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Ti amo, mandami soldi: consigli per evitare le truffe sentimentali

Ti amo, mandami soldi: consigli per evitare le truffe sentimentali

Credit: EducationalTechnology.

Ultimo aggiornamento: 2017/01/31 15:15. 

Una truffa da 45 milioni di euro (circa 49 milioni di franchi, 39 milioni di sterline): a tanto ammontano i soldi sottratti a circa 4000 vittime del romance scam o truffa sentimentale, quella in cui una persona incontrata su Internet sembra innamorata di noi ma è in realtà un impostore a caccia dei nostri soldi.

Queste sono cifre riferite a un solo anno e soltanto al Regno Unito, dove le forze anticrimine nazionali hanno da poco pubblicato i dati del 2016, notando che gli uomini sono il 40% dei truffati ed esistono bande specializzate nel prendere di mira chi ha più di cinquant’anni.

Lo stesso articolo del Telegraph che riporta i dati dell’anticrimine britannico include alcune regole universali su come comportarsi durante la legittima ricerca di un’anima gemella: le riassumo qui e le estendo con qualche raccomandazione.

  1. Se avete dubbi su un profilo, segnalatelo al sito d’incontri (andando sul sito o usando la sua app) in modo che venga verificato.
  2. Non dimenticate che i truffatori possono passare mesi a
    costruire su di voi una finta relazione sentimentale e vi chiederanno
    soldi soltanto quando vi avranno coinvolto emotivamente. Possono permettersi
    di investire mesi perché stanno tendendo contemporaneamente la stessa
    trappola a decine di altre vittime.
  3. I truffatori usano spesso identità false particolarmente accattivanti:
    si presentano come persone colte, spesso europee, di bell’aspetto, con
    una professione di successo, single ma con bambini perché hanno perso il partner. Diffidate in particolare di questi profili.
  4. Non fatevi scrupoli a mettere in dubbio l’autenticità dei vostri
    interlocutori: se sono sinceri non si opporranno alle
    vostre richieste di verifica e ne capiranno i motivi, mentre i
    truffatori inventeranno scuse.
  5. Chiedete al vostro interlocutore il nome e cognome e poi cercateli su Google e nei social network. Molti truffatori usano ripetutamente la stessa identità falsa, e un profilo su Facebook poco aggiornato e con pochi amici è spesso sintomo di un impostore.
  6. Cercate foto false o rubate: usate siti come Tineye.com o la ricerca per
    immagini di Google per controllare le immagini del profilo del vostro
    interlocutore.
  7. Non fidatevi di scansioni di documenti inviati dal vostro interlocutore: non provano nulla e spesso si tratta di documenti rubati ad altri internauti.
  8. Organizzate un incontro in videochiamata e durante la chiamata, a sorpresa, chiedete al vostro interlocutore di fare alcuni gesti specifici per voi: serve a evitare che il truffatore usi immagini preregistrate di qualcun altro (sì, i criminali professionisti lo fanno). Se si rifiuta, lasciatelo perdere, è quasi sicuramente un truffatore.
  9. Chiedete un parere a un amico o a un’amica di cui vi fidate: non avendo un coinvolgimento emotivo, noterà cose che le vostre emozioni vi rendono difficile vedere e accettare.
  10. Non date mai troppe informazioni personali come l’indirizzo di casa, il numero di telefono o l’indirizzo di mail.
  11. Create un indirizzo di mail apposito per le comunicazioni con i siti d’incontri e procuratevi un telefonino prepagato (o una SIM prepagata), da usare esclusivamente per fare e ricevere chiamate dai vostri interlocutori sentimentali digitali.
  12. Soprattutto, non mandate mai soldi: per quanto possa essere straziante la storia che vi sta raccontando il vostro interlocutore, è quasi sicuramente una truffa. Provate a chiedervi se ha senso che chieda proprio a voi del denaro. Davvero non ha nessun altro che lo possa aiutare?
  13. Se subite una truffa, non vergognatevi: siete vittime di truffatori professionisti che hanno approfittato dei vostri buoni sentimenti. Raccontate la vostra esperienza in modo che altre persone possano farne tesoro. E siate prudenti.
Alan Ralsky, “re dello spam”, incriminato formalmente per spamming

Alan Ralsky, “re dello spam”, incriminato formalmente per spamming

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “ezio.cop****” e “attive” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/01/08 18:40.

Alan M. Ralsky (foto qui accanto), soprannominato “il re dello spam” (spam king) per la sua lunga e prolifica attività di spammer, è stato finalmente incriminato dall’FBI dopo tre anni di indagini. Gli fanno compagnia dieci dei suoi soci.

Il comunicato del Dipartimento di Giustizia del governo statunitense definisce Ralsky e i suoi complici “una delle più grandi organizzazioni illegali di spamming e truffa del paese, un progetto internazionale per guadagnare denaro manipolando le quotazioni di borsa tramite promozioni illecite via e-mail.”

Le accuse, dice sempre il comunicato, sono il risultato di tre anni di indagini condotte dall’FBI insieme con lo U.S. Postal Inspection Service e l’ente fiscale statunitense (Internal Revenue Service). Ralsky e soci, le cui vicende sono state seguite in Rete per anni (già nel 2002 mandava un miliardo di mail al giorno), usava il sistema “pump and dump”, ossia “gonfia e svendi”, per fare soldi.

In questo sistema, lo spammer manda a milioni di utenti, sotto forma di spam, consigli falsi che annunciano l’imminente salita di quotazione di azioni di scarsissimo valore; poi acquista un congruo ammontare di queste azioni, facendone quindi salire la quotazione, e manda uno secondo messaggio di spam che dice grosso modo “Visto? Te l’avevo detto quel titolo sarebbe salito di quotazione, hai perso un’occasione d’oro. Ti annuncio che salirà ancora! Comprala e farai un affarone”.

Se un buon numero di polli casca nel tranello, il titolo effettivamente sale perché viene acquistato in massa: ma a un certo punto lo spammer rimette sul mercato le proprie azioni, vendendole con lauto margine. Ma la vendita fa crollare il titolo, e gli altri investitori rimangono buggerati.

Come se non bastasse, Ralsky è accusato di aver utilizzato intestazioni falsificate nei messaggi di spam, di aver utilizzato computer altrui come sistemi per disseminare lo spam, usare nomi di dominio registrati con false generalità per inviare spam, e fare pubblicità ingannevole.

Ralsky, da tempo indicato dall’osservatorio antispam Spamhaus fra i più pestiferi spammer, non si è limitato a queste nefandezze: ha costituito, secondo l’accusa formale, una “botnet”, ossia una rete di computer altrui, resi schiavi infettandoli con virus appositi, e ha usato questi computer per disseminare spam a insaputa dei proprietari legittimi.

Secondo gli inquirenti, con questi sistemi illegali la banda di Ralsky avrebbe raggranellato “circa 3 milioni di dollari soltanto nell’estate del 2005”.

Spamhaus sottolinea che l’80% dello spam circolante è riconducibile a circa duecento bande di questo genere, situate principalmente negli Stati Uniti.

Nella classifica di Spamhaus c’è un solo nome italiano, Sergio Livrieri: è uno spammer, perlomeno secondo il criterio di questa classifica, che richiede l’espulsione da parte di almeno tre provider per violazioni della policy d’uso del servizio.

Aggiornamento (2010/10/14): Livrieri non è più nell’elenco degli spammer stilato da Spamhaus.

KIF_6528_fixed.jpgSul tema dello spam ho collaborato con la TSI (televisione svizzera di lingua italiana) per un’indagine che ha avuto un momento particolarmente scenografico quando siamo andati a girare in una discarica di rifiuti (tema particolarmente scottante in questi giorni) nel nord Italia, per fare un parallelo fra pubblicità-spazzatura digitale e spazzatura reale.

Le foto, se volete contemplare lo squallore surreale delle immense quantità di rifiuti generate dal modo in cui viviamo, sono su Flickr qui.

Aggiornamento (2017/01/08)

Ho corretto il titolo di questo articolo per chiarire che il “re dello spam” citato nel titolo non è Livrieri, come poteva apparire a un lettore distratto che facesse una ricerca in Google per il nome e cognome di Livrieri. Livrieri, in una corrispondenza privata, mi ha confermato di essere stato espulso da parte di almeno tre provider per violazione delle loro policy d’uso. Per chi volesse approfondire la vicenda, segnalo un articolo di Repubblica e alcune pubblicazioni del Garante per la privacy italiano che citano Livrieri: questa del 2006, questa del 2008 e questa del 2011.

"Wire-wire", tecnica di truffa sofisticata e in aumento

“Wire-wire”, tecnica di truffa sofisticata e in aumento

La creatività e la perseveranza dei truffatori via Internet non conoscono limiti: ad aprile scorso l’FBI ha pubblicato un avviso per mettere in guardia le aziende contro una particolare tecnica di truffa che si sta rivelando particolarmente redditizia per i malviventi ed è in rapido aumento (+270% da gennaio 2015): si chiama “wire-wire” o “BEC” (business e-mail compromise).

Funziona in questo modo: i truffatori si procurano gli indirizzi di mail dei dipendenti delle aziende-bersaglio tramite fonti pubblicamente disponibili. Poi infettano uno o più computer dell’azienda in modo da avere accesso alla mail. Leggendo la posta, identificano con pazienza gli indirizzi di mail dei fornitori usati dall’azienda e poi creano un indirizzo di mail molto simile a quello di un fornitore (per esempio pagamenti@rossini-ascensori.com al posto di pagamenti@rossiniascensori.com).

Quando l’azienda attaccata invia un ordine via mail al fornitore, i truffatori leggono il messaggio e lo lasciano arrivare a destinazione, così il fornitore invia una fattura, che viene intercettata e bloccata. Al suo posto i truffatori mandano, dall’indirizzo di mail imitato, una versione leggermente modificata della fattura, nella quale cambia soltanto il conto corrente sul quale effettuare il pagamento (modificare un documento PDF è molto semplice).

La vittima cade facilmente nella trappola perché la fattura è un documento che si aspetta di ricevere e proviene (apparentemente) da un fornitore conosciuto, per cui effettua il bonifico di pagamento, il cui importo finisce nelle mani dei truffatori.

Se la vittima non si accorge che l’indirizzo del mittente è leggermente diverso e non nota che le coordinate bancarie sono differenti, i truffatori incassano con una sola mail decine di migliaia di franchi o euro o dollari (l’FBI parla di importi compresi fra 25.000 e 75.000 dollari per volta).

Sapere dell’esistenza di questo genere di truffa è il primo passo verso la sua prevenzione: molti responsabili dei pagamenti nelle aziende piccole e grandi non immaginano che dei criminali possano essere così persistenti e pazienti.

Non sempre le cose vanno bene per questi ladri digitali, comunque: di recente una banda di oltre 30 truffatori che operava dalla Nigeria in tutto il mondo è stata smascherata perché si è fatta a sua volta infettare da un malware che ha consentito ai ricercatori di un’azienda di sicurezza informatica, la SecureWorks, di sorvegliare il loro traffico e documentarne in dettaglio i reati, che stavano fruttando circa 3 milioni di dollari l’anno.

Mai provocare un informatico: truffatore smascherato via Facebook

I truffatori su Internet sono sempre in agguato, ma ogni tanto le loro vittime si vendicano in modo epico e divertente. È successo per esempio a Christian Haschek, un informatico austriaco che per quattro anni ha provato a mettere in vendita su Internet delle carte regalo Apple americane che aveva vinto e che non poteva usare in Austria. Le carte valevano in tutto 500 dollari e Christian le offriva fortemente scontate.

A un certo punto, dopo lunga attesa, si è fatto avanti un acquirente che si è autenticato (almeno in apparenza) scrivendo a Christian da un account eBay che aveva un’ottima reputazione. L’informatico ha avuto il sospetto di dialogare con un truffatore, ma non aveva nulla da perdere ed era stufo di avere queste carte regalo in sospeso, per cui gli ha dato corda.

Christian ha mandato al truffatore i PIN delle carte via mail e ha spedito per posta le carte stesse (a un indirizzo che risulterà falso). Via mail ha inviato anche un link a delle foto delle carte che aveva messo sul proprio server.

Come era prevedibile, il pagamento in bitcoin non è mai arrivato. Ha contattato via mail l’acquirente, che ha finto di non saper nulla della transazione e si è rifiutato di pagare qualunque cosa. Così Christian ha deciso di indagare. Si è accorto che il truffatore usava lo stesso nome utente su Reddit, eBay e Steam e su un sito di ricerca di lavoro. Così Christian ha messo insieme tutti i dati e ha trovato il nome del truffatore, la prima lettera del cognome e la città in cui abitava. Su Facebook ha trovato un account che aveva scritto un solo post che aveva un solo “Mi piace”. Quel “Mi piace” era stato dato da un amico del truffatore, che invece scriveva tanto su Facebook e soprattutto scriveva post pubblici.

Christian ha esplorato pazientemente i post dell’amico del truffatore e a un certo punto ha trovato una schermata di un gioco, con Facebook aperto sullo sfondo, che elencava tutti gli amici, compreso il truffatore, di cui a questo punto Christian aveva anche il cognome. Altri dieci minuti e Christian ha trovato i profili Facebook dei suoi parenti.

Così Christian ha contattato il fratello maggiore e la madre del truffatore e li ha avvisati di quello che stava succedendo, dicendo che non voleva rovinare la vita al truffatore, che aveva solo 22 anni.

Dieci minuti dopo il truffatore ha contattato Christian direttamente con una supplica: “Scusami per quello che ho fatto, sono giovane e stupido e sono messo male. Sono uno studente e non ho un lavoro.” Il truffatore ha contattato Apple e si è fatto ridare il valore delle carte regalo, offrendolo a Christian. “Per favore lasciami in pace, non lo farò mai più.”

Ciliegina sulla torta, il truffatore ha chiesto a Christian di cancellare il messaggio che aveva mandato a sua madre o di inventare una scusa per evitargli guai con la madre.

Bella storia a lieto fine, ma attenzione: non tutti i truffatori sono così ingenui.

Fonte: Naked Security.

Truffatori online rubano 40 milioni di euro a un’azienda tedesca. Via mail

Truffatori online rubano 40 milioni di euro a un’azienda tedesca. Via mail

Ultimo aggiornamento: 2016/09/10 16:30.

Molti sottovalutano la determinazione dei truffatori digitali perché non hanno idea di quanto questi criminali possano essere motivati a investire tempo e risorse per fare una ricognizione digitale di un’azienda, compilarne l’organigramma e scandagliarne le difese. Provo a fare un esempio: bastano 40 milioni di euro come motivazione?

È quello che è successo all’azienda tedesca di cablaggi Leoni AG: come raccontano Tripwire e Softpedia, ha dovuto annunciare pubblicamente un danno economico di questo ammontare causato da una truffa informatica.

Secondo le prime ricostruzioni, a metà agosto scorso la giovane direttrice finanziaria della filiale rumena dell’azienda ha ricevuto una mail falsificata che sembrava provenire dai massimi dirigenti tedeschi della Leoni AG e ordinava il trasferimento di 40 milioni di euro. La mail teneva conto delle procedure interne dell’azienda per l’approvazione e il trasferimento di fondi: i criminali avevano quindi studiato bene la propria vittima, scegliendo l’unica delle quattro fabbriche rumene dell’azienda abilitata ad effettuare trasferimenti di denaro e prendendo di mira specificamente la persona che poteva eseguire un trasferimento così ingente.

I 40 milioni sono stati trasferiti a banche della Repubblica Ceca e da lì si sono volatilizzati. Il caso è ora in mano alle autorità rumene.

L’episodio può essere una buona occasione per riesaminare le procedure aziendali per gli ordini di pagamento: se un singolo dipendente, di qualunque grado, può disporre bonifici per decine di milioni sulla base di una semplice mail, senza alcun controllo incrociato (per esempio una banale telefonata al numero diretto del dirigente che avrebbe inviato la mail), e se i dipendenti non sono al corrente che il mittente di una mail è falsificabile, c’è decisamente qualcosa che non va.

Vendicatore informatico smaschera truffatori che mandano false fatture infettanti

Vendicatore informatico smaschera truffatori che mandano false fatture infettanti

Lukavsky (via The Register)

Florian Lukavsky è uno a cui non dispiace farsi molti nemici, a quanto pare. Dirige l’ufficio si Singapore della SEC Consult, un’azienda di sicurezza informatica, e lotta contro le truffe online ai danni delle aziende con un metodo decisamente interessante.

I truffatori cercano di imbrogliare le proprie vittime aziendali mandando loro delle mail falsificate, apparentemente provenienti dai dirigenti, che ordinano di effettuare pagamenti verso conti correnti in realtà controllati dai criminali, come in questo caso recente. Ci sono state molte vittime illustri, come Accenture, Chanel, Hugo Boss, HSBC e Mattel, oltre a tante altre meno illustri.

In collaborazione con le forze dell’ordine, Lukavsky rende la pariglia ai truffatori: manda loro un documento PDF che simula di essere una conferma della transazione ma è in realtà scritto in modo da contenere malware che, quando viene aperto, raccoglie informazioni d’identità dai computer dei criminali e le manda a Lukavsky. “Siamo stati in grado di ottenere i nomi utente e gli hash di Windows 10, che sono legati per default ad Outlook”, racconta l’informatico. Gli hash sono stati poi usati per risalire alle password corrispondenti. Le informazioni raccolte sono state trasmesse alla polizia, che ha arrestato i truffatori, situati in Africa.

The Register, che segnala la notizia (in inglese), riporta anche altri episodi di questo genere e cita le stime impressionanti dell’FBI sulle perdite economiche causate da questa forma di crimine.

Arrestato truffatore online responsabile di oltre 60 milioni di dollari di raggiri

Arrestato truffatore online responsabile di oltre 60 milioni di dollari di raggiri

Di fronte alle notizie di tecniche d’attacco sempre più sofisticate è facile avere la sensazione di essere inermi e che le autorità non facciano nulla, ma in realtà questi malviventi non sempre la fanno franca. L’Interpol e la Commissione sui Crimini Economici e Finanziari della Nigeria segnalano l’arresto di “Mike”, un quarantenne nigeriano a capo di una rete criminale internazionale che aveva messo a segno truffe per oltre 60 milioni di dollari ai danni di centinaia di vittime. Una di queste vittime era stata imbrogliata al punto da inviare 15,4 milioni di dollari ai truffatori.

Le tecniche di truffa usate dalla banda (circa 40 persone sparse fra Nigeria, Malesia e Sud Africa) erano ben collaudate: non solo la fattura leggermente alterata e la creazione di falsi ordini di pagamento provenienti dagli indirizzi di mail dai dirigenti aziendali, ma anche truffe sentimentali. I bersagli erano principalmente in Australia, Canada, India, Malesia, Romania, Sud Africa, Thailandia e Stati Uniti. Il denaro sottratto veniva convogliato su conti correnti di complici in Cina, Europa e Stati Uniti.

L’arresto, secondo le autorità nigeriane, è un segnale chiaro che la Nigeria non può essere considerato un porto sicuro per questi criminali. Gli esperti consigliano di attivare l’autenticazione a due fattori (o verifica in due passaggi) sugli indirizzi di mail e di verificare gli ordini di pagamento usando un canale diverso da Internet: una telefonata alla persona che avrebbe inviato l’ordine, per esempio.

Da parte mia aggiungo un’altra raccomandazione: attenzione alle offerte di lavoro che vi propongono di fare l’intermediario finanziario semplicemente stando al computer un certo numero di ore al giorno per ricevere e inoltrare bonifici di denaro. Il denaro che ricevereste sul conto rischia di essere il frutto di una truffa online, per cui voi risultereste come complici.

iPhone smarrito? Attenzione alle false notifiche di ritrovamento

iPhone smarrito? Attenzione alle false notifiche di ritrovamento

Le funzioni di recupero dei telefonini smarriti o rubati sono molto pratiche, ma i criminali informatici le stanno sfruttando per creare trappole davvero notevoli. Joonas Kiminki su Hackernoon ne segnala una che può ingannare molto facilmente perché gioca sulle emozioni.

Joonas era in vacanza a Torino quando gli hanno rubato l’iPhone lasciato in auto. Così ha attivato Trova il mio iPhone, segnando il telefonino come smarrito, in modo da ricevere una mail di avviso se il telefonino tornava online.

Undici giorni dopo ha ricevuto un SMS e una mail di notifica: telefonino trovato. Entusiasta ed emozionato, ha cliccato sul link fornito nella mail, ha raggiunto il sito di Trova il mio iPhone e ha iniziato a digitare le proprie credenziali. Poi, però, si è accorto che si trattava di un sito falso, che imitava quello autentico in tutto e per tutto a parte due elementi importanti ma facili da dimenticare per l’emozione: la sessione non era cifrata (niente lucchetto nella casella dell’indirizzo) e il nome del sito non sembrava uno di quelli solitamente usati da Apple. Joonas si è fermato a un passo dalla trappola.

Il telefonino era bloccato, quindi come hanno fatto i truffatori a trovarne il proprietario? Probabilmente hanno usato la funzione Cartella medica, che consente di accedere ai contatti d’emergenza anche quando il telefonino è bloccato, e hanno cercato il nome su Google, trovando il sito di Joonas Kiminki (aiutati anche dal suo nome piuttosto raro).

Perché l’hanno fatto? Joonas spiega che non è possibile attivare un iPhone se è collegato a un account iCloud, per cui se il ladro vuole attivarlo deve scollegarlo da iCloud, per cui contatta il derubato e si fa dare con un trucco come questo le credenziali di accesso ad iCloud, in modo da scollegarlo e renderlo rivendibile. Ciliegina sulla torta, ruba anche l’identità della vittima.

Morale della storia: non lasciate in auto oggetti di valore, ovviamente, ma soprattutto fate attenzione, in caso di furto del telefonino, ai messaggi che vi avvisano del suo ritrovamento: spesso sono realizzati in modo molto professionale, perché la rivendita di smartphone rubati è un’industria illegale ma remunerativa. Già che ci siete, attivate un backup dei dati che tenete sul dispositivo e mettete una password sulla schermata di accesso.

Il ritorno di Valentin il Redento

Il ritorno di Valentin il Redento

Ultimo aggiornamento: 2016/07/22 7:30.

Chi era alla recente Cena dei Disinformatici lo ha saputo in anteprima: è tornato Valentin Mikhaylin, lo spammer-truffatore russo che alla fine degli anni Novanta raccontava di essere un povero studente al freddo e al gelo di Kaluga, in Russia, e si faceva mandare soldi da chi si fidava delle sue commoventi parole.

Nel 2003 avevo pubblicato la sua storia nel Servizio Antibufala; nel 2005 Valentin, scoprendo il mio articolo, aveva reagito con un attacco personale piuttosto vivace, condito da uno scambio di mail davvero surreale: minacce di farmi perseguire dal KGB, pubblicazione di annunci a mio nome su siti gay, tentativi di bloccarmi l’account PayPal e di incastrarmi come spammer oltre a insinuazioni sulla propensione di mia moglie per gli uomini neri ricchi, come racconto in questo articolo e in questo.

In risposta a queste sue esternazioni era nata l’iniziativa Manda anche tu una cartolina a Valentin.

La sua attività truffaldina è proseguita per anni: era ancora in corso nel 2009 sotto altri nomi. Grazie ai lettori del Disinformatico erano poi emersi i suoi trascorsi con la giustizia russa, in particolare in seguito al suo memorabile tentativo di ottenere denaro spacciandosi per un gruppo di addetti al lancio di missili nucleari che per protesta contro il mancato pagamento degli stipendi minacciavano di bombardare con armi atomiche le città dell’Europa occidentale.

La via di Kaluga dove Valentin diceva di abitare.

Ora Valentin è tornato. Mi ha scritto il 21 maggio scorso dicendo che è da qualche anno che non manda più messaggi di spam e non lo farà più. Dice di aver trovato un lavoro in quel di Kaluga e chiede che io rimuova le “false informazioni” su di lui perché danneggiano la sua reputazione in Russia. Adesso usa l’indirizzo di mail emik@kaluga.ru. Nella mail ha incluso anche il suo numero di telefono (non so se è quello vero).

Gli ho risposto qualche tempo dopo, spiegandogli che quelle che lui chiama “false informazioni” provengono dai giornali russi e che ho soltanto riferito quello che riportavano quei giornali. Gli ho anche chiesto perché mai dovrei credergli e soprattutto se ha restituito i soldi alle persone che ha truffato.

Mi ha risposto ieri, dicendo che era diventato spammer per disperazione (non c’era lavoro a Kaluga? Era proprio necessario fingersi lanciatore di missili nucleari?) e mi ha allegato quella che lui chiama una “copia dei documenti medici” della madre cieca. Se qualcuno sa il russo e vuole provare a tradurli, glieli mando; non so se sono autentici, e comunque sono datati 2009; Newocr e Google Translate non ne hanno ricavato granché.

Valentin dice anche di avere “un buon lavoro, una bellissima famiglia e un figlio [o figlia – in inglese dice child]” e così gli ho chiesto di mandarmi una foto. Si giustifica dicendo che le persone dalle quali ha ricevuto denaro “non hanno mai chiesto di restituire nulla”. Bella forza, gli ho detto: pensavano di aiutare un bisognoso, non uno spammer.

Voi siete più spiritosi e creativi di me: a parte delle grosse risate, che facciamo?

16:30. Valentin si è rifatto vivo ignorando le mie domande e minacciando di “contattare le autorità di Lugano” a proposito della mia indagine. Gli ho risposto dicendogli di fare come meglio crede e avvisandolo che ogni ulteriore corrispondenza verrà pubblicata. Preparate il popcorn.

2016/07/19 9:30. Tutto tace: Valentin non ha più replicato. Intanto pubblico qui sotto le immagini dei “documenti medici” che mi ha inviato, debitamente censurati nei dati personali grazie a FacePixelizer.

2016/017/22. Nicola (che ringrazio per la disponibilità) ha tradotto il testo dei documenti:

Gruppo handicappati: primo gruppo
Causa dell’handicap: invalidità generale (invalidità della vista)
Grado di impossibilità allo svolgimento del lavoro: secondo grado
Durata temporale dell’handicap: senza scadenza
Data del prossimo check-up medico: nessuna
Note addizionali: nessuna
Origine dell’emissione del documento: certificato medico del ente specialistico medico-sociale della Federazione Russa.
Certificato medico emesso n. 819 emesso il 5 novembre 2009
Presente documento emesso il 16 novembre 2009
Sergey Miloslavovich Tihomirov

La decisione dell’ente medico-sociale deve obbligatoriamente essere soddisfatta dalle corrispondenti autorità statali locali e dalle organizzazioni, indipendentemente dalla loro forma legale e organizzativa (articolo 8 della legge federale in materia di protezione di persone handicappate nella Federazione Russa)
Ministero del Servizio Sanitario e Sviluppo Sociale della Federazione Russa
Filiale N. 8 Oftalmologica
(nome dell’ente federale statale del servizio medico-sociale)
Tel. 504366
CERTIFICATO    serie MCE-2007        n. 5216437
(emesso a persona handicappata)
a [nome di donna]
Data di nascita 22.04.1955 – 248600  provincia di Kaluga – città di Kaluga – [nome della via] – edificio 60 – appartamento 13
 (luogo di residenza, se nessun luogo di residenza – il luogo di vita effettivo sul territorio della Federazione Russa, o se la persona ha lasciato il paese il luogo dove sono conservati i documenti pensionistici)
L’handicap è stato riscontrato per la prima o ulteriore volta (sottolineare la voce interessata)
Data di registrazione dell’handicap 05.11.2009

Non ci sono segni evidenti di manipolazione digitale, anche se si tratta di documenti che sarebbero molto facili da ritoccare.

Valentin sta bene, grazie, mandiamogli un salutino

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “s.poppi” e “mario.c****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2006/11/29.

English Abstract

If you receive e-mail asking for help from someone called Valentin Mikhaylin (or a similar-sounding name) in Kaluga, Russia, please beware: it’s a scam. This man has been spamming the Internet since 1999, pretending to be a desperately needy teacher or student. His behavior has got him in trouble with Russian authorities more than once. A sample of the most recent text of his scam e-mail is provided below. Details (in English) are here. Snopes.com also classifies this appeal as a scam here.

A giudicare dal numero di segnalazioni che mi sta arrivando, molti non conoscono ancora la storia di Valentin Mikhaylin (o Michailin), lo spammer che intasa la Rete ogni anno, intorno a novembre, spacciandosi per uno studente disperato che muore di freddo con i parenti a Kaluga, in Russia. Ne ho già parlato, ma forse è opportuno tornare sull’argomento.

L’appello di Valentin persiste dal 1999 (Snopes.com segnala addirittura versioni datate 1998), in varie versioni nelle quali lo spammer si è presentato come professore, studente, radioamatore e altro ancora. Nelle versioni recenti, Valentin chiede generi di prima necessità, come sacchi a pelo, stufe e coperte, ma quando lo si contatta chiedendo come aiutarlo inviandogli questi oggetti, cambia tattica e chiede di mandargli direttamente soldi, solitamente tramite Western Union.

Visti i suoi precedenti con la giustizia russa e il trattamento aggressivo che riserva a chi gli chiede conferme della sua storia (come descritto in questa mia indagine), è ormai evidente che si tratta di una truffa fatta e finita, che purtroppo continua a mietere vittime.

Per qualche tempo, Valentin ha smesso di tempestare l’Italia, forse anche grazie alla presenza in Rete della mia indagine: addirittura rifiutava ogni offerta di aiuto da indirizzi italiani perché pensava che si trattasse di disturbatori sobillati da me. Ma di recente ha ripreso la sua campagna anche verso indirizzi italiani, per cui è forse opportuno un promemoria. Ecco quindi il testo del suo messaggio più recente, che proviene da vari indirizzi, come per esempio valent.l.michailin@mail.ru:

From: Valentin
Date: Nov 26, 2006 4:55 PM
Subject: Letter from Russia
To: undisclosed-recipients
Dear Friends,
Please excuse me for this letter.
My name is Valentin. I’m student and I live with my mother in a small town Kaluga, Russia. My mother is invalid. She cannot see and she receive pension very rare which is not enought even for medications.
I work very hard every day to be able to buy necessities for my mother, but my salary is very small, because my studies still not finished.
Due to deep crisis authorities stoped gas in our district and now we cannot heat our home. I don’t know what to do, because the winter is coming and the weather will be very cold. I am very afraid that the temperature inside our home can become very cold and we will not be able to survive.
Therefore I finded several e-mail addresses and thank to the free internet access in our local library I decided to appeal to you with prayer in my heart for small help.
If you have any old sleping bag, warm blanket, electric heater, warm clothes and shoes, electric water-boiler, canned and dried food, vitamins, medicines from cold, any hygiene-products, I will be very grateful to you if you could send it to our postal address which is:
Valentin Michailin,
Rileeva Str, 6-45.
Kaluga. 248030,
Russia.
If you think that it would be better or easier for you to help with some money, please write me back to my e-mail vamik@mailrus.ru and I will write you how to send it safely, if you agree. In this case I will be able to buy a portable stove and heat our home during the winter.
I hope to hear from you very soon and I pray that you can help us. I also hope very much that this hard situation will become better in our region very soon.
From all my heart, I wish you all the best. I wish that all your dreams come true and your life will be full of hapiness.
God Bless You,
Valentin.
Kaluga. Russia.
E-mail: vamik@mailrus.ru

Pubblicandolo qui, l’appello verrà indicizzato dai motori di ricerca e così chi cercherà in Rete informazioni su Valentin prima di abboccare al suo appello-truffa avrà un’opportunità in più di essere avvisato.

Alcuni lettori hanno risposto con insulti all’ennesima campagna di spam di Valentin, ma esiste una forma più efficace di lotta alle truffe di questo genere: rispondere (preferibilmente da un indirizzo sacrificabile) fingendo di aver abboccato, e iniziare uno scambio di e-mail con Valentin (in inglese, o meglio ancora in russo, se conoscete questa lingua), tirandolo in lungo il più possibile senza però mai arrivare all’invio di denaro o altro.

In questo modo si ottengono due risultati: il primo è che Valentin perde tempo e quindi ne ha meno da dedicare a cercare e dialogare con le vittime vere; il secondo è che se il numero di false vittime è sufficientemente alto, Valentin tende a pensare che tutte le richieste di contatto provenienti dall’Italia siano fasulle e quindi le rifiuta in blocco (comprese quelle delle vittime vere). In entrambi i casi, si ottiene un’azione di protezione nei confronti delle persone di buon cuore che non sono ancora al corrente della natura truffaldina di quest’appello.

Aggiornamento (2006/11/29)

Stando alle vostre segnalazioni, Valentin sta adottando una tecnica da vero spammer: cambia continuamente indirizzo del mittente. Per esempio, soltanto in questi ultimi giorni ha usato come mittente e/o come indirizzo per le risposte va.h.michailin@mail.ru, valent.a.michailin@inbox.ru, vmikali@nextmail.ru, e altre variazioni sul tema. Pubblico qui gli indirizzi affinché vengano anch’essi indicizzati (e magari raccolti dagli spammer, così il caro Valentin raccoglie un po’ di quel che semina). Se trovate altri indirizzi, indicateli nei commenti, così verranno anch’essi indicizzati.