Vai al contenuto
Anche WhatsApp attiva lo scaricamento dei dati del profilo

Anche WhatsApp attiva lo scaricamento dei dati del profilo

Dopo Facebook e Instagram, anche il terzo prodotto della scuderia Zuckerberg, ossia WhatsApp, ha annunciato che attiverà a breve una funzione che consentirà lo scaricamento dei dati del propri account in tutto il mondo, seguendo le istruzioni indicate in questa pagina.

I dati scaricabili includeranno anche la foto del profilo e i nomi dei gruppi, ma non comprenderanno la cronologia delle chat, delle chiamate e dei messaggi, che è già salvabile da tempo nelle Impostazioni dell’app seguendo queste istruzioni.

WhatsApp avvisa che la richiesta di dati verrà evasa entro circa tre giorni e che i dati verranno forniti sotto forma di file ZIP.

Di solito gli utenti richiedono questi dati per migrarli altrove perché stanno pensando di chiudere l’account e aprirne uno nuovo (sulla stessa piattaforma o su un’altra). Per eliminare permanentemente un account Whatsapp occorre seguire queste istruzioni. Attenzione: è un processo irreversibile.

40 anni di spam

40 anni di spam

Qui sotto trovate il testo della prima mail classificabile come spam: risale al primo maggio 1978, quando Gary Thuerk (foto qui accanto, tratta da Computerworld), un venditore della DEC (Digital Equipment Corporation, nome importante dell’informatica di quegli anni, successivamente assorbito da HP) inviò a tutti gli utenti di Arpanet, una delle reti da cui poi sarebbe nata Internet, un invito a partecipare alla presentazione del nuovo computer della sua azienda. Lo spam compie insomma quarant’anni.

Mail-from: DEC-MARLBORO rcvd at 3-May-78 0955-PDT
Date:  1 May 1978 1233-EDT
From: THUERK at DEC-MARLBORO
Subject: ADRIAN@SRI-KL
To:   DDAY at SRI-KL, DAY at SRI-KL, DEBOER at UCLA-CCN, [...]

DIGITAL WILL BE GIVING A PRODUCT PRESENTATION OF THE NEWEST MEMBERS OF THE
DECSYSTEM-20 FAMILY; THE DECSYSTEM-2020, 2020T, 2060, AND 2060T.  THE
DECSYSTEM-20 FAMILY OF COMPUTERS HAS EVOLVED FROM THE TENEX OPERATING SYSTEM
AND THE DECSYSTEM-10  COMPUTER ARCHITECTURE.  BOTH THE DECSYSTEM-2060T
AND 2020T OFFER FULL ARPANET SUPPORT UNDER THE TOPS-20 OPERATING SYSTEM.
THE DECSYSTEM-2060 IS AN UPWARD EXTENSION OF THE CURRENT DECSYSTEM 2040
AND 2050 FAMILY. THE DECSYSTEM-2020 IS A NEW LOW END MEMBER OF THE
DECSYSTEM-20 FAMILY AND FULLY SOFTWARE COMPATIBLE WITH ALL OF THE OTHER
DECSYSTEM-20 MODELS.

WE INVITE YOU TO COME SEE THE 2020 AND HEAR ABOUT THE DECSYSTEM-20 FAMILY
AT THE TWO PRODUCT PRESENTATIONS WE WILL BE GIVING IN CALIFORNIA THIS
MONTH.  THE LOCATIONS WILL BE:

               TUESDAY, MAY 9, 1978 - 2 PM
                   HYATT HOUSE (NEAR THE L.A. AIRPORT)
                   LOS ANGELES, CA

               THURSDAY, MAY 11, 1978 - 2 PM
                   DUNFEY'S ROYAL COACH
                   SAN MATEO, CA
                   (4 MILES SOUTH OF S.F. AIRPORT AT BAYSHORE, RT 101 AND RT 92)

A 2020 WILL BE THERE FOR YOU TO VIEW. ALSO TERMINALS ON-LINE TO OTHER
DECSYSTEM-20 SYSTEMS THROUGH THE ARPANET. IF YOU ARE UNABLE TO ATTEND,
PLEASE FEEL FREE TO CONTACT THE NEAREST DEC OFFICE
FOR MORE INFORMATION ABOUT THE EXCITING DECSYSTEM-20 FAMILY.

Ripesco da un mio vecchio articolo del 2003 per Apogeonline la storia di questo messaggio:

“Tutti gli utenti” è oggigiorno un’espressione un po’ fuorviante, dato che all’epoca gli utenti erano talmente pochi da essere inclusi in un elenco stampato. Ma resta il fatto che fu il primo caso di disseminazione a tappeto di un annuncio commerciale tramite posta elettronica.

La reazione della comunità della Rete non si fece certo attendere: un coro di proteste quasi unanime, con l’eccezione di un giovane Richard Stallman, che inizialmente non capiva perché ci si scaldasse tanto, e anzi sembrava interessato alle applicazioni dello spam come servizio per combinare incontri galanti. Fu comunque un episodio isolato, dato che all’epoca Arpanet aveva un vero e proprio regolamento ufficiale (acceptable use policy) che ne vietava assolutamente l’uso commerciale e quindi l’invito disseminato da Thuerk era palesemente una violazione delle norme d’uso.

[…]

In quei tempi eroici non era ancora stato coniato il termine spam per indicare, appunto, lo spam come lo conosciamo oggi. Per questo battesimo bisogna attendere infatti il 31 marzo 1993, quando il moderatore Richard Depew pubblicò involontariamente duecento messaggi di fila in un newsgroup di Usenet (che non era ancora considerata parte integrante di Internet) a causa di un difetto del software che stava sperimentando.

Anche in questo caso nacque un putiferio, e gli utenti furibondi del newsgroup usarono per la prima volta il termine “spam” per indicare l’invio in massa di un messaggio non richiesto. La parola deriva dal mondo dei MUD, gli antenati dei giochi multiplayer online (niente immagini, solo testo: il motore grafico era composto dalle cellule cerebrali del giocatore), dove era in uso per definire un intasamento del sistema prodotto dalla ripetizione eccessiva, spesso generata automaticamente, di uno stesso comando. Nel parto di questo termine sono coinvolti anche un celebre sketch dei Monty Python e la Hormel Foods, che produce un alimento omonimo immortalato addirittura da un museo, ma questa è un’altra storia.

Duecento messaggi in un singolo newsgroup sono però poca cosa rispetto all’incidente successivo: nel 1994, i consulenti legali Canter e Siegel inviarono dall’Arizona un messaggio pubblicitario a tutti i newsgroup di Internet. Per un verso, fu un grande successo, dato che generò un massiccio aumento dei profitti della loro società e li rese famosi. O famigerati: per un altro verso fu infatti un autogol, dato che gli utenti insorsero di fronte a questo comportamento e soprattutto di fronte alla sfrontatezza dei due, che a differenza dei loro predecessori non si pentirono affatto del disturbo arrecato e anzi scrissero un libro per spiegare i loro metodi di spamming. Ma uno dei due, Laurence Canter, venne radiato dall’albo dalla Corte Suprema del Tennessee nel 1997, in parte a causa di questa sua campagna pubblicitaria.

Questo è il testo dello spam di Canter e Siegel:

Green Card Lottery 1994 May Be The Last One!
THE DEADLINE HAS BEEN ANNOUNCED.

The Green Card Lottery is a completely legal program giving away a
certain annual allotment of Green Cards to persons born in certain
countries. The lottery program was scheduled to continue on a
permanent basis.  However, recently, Senator Alan J Simpson
introduced a bill into the U. S. Congress which could end any future
lotteries. THE 1994 LOTTERY IS SCHEDULED TO TAKE PLACE
SOON, BUT IT MAY BE THE VERY LAST ONE.

PERSONS BORN IN MOST COUNTRIES QUALIFY, MANY FOR
FIRST TIME.

The only countries NOT qualifying  are: Mexico; India; P.R. China;
Taiwan, Philippines, North Korea, Canada, United Kingdom (except
Northern Ireland), Jamaica, Domican Republic, El Salvador and
Vietnam.

Lottery registration will take place soon.  55,000 Green Cards will be
given to those who register correctly.  NO JOB IS REQUIRED.

THERE IS A STRICT JUNE DEADLINE. THE TIME TO START IS
NOW!!

For FREE information via Email, send request to
cs...@indirect.com


-- 
*****************************************************************
Canter & Siegel, Immigration Attorneys
3333 E Camelback Road, Ste 250, Phoenix AZ  85018  USA
cs...@indirect.com   telephone (602)661-3911  Fax (602) 451-7617

Oggi il problema dello spam è in gran parte risolto, grazie ai potenti filtri antispam di grandi provider di mail come Google o Microsoft e anche al fatto che molti utenti usano sempre di più la messaggistica personale di WhatsApp, Telegram, Facebook e simili, ma se guardate nella cartella spam della vostra casella di posta troverete ancora le classiche offerte di prodotti per la salute e di incontri amorosi.

Secondo Statista, a settembre 2017 (il dato più recente disponibile) il 59,56% del volume globale di mail è spam, in calo rispetto al 71,1% del 2014, e gli Stati Uniti sono il suo maggiore produttore (12% del volume mondiale), seguito da vicino dalla Cina (11,25%).

Tenere attivo “OK Google” significa mandare pezzi di conversazioni a Google

Tenere attivo “OK Google” significa mandare pezzi di conversazioni a Google

Ultimo aggiornamento: 2018/05/03 8:20.

La funzione OK Google o Assistente Google degli smartphone Android è comoda, per carità: permette di usare queste parole per attivare il telefono e dargli dei comandi a voce. In teoria il telefono dovrebbe attivarsi soltanto quando viene pronunciato “OK Google”, ma la realtà è diversa. Oggi l’ho tenuto acceso per prova e i risultati sono stati piuttosto comici.

L’Assistente Google si è messo in testa che io gli abbia detto “OK Google” e poi gli abbia chiesto “lo fai quando scopi”. Cortesemente mi ha risposto proponendomi un link intitolato “Come fare l’amore la prima volta: com’è? Fa male?”. Grazie, ma non è un’informazione che mi serve in questo momento. Poi ha capito (erroneamente) che gli ho detto “Milan” e ha risposto dandomi il risultato del Milan contro il Benevento Calcio (se ci tenete a saperlo, Google dice che il Milan ha perso 1 a 0).

In realtà ha captato frammenti di una mia dettatura in inglese, nella quale non ho assolutamente pronunciato “OK Google”. Sono andato nella cronologia dell’attività vocale (sotto myactivity.google.com) e ho trovato le registrazioni degli spezzoni di voce che hanno attivato per errore la funzione OK Google: stavo dettando dei numeri e della punteggiatura. Nulla che somigliasse, neanche vagamente, alle parole capite dall’Assistente Google.

Bizzarro e divertente, certo, ma bisogna anche tenere presente che il riconoscimento vocale dell’Assistente Google implica quasi sempre l’invio a Google degli spezzoni di voce. Quindi se tenete attiva l’opzione di pronunciare OK Google, lo smartphone manderà a Google non solo le cose che dite dopo aver detto “OK Google” (e quindi quando sapete di avere Google in ascolto), ma anche quelle che dite quando lo smartphone crede che abbiate detto “OK Google”.

Un altro aspetto curioso di questa funzione è che è dannatamente difficile da disabilitare, perlomeno in Android 8.1.0 aggiornato sui miei due Nexus 5X. La dicitura “Pronuncia ‘Ok Google’” continua ad essere presente nel widget di ricerca di Google nonostante i miei vari tentativi di disabilitarla.

Ho provato a seguire le istruzioni della guida di Google: ho richiamato l’Assistente tenendo premuto a lungo il tasto Home, ho toccato l’icona blu in alto a destra, ho toccato i tre puntini in alto a destra, ho toccato Impostazioni, sono andato nella sezione Dispositivi, ho toccato la voce Telefono e ho disattivato la voce Assistente Google. Niente da fare.

Sono andato nell’app di Google (la G colorata su sfondo bianco), ho toccato le tre righe orizzontali in alto a sinistra, ho scelto Impostazioni, ho toccato l’opzione Voce, ho scelto Voice Match e poi ho disabilitato Dì “Ok Google” in qualsiasi momento e Durante la guida. Ho anche eliminato il modello vocale. Macché.

Posso ancora disabilitare l’accesso al microfono dell’app di Google (Impostazioni – App e notifiche – Google – Autorizzazioni – Microfono: la dicitura “Pronuncia ‘Ok Google’” rimane visibile nel widget, ma se dico “OK Google” il telefono non reagisce. Per contro, non funziona più neanche l’attivazione del microfono toccando la sua icona nel widget. Scomodo.

Fra l’altro, il widget di Google è diventato inamovibile. Non c’è modo di rimuoverlo. E non sono il solo a notare problemi di questo genere. Questa difficoltà nell’impedire la raccolta di dati da parte di Google è ben descritta da The Register come la sua tendenza, lentamente ma inesorabilmente crescente, a usare gli smartphone come dispositivi di data slurping. Del resto, raccogliere dati è il core business di Google, a differenza per esempio di Apple.

Altra particolarità: ho riacceso oggi un vecchio WileyFox che ha su Android 7.1.2 e l’app di Google versione 7.19.20.21 e ho trovato attivo l’Assistente Google. Eppure non ho mai attivato l’Assistente su quel telefono. Però qui sono andato nell’app di Google, ho toccato le tre righe orizzontali (che qui sono in basso a destra) – Impostazioni – Impostazioni – Telefono, ho disabilitato Assistente Google e ora non risponde più ai comandi vocali. Inoltre il widget di ricerca in Google è inamovibile.

Per i miei Nexus 5X, l’unica soluzione che ho trovato e verificato è installare un launcher come Apex; questo disabilita il riconoscimento di “OK Google” e permette, se si vuole, di rimuovere il widget di Google dalla schermata Home del dispositivo.

Avete qualche soluzione migliore?

2018/05/03 8:20

Ho tenuto sotto osservazione la mia cronologia delle registrazioni vocali e non ho trovato attivazioni non intenzionali da quando ho installato il launcher alternativo. Direi che la soluzione non è perfetta ma funziona.

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.