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Come conservare una pagina Web per dimostrarne lo stato passato

Arriva da una follower del Disinformatico, Sara, una domanda molto frequente: come si fa a conservare una pagina Web, in modo da dimostrare cosa conteneva a una certa data?

Scaricarla sul proprio computer non è una buona soluzione: potreste trovarvi accusati di aver falsificato o alterato la copia scaricata. Serve un servizio indipendente e imparziale, universalmente riconosciuto.

Ci sono vari siti di questo genere ai quali si può dare il link di una pagina e chiederne l’archiviazione: i più gettonati sono Archive.is, Freezepage.com e WebCite. Funzionano molto bene, fornendo non solo una copia completa e inalterabile di una pagina ma anche un’indicazione dell’istante preciso in cui è stata creata la copia e un link abbreviato per citare comodamente la copia archiviata.

Ma il decano dell’archiviazione, attivo da vent’anni, è Archive.org, il più grande archivio storico di pagine di Internet del mondo. Archive.org offre un servizio di salvataggio istantaneo delle pagine Web, raggiungibile presso Archive.org/web/, dove trovate l’opzione Save Page Now.

“Conferenza stampa straordinaria” della NASA il 22/2? Calma: gli alieni non c’entrano

“Conferenza stampa straordinaria” della NASA il 22/2? Calma: gli alieni non c’entrano


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/02/22 21:38.

A proposito della “conferenza stampa straordinaria” indetta per domani (22 febbraio) dalla NASA, frenate i vostri entusiasmi, specialmente se siete ufologi: come consueto, i dettagli della conferenza stampa (immagine qui accanto) sono già stati comunicati ai giornalisti accreditati, con richiesta di tenerli riservati fino al 22 febbraio alle 19 ora italiana.

Rispetterò la richiesta di embargo, citando soltanto quanto già annunciato dalla NASA, ma vorrei tranquillizzare gli scalmanati: no, non è stata scoperta la vita su un altro mondo, non stanno per arrivare gli alieni sulla Terra, non sono state scoperte le prove che gli UFO sono visitatori da un’altra dimensione, la sonda Voyager non ha inviato verso Terra messaggi in lingue sconosciute captate negli abissi interstellari ed Elvis Presley non è stato fotografato nudo su Marte.

Per ora posso solo dire che si tratta di una bella notizia astronomico/spaziale e citare la NASA, che parla già pubblicamente di “scoperta al di fuori del nostro sistema solare… riguardante pianeti che orbitano intorno a stelle diverse dal nostro Sole, noti come esopianeti.”

Quindi datevi una calmata, fufologi e complottisti, e cogliete invece l’occasione per scoprire come funziona realmente la diffusione delle notizie nella scienza e capire che tenere segreta una grande scoperta scientifica è praticamente impossibile.

Funziona così: i giornalisti che si occupano di scienza, come il sottoscritto, possono chiedere di ricevere in anteprima le notizie scientifiche. Basta inviare una richiesta apposita a servizi come EurekAlert, dimostrare di scrivere articoli scientifici (nel mio caso, quelli su Le Scienze), firmare un accordo di riservatezza, e il gioco è fatto: arrivano via mail le notizie con qualche giorno d’anticipo rispetto alla divulgazione. Il servizio è gratuito.

Perché si fa così? È una congiura del silenzio? No, è semplicemente una questione di praticità e coordinamento. Chi vuole assistere di persona alla conferenza stampa che copre la notizia deve avere il tempo di prenotare un viaggio in treno o in aereo per raggiungere il luogo della conferenza; chi deve preparare gli articoli deve avere il tempo di scriverli; chi li impagina deve avere il tempo di farlo e deve avere le immagini di accompagnamento; chi stampa e distribuisce giornali e riviste deve avere il tempo di stampare e distribuire.

Non solo: si chiede l’embargo in modo che nessun giornalista “bruci” la notizia e faccia un finto scoop anticipando a tradimento i colleghi. È una scorrettezza che spesso si paga cara: chi non la rispetta rischia di non ricevere più le anteprime e quindi di essere tagliato fuori.

Se vi iscrivete, non aspettatevi notizie sensazionali a getto continuo: quasi tutto quello che ricevo nelle anteprime di stampa è di una noia mortale. L’unica cosa divertente, a volte, è vedere come gli autori cercano di pompare i propri articoli usando titoli con giochi di parole o riferimenti al cinema al limite della disperazione.

Se volete saperne di più, potete leggere questo articolo di Cattivamaestra.it.

In sintesi: qualunque scoperta significativa deve circolare così tanto fra gli addetti ai lavori, puramente per motivi tecnici, che immaginarsi colossali bavagli collettivi di lunga durata è segno che avete visto troppi brutti film di fantascienza. Provate a guardare quelli belli (come Arrival) e a leggere qualche rivista scientifica invece di imbambolarvi davanti ai deliri di qualche Youtubero che non è mai cresciuto.

2017/02/22 21:38

L’embargo è finito e la notizia è ormai di dominio pubblico (leggete la versione dell’ESO in italiano): un gruppo internazionale di astronomi ha trovato un sistema solare, a 40 anni luce dalla Terra, che include ben sette pianeti di dimensioni simili a quelle della Terra. Tre di questi pianeti si trovano nella fascia di abitabilità della stella nana intorno alla quale orbitano, in condizioni che consentirebbero la presenza di acqua liquida e di oceani. Questo non vuol dire che siano abitabili o abitati o che abbiano un clima come quello terrestre: Venere, per esempio, è di tipo terrestre, ma è un inferno con temperature al suolo di 400°C e oltre.

La scoperta è interessante perché è la prima volta che vengono trovati sette esopianeti di tipo terrestre intorno a una medesima stella. La stella, denominata TRAPPIST-1, è molto piccola (l’8% del nostro Sole, poco più grande di Giove) e dalla Terra si vede nella costellazione dell‘Acquario. Le piccole dimensioni della stella consentono ai suoi pianeti di orbitare vicinissimi ad essa (se questi mondi orbitassero intorno al Sole, starebbero tutti ben all’interno dell’orbita di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole).

Va chiarito che non abbiamo immagini di questi mondi: per ora sappiamo solo che esistono perché gli astronomi hanno rilevato il loro passaggio davanti alla loro stella (dal nostro punto di osservazione), che ha ridotto lievemente la luminosità della stella. Tutte le immagini che vedrete in circolazione sono illustrazioni basate su ipotesi. Per conoscere dettagli della superficie e delle atmosfere di questi mondi bisognerà attendere la prossima generazione di telescopi, già in costruzione.

Come dicevo, è una bella scoperta, ma non è nulla di sconvolgente o misterioso.

I Panama Papers dimostrano il bisogno di crittografia libera per avere giornalismo libero

I Panama Papers dimostrano il bisogno di crittografia libera per avere giornalismo libero

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/04/05 16:00.

Mezzo mondo è in subbuglio per la rivelazione degli intrallazzi miliardari di politici, capi di stato, imprenditori e celebrità che hanno usato società offshore panamensi per nascondere al fisco i loro lauti guadagni (come ha fatto il padre del primo ministro britannico David Cameron) e per finanziare guerre eludendo la foglia di fico delle varie forme di embargo. I Panama Papers sono probabilmente il più grande archivio di segreti impresentabili della storia del giornalismo. E abbiamo quest’archivio grazie alla crittografia.

Molti colleghi si stanno un po’ perdendo nel far notare la presenza, fra gli elenchi dei coinvolti, di quel tale calciatore o di quel talaltro attore o politico o manager, o di questa o quell’altra banca svizzera, ed è passato in secondo piano (o forse è stato proprio ignorato) il dettaglio fondamentale che tutto questo scoperchiamento della cloaca delle società scudo è stato reso possibile dal fatto che la fonte segreta dei 2,6 terabyte di dati scottanti rivelati ha contattato un giornalista della Süddeutsche Zeitung, Bastian Oberway, tramite una chat cifrata. La fonte non ha voluto incontrare di persona nessuno perché la sua vita è, piuttosto ovviamente, in pericolo. Sputtanare i potenti della Terra di solito ha un prezzo molto alto: non lasciare tracce è vitale. I giornalisti di un numero straordinario di redazioni di vari paesi hanno potuto lavorare in segreto per un anno, comunicando e condividendo dati, grazie alla crittografia.

Ora magari anche ai più cocciuti sarà chiaro il motivo per il quale così tanti governi se la prendono con la crittografia forte e la vogliono bandire. Non è questione di lotta al terrorismo, come dicono continuamente: i terroristi difficilmente rispetteranno un divieto di usare la crittografia. È questione di controllare il dissenso.

Se i giornalisti non sono più in grado di comunicare in modo riservato, se non possono più contattare le proprie fonti confidenziali, se sanno che tutto quello che dicono è intercettato e intercettabile, non possono più fare il proprio lavoro fondamentale di criticare chi è al potere e smascherarne gli abusi e le bugie. Non è teoria: nel mio piccolo, di recente mi sono trovato proprio nella situazione di dover proteggere una fonte dalle ritorsioni e questa protezione si è basata per necessità sulla crittografia.

A costo di sembrare retorico, insomma, credo che senza una stampa libera di criticare i potenti non si abbia democrazia, e i fatti di queste ore dimostrano che senza la crittografia non si possa avere stampa libera. Per cui senza crittografia non c’è democrazia.

2016/04/05 9:30. Aggiungo che abbiamo quest’archivio grazie anche alla mancanza di crittografia. Mossack Fonseca, lo studio legale panamense al centro dello scandalo, non cifrava la trasmissione della propria mail. Segnalo inoltre che non si tratta “soltanto” di evasione fiscale (che comunque toglie risorse ai cittadini), ma anche di finanziamenti occulti di guerre come quella che sta devastando la Siria, come racconta questo video.

2016/04/05 12:30. Come al solito è già partita la costruzione delle tesi di complotto da varie parti (compresi i politici coinvolti, oltre che i complottisti che vedono torbido anche nell’acqua distillata) e si fa notare che mancano figure statunitensi, ergo sarebbe un complotto americano (perché son sempre e solo gli americani che complottano). Una possibile risposta a quest’assenza (ammesso che non sia temporanea) è che se sei americano i rifugi fiscali li hai in casa.

2016/04/05 16:00. Cominciano a emergere i primi nomi americani, compresi quelli di alcuni personaggi noti come David Geffen e Tina Turner; altri sono in arrivo.

Fonti aggiuntive: Punto Informatico, L’Espresso.

Incidente aereo TransAsia, com’è cambiato il giornalismo

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Poche ore fa è precipitato un aereo della TransAsia a Taipei. Si tratta del volo GE235, con circa 50 persone a bordo. Sono in corso le operazioni di soccorso. Questo è l’impressionante flusso di notizie che mi è arrivato via Twitter.

flightradar24
Playback of the short TransAsia ATR 72-600 flight #B22816 that ditched in Keelung River http://t.co/2A3qxhTfJ4 http://t.co/wMnsAkUy3Y
04/02/15 04:55

flightradar24
TransAsia flight #GE235 was flown by an ATR 72-600 with registration B-22816. Construction number 1141. Delivered 15. Apr 2014.
04/02/15 04:59

flightradar24
Maximum speed for #GE235 was 116 kts directly after take off. Maximum altitude was 1350 feet http://t.co/2A3qxhTfJ4 http://t.co/tMqSaLTaId
04/02/15 05:05

flightradar24
Picture of TransAsia Airways ATR 72-600 B-22816 aircraft that ditched in river after take off http://t.co/avoO7mzhq3 http://t.co/DSJAR4se9v
04/02/15 05:12

flightradar24
TransAsia Airways #GE235 was a flight from Taipei to Kinmen. It crashed less than 3 minutes after take off http://t.co/Prpj1emK2y
04/02/15 05:14

reportedly
Livestream of the rescue operation of TransAsia crash in Taipei river https://t.co/nMM5gC2mKC http://t.co/DrNkHslG2T
04/02/15 05:29

reportedly
Another video of TaiPei crash: https://t.co/lyYfubtcxG
04/02/15 05:31

reportedly
Trying to triangulate where #GE235 went down. Looks like somewhere around here: http://t.co/rRDvvJLBCi
04/02/15 05:41

reportedly
Background on #GE235. Crashed not long after takeoff. http://t.co/HvpavBlYIt
04/02/15 05:44

reportedly
The layout of the ATR 72-600 the plane for flight #GE235: http://t.co/EhI9u0z2vh
04/02/15 06:08

reportedly
What appears to be the full video of @Missxoxo168 dash cam of #GE235 crash. Trying to find original source: https://t.co/cE3yvucU2E
04/02/15 06:26

BBCBreaking
This remarkably close image taken moments before #TransAsia crash (Credits: @Missxoxo168) http://t.co/0fOyD5zUrR http://t.co/NtwdmJyZxp
04/02/15 07:06

reportedly
The CAA’s official word on the crash of flight #GE235. 58 on board, 16 rescued. http://t.co/9vTuTM5QCb
04/02/15 07:32

flightradar24
The distance between the runway where #GE235 took off & river where it crashed is about 5 km http://t.co/2A3qxhTfJ4 http://t.co/ISY0rw3fF7
04/02/15 07:32

AirlineReporter
Photo of the cab hit as #GE235 flew over the freeway… very lucky http://t.co/pdjS4gPCmZ http://t.co/TMOGmT0e5g
04/02/15 07:26

reportedly
Pilot flying #GE235 had 4,914 flight hours and his co-pilot, 6,922. via @flightglobal http://t.co/mbdIDZv3Wz
04/02/15 08:08

Pubblico qui soltanto il testo dei tweet, senza mostrare le immagini e i video che li accompagnano, per non scadere nella pornografia dei disastri, perché vorrei lasciare da parte per un momento la drammaticità della notizia e il rammarico per le vittime e riflettere su come è cambiato il modo di fare informazione.

Nel giro di un paio d’ore, qualunque giornalista (ma anche qualunque lettore) che usi Internet e sappia l’inglese ha già a disposizione vari video dell’incidente, ripresi dalle dashcam sempre più pervasive, una mappa della zona dell’incidente, una foto d’archivio dell’esatto aereo coinvolto e persino i principali dati tecnici del volo, registrati e acquisiti in tempo reale. Impressionante.

Questo è il giornalismo che si può fare oggi, se si usano con intelligenza e competenza i mezzi informatici. Per chi è rimasto alla telescrivente e al copiaincolla dell’ANSA, si tratta di adeguarsi oppure perire per irrilevanza.

Come linkare un sito senza regalargli popolarità

Vi capita di voler segnalare su un blog o su un social network un sito discutibile, truffaldino o fraudolento, per invitare gli altri a starne lontano o a non credere a quello che pubblica? A me, come potete immaginare, capita spesso. Il problema di linkare un sito è che gli si regala popolarità nei motori di ricerca, che spesso basano le proprie classifiche sul numero di altri siti che li linkano.

C’è una soluzione pratica: DoNotLink.com, che oltre a creare un link abbreviato impedisce che il sito citato acquisisca importanza nei motori di ricerca. Per usarlo (è gratuito) basta anteporre http://www.donotlink.com/” all’indirizzo del sito da boicottare.

Lezione di giornalismo: Jeremy Paxman

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questi due video mostrano come un vero giornalista, Jeremy Paxman, tratta i politici e i governanti che tentano di eludere le domande. Dal quarto minuto in poi, Paxman ripete a Michael Howard (che fino a pochi giorni prima era ministro dell’interno) la stessa domanda dodici volte:

Un altro esempio: Paxman, di fronte all’evasività e all’impreparazione di Chloe Smith, segretario economico del ministero del tesoro britannico, le chiede apertamente negli ultimi secondi: “ma non le viene mai il dubbio di essere incompetente?”.

Se volete sapere chi è Jeremy Paxman e conoscere la sua storia, che si conclude dopo 25 anni di conduzione di Newsnight per la BBC ed è stata una delle mie figure di riferimento quando mi sono avvicinato al giornalismo, cominciate da qui. Poi confrontate questi video con qualunque intervista di un giornalista italiano a un politico. Preparate i fazzolettini.

Credo che ogni giornalista che voglia ritenersi degno di questo titolo dovrebbe imparare da lezioni come queste. E non mi si dica che però queste lezioni sono in inglese: se volete fare il giornalista oggi e non sapete l’inglese, non avete capito cos’è il giornalismo.