Ci sono molti video su YouTube che raccontano le virtù calmanti e in alcuni
casi psichedeliche dei cosiddetti battiti o battimenti binaurali o binaural beats: dei particolari suoni, come quelli
che potete ascoltare nel video qui sopra, composti da due toni leggermente differenti, che si
combinano nel cervello creando un terzo suono che avrebbe questi effetti
sull’umore e sulla percezione. Molti anni fa, nel 2008, ci fu
addirittura un panico mediatico generale,
arrivato anche qui da noi, sul presunto pericolo di i-Doser, una serie di cosiddetti
“file droganti”, che all’epoca circolavano sotto forma di MP3 da
scaricare.
Sono passati quindici anni e la tecnologia è cambiata: oggi non si scaricano
più gli MP3 ma i battiti binaurali si ascoltano in streaming, come avviene
appunto su
YouTube
o Spotify cercando
frasi come “binaural beats”, oppure tramite
apposite app, fra le quali ce n’è una che si chiama appunto
iDoser in ricordo dei vecchi tempi. È cambiato anche il modo in cui vengono presentati questi suoni:
non più temibili droghe digitali, ma sonorità curative, per facilitare la
concentrazione, lo studio, il lavoro e il sonno, per alleviare i dolori, e
anche per migliorare le prestazioni sessuali.
Ma funzionano davvero? Il fenomeno della percezione
di un terzo suono illusorio nei battiti binaurali è indubbiamente reale. Fu
scoperto nel 1839 dal meteorologo prussiano Heinrich Wilhelm Dove e fu
esplorato
a partire dagli anni Settanta del secolo scorso con strumenti elettronici. In
sintesi, si tratta di far sentire un suono a una specifica frequenza a un
orecchio e un altro suono a una frequenza leggermente differente all’altro
orecchio. Il cervello crea una sorta di illusione acustica, ossia un terzo
suono la cui frequenza è la differenza delle frequenze dei primi due suoni.
Secondo gli utenti entusiasti dei battiti binaurali, se si regola
opportunamente la differenza di frequenza dei due suoni reali si otterrebbe un
terzo suono che sarebbe in sintonia con la frequenza dominante del cervello,
che varia da persona a persona e a seconda delle attività in corso, e sarebbe
addirittura possibile modificare questa frequenza cerebrale.
A giudicare dai commenti online, alcune persone trovano indubbiamente
piacevoli e addirittura benefici questi suoni. Ma ancora oggi non ci sono
prove robuste di una loro reale efficacia generale: tutto indica che i
benefici descritti da chi li usa siano dovuti in gran parte a un effetto
placebo, anche perché molti segnalano questi benefici in condizioni nelle
quali i battiti binaurali non possono agire.
I due suoni di questi battiti, infatti, devono raggiungere il cervello
separatamente, uno tramite l’orecchio destro e uno tramite quello
sinistro, e quindi vanno ascoltati in cuffia, altrimenti il cervello non può
generare il terzo suono. Chi dichiara di avere effetti positivi dai
binaural beats
ascoltandoli attraverso un altoparlante singolo, magari quello del telefonino,
sta dimostrando semplicemente il potere, estremamente reale,
dell’autosuggestione.
Fonti aggiuntive: Wikipedia, Gizmodo, Wikipedia, Discover Magazine.