È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della
Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto: lo trovate presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto) e qui sotto.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
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e
Spotify.
Buon ascolto, e se vi interessano il testo di accompagnamento e i link alle fonti di questa puntata, sono qui sotto.
—
[CLIP: Gente che grida perché crede di aver visto fantasmi – da
YouTube]
Su
TikTok
e YouTube ci sono
molti
video
che mostrano persone che percorrono lentamente una strada interna di un
cimitero a bordo di una Tesla e si spaventano perché l’auto segnala sul
proprio schermo che vicino al veicolo c’è qualcuno che loro non vedono. Di
solito questi video sono accompagnati da musica inquietante e da reazioni
esagerate, che non si sa se siano sincere o recitate. Ma il tema è sempre lo
stesso: le Tesla vedono i fantasmi. Perlomeno secondo chi pubblica questi
video.
[CLIP: Persone che gridano perché credono di aver visto fantasmi]
Questa è la storia di come un TikTok Challenge in salsa paranormale ha creato
un mito, spaventa gli animi sensibili ed è un’occasione per capire meglio come
funziona realmente il riconoscimento delle immagini tramite intelligenza
artificiale, perché sbaglia e vede “fantasmi”, e soprattutto perché è
importante essere consapevoli che questi suoi sbagli possono diventare
realmente pericolosi.
Benvenuti alla puntata del 19 maggio 2023 del Disinformatico, il
podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie
strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Prima di tutto, è importante chiarire che i video di “fantasmi” avvistati
dalle auto Tesla mostrano un fenomeno reale, nel senso che è davvero
possibile che sullo schermo principale di queste automobili, quello che mostra
l’ambiente intorno al veicolo, compaiano sagome di persone che non esistono.
Ma non c’è nulla di ultraterreno o paranormale: si tratta di un effetto
frequente delle tecnologie usate da questo tipo di auto.
Le auto di Tesla e di molte altre marche sono dotate di telecamere perimetrali
che guardano in tutte le direzioni. Le immagini di queste telecamere vengono
inviate al computer di bordo, che le analizza e, nel caso di Tesla, mostra
sullo schermo in cabina un’animazione tridimensionale schematica degli oggetti
che sono stati identificati da questa analisi: le strisce di delimitazione
della corsia, i cartelli stradali, i semafori, i veicoli e i pedoni.
Questa animazione è basata sul riconoscimento automatico delle immagini. Il
software di bordo è stato addestrato a riconoscere gli oggetti mostrandogli
moltissime fotografie di vari oggetti e indicandogli il tipo di oggetto
mostrato, esattamente come si fa con un bambino per insegnargli a riconoscere
le cose che gli stanno intorno. Ma le somiglianze finiscono qui, perché il
software usa un sistema molto differente da quello umano per identificare gli
oggetti.
La differenza fondamentale, semplificando molto, è che il software si basa
esclusivamente sulle immagini, cioè sulle forme e i colori, mentre una persona
usa anche il contesto, ossia informazioni come la distanza, il tipo di
ambiente in cui si trova, le regole fondamentali della realtà: per esempio un
camion non può fluttuare a mezz’aria, gli oggetti non appaiono e scompaiono di
colpo e una persona non può camminare a cento chilometri l’ora.
È questa mancanza di contesto a causare l’apparizione dei fantasmi sullo
schermo delle Tesla: il software sbaglia a interpretare l’immagine che gli è
stata inviata dalle telecamere, non ha modo di “rendersi conto” del proprio
errore valutando la plausibilità della sua interpretazione, e così mostra
sullo schermo il risultato del suo sbaglio. L’automobile non sta rivelando
cose che i nostri occhi umani non possono vedere; le sue telecamere non stanno
ricevendo emanazioni dall’aldilà. I presunti “fantasmi” sono semplicemente
errori momentanei di interpretazione automatica delle immagini.
[CLIP da Ghostbusters]
Anche le persone che credono alla natura ultraterrena di questi avvistamenti
commettono a loro volta un errore di interpretazione, a un livello molto
differente, perché non sanno come funzionano questi software. Ovviamente, se
il contesto è un cimitero, magari di notte, la fantasia galoppa e l’unica
giustificazione che viene in mente a chi non conosce queste tecnologie è la
presenza di un fantasma.
Però tutto questo non spiega come faccia un computer a sbagliare così
clamorosamente, per esempio riconoscendo una sagoma umana in un’immagine in
cui non c’è nessuno ma si vedono solo prati, fiori e qualche lapide. Scambiare
una statua per una persona avrebbe senso, per esempio, ma nei video dei
presunti fantasmi si vede chiaramente che intorno all’auto non ci sono oggetti
di forma umana. Come fa un computer a sbagliare così tanto?
Confondere sedie a dondolo e occhiali
Alexander Turner, assistente universitario presso la facoltà di scienze informatiche
all’Università di Nottingham, nel Regno Unito, spiega in un
video della serie
Computerphile su YouTube che il riconoscimento delle immagini fatto
oggi dai computer in sostanza assegna a ciascuna immagine un valore di
probabilità di identificazione.
[CLIP: dal video di Turner per Computerphile]
Per esempio, se si mostra a uno di questi software una foto di un paio di
occhiali, il software risponde che rientra nella categoria “occhiali” con una
probabilità del 93%, ma non esclude che si tratti di una sedia a dondolo o di
un corrimano di una scala, con probabilità però molto più basse.
Questo è il meglio che riesce a fare: bisogna ricordare che il software non
“sa” cosa siano gli occhiali o le sedie a dondolo, ma si sta basando
esclusivamente sulle forme e sui colori presenti nell’immagine e li sta
confrontando con i milioni di campioni di immagini di occhiali, sedie a
dondolo e corrimano sui quali è stato addestrato, misurando quanto l’immagine
proposta si avvicini a una delle categorie che conosce e poi scegliendo la
categoria che ha la maggiore probabilità di corrispondenza, cioè di
somiglianza. Tutto qui.
Questo approccio probabilistico, così lontano dalla certezza umana, porta a
una vulnerabilità inaspettata di questi sistemi di riconoscimento delle
immagini. Come spiega Alexander Turner, di solito il software assegna una
probabilità molto alta a una singola categoria e alcune probabilità molto
basse ad altre categorie, ma è possibile influenzare fortemente queste
assegnazioni con un trucco: basta cambiare qualche pixel a caso dell’immagine
e vedere se la probabilità di identificazione corretta aumenta o diminuisce di
qualche decimale. Se diminuisce, si mantiene quel pixel cambiato e si prova a
cambiarne anche un altro, e così via, ripetutamente, tenendo i pixel alterati
che fanno scendere la probabilità di identificazione esatta e fanno salire
quella di identificazione errata.
La cosa sorprendente di questa tecnica è che i pixel cambiati che alterano il
riconoscimento non hanno niente a che vedere con l’oggetto nell’immagine ma
sono una nuvola di punti colorati apparentemente casuali. Per esempio, si può
prendere una foto di una giraffa, che il software identifica correttamente
come giraffa al 61%, cambiare alcuni pixel qua e là, magari anche solo sullo
sfondo, e ottenere che il software identifichi l’immagine come cane al 63%. Ai
nostri occhi la foto mostra ancora molto chiaramente una giraffa, ma agli
occhi virtuali del software quella giraffa è ora altrettanto chiaramente un
cane.
Turner prosegue la sua dimostrazione con una foto di un telecomando per
televisori su uno sfondo bianco, che viene riconosciuta correttamente dal
software: ma spargendo opportunamente dei pixel colorati sull’immagine, il
software dichiara che si tratta di una tazza, e assegna a questa
identificazione addirittura il 99% di probabilità. Il ricercatore ripete
l’esperimento con altri pixel sparsi e il software dice con la stessa certezza
che si tratta di una tastiera, di una busta, di una pallina da golf o di una
fotocopiatrice. Eppure noi, guardando le immagini alterate, continuiamo a
vedere chiaramente che si tratta sempre di un telecomando.
La conclusione di questo esperimento è che non solo i computer riconoscono gli
oggetti in maniera molto differente da noi, ma esistono delle immagini che li
confondono completamente anche se ai nostri occhi non sono ambigue e sembrano
semplicemente foto di un oggetto sporcate da qualche puntino disposto a caso.
Noi prendiamo lucciole per lanterne, loro scambiano telecomandi per palline da
golf.
[CLIP da video di presunti fantasmi visti dalle Tesla]
Nel caso dei presunti fantasmi avvistati dalle Tesla, è probabile che una
specifica inquadratura di un particolare punto del prato di un cimitero
contenga momentaneamente un insieme di pixel sparsi qua e là, come quelli
usati nell’esperimento di Turner, che al nostro sguardo non spiccano affatto
ma che per il software spostano la probabilità di identificazione verso la
categoria “persona”.
Bisogna ricordare, infatti, che non è necessario che l’immagine sia
riconosciuta con il 100% di certezza: è sufficiente che il software assegni
alla categoria “persona” una probabilità anche solo leggermente più alta
rispetto a tutte le altre categorie. E così sullo schermo comparirà
improvvisamente e per un istante la sagoma di un essere umano.
Mistero risolto, insomma. Ma un fantasma, comunque, in questa storia c’è lo
stesso.
Il fantasma in autostrada
Gli avvistamenti di presunti fantasmi nei cimiteri a causa di errori del
software di riconoscimento delle immagini ovviamente fanno parecchia
impressione e generano video molto virali, ma c’è un altro tipo di
avvistamento fantasma da parte delle automobili dotate di telecamere che è
reale ed è importante conoscerlo perché ha conseguenze molto concrete.
Le telecamere di questi veicoli vengono usate per l’assistenza alla guida, per
esempio per il mantenimento di corsia, per la lettura dei limiti di velocità e
per l’identificazione degli ostacoli. L’auto adatta la propria velocità in
base alla segnaletica e alla presenza di barriere, veicoli o altri oggetti
lungo la strada. Ma se il software di riconoscimento delle immagini sbaglia ad
assegnare categorie agli oggetti che vede, le conseguenze possono essere
pericolose.
Questi sbagli possono essere spesso comprensibili e anticipabili da parte del
conducente, come in un
video
molto popolare che circola su Twitter e mostra una Tesla che sbaglia a
identificare una carrozza che le sta davanti e la mostra come camion, come
furgone, poi di nuovo come autoarticolato ma rivolto in senso contrario alla
direzione di marcia, e infine aggiunge un inesistente essere umano che cammina
in mezzo alla strada. Fortunatamente tutta la scena avviene a bassissima
velocità e in modalità di guida manuale; ma se fosse stata attiva la guida
assistita, come avrebbe reagito l’auto a quel pedone fantasma?
La Tesla non riconosce una carrozza.. Deficenza artificiale.. 🙄😒
pic.twitter.com/e0WN8HEbXc— Mauro Granati (@granati_mauro)
May 13, 2023
In altre circostanze, invece, lo sbaglio del software può essere completamente
incomprensibile e imprevedibile. Se il riconoscimento delle immagini del
sistema di assistenza alla guida identifica erroneamente che c’è un ostacolo
che in realtà non esiste, e lo fa perché in quell’istante l’immagine inviata
dalle telecamere contiene per caso dei pixel che spostano la probabilità di
identificazione verso la categoria “ostacolo”, l’auto potrebbe frenare di
colpo senza motivo apparente. È quello che gli utenti di questi veicoli
chiamano
phantom braking, ossia “frenata fantasma”, e se avviene nel traffico può aumentare la
probabilità di tamponamenti, perché il conducente del veicolo che sta dietro
non si aspetta che l’auto che ha davanti freni improvvisamente e senza motivo
quando la strada è libera. Le versioni più recenti dei software di guida
assistita hanno ridotto questo fenomeno, ma non è ancora scomparso del tutto.
Si può anche immaginare uno scenario in cui vengono create
intenzionalmente situazioni che sembrano innocue ai nostri occhi ma
producono errori nei sistemi di riconoscimento delle immagini. Per esempio,
per le auto a guida assistita è facile pensare a immagini speciali, applicate
al retro di furgoni o camion o cartelli stradali, oppure sul manto stradale,
che hanno un aspetto normale ma contengono uno schema di pixel apparentemente
casuali che forza i veicoli a frenare, accelerare o cambiare corsia, con
intenti ostili oppure protettivi.
Uscendo dal settore automobilistico, sono già in vendita
indumenti
che hanno colorazioni e forme che all’osservatore umano sembrano prive di
significato ma che mettono in crisi i sistemi di riconoscimento facciale delle
telecamere di sorveglianza. In campo medico, l’uso crescente di sistemi di
riconoscimento automatico delle immagini per la diagnosi può portare a sviste
devastanti se il software non ha un approccio prudente, ossia genera falsi
positivi invece di falsi negativi, e se il medico non conosce e non considera
queste debolezze del software.
Insomma, non vi angosciate: le anime dei defunti non hanno deciso di rendersi
visibili solo a chi ha un’automobile di una specifica marca. Almeno per ora.
[CLIP: Risata di Vincent Price da Thriller di Michael Jackson]
Fonti aggiuntive:
Makeuseof.com, Ricoh,
Carscoops.com,
Science Times,
IFLScience.



