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Disinformatico radio 2013-03-15, podcast pronto

È disponibile il podcast della puntata di ieri del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli d’accompagnamento:

Aggiungo, sul tema dei nomi infelici di prodotti, il mitico VINCULO, da leggere naturalmente con l’accento sulla I e non sulla U. Grazie a @latente_flickr per la segnalazione.

Disinformatico radio, podcast del 2012/09/21

È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto:

Google infetto? No, scivolone di Microsoft

Google infetto? No, scivolone di Microsoft

No, Google non è infetto; è l’antivirus di Microsoft che sbaglia

Da Krebs On Security

Brian Krebs segnala che l’aggiornamento di San Valentino dell’antivirus di Microsoft (Security Essentials) ha qualche problemino: crede che Google sia un sito infetto. Lo identifica come malware JS/Blacole.BW. Le segnalazioni su Microsoft Technet abbondano. Ne parla anche l’Internet Storm Center.

Microsoft ha confermato il problema e dovrebbe aver già rilasciato l’aggiornamento/correzione quando leggerete queste righe. Non vengono cancellati o isolati file essenziali, come è successo in altri casi ad altri antivirus, ma è comunque una figura imbarazzante.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “attilio.criv*”.

Falsi antivirus carogna coinvolgono Microsoft

Falsi antivirus carogna coinvolgono Microsoft

Antivirus fasulli estorcono denaro spacciandosi per servizi Microsoft

I criminali informatici ne inventano ogni giorno una nuova. Stavolta sono riusciti anche a creare l’illusione di essere sponsorizzati da Microsoft.

Secondo le segnalazioni di Sunbelt Software, sta infatti circolando un falso antivirus, chiamato DefenceLab, che una volta installato porta l’utente-vittima a una pagina del sito di supporto tecnico di Microsoft, ma ne altera il contenuto per far sembrare che Microsoft sia un garante dell’antivirus.

Insieme a una scansione simulata del computer e a una finestra di dialogo che imita quelle del Centro Sicurezza di Windows, l’illusione è molto convincente e rischia di far abboccare molti utenti Windows.

Lo scopo del raggiro è puramente monetario: convincere la vittima a comperare la versione a pagamento dell’antivirus. Il sito (che non linko qui per non favorire la truffa e non essere segnalato dagli antivirus come vettore di infezioni) ha un’aria seria e rispettabile e raccoglierà volentieri i vostri soldi, se non state attenti. Il modo migliore per difendersi da questo genere di trappole è evitare di scaricare da Internet prodotti sconosciuti: se cercate un antivirus, chiedete ad amici e colleghi esperti quale usano loro.

Il punto su Conficker

Il punto su Conficker

Conficker, tanto rumore per nulla? Fate l’esame della vista per sapere se siete infetti

La fatidica data del primo d’aprile, alla quale il virus/worm Conficker avrebbe dovuto devastare Internet secondo alcune fonti (ne trovate qui su Sophos.com una bella compilation), è passata e non è successo nulla di significativo. È soltanto clamore inventato dai media per aumentare gli ascolti o c’è sotto qualcosa di concreto?

Sicuramente i titoli incentrati sulle catastrofi informatiche del primo d’aprile sono stati esagerati. Quello che è concreto è che in quella data Conficker doveva cambiare l’algoritmo che gli dice quali siti contattare per ricevere istruzioni dai suoi padroni, adottandone una versione molto più difficile da contrastare.

Ma il fatto che questa data sia passata senza novità vistose non significa che si può abbassare la guardia: ci sono tuttora alcuni milioni di computer infetti, in giro per il mondo (le stime variano da 2 a 15 milioni), che sono a tutti gli effetti agli ordini dei padroni di Conficker.

Il virus (più propriamente worm) è riuscito a infettare le reti informatiche della Camera dei Comuni nel Regno Unito e delle forze militari di Francia, Germania e Regno Unito. Quest’orda di computer può essere usata in qualsiasi momento per qualunque scopo. Si presume che lo scopo sia, in un modo o nell’altro, il lucro illecito.

Alcuni mesi fa è stato creato il Conficker Working Group, un consorzio di società di sicurezza informatica, che ha recentemente scoperto una sorta di “impronta digitale” di Conficker che ne facilita enormemente l’identificazione. Questo consorzio segnala che Conficker si sta evolvendo: le versioni A e B del virus annidate nei computer infetti in giro per il mondo sono state aggiornate dai suoi padroni alla versione più recente, etichettata Conficker.C, Conficker.D o Downadup.C, che ha cambiato comportamento: non cerca più nuove vittime tramite le connessioni di rete e le penne USB, e invece di aggiornarsi contattando una vastissima serie di siti che cambia continuamente, come ha fatto finora, cerca gli aggiornamenti con un metodo peer-to-peer, contattando altre macchine infette.

Il CWC è riuscito a sabotare buona parte dei tentativi di aggiornamento di Conficker, ma persiste uno zoccolo duro di macchine infette e aggiornate. La difesa si articola su alcuni punti principali:

  • Conficker agisce soltanto su computer Windows: gli utenti Mac e Linux sono immuni ma potrebbero subire gli effetti collaterali di eventuali azioni su vasta scala da parte del virus (se Conficker intasa Internet o devasta un sito, la risorsa diventa inaccessibile per tutti i computer, di qualunque tipo).
  • Ogni file ricevuto, da qualunque fonte, va controllato con un antivirus aggiornato.
  • Tutti i principali antivirus sono in grado di riconoscere Conficker nelle sue varianti.
  • Dato che molte macchine sono ancora infette con la vecchia variante di Conficker, bisogna continuare a fare attenzione nel condividere penne USB e connessioni di rete.
  • Usate password non banali: Conficker è in grado di decifrare quelle più comuni.
  • Uno dei sintomi d’infezione è che i siti dei produttori di antivirus diventano inaccessibili, e per questo è stato creato un “esame della vista” anti-Conficker, disponibile qui, che si basa sul principio di mostrarvi i loghi delle principali società antivirali, tratti direttamente dai loro siti: se li vedete, vuol dire che siete in grado di accere a questi siti e quindi è improbabile che siate infetti da Conficker.
  • Come sempre, gli aggiornamenti di sicurezza di Microsoft, già disponibili da tempo, devono essere installati per turare la vulnerabilità che aveva permesso la propagazione iniziale di Conficker; in particolare deve essere installato l’aggiornamento MS08-67.

Se scoprite di essere già infettati da Conficker, niente paura: contattate un tecnico esperto oppure, se sapete come funziona il vostro PC, scaricate e adoperate uno dei vari strumenti di rimozione gratuiti (Sophos; Symantec; F-secure; McAfee).

Qui sotto trovate una mappa non molto rassicurante delle infezioni di Conficker, tratta dal sito del Conficker Working Group.

Antivirus gratuito per Mac, istruzioni

Antivirus gratuito per Mac, istruzioni

Come installare l’antivirus gratuito per Mac di Sophos

Visto che sto usando l’antivirus per Mac OS X di Sophos da un paio di settimane senza rallentamenti del computer e mi sto accorgendo di quanto malware ricevo soprattutto via mail, presumo che la stessa cosa possa accadere anche a voi e quindi penso possano essere utili delle istruzioni su come si installa questo antivirus, il cui difetto principale sembra essere la mancanza di un nome conciso: Sophos Antivirus for Mac Home Edition non scorre granché bene sulla lingua, per cui d’ora in poi lo chiamerò Sam.

Per prima cosa, controllate di essere connessi a Internet con il vostro Mac e di soddisfare due requisiti:

  1. Siete utenti Mac non commerciali
  2. Avete un Mac (Intel o PowerPC) con Mac OS X 10.4 (Tiger) o superiore

Fatto questo, andate a questo link del sito in inglese di Sophos e cliccare sul pulsante azzurro Free Download. Salvate il file savosx_72_he.dmg (60 MB) che vi viene proposto e poi apritelo.

Compare sullo schermo una finestra: ignorate pure l’icona Before You Install e fate doppio clic sull’icona della scatola (etichettata Sophos Anti-Virus Home Edition.mpkg).

Mac OS X vi chiede se siete sicuri di voler continuare. Cliccate su Continua. Nella schermata di benvenuto (in italiano, se il vostro Mac è configurato in questa lingua), cliccate su Continua. Nella schermata Informazioni importanti (in inglese nonostante il titolo), cliccate ancora su Continua; idem quando compare la licenza d’uso. Quando compare la richiesta di accettare la licenza, cliccate su Agree.

Scegliete il disco sul quale volete installare Sam e cliccate su Continua e poi ancora su Continua e Installa. Mac OS X vi chiederà la password d’utente o di amministratore: dategliela. Inizia la scrittura dei file sul disco. Al termine, cliccate su Continua e poi su Chiudi.

Chiudete pure le finestre d’installazione. Nella barra superiore della schermata del Mac compare uno scudo nero, sul quale potete cliccare per gestire l’antivirus (per esempio scaricando subito gli aggiornamenti con Update Now). Non occorre riavviare il Mac. Se siete curiosi di sapere se siete portatori sani di qualche virus per Windows (di solito Sam rileva principalmente questo tipo di malware), cliccate sullo scudo e poi scegliete Scan Local Drives. Buon divertimento, e non abbandonate la consueta prudenza solo per il fatto di avere un Mac e anche un antivirus.

Microsoft nega di aver declassato Claria nel proprio antispyware

Microsoft vuole acquistare Claria e spunta un “piccolo” conflitto di interessi

Microsoft smentisce che il proprio antispyware faccia favoritismi verso il produttore di adware Claria. A quanto pare, Microsoft è in trattativa per acquistare Claria, ma alcuni ricercatori di sicurezza hanno indicato che da quando è iniziata la trattativa, Microsoft ha declassato il livello di pericolo costituito dal software sparapubblicità di Claria.

Secondo Microsoft, si tratterebbe invece di un declassamento necerssario per essere “equi e coerenti con il modo in cui Windows Antispyware (beta) tratta il software analogo prodotto da terzi”. Mancano però esempi di chi siano questi “terzi”.

Anche se l’antispyware Microsoft si è meritato le lodi di molti per la sua qualità, quindi, è necessario diffidare di un prodotto che si presta a conflitti d’interesse.

Fonte: Slashdot

Figuraccia per ZoneAlarm a pagamento

Allarme per ZoneAlarm

PI: ZoneAlarm, un update che sa di bug: “L’ultimo update disponibile, rilasciato ufficialmente il 9 giugno, ha causato crash in oltre 50mila computer… Il bug riguarda solamente le versioni commerciali del software, destinate soprattutto all’utenza aziendale su piattaforme Windows XP.

Molti utenti hanno lamentato che all’apertura del browser Internet Explorer, DLL di True Vector causano inaspettatamente il blocco della macchina non appena inizia la ricezione di dati dalla Rete.

L’azienda dichiara di avere giàidentificato ed eliminato il problema… Zone Labs si scusa pubblicamente con i numerosi clienti in tutto il mondo.”

[IxT] Acchiappavirus: aggiornamento di AVG

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “Big Slave Anto”, “gabrieleruf****” e Giacomo A. da Rosate.

Alcuni lettori che usano AVG come antivirus si sono preoccupati per l’annuncio pubblicato sul sito della Grisoft, casa produttrice di AVG, interpretandolo come la fine della versione gratuita del programma.

In realtà quello che finisce è il supporto della versione 6.0 di AVG, che non verrà più aggiornata a partire dal 31/12/2004. Tuttavia è già disponibile, e continuerà ad essere gratuita, la versione 7.0, che ha cambiato interfaccia e funzionamento.

Con AVG 7.0 non è più necessario richiedere il codice di attivazione. si scarica e basta. L’interfaccia non è delle più limpide, perché si è costretti a saltare fra due finestre principali, ma a caval donato non si guarda in bocca.

Per facilitare la transizione e tenere aggiornato il mio libro “L’acchiappavirus”, ho scritto e messo online un capitoletto-bonus che spiega come scaricare, installare e configurare AVG 7.0 nelle sue funzioni di base. Lo trovate su Attivissimo.net.

Maggiori informazioni su “L’acchiappavirus”, su come scaricarlo e leggerlo gratis e, se vi va, comperarlo in libreria, sono qui.

Più sicuro navigare nei siti porno che negli altri?

Più sicuro navigare nei siti porno che negli altri?

Avast: i siti osé sono meno infetti di quelli regolari

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “rikyt*” e “marco.po*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Uno dei luoghi comuni di Internet sembra essersi infranto di fronte alla ricerca effettuata dal produttore praghese di antivirus Avast: i siti a luci rosse non sono il ricettacolo di virus informatici che molti sospettano. Possono causare danni di altro genere, ma probabilmente non informatici.

Secondo questa ricerca, per ogni dominio per adulti infettato da malware identificato dalla società antivirale ce ne sono “99 altri con contenuti perfettamente legittimi [non pornografici, insomma] che sono anch’essi infetti”.

La ricerca presenta vari esempi: il sito inglese della Vodafone è risultato infetto, almeno fino alla mattina del 28 giugno scorso, con una trappola nella sezione dedicata agli smartphone Blackberry. La trappola, ora disattivata, sfruttava la recente falla non ancora risolta del Centro sicurezza di Windows XP, classificata come CVE-2010-1885, che ho descritto altrove. Altri siti non erotici infetti sono il brasiliano Baixaki, un sito alberghiero inglese e vari siti di piccole imprese tedesche.

Per contro, i siti pornografici sono sorprendentemente privi di infezioni informatiche. Una trasformazione notevole rispetto al passato di Internet, quando questo genere di siti era il principale ricettacolo di dialer e altre porcherie informatiche che poi sono state eliminate dai progressi dei browser e dal passaggio dal dialup all’ADSL. L’ipotesi è che questa inaspettata pulizia sia dovuta al fatto che questi siti dipendono completamente dai propri visitatori per i propri guadagni e hanno quindi a cuore la loro sicurezza, mentre le attività che gestiscono siti regolari di norma hanno altre fonti di guadagno e quindi tendono a preoccuparsi di meno del benessere informatico dei propri utenti.

Il responsabile tecnico di Avast si è affrettato a precisare che “non intendiamo consigliare agli utenti di cominciare a cercare contenuto erotico, ma le statistiche sono chiare”. Un altro mito di Internet, insomma, è stato messo a nudo.

Fonti: Dailytech, The Register, Slashdot.