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Alexa prega con te, ma solo se la paghi: occhio agli acquisti vocali

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast.

Con tutti questi malware in giro, c’è quasi da dire le preghiere ogni volta
che si sta per aprire un allegato. Il guaio è che in informatica anche la
preghiera può nascondere un raggiro.

Lo sa bene Patricia Collinson, una devota ottantasettenne che vive a Hastings,
nel Regno Unito, e si è trovata involontariamente al centro di un inganno
informatico decisamente insolito. La figlia le ha regalato un assistente
vocale, un altoparlante Alexa di Amazon, e la signora ha iniziato a usarlo con
entusiasmo, soprattutto quando ha scoperto che poteva chiedere ad Alexa,
semplicemente parlando, di recitare una preghiera con lei, specificamente
l’Ave Maria.

Quasi tutte le mattine la signora Collinson si sedeva in poltrona e parlava ad
Alexa come se fosse una persona, dicendole
“Buongiorno Alexa, puoi recitare per favore l’Ave Maria?”, e Alexa
eseguiva prontamente la richiesta.

Ma l’entusiasmo della signora è passato ben presto quando si è accorta, grazie
alla figlia, che la solerte Alexa recitava l’Ave Maria solo per soldi. Infatti
la signora, senza rendersene conto, si era abbonata a un servizio a pagamento
semplicemente parlando ad Alexa.

La figlia, alla quale era intestato l’account di Alexa, se ne è accorta quando
ha ricevuto una mail dalla ditta statunitense Catholic Prayers che la
informava dell’attivazione di un abbonamento a pagamento sull’Alexa che lei
aveva regalato alla madre. Due sterline al mese, quindi non certo un salasso,
ma restava il problema che la signora Collinson aveva attivato un contratto di
addebito permanente a un servizio semplicemente con la voce, senza nessuna
delle normali conferme visive o cartacee che esistono negli acquisti normali.

Questa situazione potenzialmente ingannevole è stata confermata da Amazon al
figlio della signora Collinson, che l’ha
documentata
per il giornale britannico The Guardian dove lavora: si possono fare
acquisti a voce, ha confermato Amazon,
“dicendo di sì a un messaggio di offerta di un prodotto, generato quando un
cliente richiede direttamente il prodotto o quando il cliente risponde
positivamente a un suggerimento proattivo all’interno della skill”
. Le skill sono, in sostanza, l’equivalente vocale delle app. 

[nel podcast qui c’è l’audio di Alexa che offre di acquistare a voce, tratto da
Voice Technology di Alessio Pomaro]

La ditta Catholic Prayers, contattata, ha ipotizzato che la signora non si sia
resa conto che Alexa la stava avvisando che il servizio di preghiera era a
pagamento e abbia risposto di sì a questo avviso. La ditta, fra l’altro, dice
di avere circa 10.000 utenti al mese. Viene da chiedersi se esistono davvero
diecimila persone consapevolmente disposte a pagare due sterline al mese per
farsi dire da un altoparlante una preghiera che possono sentire gratis (per
esempio tramite l’assistente vocale di Google) o se si tratta almeno in parte
di persone che sono cadute nello stesso equivoco della signora Collinson.

Dato che questi assistenti vocali vengono regalati sempre più spesso a persone
che non hanno competenze informatiche e non sanno cosa sia una skill o
che si possano generare degli addebiti semplicemente parlando, è importante
che chi fa questi regali sia ben consapevole di queste funzioni, per evitare
addebiti indesiderati, e sappia come disabilitarle.

Per impedire acquisti accidentali fatti a voce con un dispositivo Alexa si può
entrare nell’account che lo gestisce e selezionare, nelle impostazioni, la
sezione
Acquisti tramite voce. Qui si può scegliere se disattivarla completamente oppure se proteggerla
con un codice segreto di quattro cifre che dovrà essere detto ad Alexa per
confermare l’intenzione di acquisto. In questo modo, solo chi conosce questo
codice potrà fare acquisti. Ovviamente, se il codice viene detto in presenza
di altre persone non sarà più segreto.

Viene da chiedersi quanti utenti di questi assistenti vocali siano a
conoscenza di queste funzioni di acquisto automatico e sappiano come
impostarle correttamente. Nel frattempo, Amazon segnala con entusiasmo sulle
proprie
pagine promozionali
che ci sono sviluppatori che hanno guadagnato
25.000 dollari in soli sei mesi
vendendo agli utenti Alexa la funzione che consente all’assistente vocale di
dire “Buona notte” e una frase di conforto. E lasciando da parte un
momento la questione degli addebiti non intenzionali, fa tristezza pensare che
ci siano persone così sole da essere disposte a pagare per farsi dire una
preghiera o la buonanotte da una macchina.

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