di Apple.

L’imminenza di un nuovo prodotto Apple non è in sé una grande notizia, dato che ogni società sviluppa e collauda in continuazione nuovi modelli: quello che è interessante è il fatto che con la tecnologia informatica le fughe di informazioni sono sempre più difficili da evitare e gli strumenti a disposizione dei curiosi (e dello spionaggio, per esempio a scopo industriale) sono sempre più numerosi e vari.