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Questo è il testo della puntata dell’11 ottobre 2024 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS.


[CLIP: rumore di picchiettio sulla tastiera interrotto ripetutamente dal suono di errore di immissione]

Le password. Le usiamo tutti, ne abbiamo tantissime, e di solito le detestiamo. Non ce le ricordiamo, sono scomode da digitare soprattutto sulle minuscole tastiere touch dei telefonini, facciamo fatica a inventarcele e dopo tutta quella fatica ci viene imposto periodicamente di cambiarle, e ci viene detto che è “per motivi di sicurezza”.

Ma Microsoft dice da anni che questo cambio ricorrente è sbagliato, e adesso anche il NIST, uno delle più autorevoli enti di riferimento per la sicurezza informatica, ha annunciato che sta aggiornando le proprie linee guida per sconsigliare di cambiare periodicamente le password, dopo anni che ci è stato detto e stradetto esattamente il contrario. Come mai questo dietrofront? Perché gli esperti non si decidono una buona volta?

Proviamo a capire cosa sta succedendo in questa puntata delll’11 ottobre 2024 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo. Benvenuti.

[SIGLA di apertura]


Probabilmente la sigla NIST non vi dice nulla. Queste quattro lettere sono l’acronimo di National Institute of Standards and Technology, e rappresentano l’agenzia governativa statunitense che regolamenta le tecnologie sviluppando metodi e soprattutto standard di riferimento che vengono poi adottati a livello mondiale. Quando il NIST parla, il mondo ascolta.

Poche settimane fa il NIST ha appunto parlato. O meglio, come si addice a qualunque ente burocratico, ha pubblicato online ben quattro volumi di linee guida per le identità digitali, pieni di gergo tecnico, che definiscono i nuovi standard di sicurezza che dovranno essere adottati da tutti gli enti federali degli Stati Uniti. Il resto del pianeta, di solito, abbraccia questi standard, per cui quello che dice il NIST diventa rapidamente regola mondiale.

Le icone dei volumi delle linee guida del NIST per le identità digitali.

In questi quattro volumi è annidata una serie di cambiamenti molto profondi nelle regole di sicurezza per le password. Sono cambiamenti che vanno in senso diametralmente opposto alle norme che per anni ci sono state imposte dai siti e dai servizi presso i quali abbiamo aperto degli account.

Per esempio, le nuove regole vietano di chiedere agli utenti di cambiare periodicamente le proprie password, come invece si è fatto finora; proibiscono di imporre che le password contengano un misto di caratteri maiuscoli e minuscoli, numeri, simboli e segni di punteggiatura; e vietano di usare informazioni personali, come per esempio il nome del primo animale domestico o il cognome da nubile della madre, come domande di verifica dell’identità.

Se vi sentite beffati, è normale, ma gli informatici del NIST non sono impazziti improvvisamente: sono anni che gli addetti ai lavori dicono che le regole di sicurezza adottate fin qui sono sbagliate, vecchie e inutili o addirittura controproducenti, tanto che riducono la sicurezza informatica invece di aumentarla. Per esempio, già nel 2019 Microsoft aveva annunciato che avrebbe tolto dalle sue impostazioni di base raccomandate il requisito lungamente consigliato di cambiare periodicamente le password, definendolo addirittura “antico e obsoleto”. Ancora prima, nel 2016, Lorrie Cranor, professoressa alla Carnegie Mellon University e tecnologa capo della potente Federal Trade Commission, aveva criticato pubblicamente questa regola.

Lorrie Cranor racconta che chiese ai responsabili dei social media dell‘FTC come mai l‘agenzia raccomandava ufficialmente a tutti di cambiare spesso le proprie password. La risposta fu che siccome l‘FTC cambiava le proprie password ogni 60 giorni, doveva essere una raccomandazione valida.

Il requisito era sensato all’epoca, ma oggi non lo è più per una serie di ragioni pratiche. I criminali informatici hanno oggi a disposizione computer potentissimi, con i quali possono effettuare in pochissimo tempo un numero enorme di calcoli per tentare di trovare la password di un utente. Di solito violano un sistema informatico, ne rubano l’archivio delle password, che è protetto dalla crittografia, e poi tentano per forza bruta di decrittare sui loro computer il contenuto di questo archivio, facendo se necessario miliardi di tentativi.

Il numero dei tentativi diminuisce drasticamente se la password cercata è facile da ricordare, come per esempio un nome o una frase tratta da un film, da una canzone o da un libro. E con la potenza di calcolo attuale il vecchio trucco di alterare le parole di senso compiuto di una password aggiungendovi lettere o simboli o cambiando per esempio le O in zeri è diventato irrilevante, perché non aumenta granché, in proporzione, il numero di tentativi necessari. I software di decrittazione odierni includono dizionari, cataloghi di password popolari compilati sulla base delle password trovate nei furti precedenti, e istruzioni per tentare prima di tutto le alterazioni più frequenti delle parole. Se pensavate di essere al sicuro e anche magari molto cool perché scrivevate la cifra 3 al posto della lettera E nelle vostre password, non lo siete più, e da un pezzo.


Obbligare a cambiare le proprie password periodicamente o a usare caratteri diversi dalle lettere, dicono i ricercatori sulla base di numerose osservazioni sperimentali, non aiuta affatto la sicurezza e anzi la riduce, per una serie di ragioni molto umane. Di fronte a questi obblighi, infatti, gli utenti tipicamente reagiscono scegliendo password più deboli. Tendono a usare schemi, per esempio cambiando password1 in password2 e così via, e i criminali questo lo sanno benissimo.

Se una password è difficile da ricordare perché deve contenere caratteri maiuscoli e minuscoli, cifre e simboli, e viene imposto di cambiarla comunque a scadenza fissa per cui la fatica di ricordarsela aumenta, gli utenti tipicamente reagiscono anche annotandola da qualche parte, dove verrà vista da altri.

Le password andrebbero cambiate solo in caso di furto accertato o perlomeno sospettato, non preventivamente e periodicamente. Come scrive Microsoft, “una scadenza periodica delle password difende solo contro la probabilità che una password […] sia stata rubata durante il suo periodo di validità e venga usata da un’entità non autorizzata.” In altre parole, avere una scadenza significa che l’intruso prima o poi perderà il proprio accesso, ma se la scadenza è ogni due o tre mesi, vuol dire che avrà comunque quell’accesso per un periodo più che sufficiente a far danni.

Le soluzioni tecniche che funzionano, per le password, sono la lunghezza, la casualità, l’autenticazione a due fattori (quella in cui oltre alla password bisogna digitare un codice ricevuto sul telefono o generato da un’app) e le liste di password vietate perché presenti nei cataloghi di password usati dai criminali.

Quanto deve essere lunga una password per essere sicura oggi? Gli esperti indicano che servono almeno undici caratteri, generati a caso, per imporre tempi di decrittazione lunghi che scoraggino gli aggressori. Ogni carattere in più aumenta enormemente il tempo e la fatica necessari. Le nuove linee guida del NIST indicano un minimo accettabile di otto caratteri, ma ne raccomandano almeno quindici e soprattutto consigliano di consentire lunghezze di almeno 64. Eppure capita spesso di imbattersi in siti o servizi che si lamentano che la password scelta è troppo lunga, nonostante il fatto che oggi gestire e immettere password lunghissime e quindi molto sicure sia facile grazie ai password manager, cioè le app o i sistemi operativi che memorizzano per noi le password e le immettono automaticamente quando servono.

La casualità, inoltre, non richiede di usare per forza caratteri maiuscoli e minuscoli o simboli: il NIST è molto chiaro in questo senso e specifica che questo uso non dovrebbe essere imposto. La ragione è molto semplice: una password sufficientemente lunga e generata in maniera realmente casuale, per esempio tramite i generatori di password ormai presenti in tutti i browser più diffusi, come Chrome o Firefox o Edge, non trae alcun beneficio significativo dall’inclusione obbligata di questi caratteri e anzi sapere che c‘è quest’obbligo può essere un indizio utile per gli aggressori.

E a proposito di indizi, un’altra nuova linea guida del NIST che va contro le abitudini comuni di sicurezza è il divieto di offire aiutini. Capita spesso di vedere che un sito o un dispositivo, dopo un certo numero di tentativi falliti di immettere una password, offra un promemoria o un suggerimento che aiuta a ricordare la password giusta. Purtroppo questo suggerimento può essere letto dall’aggressore e può aiutarlo moltissimo nel ridurre l’insieme delle password da tentare.

Ci sono anche altre due regole di sicurezza del NIST che cambiano perché la tecnologia è cambiata e i vecchi comportamenti non sono più sicuri. Una è la domanda di sicurezza, e l’altra è decisamente sorprendente.


La domanda di sicurezza è un metodo classico e diffusissimo di verificare l’identità di una persona: le si chiede qualcosa che solo quella persona può sapere e il gioco è fatto. Ma il NIST vieta, nelle sue nuove regole, l’uso di questa tecnica (knowledge-based authentication o autenticazione basata sulle conoscenze).

La ragione è che oggi per un aggressore o un impostore è molto più facile che in passato procurarsi i dati personali richiesti dalle tipiche domande di sicurezza, come il cognome da nubile della madre, il luogo di nascita o il nome del cane o gatto. È più facile perché le persone condividono tantissime informazioni sui social network, senza rendersi conto che appunto il loro cognome da nubili, che magari pubblicano per farsi trovare dagli amici e dalle amiche d’infanzia, è anche la chiave per sbloccare l’account del figlio, e che le foto del loro animale domestico di cui vanno fieri includono anche il nome di quell’animale e verranno viste anche dagli aggressori.

Inoltre il boom dei siti di genealogia, dove le persone ricostruiscono spesso pubblicamente i loro rapporti di parentela, ha come effetto collaterale non intenzionale una grande facilità nel reperire i dati personali da usare come risposte alle domande di sicurezza. Quindi prepariamoci a dire addio a queste domande. In attesa che i siti si adeguino alle nuove linee guida, conviene anche prendere una precauzione: se un sito vi chiede a tutti i costi di creare una risposta da usare in caso di password smarrita o dimenticata, non immettete una risposta autentica. Se il sito chiede dove siete nati, rispondete mentendo, però segnatevi la risposta falsa da qualche parte.

La regola di sicurezza sorprendente enunciata adesso dal NIST è questa: la verifica della password inviata dall’utente deve includere l’intera password immessa e non solo i suoi primi caratteri. Sì, avete capito bene: molti siti, dietro le quinte, in realtà non controllano affatto tutta la password che digitate, ma solo la sua parte iniziale, perché usano vecchissimi metodi di verifica che troncano le password oltre una certa lunghezza, e siccome questi metodi hanno sempre funzionato, nessuno va mai a modificarli o aggiornarli, anche perché se si sbaglia qualcosa nella modifica le conseguenze sono catastrofiche: non riesce a entrare più nessun utente. Tutto questo vuol dire che per questi siti una password lunga è inutile e in realtà non aumenta affatto la sicurezza, perché se l’intruso indovina le prime lettere della password e poi ne sbaglia anche le successive, entra lo stesso nell’account.

Passerà parecchio tempo prima che queste nuove linee guida vengano adottate diffusamente, ma la loro pubblicazione è un primo passo importante verso una maggiore sicurezza per tutti. Il fatto che finalmente un’autorità come il NIST dichiari pubblicamente che cambiare periodicamente le password è sbagliato e non va fatto offre ai responsabili della sicurezza informatica delle aziende e dei servizi online una giustificazione robusta per adottare misure al passo con i tempi e con le tecnologie di attacco. Misure che loro chiedono di applicare da tempo, ma che i dirigenti sono spesso riluttanti ad accogliere, perché per chi dirige è più importante essere conformi e superare i controlli dei revisori che essere realmente sicuri.

Nel frattempo, anche noi utenti dobbiamo fare la nostra parte, adottando i generatori e gestori di password e usando ovunque l’autenticazione a due fattori. E invece troppo spesso vedo utenti fermi alla password costituita dal nome e dall’anno di nascita o addirittura dall’intramontabile “12345678”, usata oltretutto dappertutto perché “tanto chi vuoi che venga a rubare proprio a me l’account e comunque è una password così ovvia che non penseranno mai di provarla”.

Sarà forse colpa delle serie TV, che per motivi di drammaticità mostrano sempre gli hacker che entrano nei sistemi informatici tentando manualmente le password, ma sarebbe ora di capire che non è così che lavorano i criminali informatici: non pensano alle password da provare, ma lasciano che i loro computer ultraveloci le tentino tutte fino a trovare quella giusta. L’unico modo efficace per fermarli è rendere difficili questi tentativi usando lunghezza e casualità sufficienti, insieme al paracadute dell’autenticazione tramite codice temporaneo. Diamoci da fare.

Fonti aggiuntive

NIST proposes barring some of the most nonsensical password rules, Ars Technica

NIST proposed password updates: What you need to know, 1password.com

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59 Commenti
Moreno Manzini

Ciao

Eh, password, argomento sempre molto delicato.

Se la password è difficile diventa anche materialmente impossibile ricordarsela; per abilitare il backup delle posizioni di GoogleMaps ho dovuto aprire il Password Manager di FireFox sul PC e fare un Copia Incolla con AnyDesk, un po’ complicato insomma 8<))))

Quindi per gestire password complesse ci vuole un Password Manager ma chi si fida di loro? Specialmente quelli cloud sono ad alto rischio, se viene violato, magari in modo silenzioso, tutte le password cadono in mano dei cattivi e siamo fregati.

Le mie policy sono molto rigide:
– Mai salvare password sul cloud
– Mai usare il telefono per navigazioni con password
– Uso del password manager integrato in FireFox
– Uso di FireFox Portable salvato in un filesystem cifrato con VeraCrypt
– Frequenti backup del disco cifrato
– Esportazioni periodiche delle password con PasswordFox salvati su altro disco cifrato con livello di sicurezza superiore (anche quello con frequente backup)
– Uso di più copie di FireFox a seconda del tipo di navigazione da effettuare che possono anche essere su dischi cifrati diversi (Es. versione specifica per la navigazione bancaria).

Sicuramente una scelta faticosa ma mi fa fare sonni ragionevolmente tranquilli.

Nonostante i consigli dello NIST io nel giorno del Password Day comunque rinnovo le password più delicate o datate.

Ciao Ciao, Moreno

JaK

Ma sbaglio o Firefox salva le password sul cloud?

En passaint, qui nei Paesi Bassi sarebbe complicato non avere la sincronizzazione Cloud offerta da Firefox, perché TUTTI i servizi offerti alla cittadinanza sono basati sull’uso dei telefoni cellulari (tranne le tasse che usano un comodo plugin per i maggiori browsers).

Sto provando a usare Keepass su cellulare e syncthing come cloud casalingo. Ma siamo ancora alla fase sperimentale 🙂

Moreno Manzini

Ciao

Forse lo fa se abiliti la portabilità di FireFox su più device cosa che non farò mai e poi mai.

Ho fatto un po’ di ricerche che confermano la mia teoria
https://support.mozilla.org/it/kb/sincronizzare-accessi-firefox-desktop
Devi avere un account Mozilla; Nella configurazione si può decidere se sincronizzare anche le password, è già buono che la cosa non sia obbligatoria.

Ciao Ciao, Moreno

Moreno Manzini

RiCia

Mi ero perso un pezzo del tuo post.
Non capisco “perché TUTTI i servizi offerti alla cittadinanza sono basati sull’uso dei telefoni cellulari”
Anche da noi è tutto su telefono ma per accedervi non usiamo password, prima c’era lo SPID ora c’è la CIE, con quelle entri in tutti i servizi dello stato.
Voi non avete qualche cosa di simile?

Ciao Ciao, Moreno

zoomx

Firefox salva sul cloud se attivi la sincronizzazione fra browser altrimenti dovrebbero rimanere in locale

Moreno Manzini

Ciao

Togli pure il dovrebbe.
Proprio per togliermi ogni dubbio ho avviato Firefox senza connessione di rete e le password rimangono tutte accessibili.
Sicuramente avrò già fatto questi test anni fa quando decisi come gestire le password.

Ciao Ciao, Moreno

Moreno Manzini

RiCiao

P.S. Ovviamente per Backup del Disco Cifrato non intendo il backup del contenuto ma del contenitore (è un file con estensione .hc) così che le informazioni in esso contenute rimangano cifrate.

Ciao Ciao, Moreno

Marco

E’ per questo che nel sito che ho creato, per le password ho fatto così:
1) Non hanno lunghezza limitata.
2) Possono contenere spazi, segni di punteggiatura, ecc.
3) Nel database ho memorizzato un hash con salt con un algoritmo non standard, quindi devono rubare sia il database che il codice sorgente e quindi non è possibile recuperare la password, ma solo resettarla a un valore casuale.
4) Ogni tentativo sbagliato fa comparire un timer nel form, che allunga i tempi morti (se uno inserisce una password, sia giusta che sbagliata, prima del tempo è ignorata e il timer è resettato) in ogni caso dopo 10 tentativi sbagliati, la password è resettata a una stringa casuale di 12 caratteri che viene spedita al proprietario. Per evitare reset continui della password, fino al successivo login corretto la password non è più resettata (ma il timer dei tentativi c’è ancora)… (sto considerando di inserire una opzione per variare il numero di tentativi o disattivare il reset automatico)

Leo

Algoritmo non standard…security through obscurity….
…le precedenti puntate di questo film, non sono finite bene

amedeo

Se il timer è implementato con JS o qualcosa di simile nel form, è una forma di controllo demandata al client invece che al server e per definizione qualsiasi client non può essere considerato sicuro. Un malintenzionato potrebbe benissimo creare un bot che invii la stessa richiesta senza limitazioni sui tempi. Lato server possono essere adottate tecniche di throttle limitare l’attacco o bloccare l’IP da cui arriva.

R. D. Olivaw

“resettata a una stringa casuale di 12 caratteri che viene spedita al proprietario”

E se la mail di contatto non è più in suo possesso, ma è stata sottratta?

Federico

Il punto 4 mi convince poco.
Ma il punto 3… algoritmo di hash non standard? Come può essere più sicuro di un algoritmo di hash standard? Mi sembra la ricetta perfetta per un disastro..

Ernesto

Vai a dirlo alle banche …
con le loro “domande di insicurezza” per associare i token alle app sul nuovo e singolo e unico telefono

Ma poter avere un device di backup?

Moreno Manzini

Ciao

Le banche non sono tutte uguali, la mia per certificare il telefono mi ha fatto andare ad un loro sportello Bancomat.
L’autenticazione è avvenuta solo dopo inserimento della carta bancomat e l’inquadramento di un QR Code visualizzato dal terminale, decisamente cosa MOLTO PROFESSIONALE.

Ciao Ciao, Moreno

Ernesto

Oltretutto, i siti dovrebbero salvare l’hash della password inserita e non la password inserita.

Le funzioni di hash (ce ne sono varie con caratteristiche differenti, ma è un altro discorso) producono una stringa di lunghezza fissa a prescindere dalla stringa iniziale.
Non sono invertibili (dall’hash non si può ottenere la stringa di partenza)
Quelle buone hanno poche collisioni, ossia la probabilità che due stringhe producano lo stesso risultato deve essere bassa
Quelle buone presentano risultati con variazioni significative a fronte di input simili.
tipo: pass0 e pass1 pur variando di poco (1 bit) genereranno due hash completamente differenti.

Conclusione? limitare a 8 caratteri una password non solo è stupido, ma anche inutile perché una password di 3 caratteri e una di 300 generano hash con la stessa lunghezza e quindi occupano lo stesso spazio negli archivi.
Certo salvare 1024 caratteri di hash per password di 10 caratteri sembra uno spreco, ma ripaga in termini di sicurezza e responsabilità civile e penale in caso di furto di dati o peggio

my 2¢

amedeo

Per aumentare la sicurezza è possibile aggiungere un dato costante (come username, email, id o un valore arbitrario) prima di calcolare l’hash; in una situazione semplice (hash della sola password) ogni hash calcolato può essere confrontato con tutti quelli del db mentre aggiungendo una stringa, l’hash calcolato rimane confrontabile solo con quello dell’utente in esame

Massimo

Ho una domanda: da tempo uso un password manager, e non so più le password (lunghe, casuali, e generate in automatico) di nessuno dei servizi che uso. La password del password manager, però, devo saperla: seguendo i consigli di Edward Snowden, ne ho scelta una molto lunga, che in realtà è una frase originale, che ho pensato io, e che ha maiuscole/minuscole e numeri al posto delle lettere. Il password manager poi ha anche una 2fa. Evidentemente da questo articolo, però, la mia password non è sicura come pensavo: ma avere 24 caratteri random da memorizzare diventa una missione impossibile! Cosa consigliate?

Ernesto

Ci sono vari metodi mnemonici per ricordare password o sequenze di numeri.

Non tutti funzionano con tutti.
Io sono riuscito a memorizzare l’intera tavola periodica quando ero a scuola con metodi simili. Dopo un po’ non ci pensi nemmeno più e ti viene naturale.

Ad esempio se volessi ricordare la sequenza 61432, puoi raccontarti “sei una fortezza anche tu”
Per gli esseri umani è più facile memorizzare una frase o un concetto rispetto ad una sequenza di numeri e lettere.

Meno sicura è la memoria muscolare. Dura molto più a lungo, ma …
Spesso ti cambiano le configurazioni dei datapad per inserire in siti web, quindi ti creano altri problemi.

Io dovetti chiamare la banca per farmi dire come era il datapad prima dell’aggiornamento della loro app perché non ricordavo il codice (8 numeri), ma solo come inserirlo.

Mario Bonati

Tempo fa, parlando che un ex collega, mi aveva detto che usava un password manager, la cui password principale era una frase “tradotta in un’altra lingua” e “scritta come si pronuncia in italiano”.
Tanto per capirci, supponiamo che la frase sia “Il gatto è sul tavolo”, e la lingua prescelta sia l’inglese, la sua master password sarebbe: “de cat is on de tebol”.

Un altro, invece, faceva una cosa simile, ma usando il dialetto di sua madre, sempre “scritto come si pronuncia in italiano”.

Penso che usando una frase abbastanza lunga, sarebbe difficilmente craccabile da chiunque !

PGC New Edition

aggiungo che IMMAGINO (nel senso che non ho prove sicure di questo) che il problema del sistema del tuo collega sia la “leggibilità” del testo.

Cioè, la password che hai usato come esempio è leggibile, e i sistemi a forza bruta CREDO che provino prima proprio questo tipo di combinazioni e quelle random ed illegibili. Se fosse così, è irrilevante che le parole abbiano senso compiuto o meno. Il punto è che la parole leggibili, o quanto meno fatte di sequenze di lettere comuni nei principali linguaggi indoeuropei, rappresentano comunque un sottoinsieme microscopico dell’intero numero di combinazioni di N caratteri.

Tra “Grebazopitrofico” e “1M.4.spA@gNA;3q” ci sono diversi ordini di grandezza di “entropia”, diciamo così.

Ernesto

In realtà una pass phrase composta da parole (non direttamente correlate) è più sicura di una stringa casuale.
A livello di composizione a forza bruta, da una parte hai un alfabeto composto da migliaia (se non di più) di parole.
Dall’altra parte solo 26 (o 36 o poco più) simboli.

Certo ipotizzo che oggigiorno una frase del tipo “La penna è sul tavolo” sia molto meno sicura di “penna forno lavanda caldo audio” più che altro perchè parole non connesse sono più difficili da correlare.
E comunque una password come “penna forno lavanda caldo audio” è molto più facile da ricordare di “1M.4.spA@gNA;3q” quindi non richiede neppure di essere scritta, annotata o registrata in password manager.

Di fatto, quindi, l’unico grimaldello per ottenere la password è la cara vecchia mazza da baseball.

PGC New Edition

mah, io vorrei vedere una dimostrazione concreta di questo discorso. Vidi un video tanti anni fa che cercava di dimostrarlo ma conteneva diverse falle. Prima di tutto il fatto che la frequenza con cui si scelgono parole come “penna” o “tavolo” non è la stessa di “apocromatico” o “luculliano”.

Inoltre quando hai centinaia di password risulta comunque impossibile ricordarle se scelte veramente casualmente. Se invece si ricorre a frasi che hanno un senso se connesse al sito o al software cui si riferiscono, facili da ricordare quindi, comunque si sta selezionando un sottoinsieme microscopio di un insieme molto più vasto e casuale.

E’ un po’ come certi giochi di prestigio in cui si dà ad una persona da immaginare qualcosa e scriverlo, e il prestigiatore lo indovina. Essere random non è affatto banale…

Moreno Manzini

Ciao

Non sono d’accordo, 1000^5 è molto inferiore a 36^16 (circa 8 miliardi di volte in meno).
Poi concordo con te che come master password da dover ricordare può anche andare bene (anche se io preferisco, come detto in altri post, le parole frullate ma è una questione di gusti).

A parte la master password le altre devono essere le più astruse possibili così neanche con la mazza da baseball te le possono carpire 8<)))))

Ciao Ciao, Moreno

PGC New Edition

Condivido il quesito. Anche io mi sono posto il problema.

La situazione secondo me è chiaramente fuori controllo, e tutte le decine di consigli, suggerimenti, trovate, grandi idee che leggo ovunque a me sembra che diano spesso solo un falso senso di sicurezza. Il problema è capire quali fra le tante non lo diano.

Per non parlare poi di persone con qualche deficit mentale (un anziano per esempio) che si ritrovano a dover usare password per la PEC o per altri casi critici. C’è da sperare solo nella fortuna (dopo avere fatto il possibile).

Moreno Manzini

Ciao

Beh, non bisogna essere anziani, io ho una memoria da lombrico morto che funziona solo quando vuole lei.
La soluzione che ho proposto, frutto di anni di meditazioni, è quella che ritengo più valida.
Anche se richiede un minimo d’investimento tecnico iniziale, offre il massimo dell’entropia verso l’esterno (con password della serie wPPUBT_01cS4woab ) con il minimo di difficoltà mnemoniche in uso locale per le Master Password .
Già nel 2007 (purtroppo l’articolo non è più online) consigliavo l’uso di frasi di senso compiuto frantumate.
Es da Come Quando Fuori Piove CoQuAriOve

Comunque anche così non si è al sicuro al 100%, rimane l’incubo dei keylogger e altri malefici programmi per cui al primo posto c’è sempre la massima cura della sicurezza dei dispositivi usati.

Ciao Ciao, Moreno

pebs

Mi consolo: la mia pigrizia mi ha tenuto al passo con le nuove linee guida!

-j-

Mi piacerebbe tanto che gli amministratori informatici del postaccio in cui lavoro fossero in grado di capire questi concetti difficilissimi.

Ma soprattutto questo teorema di fisica quantistica incomprensibile alle persone normali: “se una password è difficile da ricordare […] gli utenti tipicamente reagiscono anche annotandola da qualche parte, dove verrà vista da altri.”

Scusate questo stupido sfogo…
🙁

amedeo

Ho visto cose che voi umani…
post-it sullo schemo
post-it sotto la tastiera
foglietti appicicati col nasto adesivo alla tastiera (non solo per la password di accesso ma anche le credenziali bancarie)
ed ovviamente una unica password per tutti gli account
senza contare l’abitudine di utilizzare un unico account condiviso

del resto è normalissimo attaccare le chiavi di casa o della macchina alla porta con il nastro adesivo per non rischiare di perderle…

R. D. Olivaw

Post-it sullo schermo inquadrati in diretta nazionale…
https://www.punto-informatico.it/password-non-fate-come-lonorevole-gasparri/

Federico

Le aziende impiegano molto tempo e risorse sulla gestione delle password, applicando delle regole che a prima vista sembrano ragionevoli ma che in realtà abbassano la sicurezza invece che aumentarla. E pur essendo il furto di password un sistema largamente utilizzato per accedere a dati e sistemi senza autorizzazione, ci si dimentica che molti problemi di sicurezza derivano da errori di configurazione, sistemi non aggiornati, procedure operative errate, etc.

obbligare ad utilizzare password lunghe? Sembra ragionevole, ma funziona se le password sono generate casualmente, se gli utenti usano “VacanzaAlleMaldive1!”, “PapaveroRosso?1”, “ArrosticiniBirra#1” non abbiamo risolto nulla, due parole da un vocabolario, un numero ed un simbolo, maiuscole e minuscole che seguono una logica sono moolto più semplici da rilevare rispetto ad una password random di 8 caratteri
anche l’obbligo di maiuscole, minuscole, simboli, numeri in realtà aumenta la complessità per l’utente ma diminuisce il numero di combinazioni possibili
ma un attaccante gli hash come se li procura? gli hash vanno protetti bene
un attacco brute force sugli hash può essere possibile, un attacco brute force su una mascheda di login difficile che vada a buon fine..
anche le regole spesso implementate di bloccare gli utenti in caso di molti tentativi di accesso errato sembrano ragionevoli. Ma in realtà permettono ad un attaccante di bloccare l’utente che vogliono (il direttore.. un collega antipatico.. un addetto alla sicurezza) con nessuna fatica

La sicurezza è controintuitiva!

Moreno Manzini

Ciao

Ed è per questo che da sempre propongo frasi frullate come “VacAlleMalAnza1!”, tra l’altro suona pure bene 8<)))

Ciao Ciao, Moreno

Qarboz

Credo che se tutti i servizi adottassero il blocco (a tempo) dell’id dopo un certo numero di tentativi di accesso sbagliati sarebbe un’ottima cosa, un po’ come ha spiegato @Marco, e circa com’è l’accesso allo spid delle poste.
Certo non protegge dai furti dei database e conseguente crackatura offline del criminale, ma penso sia efficace contro i tentativi di furti mirati di account.

Comunque mi sono cadute le b…raccia riguardo i siti che troncano la password… :-O

Ryo Hazuki

“cognome di tua madre da nubile”

in Italia siamo avanti di almeno 50 anni, in quanti paesi del mondo le donne prendono il cognome del marito?

Nessuno

Che dire… ERA ORA! La rivincita della “corretta pinzatrice a batteria per cavalli” del buon Monroe di XKCD?

“Se il sito chiede dove siete nati, rispondete mentendo, però segnatevi la risposta falsa da qualche parte”

concordo, sacrosanto, sempre fatto, e di solito metto una città di fantasia, ma non mi segno la risposta da qualche parte, mi segno un suggerimento per ricordarmi che città era.
Ma ormai la “fantasia menzognera” è messa a dura prova: la mia banca ha recentemente introdotto ben 6 domande di sicurezza. Non puoi scegliere le domande, sono sempre quelle sei, e devi impostare una risposta a tutte (non ti verranno chieste sempre, solo in caso di “movimenti sospetti”, e solo un sottoinsieme delle sei scelto a caso).
Se rispondi sinceramente, alcune sono “difficili” da scoprire, altre banalissime: il primo film che hai visto al cinema, la tua prima auto, personaggio famoso preferito, squadra del cuore, prima via in cui hai vissuto, e l’immancabile luogo di nascita di tua madre.

“E a proposito di indizi, un’altra nuova linea guida del NIST che va contro le abitudini comuni di sicurezza è il divieto di offire aiutini”

Dipende dagli aiutini. Per PIN e simili, mi segno sempre su carta dei suggerimenti che difficilmente sarebbero interpretabili da un estraneo: “la cifra di Enaton”, “la ruota di Voghera”, “il pianoforte di uno” “i gradi del milite”, eccetera. Il rischio ovviamente è che non li capisca nemmeno io …

-j-

squadra del cuore

Veramente una “domanda segreta” geniale!
Infatti è umanamente impossibile capire quale sia la squadra del cuore di un tifoso medio (a meno di non staccargli il cervello ed inserirlo nell’apposito lettore, ovviamente)!
Si sa che nessuno al mondo ha mai lasciato indovinare questo dato sensibile a sconosciuti che non fossero più che più che fidati!

Mi piacerebbe conoscere il “banchiere” che ha avuto questo colpo di genio, per farmi illuminare su un paio di cosette che mi risultano ancora un po’ oscure…

Saluti
G_G

Nessuno

post scriptum. Chissà cosa penserebbe il NIST della mitica password 44gifp6crd2, suggerita da Odo in “Da Windows a Linux” scritto dal nostro Paolo nel lontano 2000 ? (apparsa anche nel blog, nella forma 44gifx6crd2 ).

Rileggerlo è molto molto molto interessante: anche se Paolo suggerisce le “solite regole” che tutti suggerivano e che oggi NIST rinnega (maiuscole, minuscole, cambiare spesso eccetera), era però molto avanti su un aspetto: già sconsiglia di trasformare Cesira in C3S1R4: “È un vecchio trucco, e tutti i programmi di cracking (decifrazione) delle password lo conoscono bene”

Poi dice: “Un altro metodo che potete usare è scrivere da qualche parte una frase che vi ricordi qual è la password grazie a un indizio che solo voi potete capire ”
Heiiii, ma è quello che faccio io! Inconsciamente l’avrò preso da quel libro??? Grazie Paolo!!!

Daniele

Ciao Paolo, guarda che il NIST già da tempo proponeva molti di questi concetti, almeno 4 anni. Se ne parla anche in questo articolo: https://www.cybersecurity360.it/soluzioni-aziendali/sicurezza-delle-password-le-nuove-regole-del-nist-per-renderle-inattaccabili/
Io lo sottolineerei nel tuo articolo, perché pare si siano svegliati ieri con queste nuove linee guida. Per il resto impeccabile ed avvincente come sempre. Un salutone

GimmeWine

A proposito delle domande di sicurezza: quanti di voi rispondono a queste domande con le risposte corrette? Io, per esempio, alla domanda “Il cognome da nubile di tua madre” rispondo per esempio con quello di mia nonna (ovviamente non è questo il vero mio metodo, me è per farvi un esempio).

Moreno Manzini

Ciao

Anch’io me le invento di sana pianta, siccome però sono TROPPO fantasiose, faccio uno screenshot e lo salvo in un disco cifrato.

x Paolo
Ho visto in giro immagini di profilo familiari, provo ad aggiungere come sito WEB quello del mio profilo Disqus, vediamo cosa succede.

Ciao Ciao, Moreno

luigi rosa

Se tutte le aziende si comportassero allo stesso modo, sarebbe la festa per i Treat Actors perchè avrebbero un’incognita in meno.

Meglio personalizzare (senza ribaltare) le linee guida personali o dell’azienda dove si lavora e magari non dire online quali sono. 🙂

Ormeggio

Ho l’impressione che il metodo della “password”, per come è usato dai più, ormai sia obsoleto.

Serve un metodo più semplice e più sicuro.

Aldopaolo Palareti

Quello che mi fa impazzire è quando un sito risponde: «password troppo lunga: non devi superare i 12 (sic!) caratteri».
Ma che c@@@o di sistema hanno? Immagino che se le mettano in un database loro, con la dimensione del campo limitata (e chissà se le criptano). Per me è il segno di una cattiva gestione delle password e quindi mi fa perdere la fiducia sul sito.
Poi, ci sono i siti che non sanno neppure che esiste l’Unicode, per cui accettano solo caratteri ASCII estesi, spesso senza permettere neppure l’uso dello spazio.
Io uso un password manager e gli faccio generare normalmente password casuali di almeno 20 caratteri, ma no, non gli va bene.

Moreno Manzini

Ciao

Ah, come ti capisco, fortunatamente questi siti sono in lenta estinzione.

Ciao Ciao, Moreno

Aldopaolo Palareti

Esiste già: è lo standard OAuth (trovi una descrizione su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/OAuth).

L’idea è di usare i certificati, che hanno livelli di sicurezza molto maggiori delle password definite dagli utenti.
Visto che i certificati sono troppo complessi per un utente, il sistema funziona conservando il certificato per un sito nella parte protetta del sistema operativo (presente proprio per questo a ltri motivi simili). A questo punto puoi definire un PIN di poche cifre o caratteri, che ha meno problemi di sicurezza in quanto non viene inviato su Internet: il sistema riconosce localmente il PIN e usa il certificato.

Se vuoi, esiste un piccolo rischio nel caso il computer o il telefono sia rubato. Ma in genere tutti questi sistemi permettono di disabilitare il sistema da remoto: se operi tempestivamente il ladro non ha il tempo di individuare il PIN. Ovviamente anche qui sequenze di soli quattro cifre come “0000” o “1234” sono cattive scelte, ma se passi a sei cifre ed eviti sequenze banali (o il tuo numero di telefono😉) sei abbastanza al sicuro, anche perché i sitemi moderni impongono alcuni minuti di fermo dopo una decina di errori. Gli ci potrebbe volere una giornata di lavoro per scoprire il PIN, e nel frattempo dovresti essere riuscito a bloccare il sistema.

Qarboz

Questo sistema, piuttosto sicuro, ha il limite che chi si deve loggare ad un servizio lo può fare solo con i propri dispositivi; se p.es. sono da un amico o parente con il telefonino scarico, con il suo pc non potrei leggere le email, IMHO

Moreno Manzini

Ciao

Il grosso problema dei certificati è che vanno distribuiti in modo sicuro altrimenti si rischiano disastri inenarrabili.
Poi, giustamente come dici tu, vanno anche custoditi in modo sicuro.

Ciao Ciao, Moreno

Alex

A me qualcosa lascia perplesso sinceramente.
Ad esempio, costringendo gli utenti al cambio password questi sono già abituati a parole semplici e numeri da cambiare di volta in volta, adesso non ha senso levargli il cambio password se prima non iniziano ad usarne di più robuste.
Poi, in un brute force non fa molta differenza che tu abbia c;Pwg9.Z o Fernando91, quindi quando mi dici di avere password lunghe almeno 11 caratteri mi stai dicendo solo che ci vorrà più tempo per “indovinarla” e quindi torniamo al fatto che cambiarla periodicamente ha perfettamente senso.

Il punto è che le nuove soluzioni di sicurezza prevedono come minimo il 2FA ma non ovunque si può implementare, su tutte le soluzioni che prevedono la sola password il suggerimento di averla lunga, complessa e cambiarla regolarmente ha ancora assolutamente senso, e oggi come allora si raccomanda di non usare parole di uso comune e scriverla nel foglietto sotto la tastiera. Perfetto l’utlizzo di dei vari password manager, ma prima di arrivare al password manager devi entrare nel computer, quella è l’accesso più critico del sistema, le altre sono a cascata. m2c

R. D. Olivaw

“Poi, in un brute force non fa molta differenza che tu abbia c;Pwg9.Z o Fernando91”

Se posso prevedere che la password sarà “prima lettera maiuscola”+”otto minuscole”+”due cifre numeriche”, un attacco brute force è molto più facile.
Se la password può contenere qualsiasi carattere ascii stampabile in qualsiasi ordine, è più difficile.

Alex

Ma certamente, tuttavia come dice lo stesso articolo ormai ci sono computer così “potenti” che magari un attaccante, a parte provare la milionata di password note, fa prima a tentare tutte le combinazioni piuttosto che carcare di dare dei pattern da seguire.
Per un computer non c’è differenza tra una sequenza di 8 caratteri che per noi umani significhino qualcosa o 8 caratteri che per noi non vogliono dire nulla ed entrambe sarebbero facilmente identificabili in poco tempo, per questo si richiedono password lunghe agli utenti, e la complessità serve proprio per evitare attacchi a dizionario come dici tu.
Adesso, se per 8 caratteri servono, facciamo finta, 1 minuto di analisi prima di identificarla, per 9 diventano 10, per 10 caratteri 100 minuti e così via, supponiamo che per 20 caratteri con un ottimo computer servano 6 mesi di tentativi… a questo punto non ha perfettamente senso obbligare gli utenti a cambiarla ogni 6 mesi?
I suggerimenti del NIST mi lasciano perplessi per questo, o meglio, loro puntano sui nuovi sistemi di identificazione e analisi delle compromissioni, perfetto, ma per il “vecchio” sistema dove non hai 2FA ad esempio (usato dalla maggior parte delle aziende mondiali con il classico accesso a Windows) rimangono valide le indicazioni su lunghezza, complessità e durata.
Se gli utenti poi trovano stratagemmi per bypassare la noia del cambio password, questo non vuol dire che il suggerimento non sia valido.
Riassunto: il NIST mi propone nuovi sistemi di accesso e siamo d’accordo, ma per i vecchi metodi le raccomandazioni rimangono valide.
m2c

Anselmo

Lo fai un articolo sull’ultima trovata del governo italiano per non fare accedere in il minori a siti per adulti o “pericolosi” dal 2025? Già è assurdo che sia un governo a stabilire i contenuti pericolosi, poi come dovrebbe essere la verifica: con Spid? Questi signori pensano che uno comunichi nome e cognome a un sito porno? Poi come pensano di farlo rispettare a tutti o siti del mondo, o li bloccano preventivamente?

Spad

A me lascia sempre perplesso la procedura di aggiunta dell’utente principale in Windows (10 e 11) dopo che gli hai detto che sarà in un dominio aziendale: ti fa scegliere user e pw e poi ti obbliga all’inserimento di TRE risposte a domande “note”. Di solito schiaccio a caso sulla tastiera per una decina di secondi, mi salvo la password principale in un password-manager e in ogni caso non la userò praticamente mai perché poi tutti accedono con i dati del dominio.
In alternativa potrei dotarmi di un gatto e lasciarlo camminare sulla tastiera allo scopo 😉

Speriamo che tolgano questo inutile e dannoso orpello quanto prima

JaK

Ma sbaglio o Firefox salva le password sul cloud?

En passaint, qui nei Paesi Bassi sarebbe complicato non avere la sincronizzazione Cloud offerta da Firefox, perché TUTTI i servizi offerti alla cittadinanza sono basati sull’uso dei telefoni cellulari (tranne le tasse che usano un comodo plugin per i maggiori browsers).

Sto provando a usare Keepass su cellulare e syncthing come cloud casalingo. Ma siamo ancora alla fase sperimentale 🙂

Aldopaolo Palareti

Esiste già: è lo standard OAuth (trovi una descrizione su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/OAuth).

L’idea è di usare i certificati, che hanno livelli di sicurezza molto maggiori delle password definite dagli utenti.
Visto che i certificati sono troppo complessi per un utente, il sistema funziona conservando il certificato per un sito nella parte protetta del sistema operativo (presente proprio per questo a ltri motivi simili). A questo punto puoi definire un PIN di poche cifre o caratteri, che ha meno problemi di sicurezza in quanto non viene inviato su Internet: il sistema riconosce localmente il PIN e usa il certificato.

Se vuoi, esiste un piccolo rischio nel caso il computer o il telefono sia rubato. Ma in genere tutti questi sistemi permettono di disabilitare il sistema da remoto: se operi tempestivamente il ladro non ha il tempo di individuare il PIN. Ovviamente anche qui sequenze di soli quattro cifre come “0000” o “1234” sono cattive scelte, ma se passi a sei cifre ed eviti sequenze banali (o il tuo numero di telefono😉) sei abbastanza al sicuro, anche perché i sitemi moderni impongono alcuni minuti di fermo dopo una decina di errori. Gli ci potrebbe volere una giornata di lavoro per scoprire il PIN, e nel frattempo dovresti essere riuscito a bloccare il sistema.

GimmeWine

A proposito delle domande di sicurezza: quanti di voi rispondono a queste domande con le risposte corrette? Io, per esempio, alla domanda “Il cognome da nubile di tua madre” rispondo per esempio con quello di mia nonna (ovviamente non è questo il vero mio metodo, me è per farvi un esempio).

luigi rosa

Se tutte le aziende si comportassero allo stesso modo, sarebbe la festa per i Treat Actors perchè avrebbero un’incognita in meno.

Meglio personalizzare (senza ribaltare) le linee guida personali o dell’azienda dove si lavora e magari non dire online quali sono. 🙂

Aldopaolo Palareti

Quello che mi fa impazzire è quando un sito risponde: «password troppo lunga: non devi superare i 12 (sic!) caratteri».
Ma che c@@@o di sistema hanno? Immagino che se le mettano in un database loro, con la dimensione del campo limitata (e chissà se le criptano). Per me è il segno di una cattiva gestione delle password e quindi mi fa perdere la fiducia sul sito.
Poi, ci sono i siti che non sanno neppure che esiste l’Unicode, per cui accettano solo caratteri ASCII estesi, spesso senza permettere neppure l’uso dello spazio.
Io uso un password manager e gli faccio generare normalmente password casuali di almeno 20 caratteri, ma no, non gli va bene.

Anselmo

Lo fai un articolo sull’ultima trovata del governo italiano per non fare accedere in il minori a siti per adulti o “pericolosi” dal 2025? Già è assurdo che sia un governo a stabilire i contenuti pericolosi, poi come dovrebbe essere la verifica: con Spid? Questi signori pensano che uno comunichi nome e cognome a un sito porno? Poi come pensano di farlo rispettare a tutti o siti del mondo, o li bloccano preventivamente?

paoloatti

Non credo, è troppo ridicola.

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