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I piani per il primo volo orbitale della Starship

Illustrazione artistica di un decollo di Starship in cima a un booster
Super Heavy.


Ultimo aggiornamento: 2021/05/15 10:00.

Sul sito della
Federal Communications Commission
statunitense (l’ente preposto alla gestione degli usi dello spettro radio
negli Stati Uniti) è stata
pubblicata
la
documentazione di
SpaceX riguardante il primo volo orbitale del razzo gigante Starship dal punto
di vista, appunto, dell’utilizzo dello spettro radio per trasmettere la
telemetria.

Questa documentazione rivela anche molti dettagli tecnici dello svolgimento
previsto di questo volo. Per esempio, il punto di partenza sarà
“Starbase, TX”, ossia il nome che SpaceX usa per indicare la località
di Boca Chica dalla quale attualmente effettua i voli di collaudo della
Starship. Non verrà usato il Kennedy Space Center, in Florida, con le sue celeberrime rampe di lancio. Sarà il primo volo orbitale che parte dal Texas, per quel
che ne so: sicuramente sarà il più grande.

Questo volo, previsto entro fine anno e
non prima del 20 giugno, vedrà la Starship decollare in cima al booster gigante
Super Heavy (che finora non ha ancora svolto neppure un’accensione
di prova), formando un veicolo alto ben 120 metri.

Poco meno di tre minuti dopo il decollo di questo colosso, il booster si separerà dalla
Starship e poi invertirà la propria rotta per tornare verso il punto di
partenza, ma senza tentare di atterrare sulla piazzola di decollo: per questo
primo volo, dopo poco più di otto minuti scenderà in acqua, nel Golfo del
Messico, a una trentina di chilometri dalla costa, in una cauta prova generale
della procedura di atterraggio, seguendo lo schema usato anche per collaudare
l’atterraggio del ben più piccolo Falcon 9.

Schema del volo con parziale ritorno del Super Heavy.

Nel frattempo, la Starship entrerà in orbita intorno alla Terra,
effettuerà una singola orbita quasi completa (più propriamente si tratta di un volo suborbitale estremamente lungo, concepito per garantire il rientro controllato anche in caso di malfunzionamento dei motori) e poi tenterà il rientro e l’ammaraggio dolce
nell’Oceano Pacifico, a circa 100 chilometri dalla costa nord-ovest di Kauai,
una delle isole Hawaii.

La traiettoria di partenza e inserimento in orbita della Starship.
La traiettoria di rientro della Starship.

L’intera missione durerà una novantina di minuti e servirà a collaudare le
capacità di base del razzo, ossia decollo e rientro, e acquisire telemetria sul comportamento in volo, senza tentare le
complicatissime operazioni di atterraggio mirato su terraferma. 

Leggendo attentamente la documentazione si notano alcune differenze terminologiche fra l’ammaraggio del Super Heavy e quello della Starship: per il Super Heavy si parla di
touchdown, termine che potrebbe suggerire un appontaggio su una nave
appoggio (ma su questo dettaglio non ci sono informazioni precise), mentre nel caso della
Starship viene usato il termine splashdown e si parla di ammaraggio propulso e mirato (“powered, targeted landing”). Ma c’è il rischio di lanciarsi in interpretazioni basate su sfumature forse non intenzionali.

Nel frattempo, SpaceX ha un contratto da 50 milioni di dollari con la NASA per lo sviluppo di un altro tassello importante del progetto Starship: il rifornimento di propellente in volo, che nei voli futuri consentirà al veicolo di essere rifornito mentre si trova in orbita terrestre e quindi partire verso la Luna o altre destinazioni con un “pieno” di propellente, aumentandone enormemente l’autonomia e la capacità di trasporto. Anche altre aziende aerospaziali (ULA, Lockheed Martin e molte altre) hanno ricevuto contratti per esperimenti analoghi su scala più piccola. Nel caso di SpaceX si tratta di dimostrare la capacità di trasferire ben dieci tonnellate di ossigeno liquido fra serbatoi su una Starship in volo.

Fonti aggiuntive:
SpaceflightNow, Teslarati.

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