È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.
È disponibile subito il podcast di oggi (11 novembre 202) de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.
[CLIP: Rumore ambientale di sala computer d’epoca]
Siamo nel 1971. A Cambridge, nel Massachusetts, presso la società di ricerca e
sviluppo Bolt Beranek e Newman Inc., che lavora per l’esercito statunitense,
c’è un giovane programmatore, Robert Thomas, che tutti chiamano Bob. Bob ha
appena scritto un programma sperimentale, che verrà battezzato
Creeper, che è capace di trasferirsi da un computer a un altro attraverso ARPANET,
uno dei precursori di Internet; per l’epoca è un risultato eccezionale.
Creeper diventa il primo worm informatico, ossia il primo
programma capace di diffondersi e autoreplicarsi nei sistemi informatici che
riesce a raggiungere. Un collega di Bob, Ray Tomlinson, quello che inventerà
l’uso della chiocciolina negli indirizzi di mail, modifica Creeper in
modo che invece di trasferirsi crei una copia di se stesso e quindi si
moltiplichi. In questo modo nasce il primo softwareautoreplicante, ossia capace di prendere le risorse dell’ambiente per
creare un proprio duplicato.
Che cosa succederebbe se questa capacità si applicasse alle macchine? Se per
esempio si inventasse un robot, come quello proposto di recente da Elon Musk,
e lo si rendesse capace di costruire copie di se stesso? Non è pericoloso?
Questa è la storia degli automi autoreplicanti, di come un uomo li
concepì addirittura negli anni Quaranta del secolo scorso, e di come quegli
automi potrebbero contenere la risposta alle domande sull’esistenza di vita
intelligente extraterrestre.
Benvenuti alla puntata dell’11 novembre 2022 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica. Scopriremo insieme perché il cielo potrebbe essere
pieno di scheletri di robot. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
John von Neumann è stato uno dei fondatori dell’informatica moderna. Matematico, fisico, informatico, collaboratore del progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica durante la Seconda Guerra Mondiale, sviluppatore della dottrina della distruzione reciproca garantita che ha impedito per oltre settant’anni l’uso militare di armi nucleari, Neumann ha contribuito allo sviluppo di moltissimi settori della scienza; troppi per citarli tutti qui.
Fra il 1948 e il 1949, in una serie di conferenze alla University of Illinois,
John von Neumann propose il concetto di
automa autoreplicante, ossia di una macchina capace di creare una copia perfetta di se stessa
usando soltanto le materie prime disponibili nel suo ambiente e una serie di
istruzioni.
È quello che fa, in sostanza, ogni essere vivente. Farlo fare a una macchina
era solo un’idea, un esperimento di fantasia abbastanza grossolano (almeno per
gli standard scientifici di una mente come quella di von Neumann), per capire
se una cosa del genere era almeno concettualmente possibile, perché all’epoca
mancavano le risorse tecniche per realizzare un robot del genere nel mondo
reale.
Ma in campo informatico, dove le cose erano più astratte e semplici,
cominciava a essere fattibile una ricerca più approfondita. Così von Neumann
formalizzò la sua idea insieme al collega Stanislaw Ulam (un altro personaggio
che meriterebbe una storia a parte tutta sua). Propose così gli
automi cellulari, ossia dei mondi virtuali ipersemplificati, composti da una griglia di celle
e simulabili con un calcolatore, nei quali le celle potevano essere “vive” o
“morte” e reagivano in base a regole elementari. Per esempio, se una cella
aveva meno di due celle vive adiacenti, moriva, mentre una cella morta con tre
celle vive adiacenti diventava viva. Se avete mai giocato aLife, un gioco per computer nato negli anni Settanta ad opera di John Conway e
tuttora giocabile online, per esempio presso
Playgameoflife.com, avete interagito
con un automa cellulare.
La cosa sorprendente di questi automi informatici è che da regole
semplicissime emergono comportamenti e strutture di complessità straordinaria.
Lo si vede anche in biologia, per esempio nei rapporti fra le cellule, ed è
possibile usare questi automi semplici per simulare strutture neurologiche
capaci di riconoscimento e apprendimento. L’attuale boom dell’intelligenza
artificiale si basa anche su questa ricerca di ormai settant’anni fa, grazie
alla quale emerge anche l’ipotesi che i comportamenti complessi che osserviamo
in natura siano in realtà la conseguenza di un insieme di regole estremamente
semplici ma applicate in massa e per molto tempo.
Se così fosse, qualunque comportamento sofisticato, dalla traduzione al
disegno artistico alla composizione di una sinfonia, sarebbe riducibile a
poche, semplici istruzioni ripetute tante volte e su vasta scala. I successi
di software di generazione di immagini basati su reti neurali, come DALL-E,
Stable Diffusion e MidJourney, di cui vi ho già raccontato in questo podcast e
la cui versione più recente ha raggiunto ormai livelli di qualità inquietanti,
sembrano dimostrare questo principio.
Ma che cosa succede se si prende quel concetto di automa autoreplicante e lo
si applica non al software ma al mondo reale? È qui che entrano in gioco
nientemeno che gli extraterrestri.
I robot capaci di fabbricare altri robot uguali partendo dalle materie prime
presenti nell’ambiente sono il sogno e anche l’incubo di qualsiasi
imprenditore del settore.
Per esempio, nel 2021 Elon Musk ha annunciato
Optimus, o Tesla Bot, un robot umanoide generalista che a suo dire sarà
disponibile sul mercato entro il 2023, sarà gestito da un sistema di
intelligenza artificiale e sarà in futuro in grado di fare
“qualunque cosa che gli esseri umani non desiderino fare”, secondo la
descrizione fatta da Musk. Per ora se ne sono visti soltanto alcuni prototipi
parzialmente funzionanti, lontanissimi dall’autonomia e dalle capacità
fantasticate da Elon Musk, ma ci sono molte altre aziende che da decenni
lavorano alla realizzazione di robot generalisti. In tutto questo tempo i
risultati sono stati scarsi, a differenza di quelli dei robot specializzati,
che invece sono ormai una realtà consolidata nelle industrie.
C’è poco interesse concreto per un robot generalista per varie ragioni, una
delle quali è il fatto che se un robot è in grado di fare
qualunque
cosa, allora è anche capace di costruire una copia di se stesso e quindi chi
li dovesse mettere in vendita si troverebbe con il problema che i suoi primi
esemplari venduti sarebbero anche gli ultimi, perché i compratori userebbero i
propri robot per costruirne altri e saturare il mercato, a meno che vengano
introdotti nel software di questi robot delle regole che vietino
l’autoreplicazione. Regole che, come dimostra la storia dell’informatica,
sarebbero comunque facilmente aggirabili.
Ma invece di pensare a un robot che porta i sacchetti della spesa si può
pensare più in grande. Molto più in grande. Ed è qui che l’idea
dell’automa autoreplicante assume un ruolo da capogiro.
Immaginate un
robot autoreplicante
che venisse mandato, per esempio, sulla Luna e fosse in grado di usare le
materie prime locali per costruire un gran numero di copie di se stesso e dei
macchinari necessari per costruire una base abitabile permanente. Con
l’hardware e il software giusto, insomma, non sarebbe necessario spedire tutte
le macchine e le strutture dalla Terra: basterebbe mandare una piccola squadra
iniziale di robot che sfruttassero le risorse trovate sul posto.
Uno
studio della NASA
del 2004 [Toth-Fejel, Tihamer.
Modeling Kinematic Cellular Automata: An Approach to Self-Replication]
ha proposto proprio questo approccio per l’esplorazione spaziale e per creare
miniere di materie prime negli asteroidi. Il costo iniziale è alto, ma una
volta realizzato il lotto iniziale tutto il resto è sostanzialmente gratuito,
e quando finisce la costruzione di un avamposto o di una miniera i robot
possono essere riutilizzati per costruirne altri altrove.
Però questa è una visione ancora poco ambiziosa rispetto a quella delle
cosiddette sonde spaziali di von Neumann.
Nel 1980 il nanotecnologo statunitense
Robert Freitas studiò in dettaglio [A Self-Reproducing Interstellar Probe. J. Br. Interplanet. Soc. 33: 251–264;
Comparison of reproducing and nonreproducing starprobe strategies for
galactic exploration, JBIS 33, 402-406] l’idea di lanciare una singola, immensa astronave-automa,
capace di raggiungere un altro sistema solare vicino e di usare le materie
prime trovate all’arrivo per fabbricare altre astronavi che hanno lo stesso,
semplice mandato: raggiungere la stella più vicina e sfruttarne i pianeti per
costruire altre astronavi, e così via, con una crescita esponenziale del
numero di veicoli spaziali in circolazione.
Applicando su scala cosmica i princìpi degli automi cellulari di von Neumann,
Freitas arrivò a una conclusione sorprendente: anche senza usare sistemi di
propulsione presi dalla fantascienza e restando quindi ben al di sotto della
velocità della luce, e dando a ciascuna astronave cinquecentoanni per raggiungere la propria destinazione e costruire una copia di
se stessa, sarebbe possibile visitare ognuno degli oltre
cento miliardi
di sistemi solari della nostra galassia nel giro di alcuni milioni di anni.
Regole semplici e crescita esponenziale applicata per lunghi periodi hanno
effetti decisamente difficili da immaginare.
Probabilmente state pensando che alcuni milioni di anni sono un periodo di
tempo un pochino lungo per qualunque ambizione colonialista o di costruzione
di imperi galattici. È vero su scala umana. Ma bisogna considerare che
l’universo ha circa 13,7 miliardi
di anni. Questo significa che qualunque civiltà tecnologica extraterrestre che
fosse arrivata, nel lontano passato, a un livello tecnico tale da permetterle
di costruire questi automi autoreplicanti interstellari avrebbe avuto tempo
assolutamente più che sufficiente per farli arrivare fin nei più remoti angoli
della galassia, e per farlo anche più di una volta.
Va ricordato, fra l’altro, che non è necessario che quella civiltà duri
milioni di anni: deve solo costruire la flotta iniziale, che poi andrà avanti
da sola a riprodursi e a colonizzare lo spazio stella dopo stella, in un gioco
di Life inimmaginabilmente vasto, anche dopo che la civiltà che l’ha
avviato si sarà estinta.
In altre parole, l’universo è talmente antico che se ci sono state civiltà
tecnologiche prima di noi, hanno avuto tempo in abbondanza per disseminare il
cosmo di loro emissari robotici, molti dei quali saranno arrivati alla fine
della loro vita operativa e giacciono abbandonati su mondi lontani, in attesa
di essere trovati da futuri esploratori. Ed è per questo che partendo da
semplici regole d’informatica dettate settant’anni fa possiamo dire che il
cielo probabilmente è pieno di scheletri di robot.
Immagini generate appositamente da Lexica.art. Prompt: “broken robot spaceships on a lonely planet” e “broken robot spaceships on a lonely planet ron cobb”.
È disponibile subito il podcast di oggi (4 novembre 2022) de Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso www.rsi.ch/ildisinformatico (link diretto) e qui sotto.
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
Il re dello spam si consegna all’FBI
Il quarantatreenne Sanford Wallace, di Las Vegas, noto come
“Spam King”, si è consegnato alla polizia di San Jose in
California. Non è la prima volta che la sua intensissima attività di spammer
lo porta davanti alla giustizia, ma stavolta rischia grosso: fino a 40 anni di
prigione e sanzioni per 2 milioni di dollari.
Per la sua impresa criminosa più recente è accusato di aver preso possesso di
ben 500.000 account di utenti Facebook per inviare oltre 27 milioni di
messaggi di spam attraverso il social network. In questo modo faceva sembrare
che il messaggio provenisse da un amico della vittima, che quindi cliccava
facilmente sul link proposto, che lo portava un sito per il quale Wallace
riceveva pagamenti in cambio di visitatori.
Negli anni Novanta Wallace era arrivato a disseminare fino a 30 milioni di
e-mail pubblicitari al giorno tramite la propria società, la Cyber Promotions.
Episodi come questo evidenziano il fatto che ciascuno di noi può contribuire
alla pulizia della Rete tenendo d’occhio il proprio account ed evitando che
venga rubato dagli spammer. Un’altra efficace linea di difesa contro gli
spammer è, molto semplicemente, non cliccare sugli inviti che arrivano via
mail o via Facebook, anche se sembrano provenire da persone che conosciamo, se
si tratta di inviti che non coincidono con il genere di interessi e
comportamenti del nostro conoscente.
Microsoft, ritorna il “ping della morte”, pronta la correzione
Il consueto aggiornamento mensile del software Microsoft contiene correzioni
che consentono di chiudere tre falle di sicurezza classificate come
“critiche” in Internet Explorer e Windows insieme ad altre
di importanza minore, per un totale di 22 vulnerabilità risolte.
Il bollettino di sicurezza
MS11-057, per esempio, descrive e risolve delle vulnerabilità di IE, comprese le
versioni 8 e 9, che permettono a un aggressore di eseguire codice ostile da
remoto se un utente visita un sito appositamente confezionato.
Va precisato che questa vulnerabilità non viene attualmente sfruttate da
attacchi noti e quindi la correzione è da considerare come una misura
preventiva: tuttavia, ora che l’esistenza della falla è stata annunciata, gli
aggressori si adopereranno per creare trappole che la sfruttino e che possano
catturare gli utenti che non hanno installato gli aggiornamenti di Microsoft.
Aggiornarsi, quindi, è di importanza fondamentale.
Maggiori dettagli su tutte le falle corrette da Microsoft in
quest’aggiornamento mensile sono su
Technet
e nel
bollettino riassuntivo.
Per i nostalgici dei bei vecchi tempi di Internet, però, la star di questo
lotto di aggiornamenti è il bollettino
MS11-064, che risolve la vulnerabilità denominata CVE-2011-1871. Si tratta di un
difetto, presente in Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 7 e Windows
Server 2008 R2 (ma non in Windows XP o Windows Server 2003), che richiama il
cosiddetto “Ping della Morte” dei primi anni Novanta.
All’epoca, infatti, bastava inviare uno speciale comando “ping”
(usato normalmente per verificare in modo innocuo se un computer era
raggiungibile via Internet) per mandare in tilt i PC Windows, facendo
comparire sui loro monitor il celebre “schermo blu della morte” e
obbligandone il riavvio, con conseguente perdita di tutti i dati non salvati.
La vulnerabilità oggi risolta deriva da fattori differenti riguarda il
protocollo ICMP) ma è concettualmente simile, in termini di effetti, al
“Ping della Morte” di allora. Anche in questo caso è quindi
importante installare gli aggiornamenti.
Antibufala: Facebook verrà distrutto da Anonymous il 5 novembre?
No, Anonymous non sta pianificando la distruzione di Facebook come hanno
titolato alcune agenzie (ANSA) e alcuni siti di notizie (CNN) segnalando un inquietante annuncio
video su Youtube. Nel
video si dichiara, attraverso una voce sintetica, che Facebook verrà
“ucciso” il 5 novembre prossimo.
Anche se Anonymous, per il fatto di non avere veri e propri leader e strutture
di comando, non ha un portavoce ufficiale, varie fonti specialistiche che
seguono gli annunci pubblici del gruppo amorfo di “hacktivisti”
hanno segnalato che la presunta “Operazione Facebook” di cui
Anonymous aveva discusso alcuni mesi fa è stata
abbandonata
e comunque non aveva l’intenzione di distruggere il sito, ma di mettere in
luce le prassi controverse di Facebook in materia di privacy, secondo quanto
spiegato da un membro di Anonymous
che si fa chiamare Speakeasy, invitando a una chiusura di massa dei profili
Facebook per il 5 novembre, seguita dall’attivazione di un social network
alternativo più rispettoso della privacy.
A metà luglio, però, l’iniziativa è stata chiusa, il codice per il social
network è stato passato a un altro gruppo, di nome Anonplus, e la faccenda è
finità lì. Tuttavia tracce della discussione (in particolare un annuncio
secondo il quale Facebook non avrebbe “mai dimenticato” il
5 novembre) sono state riscoperte di recente da alcuni curiosi e portate
all’attenzione della stampa, e da lì è nata l’attuale notizia, accompagnata
dal video di cui si ignora l’autore.
L’aspetto più paradossale della vicenda, oltre alla dimostrazione delle
difficoltà e dei limiti di un’organizzazione strutturata (o, per meglio dire,
non strutturata) come Anonymous, è che ora il defunto forum dedicato
all’Operazione Facebook è riaperto e ripopolato grazie all’attenzione dei
media. Solo che stavolta le proposte di intervento sono più aggressive e meno
pacifiche di quelle presentate inizialmente. I responsabili della sicurezza di
Facebook dichiarano di
“prendere sul serio ognuna di queste minacce”.
Ondata di panico su Facebook: si sta spargendo la voce che Facebook copia e
conserva tutti i numeri di telefono presenti nelle rubriche dei cellulari dei
suoi utenti e li rende visibili a tutti i contatti di quegli utenti.
L’avviso in circolazione spesso contiene queste istruzioni: nella pagina Web
di Facebook, entrare nel proprio account, cliccare su Account in alto
a destra, cliccare su Modifica amici e infine cliccare su
Contatti (sulla destra dello schermo): compariranno i numeri di
telefonino degli amici.
A differenza di molti appelli circolanti su Facebook, questo è parzialmente
autentico, ma va chiarito. Se usate Facebook sul vostro telefonino tramite una
delle app per smartphone e avete dato all’app il consenso di sincronizzare con
Facebook la vostra rubrica telefonica, troverete nella lista dei Contatti di
Facebook tutti i nomi presenti nella vostra rubrica. In altre parole, i numeri
di telefono immessi nella rubrica saranno davvero su Facebook, come dice
l’appello, ma saranno visibili soltanto a voi, come spiega ufficialmente
Facebook
qui.
Può essere abbastanza sconcertante vedere tutti i numeri di telefonino di
persone che non ve l’hanno affidato, ma la funzione è vecchia (risale a
gennaio 2010), per cui il panico di questi giorni arriva un po’ tardi. Per
disattivare questa funzione c’è una
pagina apposita di Facebook, intitolata Rimuovi i contatti importati, che contiene tutte le
istruzioni del caso. Ricordate di disattivare la sincronizzazione sull’app del
telefonino, altrimenti vi ritroverete al punto di partenza.
Inoltre, se non volete condividere il vostro numero di telefono o telefonino
attraverso Facebook, verificate le vostre impostazioni di privacy: andate su
Account – Preferenze sulla privacy – Personalizza impostazioni; nella sezione
Informazioni di contatto, controllate che il vostro numero sia visibile solo a
voi. Anche se siete sicuri di averlo già impostato in questo modo, controllate
lo stesso, perché ogni tanto gli aggiornamenti alle regole di Facebook
cambiano queste impostazioni di privacy.
Il picco della pioggia di meteore denominate Perseidi è previsto per stanotte,
anche se la Luna piena potrebbe renderne difficile la visione. Vedere queste
meteore, tempo meteorologico permettendo, è sicuramente uno spettacolo
affascinante, ma avreste mai detto che è possibile ascoltare una
meteora?
Grazie a
SpaceWeatherRadio
si può, ed è un ottimo metodo per valutare la frequenza della pioggia (si
prevede in media una meteora al minuto). Cliccando su
Listen e scegliendo Live Meteor Radar Echoes ci si collega
con una postazione che ascolta i segnali riflessi dalle meteore (e anche dai
satelliti) quando vengono colpiti dalle emissioni radio dello Space
Surveillance Radar dell’aviazione degli Stati Uniti, che scruta il cielo sopra
il Texas ed è
capace di rilevare
oggetti grandi una decina di centimetri a 15.000 chilometri dalla Terra.
Alcuni esempi di registrazioni di suoni di meteore sono
qui su Spaceweather.com
e presso
Nasa.gov. Chicca: la postazione d’ascolto è a Roswell, nel New Mexico, celebre per un
presunto atterraggio di extraterrestri nel 1947.
Per osservare le Perseidi non servono telescopi o altro: basta aspettare che
cali la notte, trovare un luogo poco illuminato dal quale scrutare il cielo e
guardare in direzione della costellazione di Perseo, che è la zona dalla quale
sembreranno provenire le scie delle meteore. Se non sapete orientarvi nelle
costellazioni e avete uno smartphone, provate
Google Sky Map per Android,
Star Walk
per iPhone o un altro buon programma di astronomia per computer, come
Celestia (per Mac, Windows e
Linux). In caso di maltempo, potete sempre consolarvi guardando le immagini
offerte dalle Webcam sparse per il mondo e segnalate presso
Nasa.gov.
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
Google+, 10 milioni di iscritti in 3 settimane
Google+, il neonato social network del gigante della ricerca online, festeggia
i suoi primi dieci milioni di iscritti, conquistati nel giro di tre settimane
e ancora prima del debutto ufficiale, previsto per il 31 luglio. Google+ è
ancora nella fase di test e accessibile solo dietro invito, ma questo non ha
impedito la sua crescita esplosiva.
10 milioni sembrano tanti, ma sono briciole rispetto ai 700 milioni del rivale
Facebook, e il boom iniziale è stimolato dalla curiosità e dalla voglia di
provare la novità e poterla esibire. Un’altra motivazione ricorrente è il
desiderio di dare un taglio al passato e ricominciare da capo senza gli
“amici” (in realtà sconosciuti) e senza gli imbarazzi accumulati nel
corso del tempo negli altri social network.
Ma Google+ ha una selva di nuove opzioni, funzioni e regole di privacy da
imparare a governare, e il flusso di notifiche via mail può rivelarsi
irritante (per fortuna è disattivabile). Come in ogni social network, c’è
inoltre il problema di regalare a qualcuno la mappa completa delle proprie
amicizie, stavolta ordinata addirittura per livelli.
Paradossalmente, proprio gli inventori di Facebook e Google+, servizi per i
quali la privacy degli utenti è un optional da conquistare e una merce da
vendere, sono riluttanti a concedere la propria privacy. Mark Zuckerberg,
fondatore di Facebook, ha reso privato l’accesso al suo
account Google+
in modo che gli utenti comuni non potessero sapere quanti seguaci aveva. Anche
Larry Page e
Sergey Brin,
di Google, hanno fatto lo stesso. Quando i media specialistici se ne sono
accorti, però, i tre hanno fatto dietrofront.
Sembra fantascienza ma non lo è: il
video che sta
spopolando su Internet, con quasi quattro milioni di visualizzazioni, e mostra
una sorta di stampante che fabbrica una chiave inglese a rullino funzionante
partendo da una scansione tridimensionale di una chiave inglese tradizionale,
è reale.
La tecnologia delle stampanti 3D, quelle che producono oggetti solidi
costruendoli per strati successivi di materiale, sta facendo passi da gigante.
La stampante mostrata nel video è della
Z Corporation statunitense, ma
ci sono altre aziende, come la
3D Systems, i cui apparecchi
propongono
risultati
altrettanto impressionanti. I dubbi sull’autenticità del video (alcuni utenti
di Youtube avevano sospettato ritocchi) sono stati fugati dalla spiegazione di
un portavoce della Z Corporation, che ha chiarito che alcuni passi del
procedimento visto nel video sono stati riassunti e il ritocco del modello
digitale fa parte del normale processo di creazione, come riassume il sito
antibufala
Snopes.com.
Questi dispositivi vengono utilizzati industrialmente per la creazione rapida
di prototipi in moltissimi campi, ma c’è chi si spinge oltre e va verso
applicazioni forse frivole ma sicuramente gustose: la stampante
tridimensionale che usa come “inchiostro” il cioccolato. Liano Hao,
dell’università britannica di Exeter, ne ha
presentato
il prototipo di recente. Il problema principale, a quanto pare, è ottenere del
cioccolato che abbia un buon sapore ma sia “stampabile”.
Panico su Facebook: vasetti Nestlé con pezzi di vetro
Sta impazzando su Facebook un allarme riguardante i prodotti della Nestlé:
ATTENZIONE, AVVISO IMPORTANTE!!! Avviso importante per tutti i genitori,
nestlè sta chiedendo a tutti di restituire tutti gli alimenti per bambini
alle banane con scadenza 2012; possono contenere pezzi di vetro. Copia e
incolla per tutte le madri e per la sicurezza dei bambini Codice a barre
761303308973, anche se non sei un genitore copia ed incolla sulla tua
bacheca puoi salvare una vita.
La Nestlé ha pubblicato un
comunicato stampa in italiano,
francese,
inglese
e
spagnolo
che chiarisce che l’allerta è reale ma riguarda un solo prodotto Nestlé (P’tit
Pot, non tutti; riguarda un lotto venduto unicamente in Francia; specifica un
lotto ben preciso, L 10980295, il cui codice a barre è molto simile a quello
indicato nell’appello: l’appello scrive 761303308973, Nestlé scrive
7613033089732 (con un “2” in più in coda); non riguarda tutti i
prodotti con scadenza 2012, ma soltanto i P’tit Pot con scadenza ottobre 2012
del lotto L 10980295.
Il ritiro è dovuto al fatto che un solo consumatore in Francia ha trovato un
singolo pezzo di vetro in un solo vasetto. Non è quindi il caso di inoltrare
un allarme gonfiato oltre misura: è molto più saggio avere sempre attenzione
con tutti gli alimenti invece di focalizzare le proprie paure su un singolo
prodotto, magari col rischio di considerare sicuri gli altri e abbassare la
guardia.
Lady Gaga, canale Youtube chiuso e riaperto
Nei giorni scorsi i fan di Lady Gaga hanno trovato misteriosamente disattivato
il suo canale Youtube ufficiale (www.youtube.com/user/ladygagaofficial). Spariti tutti i video, le canzoni, i messaggi, le foto. Al posto di Lady
Gaga c’era la dicitura
“This account has been suspended due to multiple or severe violations
of YouTube’s Copyright Policy”:
“questo account è stato sospeso a causa di violazioni multiple o gravi
delle Norme di Copyright di Youtube”. Poi nelle prime ore di stamattina è tornato tutto come prima. Cos’è
successo?
Anche i grandi della musica finiscono nelle trappole del copyright pensato per
tutelarli: a quanto risulta, infatti, il canale è stato sospeso dal 12 luglio
a causa di un disaccordo fra Lady Gaga e una società giapponese, la Media
Interactive Inc., nato in seguito all’apparizione di Lady Gaga nel programma
SMAP X SMAP della TV giapponese.
Durante il programma la cantante ha presentato un medley di canzoni e il video
dell’esibizione è stato pubblicato sul suo canale Youtube ufficiale, ma la
Media Interactive non avrebbe approvato la pubblicazione e sarebbe titolare
dei suoi diritti.
Il blackout di ieri mette in luce le difficoltà che incontrano anche gli
addetti ai lavori nel districarsi nei meandri del copyright e la vulnerabilità
degli attuali sistemi di gestione dei contenuti online. Lady Gaga è fra gli
artisti più popolari della Rete: il suo Bad Romance è stato visto
quasi 400 milioni di volte su Youtube e i suoi seguaci su Twitter sono oltre
11 milioni.
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
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Astrologi prevedono terremoto e tsunami per oggi in Italia
La passione per le catastrofi e la loro previsione è davvero intensa in questo
periodo: per fortuna si tratta di previsioni che falliscono sistematicamente
ma comunque creano angoscia in molte persone.
Dopo i flop del terremoto a Roma profetizzato per l’11 maggio e mai avvenuto e
della fine del mondo annunciata per il 21 maggio dal predicatore Harold
Camping e poi rinviata al prossimo 21 ottobre, ora tocca agli astrologi di
Astrotime.org, che hanno addirittura pubblicato una
lettera
indirizzata al Consiglio dei Ministri e al Presidente della Repubblica in
Italia per avvisarli di “un maremoto” che dovrebbe
investire proprio oggi le coste meridionali italiane
“con grande pericolo per la popolazione” per via dello
tsunami prodotto dal sisma sommerso.
La previsione è stata fatta da Antonio Alessi, di Astrotime.org, che
indica
anche un orario: le 20:10. L’annuncio si basa sul
“peso enorme della configurazione astro-sismologica”
scoperta dall’Alessi.
Staremo a vedere: intanto possiamo ingannare l’attesa con una
compilation di profezie raccolte dall’Osservatorio Apocalittico. Ce ne sono per tutti i gusti, dalle tempeste solari alle armi che generano
terremoti passando per i sensitivi passati e presenti. Il vero mistero, in
effetti, non è prevedere quando arriverà la fine del mondo, ma capire perché
ne siamo così tanto affascinati.
Paura del riconoscimento dei volti in Facebook? Ecco come fare
C’è molta polemica sull’ultima novità di Facebook: il “taggaggio”
automatico dei volti nelle fotografie pubblicate sul social network. L’Unione
Europea ha avviato addirittura un’indagine, tramite l’Article 29 Data Protection Working Party, per esaminare se questa nuova funzione violi le norme sulla privacy degli
utenti europei.
Ma in cosa consiste questo nuovo “taggaggio”? Se siete utenti di
Facebook e da qualche parte su questo social network viene pubblicata una
fotografia che include il vostro volto, Facebook tenta di riconoscerlo
automaticamente e propone ai vostri “amici” di Facebook di
“taggarlo”, ossia di etichettarlo, con il vostro nome. Prima
quest’etichettatura andava fatta manualmente: ora Facebook
propone
automaticamente un’identificazione e chiede agli “amici” di
approvarla o rifiutarla, rendendo molto più facile il lavoro di
“taggaggio”.
Naturalmente non a tutti è piaciuta l’idea di essere identificati
automaticamente nelle fotografie pubblicate su Facebook, magari da parte di
altre persone. È piaciuta ancora meno l’idea che questa nuova funzione sia
stata attivata automaticamente senza chiedere il consenso preventivo degli
utenti.
Per disabilitare la nuova funzione occorre procedere come segue: bisogna
andare nelle
impostazioni di privacy, scegliere Personalizza impostazioni, trovare
Suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io, cliccare su
Modifica impostazioni e scegliere No.
Aggiornamenti Microsoft in arrivo, occhio a quelli falsi
Microsoft ha pubblicato il consueto
bollettino
di preavviso sugli aggiornamenti di sicurezza che verranno proposti agli
utenti martedì prossimo (14 giugno): saranno sedici in tutto, con nove
classificati come “critici” perché correggono falle che possono
essere sfruttate da aggressori tramite la connessione di rete.
Due degli aggiornamenti critici riguardano Internet Explorer; altri toccano
Silverlight, Office, Visual Studio e altri prodotti Microsoft di larga
diffusione e interessano tutte le versioni di Windows.
Aggiornarsi è quindi altamente consigliabile a tutti gli utenti Windows, ma
bisogna fare attenzione agli aggiornamenti fasulli. I malfattori della Rete,
infatti, stanno creando una nuova generazione di siti-trappola, che somigliano
in tutto e per tutto alle pagine di aggiornamento di Microsoft e ne usano la
fedelmente la grafica ma in realtà portano l’utente a installare un falso
antivirus che non promette nulla di buono.
Difendersi da questo genere di tranello è abbastanza semplice: non fidatevi
degli avvisi di aggiornamento nelle pagine Web che compaiono sullo schermo
all’improvviso mentre navigate. Gli aggiornamenti veri di Windows vengono
comunicati da Windows in modo differente: attraverso un fumetto, che compare
solitamente in basso a destra sullo schermo. Potete inoltre usare la funzione
Windows Update (nel menu Start) per avviare volontariamente gli aggiornamenti.
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
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iPad 2 al debutto, prestazioni e concorrenti
Sbarca nei negozi europei l’iPad 2, la nuova versione del tablet di Apple.
Rispetto all’edizione precedente promette più velocità, aggiunge fotocamera e
telecamera integrate, un giroscopio e un’uscita HDMI. L’iPad 2 è anche più
sottile e leggero del suo predecessore.
I primi risultati di vendita sono notevoli: al suo debutto negli Stati Uniti
ne sono stati venduti circa un milione di esemplari nel primo fine settimana.
Più in generale, l’iPad è leader incontrastato del settore dei computer a
tavoletta, con oltre il 93% del mercato.
Nel frattempo la concorrenza, che al debutto del primo iPad latitava, s’è
svegliata e il mercato è pieno di offerte alternative allettanti. I principali
candidati a contendere il primato dell’iPad sono il Galaxy Tab 10.1 di Samsung
e lo Xoom di Motorola. Entrambi sono basati sul sistema operativo aperto
Android 3.0 e non hanno quindi molti dei vincoli del sistema chiuso usato da
Apple. A differenza dell’iPad, i dispositivi Android supportano Flash di
Adobe, indispensabile per interagire con molti siti dalla grafica sofisticata.
Lo Xoom vanta anche uno schermo con risoluzione superiore a quella dell’iPad e
un barometro (ammesso che se ne senta il bisogno).
Cosa conviene comperare? Dipende. I prezzi sono abbastanza paragonabili. Apple
offre una rosa sempificata di modelli e un uso molto naturale per chi è già
abituato ai suoi telefonini; i tablet alternativi richiedono un apprendimento
più lungo, a meno che siate già utenti di Android, ma dipendono molto meno da
un vero computer, sono molto ben integrati con i servizi online, specialmente
quelli di Google, e hanno quasi sempre memorie rimovibili, molto comode per
caricare rapidamente musica, film e telefilm su queste tavolette.
Nonostante l’abbondanza di tecnologia di questi dispositivi, alla fine però la
scelta può dipendere da una considerazione apparentemente banale: le
dimensioni. Le misure dell’iPad possono rendere difficile portarlo con sé in
borsetta o in uno zainetto, mentre altri tablet più compatti si fanno
trasportare più agevolmente. Consiglio pratico: andate in negozio e provate a
infilare nella borsa i vari modelli. Ma assicuratevi di farlo con il consenso
del negoziante e di pagare prima di allontanarvi.
Dopo più di dieci anni di discussioni è stato finalmente approvato il dominio
di primo livello .xxx, affine ai domini .com e .org che tutti conosciamo e
destinato ai siti pornografici. L’approvazione da parte dell’ICANN (Internet
Corporation for Assigned Names and Numbers) non introduce subito questo
dominio; resta ancora da siglare un ultimo accordo con l’ente promotore del
dominio .xxx, l’ICM Registry. La
firma finale è prevista per giugno 2011, per cui non correte ancora a digitare
indirizzi .xxx.
La ICM ha dichiarato di aver ricevuto già oltre 200.000 prenotazioni per siti
.xxx, sostenendo che l’introduzione di
“un indirizzo Web chiaramente definito per l’intrattenimento per
adulti, non accessibile ai minori e il più possibile libero da frodi o virus
informatici”
renderà i consumatori “più pronti a fare acquisti”.
La creazione di un dominio a luci rosse sarebbe finalizzata a facilitare il
filtraggio dei contenuti ritenuti inadatti. Ma da parte degli addetti ai
lavori, nel senso dei produttori di pornografia, si teme la ghettizzazione.
Per contro, alcuni gruppi religiosi si sono opposti all’introduzione del
dominio con la tripla X perché a loro dire legittimerebbe questo genere di
materiale.
Procurarsi un dominio .xxx non è facile: bisogna
dimostrare
di far parte dell’industria dell’intrattenimento per adulti e ricevere
l’approvazione della International Foundation for Online Responsibility (IFFOR). Non è chiaro come avvenga questa dimostrazione. Il paradosso è che nessuno
degli operatori del settore sente il bisogno di questo nuovo dominio. Caso mai
non ve ne foste accorti, la pornografia è già ben piazzata su Internet con i
domini .com, e l’idea di dover spendere per registrare i propri nomi
commerciali anche sul dominio .xxx non piace a nessuno. Immaginate inoltre
cosa potrebbe succedere, per esempio, se qualcuno decidesse di registrare come
dominio .xxx il nome e cognome di una persona.
L’unica azienda che manifesta entusiasmo per l’arrivo tanto sofferto dei
domini .xxx è la ICM, che a 75 dollari a dominio dovrebbe aver già incassato
venti milioni di dollari con le prevendite e
prevede
di raccogliere almeno 200 milioni l’anno. Per noi utenti, per ora, non cambia
nulla, ed è prevedibile che non cambierà nulla neanche in futuro, visto che i
siti pornografici continueranno a essere disponibili anche con i suffissi
.com. Chi sperava di poter impostare semplicemente un filtro dicendo
“blocca tutti i siti .xxx e mio figlio sarà al sicuro” resterà
deluso.
L’unico vantaggio per gli utenti sarà che non potranno più dire di aver
digitato per errore il nome di un sito Internet .xxx e di essersi imbattuti
involontariamente in immagini invereconde.
Giornali online a pagamento: la beffa-flop del New York Times
Il New York Times, per anni consultabile gratuitamente via Internet,
sta attivando una paywall: un accesso esclusivamente riservato agli
abbonati paganti, con prezzi che variano dai 15 ai 35 dollari al mese. Ma gli
utenti della Rete non hanno apprezzato molto la manovra e hanno attivato
subito varie tecniche per aggirare le barriere a pagamento erette dal
prestigioso quotidiano statunitense, con risultati imbarazzanti.
Infatti il sistema a pagamento è costato, secondo Bloomberg, circa 50 milioni
di dollari, ma si scavalca con poche righe di Javascript che permettono di
aggirare il limite di venti articoli gratuiti al mese. Superato questo limite,
infatti, le notizie vengono coperte da un invito a sottoscrivere un
abbonamento. Ma basta un clic con il pulsante destro sulla pagina che sta
dietro l’invito e la scelta giusta dal menu che compare sullo schermo per
rivelare il testo integrale dell’articolo.
Eludere le protezioni è talmente facile che un utente, il canadese David
Hayes, ha addirittura scritto e distribuito
NYTClean, un accessorio per tutti i principali browser moderni, che sblocca
automaticamente il sito del giornale con quattro righe di Javascript. Gli
articoli del NYT restano inoltre parzialmente accessibili se si passa
attraverso un link di Google o Facebook.
La facilità con la quale si superano le protezioni del giornale potrebbe
inquietare molti altri aspiranti editori digitali, ma non è da escludere che
sia intenzionale: l’obiettivo di questi sistemi non è garantire che nessuno
legga a scrocco, ma incoraggiare gli utenti online a pagare in cambio di un
buon servizio. Se qualcuno legge a sbafo, pazienza. Del resto, gli editori non
si lamentano se qualcuno sbircia il giornale altrui in autobus, in treno o al
bar. Alla fine è tutta pubblicità.
È pronta da scaricare gratuitamente
(anche
in italiano)
la versione 4 di Firefox, il popolare programma di navigazione, oggi più
veloce, più stabile e più sicuro. Sfrutta più efficientemente lo spazio sullo
schermo, che non basta mai specialmente sui laptop e netbook, disponendo in
modo più compatto i pulsanti, i menu e le schede.
Un’altra miglioria che sarà molto apprezzata dagli internauti che saltano da
un computer all’altro a casa o in ufficio è Firefox Sync: la sincronizzazione
integrata, senza ricorrere a servizi esterni, fra installazioni separate di
Firefox su computer distinti. Per esempio, potete concludere una navigazione
sul vostro Firefox in ufficio e riprenderla sul vostro laptop o dispositivo
mobile esattamente dove l’avevate interrotta: Firefox Sync sincronizza le
password, i segnalibro, la cronologia e le schede aperte. Se dovete
configurare un computer nuovo oppure reinstallare, con Sync vi troverete
Firefox già completamente personalizzato.
Ci sono anche molte novità dietro le quinte, descritte dettagliatamente da
Mozilla.com
qui (in inglese),
come la grafica tridimensionale, l’identificazione garantita dei siti, la
navigazione privata migliorata, l’antivirus integrato e la protezione contro i
crash e i siti-trappola, ma la cosa più semplice è scaricare, installare e
provare, come hanno già fatto, stando alle cifre di Getfirefox.com, oltre 22
milioni di utenti. Firefox 4 è disponibile per Windows (anche XP), Linux e Mac
OS X; prossimamente verrà distribuita la versione per Android.
Aggiornate il vostro browser contro il “Comodogate”
Nove certificati SSL, utilizzati dai siti Web per autenticarsi di fronte agli
internauti, sono stati falsificati da una mano ignota. Questi certificati sono
estremamente importanti per la sicurezza: nelle mani sbagliate,
permetterebbero di rubare password, leggere la mail e intercettare le
comunicazioni degli utenti con Gmail, Google, Hotmail, Yahoo, Skype e Mozilla,
i servizi di cui sono stati falsificati i certificati. Queste intercettazioni
scavalcherebbero tutta la sicurezza fornita dalla cifratura SSL che di norma
protegge adeguatamente questo genere di uso di Internet.
Secondo le
dichiarazioni della Comodo, la società statunitense di emissione di certiicati SSL coinvolta suo
malgrado nella produzione dei certificati falsi, gli indizi tecnici puntano in
direzione dell’Iran e l’attacco non aveva finalità di crimine economico,
perché ha preso di mira le infrastrutture di comunicazione invece di quelle
finanziarie. Inoltre, secondo Comodo, i certificati fasulli sono utilizzabili
solo se l’aggressore ha il controllo dell’infrastruttura DNS di Internet e
quindi
“è probabile che si tratti di un attacco condotto da uno stato”.
Questo genere di attacco, infatti, è particolarmente utile a un governo che
voglia sorvegliare l’uso di Internet da parte di dissidenti, e non sembra un
caso che si sia verificato proprio mentre molti paesi dell’Africa
settentrionale e del Golfo sono nella bufera delle proteste popolari
coordinate tramite Internet. Inoltre il tipo di attacco è utile soltanto a
stati che non possono emettere dei propri certificati autentici, come è il
caso, appunto, dell’Iran.
I certificati alterati sono stati revocati e Comodo ha allertato i produttori
dei principali programmi di navigazione e le autorità governative. Sono state
subito pubblicate nuove versioni di questi programmi: per tutelarsi contro
questo attacco è importante scaricarle e installarle.
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
Terremoti, tsunami e sciacalli
Internet si sta rivelando uno strumento prezioso per la disseminazione di
informazioni riguardanti il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il
Giappone, ma è anche il veicolo di numerosi tentativi di truffa e d’inganno
basati su questa catastrofe. C’è infatti chi specula sulle paure e le ansie
diffuse.
I criminali informatici sfruttano sempre le notizie drammatiche come esca per
le proprie trappole. Per esempio, occorre diffidare delle mail che parlano di
video scioccanti provenienti dal Giappone: contengono link a pagine Web
infettanti, secondo le
segnalazioni
della società di sicurezza Sophos, che raccomanda a ogni internauta di tenere
aggiornato il proprio antivirus, installare gli aggiornamenti di sicurezza del
proprio software e di consultare i siti delle testate giornalistiche per avere
informazioni sul disastro.
La medesima fonte
segnala
in particolare Ibuzzu.fr, le cui pagine rubano i clic di Facebook facendo
cliccare inconsapevolmente “Mi piace” sul video e quindi
facendolo comparire nella bacheca Facebook degli utenti, che quindi sembrano
promuoverlo e contribuiscono a diffonderlo ulteriormente.
Per gli utenti di Facebook c’è anche la
trappola ruba-clic
di un presunto video che mostrerebbe una balena scagliata dentro un edificio
dallo tsunami: in realtà è solo un’esca per indurre a cliccare su un
sondaggio, per il quale i criminali riceveranno un compenso. Date quindi
un’occhiata al contenuto della vostra bacheca su Facebook e resistete alla
tentazione di queste esche.
Tsunami giapponese, UFO e falsi allarmi
Oltre ai video e ai messaggi-esca concepiti per infettare il vostro computer o
la vostra pagina Facebook sfruttando l’emotività legata alle notizie del
disastro giapponese, il passaparola della Rete fa circolare allarmi e notizie
senza fondamento.
Per esempio, si
segnala
(anche in italiano)
un avvistamento ufologico in un video dello tsunami presente su Youtube. Ma il
fantomatico “UFO”, come segnala con linguaggio colorito
Photobuster, sito dedicato all’analisi tecnica delle immagini ufologiche, è
semplicemente un elicottero: basta guardare il
video originale, che è in alta definizione e mostra chiaramente il velivolo.
Ancora più inquietante e altrettanto fasulla è la mappa della diffusione della
radioattività fino alle coste del continente americano che gira allegata a
numerosi messaggi e viene presentata da alcuni siti (come
Ecplanet o
I Am Bored), asserendo che entro dieci giorni la costa occidentale degli Stati Uniti e
del Canada verrebbe colpita da dosi letali di radiazioni pari a 750 rad,
provenienti dalla centrale nucleare di Fukushima danneggiata dal sisma e dallo
tsunami. La mappa include il logo dell’
Australian Radiation Services, società australiana di monitoraggio delle radiazioni, ma il sito della
società e il celebre sito antibufala
Snopes.com
avvisano che si tratta di un falso fabbricato da ignoti.
Anche altri canali di comunicazione stanno diffondendo bufale: la BBC ha
dovuto
smentire un SMS di
istruzioni contro le radiazioni che le era stato attribuito. Alla smentita si
sono associati
Hoax-Slayer.com,
UrbanLegends.com
e le autorità delle Filippine, dove
il falso allarme avrebbe causato
panico in alcune scuole
e un’
impennata
nelle vendite di Betadine, prodotto consigliato dalle istruzioni fasulle ma in
realtà privo di qualunque efficacia contro le radiazioni nucleari.
I terremoti sono causati dagli apparati di HAARP?
Una delle dicerie più estreme circolanti in Rete a proposito del terremoto
giapponese dell’11 marzo e dei terremoti in generale riguarda un loro presunto
legame con le attività di HAARP, una installazione scientifica situata in
Alaska che studia gli effetti delle onde radio sull’alta atmosfera. Girano
allarmi su
Facebook
e altri siti dedicati al culto delle catastrofi (Ecplanet.com,
Comedonchisciotte.org) secondo i quali il sisma sarebbe stato causato volontariamente dai militari
statunitensi usando appunto l’installazione HAARP.
Secondo i dati scientifici, tuttavia, si tratta semplicemente di speculazioni
sulla paura e sulla pelle dei morti in Giappone. Infatti le quantità di
energia emesse da HAARP non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle di
un terremoto: HAARP ha una potenza di emissione di circa
3,6 megawatt:
un dato verificabile andando nelle vicinanze dell’installazione con un po’ di
strumentazione facilmente acquistabile (cosa che i vari catastrofisti si
guardano bene dal fare). È poco più della potenza di emissione massima di
alcune stazioni radio in onde lunghe (per esempio il
trasmettitore di Roumoules
in Francia) e meno di quella di una
moderna locomotiva.
Invece un terremoto come quello avvenuto in Giappone (grado 9 sulla scala
Richter) ha un’energia equivalente alla detonazione di
475 milioni di tonnellate di tritolo. Pensare che si possa scatenare con un trasmettitore radio come HAARP una
catastrofe paragonabile all’esplosione simultanea di venticinquemila bombe
atomiche come quelle che distrussero Hiroshima e Nagasaki pare perlomeno poco
probabile.
Per chi volesse documentarsi con i fatti tecnici sull’argomento è disponibile
un chiaro
articolo su HAARP
e sulle sue attività, scritto dall’astronomo Gianni Comoretto.
Twitter, come attivare la sicurezza contro le intercettazioni
Twitter, il social network minimalista
che sta prendendo piede fra gli internauti come complemento o alternativa a
Facebook, si è dimostrato particolarmente vulnerabile alle intercettazioni da
parte di programmi come
Firesheep, un’estensione
gratuita di Firefox pensata proprio per rendere evidente una delle più serie
vulnerabilità dei social network e di molti siti sociali e indurre i
rispettivi gestori a prendere provvedimenti.
La vulnerabilità, chiamata
session-jacking, permette di prendere temporaneamente il controllo di
una sessione di un utente (per esempio quando si collega a Facebook per
aggiornare la propria pagina attraverso una connessione senza fili Wifi), in
modo da pubblicare messaggi al suo posto oppure cambiargli la password e
quindi impadronirsi definitivamente del profilo dell’utente, accedendo a tutte
le sue informazioni private, come è successo di recente ad
Ashton Kutcher.
La soluzione è attivare la cifratura dell’intera sessione, come ha già fatto
Gmail, che la impone automaticamente. Altri servizi, come Facebook e Hotmail,
la attivano solo su richiesta dell’utente. Twitter, invece, non la offriva
neanche come opzione, fino a pochi giorni fa, restando quindi altamente
vulnerabile a meno che l’utente si ricordasse di accedere al servizio
digitando HTTPS al posto di HTTP.
Ma Twitter ha
annunciato
martedì scorso che ha aggiunto l’opzione di cifratura automatica alle proprie
impostazioni (è la voce Solo HTTPS nel menu Utenza) e che
prossimamente spera di renderla predefinita, notando che l’applicazione
ufficiale di Twitter per iPhone e iPad usa la cifratura automaticamente anche
se non attivate quest’opzione.
La cifratura è indubbiamente utile, ma per il momento funziona con alcune
limitazioni: dai browser di alcuni dispositivi mobili si attiva solo se si
passa tramite
https://mobile.twitter.com. Inoltre
alcune applicazioni non ufficiali di Twitter per ora non la gestiscono, per
cui chi le usa rimane facilmente intercettabile.
La regola semplice è evitare di usare Twitter su reti Wifi pubbliche: usarlo
invece collegandosi a Internet tramite la rete telefonica cellulare riduce
drasticamente il rischio d’intercettazione.
Il primo virus compie quarant’anni
Quarant’anni fa nasceva quello che per molti esperti è il primo virus
informatico della storia. All’epoca quest’espressione non esisteva ancora (fu
coniata nel mondo
accademico da Fred Cohen nel 1984, anche se la letteratura di fantascienza la
introdusse nel 1972 grazie a David Gerrold), ma indubbiamente il programma
Creeper, scritto da Bob Thomas e Ray Tomlinson, aveva tutte le caratteristiche di un
virus per computer.
Creeper prese il proprio nome da un personaggio del cartone animato Scooby Doo
e fu disseminato a partire dal computer DEC PDP-10 usato dalla BBN
Technologies il 17 marzo 1971, diffondendosi attraverso la rete informatica
Arpanet (uno dei precursori di Internet) visualizzando sui terminali il
messaggio “Sono Creeper, prova a prendermi!” (“I’m the Creeper, catch me if you can!”) su tutti i computer dello stesso tipo (PDP-10 con sistema operativo TENEX)
che riusciva ad infettare.
L’unica differenza di Creeper rispetto ai virus moderni era che quando
infettava un computer si cancellava dal computer precedentemente colpito, per
cui invece di moltiplicarsi in pratica saltava da un computer all’altro;
inoltre non aveva uno scopo distruttivo o pratico, ma era una semplice
dimostrazione del concetto.
Per assistere alla nascita del primo virus per personal computer bisogna
arrivare al 1981, con Elk Cloner per Apple, scritto da Richard Skrenta. Il
primo antivirus, invece, nacque proprio per debellare Creeper e si chiamava
Reaper (da Grim Reaper, “tristo mietitore”, nome
anglosassone della personificazione della morte). Da allora il gioco di
guardie e ladri fra virus e antivirus va avanti: c’è un bel grafico
dell’evoluzione dei virus
qui,
e le varianti sul tema sono davvero innumerevoli. Sapevate che ci sono virus
come
Kenilfe
che si propagano tramite il programma AutoCAD?
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
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consultazione.
Campagna contro Internet Explorer 6… targata Microsoft?
Smettete di usare Internet Explorer 6: una richiesta che arriva da una fonte
apparentemente improbabile, ossia Microsoft. C’è infatti una campagna
autentica, da parte di Microsoft, per indurre gli utenti a sbarazzarsi di un
programma di navigazione nato quasi dieci anni fa e ormai ampiamente obsoleto
e incompatibile con gli attuali standard di sicurezza e di composizione delle
pagine Web.
Microsoft non ne può più di supportare un programma così vecchio (anche perché
ha pubblicato due versioni successive molto più aggiornate) e i creatori di
siti Web sono stufi di dover progettare le pagine dei siti in modo da gestire
le idiosincrasie di IE6. Così è nata la campagna
IE6 Countdown, il cui obiettivo
è portare al di sotto dell’11% l’uso di IE6, attualmente fermo al 12% a
livello mondiale.
Il sito offre anche una classifica dei bravi e cattivi: in cima ai ritardatari
c’è la Cina (34,5%), mentre i più bravi sono i norvegesi (0,7%). La Svizzera
si piazza al 3,9%: un dato al di sotto della media mondiale, ma comunque da
migliorare. Datevi da fare e spargete la voce: come dice Microsoft, gli amici
non lasciano che gli amici usino Internet Explorer 6.
Prezzi dei dischi rigidi, cronologia shock
Fra gli informatici è molto nota la cosiddetta
Legge di Moore,
secondo la quale il numero di transistor che si possono realizzare su un
circuito integrato raddoppia grosso modo ogni due anni e con esso aumentano le
prestazioni dei nostri computer. La legge, formulata nel 1965 da Gordon Moore,
cofondatore di Intel, si è rivelata sorprendentemente valida e longeva.
È forse meno nota un’altra legge informatica, la
Legge di Kryder, in
base alla quale la densità di memorizzazione dei dischi rigidi raddoppia ogni
anno. La legge prende il nome da Mark Kryder, ex presidente per la ricerca e
principale responsabile tecnico della Seagate.
Anche questa legge si è dimostrata valida negli ultimi anni, e l’aumento di
densità è stato accompagnato da un calo dei prezzi altrettanto vivace. C’è
chi, come
Matt Komorowski, ha
tracciato l’andamento dei prezzi per gigabyte dal 1980 in poi e ha scoperto
che negli ultimi trent’anni la capacità è raddoppiata, a parità di costo, ogni
14 mesi ed è aumentata di un ordine di grandezza ogni 48 mesi.
Per esempio, nel 1980 un disco rigido da 26 megabyte costava 5000 dollari,
pari a 193.000 dollari per gigabyte; nel 1990 il prezzo al gigabyte era sceso
a 9000 dollari; nel 2000 era precipitato a 19 dollari, e oggi un gigabyte è
arrivato a sette centesimi di dollaro. Mica male.
Aggiornamento mega per Apple; iPhone vecchi a bocca asciutta
Utenti Apple, aggiornatevi se potete: è uscita la versione 4.3 di iOS, il
sistema operativo di iPod touch, iPhone e iPad che rattoppa varie falle di
sicurezza definite “critiche”. In un caso bastava un’immagine in
formato TIFF appositamente confezionata per causare danni.
Il problema è che l’aggiornamento
gratuito non è disponibile per chi ha iPhone precedenti al 3GS e iPod touch
non recenti (versioni precedenti alla terza generazione), che quindi restano
vulnerabili a una semplice visita a un sito Web ostile.
L’aggiornamento massiccio (pesa mezzo gigabyte) si installa tramite iTunes,
secondo la consueta prassi di Apple, e offre varie funzioni molto
desiderabili, come il
tethering
e l’hotspot personale. Degna di nota l’introduzione dell’obbligo di
reimmettere la password per gli acquisti fatti all’interno delle applicazioni,
in modo da evitare soprattutto ai bambini di
addebitare spese
senza rendersene conto.
Contemporaneamente è stata
pubblicata la nuova versione
di Safari, la 5.0.4, che risolve altri problemi di sicurezza per i computer
Apple (ben 62 falle). L’aggiornamento dovrebbe avvenire in modo automatico.
La disfida dei browser, edizione 2011
Strage di browser, e non solo, al consueto appuntamento annuale Pwn2Own del
CanSecWest, la gara di sicurezza
informatica che si tiene ogni anno a Vancouver. Gli esperti di sicurezza si
cimentano nell’impresa di violare la sicurezza dei principali programmi di
navigazione per computer e telefonini semplicemente usandoli per visitare un
sito appositamente confezionato: se ce la fanno, il computer o telefonino
diventa loro insieme a un premio in denaro. In cambio devono mantenere segreta
la tecnica usata per vincere e passarne i dettagli alle aziende produttrici di
software affinché rimedino alla vulnerabilità.
Anche quest’anno il bilancio non è rassicurante. Charlie Miller, già vincitore
di altre edizioni della gara, è riuscito a violare la sicurezza dell’iPhone,
rubandone la rubrica degli indirizzi attraverso una falla di Mobile Safari. La
falla esiste nella versione 4.2.1 del software dell’iPhone ed è rimediata
dall’aggiornamento alla versione 4.3, che è già disponibile.
Stephen Fewer ha bucato la sicurezza di Internet Explorer 8 su Windows 7 con
Service Pack 1 e si è aggiudicato 15.000 dollari e il laptop usato come
bersaglio. Safari di Apple è crollato in cinque secondi su un Mac dotato di
Mac OS X aggiornatissimo, e anche il Blackberry è
andato in tilt
grazie all’attacco
confezionato
da Vincenzo Iozzo, Willem Pinckaers e Ralf Philipp Weinmann.
Google Chrome, Firefox e Android se la sono cavata indenni nonostante il
premio
di 20.000 dollari offerto da Google per chi fosse riuscito a compromettere la
sicurezza di un PC con Windows 7 attraverso Chrome. Nessuno si è presentato
alla sfida per Chrome, probabilmente grazie al rattoppo massiccio pubblicato
da Google all’ultimo minuto.
Come se non bastasse, Nico Golde e Collin Mulliner hanno dimostrato l’SMS
della morte, capace di mandare in tilt temporaneamente o definitivamente buona
parte dei telefonini “normali” (non smartphone) semplicemente
mandandogli un messaggino.
Lunageddon: La Luna sarà più vicina il 19 marzo, causerà disastri?
Non sorprendetevi se la prossima Luna piena, prevista per il 19 marzo, vi
sembrerà più grande del solito: lo sarà veramente. La distanza fra la Terra e
la Luna, infatti, non è fissa, ma varia ogni mese secondo un ciclo ben
conosciuto. La Luna piena del 19 marzo avverrà quando il nostro satellite sarà
al perigeo, ossia alla distanza minima da noi (circa 356.000 chilometri), e questa
coincidenza produrrà una differenza di dimensioni visibile ad occhio nudo.
Naturalmente ci sono i
menagramo
che
temono
che questa vicinanza inconsueta causi terremoti, eruzioni e sconquassi d’ogni
sorta e parlano di “superluna” e
“Lunageddon”, notando che vicinanze analoghe durante la Luna piena si sono
verificate nel 1955, nel 1974, nel 1992 e nel 2005: tutti anni nei quali si
sono verificati cataclismi. Per esempio,
dicono, lo tsunami devastante che colpì l’Indonesia nel 2005 avvenne due settimane
prima di una “superluna”.
Ma un’occhiata a un buon sito di astronomia ridimensiona l’allarme: non fa
alcuna differenza se la massima vicinanza avviene durante la Luna piena o
durante un’altra fase lunare, e vicinanze simili a quella del 19 marzo
prossimo avvengono ogni mese. Quella che avverrà fra pochi giorni è la massima
degli ultimi 18 anni, ma non è un record particolarmente spettacolare.
Infatti il calcolatore di distanze massime e minime della Luna presso
Fourmilab.ch
chiarisce che il 19 marzo la Luna sarà più vicina alla Terra soltanto di circa
1700 chilometri rispetto alla sua massima vicinanza precedente, quello del 19
febbraio scorso. Inoltre si tratta di 1700 chilometri rispetto a una
variazione mensile di circa 49.000 chilometri (fra 407.000 e 356.000
chilometri): poca cosa, insomma.
Inconstant Moon
offre un disegno in scala del sistema Terra-Luna che chiarisce visivamente
questa variazione.
In realtà i cataclismi avvengono purtroppo in continuazione, ed è facile
trovare coincidenze con qualunque fenomeno periodico. Il massimo che ci si può
attendere, secondo gli astronomi, è una marea leggermente più pronunciata.
Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
Google perde la mail di 40.000 utenti
Google si è
dichiarata
“molto dispiaciuta” per l’inconveniente che ha colpito circa 40.000
utenti del suo servizio di posta Gmail, che si sono trovati con l’archivio di
posta inaccessibile o completamente vuoto. Nel giro di dodici ore Google ha
ripristinato circa un terzo delle caselle colpite, ma non sempre il recupero
dei dati è stato completo: ci sono utenti che lamentano la perdita di quattro
e più anni di mail e comprensibilmente non sono contenti.
L’errore di Google ha colpito un numero percentualmente molto basso di utenti
del servizio gratuito (circa lo 0,02% su 150 milioni di account), ma questo
non consola granché i malcapitati che fanno parte di questa piccola
percentuale.
Se l’inconveniente capitasse a voi, sapreste come gestirlo? C’è un metodo
semplice: fare una copia locale dell’archivio di posta, usando un programma di
posta vero e proprio, come Thunderbird, Outlook o Mail, invece di affidarvi
esclusivamente a Google. Se usate l’impostazione denominata IMAP, avrete sul
vostro computer una copia sempre sincronizzata del vostro archivio di posta:
se fate una copia periodica del contenuto del vostro computer (cosa da fare
sempre e comunque), avrete sempre la possibilità di ripristinare la posta da
questa copia.
Se ve la cavate con l’inglese, su Wired c’è una serie di
istruzioni
dettagliate su come procedere usando vari programmi per tutti i principali
sistemi operativi.
Il sito della CIA è inaccessibile; WordPress e Corea del Sud sotto attacco
Che sta succedendo? Ancora non si sa se ci sia un nesso o una causa comune, ma
sta di fatto che il sito della CIA, Cia.gov, è irraggiungibile anche per i
dipendenti, che non possono accedere alla propria mail, stando a una
dichiarazione di un portavoce raccolta dalla NBC; ma si tratta dei servizi non
riservati dell’agenzia governativa statunitense e di altri siti governativi.
WordPress, la popolarissima piattaforma per blogger, è stata attaccata poche
ore fa con un DDOS (Distributed Denial of Service) che è stato definito
“non banale”
da WordPress stessa e ha colpito i 18 milioni di blog ospitati e
(parzialmente) anche siti come Flickr, CNN e BBC con un flusso di vari gigabit
al secondo e decine di milioni di pacchetti al secondo. il fondatore di
WordPress, Matt Mullenwag, ha dichiarato che si è trattato del più vasto
attacco subito dall’azienda nei suoi sei anni di attività e che sospetta che
l’attacco abbia motivazioni politiche contro uno dei tanti blog in lingua
straniera (non inglese).
Nel frattempo in Corea del Sud sono sotto lo stesso genere di attacco DDOS il
sito del presidente, quello del servizio di intelligence, il ministero degli
esteri e della difesa, l’assemblea nazionale e anche il sito dei militari
statunitensi a Seul.
Il pensiero di molti commentatori è andato subito al gruppo Anonymous,
responsabile di numerosi attacchi informatici in questo periodo, ma non sembra
che il gruppo disponga dell’elevatissimo numero di computer necessari per
attacchi di massa come questi.
Mentre gli esperti preparano le contromisure, anche noi possiamo fare la
nostra parte: siccome questi mega-attacchi vengono effettuati utilizzando i
computer degli internauti infettati di nascosto, possiamo usare un antivirus
aggiornato e un firewall per verificare che il nostro computer non sia stato
zombificato e partecipi a nostra insaputa a queste vere e proprie guerre
cibernetiche.
Lunedì scorso (28 febbraio) LA2 ha trasmesso in prima serata un documentario,
Cielo blu, addio! di Patrick Pasin (disponibile in streaming presso
la2.rsi.ch), che ha presentato la teoria delle cosiddette “scie chimiche”, secondo la
quale le scie bianche che si vedono spesso dietro gli aerei sarebbero
pericolose perché ricche di metalli pesanti e altre sostanze inquinanti o
nocive.
Durante il programma è stato detto che queste scie conterrebbero
“bario, ossido di bario…, cloruro di bario, ossido d’alluminio, ossido di
titanio… trimetilalluminio,… rame, titanio, litio, carbonato di
calcio,… cadmio e anche plutonio… dibromuro di etilene, micoplasmi e
agenti virologici”.
Uno degli intervistati del documentario ha anche dichiarato che il passaggio
degli aerei fa sì che
“nell’arco di poche ore il cielo è completamente coperto da uno strato
uniforme che oscura il sole, quindi è una costante ormai di non avere più
delle giornate di sole vero ma delle giornate semioscurate o oscurate
completamente, tant’è che alcune volte all’una del pomeriggio i lampioni
della strada sono accesi”. Ha detto davvero così.
Va chiarito che le affermazioni fatte nel programma provengono da persone che
non sono esperte nel settore meteorologico o aeronautico e non sono supportate
da fatti. La teoria delle “scie chimiche” è già stata esaminata da esperti
qualificati, come i piloti di linea e i meteorologi, che l’hanno trovata priva
di fondamento: i piloti di linea hanno pubblicato presso MD80.it un ampio
dossier
che chiarisce le origini dei frequenti errori d’interpretazione da parte dei
non addetti ai lavori e la vera natura delle scie lasciate dagli aerei.
È tempo di aggiornamenti per (quasi) tutti
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Questa settimana c’è un vero e proprio carnevale di aggiornamenti. Siete
utenti di Firefox? È ora di aggiornarsi: è uscita la versione 3.6.14, che
risolve varie
falle di sicurezza. Adoperate Thunderbird per la posta? Anche per voi c’è un aggiornamento,
alla versione 3.1.8, che tura
un po’ di falle. Avete, come praticamente tutti, Flash nel vostro computer? Anche quello va
aggiornato. Cliccando
qui potete
verificare se avete la versione più aggiornata per la vostra specifica
combinazione di sistema operativo e di browser. Se non l’avete, potete
scaricarla da Adobe
qui.
Nota:il giorno dopo la messa in onda della puntata sono stati rilasciati
ulteriori aggiornamenti, rispettivamente alla 3.6.15 di Firefox e alla 3.1.9
di Thunderbird.
Non è finita: se siete utenti di iTunes, per voi c’è l’aggiornamento di
sicurezza di iTunes per Windows e Mac OS X, che tura ben 57 falle in questo
programma (alcune in grado di permettere a un aggressore di prendere il
controllo del vostro computer semplicemente visualizzando un’immagine o
visitando un sito-trappola) e lo porta alla versione 10.2, scaricabile
qui se non viene attivato
automaticamente.
Chi usa le varie versioni di Windows e Microsoft Office, inoltre, si prepari
all’aggiornamento di sicurezza che arriverà martedì prossimo e che ripara una
falla critica e due importanti, secondo l’avviso di Microsoft.
Per concludere c’è un aggiornamento anche per chi usa Chrome, il browser di
Google, che ripara
diciannove vulnerabilità. L’aggiornamento, che porta Chrome alla versione 9.0.597.107 per Linux,
Windows e Mac OS X, dovrebbe essere automatico, ma in ogni caso la versione
nuova di Chrome è scaricabile qui.
L’account Twitter di
Ashton Kutcher,
l’attore noto a molti come mister Demi Moore, è stato violato da un aggressore
informatico, che ne ha preso il controllo. L’intrusione sta facendo scalpore
perché Kutcher è uno dei twitteratori più seguito di questo social network,
con oltre sei milioni di follower (lettori).
Anche le motivazioni dell’attacco suscitano clamore perché sono molto
insolite: invece del consueto furto d’identità a scopo criminale, la
sottrazione dell’accout Twitter di Kutcher sembra essere motivata dal
desiderio di diffondere al massimo numero possibile di utenti la
consapevolezza della vulnerabilità di Twitter quando vi si accede tramite una
rete non protetta, in particolare tramite i servizi Wifi pubblici. La
violazione è avvenuta probabilmente mentre Kutcher partecipava al TED, un
convegno internazionale di cervelloni provenienti da vari campi, informatica
compresa.
Probabilmente Kutcher ha usato una rete Wifi aperta per aggiornare Twitter e
uno degli innumerevoli smanettoni presenti al convegno ha intercettato i suoi
dati usando programmi (plug-in) semplicissimi come
Firesheep.
Il messaggio che campeggia in questo momento sulla pagina Twitter di Kutcher
(twitter.com/aplusk), dice
“Ashton, sei stato fregato [punk’d, con riferimento a un suo
popolare show].
Questo account non è protetto. Dov’è il mio SSL?” e
“PS Questo è per tutti i giovani che stanno manifestando nel mondo e
che non meritano di farsi violare gli account Facebook e Twitter così:
SSL”.
Il riferimento all’SSL riguarda l’attivazione della modalità protetta
(cifrata) di accesso a Twitter, che molti utenti non adoperano e che Twitter
ha reso ufficialmente disponibile ieri (basta digitare
https://twitter.com). Il guaio è che
l’attivazione non è obbligatoria e molti utenti non sanno neanche che esiste
questa vulnerabilità. L’intrusione nell’account di Kutcher serve ad avvisare
sei milioni di twitteratori in un sol colpo: è insomma a fin di bene, a quanto
risulta finora. Conviene cogliere l’occasione per non fare la stessa fine,
anche se non avete sei milioni di seguaci, e attivare l’accesso HTTPS,
assicurandosi di farlo anche sui dispositivi mobili che usate per aggiornare
il vostro account Twitter.
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