C’è molto clamore intorno a una
dichiarazione congiunta
di numerosi esperti di intelligenza artificiale che parla di “rischio di estinzione”
per l’umanità a causa di questa tecnologia. La dichiarazione in sé è molto
concisa: “Mitigare il rischio di estinzione a causa dell’intelligenza artificiale
dovrebbe essere una priorità globale al pari di altri rischi su scala sociale
come le pandemie e la guerra nucleare.”
Fra i firmatari spiccano i dirigenti di OpenAI e DeepMind, Bill Gates e
professori delle più prestigiose università statunitensi e cinesi. Sono
sorprendentemente assenti le firme di esponenti di Meta.
La dichiarazione è accompagnata da un
comunicato stampa che paragona
questa presa di posizione a
quella di Oppenheimer
nel 1949 a proposito dei possibili effetti dell’esistenza della bomba atomica,
e non è la prima del suo genere: qualche mese fa una
lettera aperta
firmata da Elon Musk e vari esperti del settore ha chiesto una moratoria di
sei mesi nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale più potenti di
GPT-4.
Anche al recente convegno di sicurezza informatica
Sphere23 di Helsinki, relatori di
spicco come
Mudge,
Mikko Hyppönen
e
Ian Beacraft
hanno parlato estesamente del rischio che un’intelligenza artificiale generale
(Artificial General Intelligence, AGI), ossia capace di apprendere,
capire ed eseguire qualunque attività intellettuale umana, possa rimpiazzare
completamente gli esseri umani, e del rischio che emerga una superintelligenza
artificiale i cui gestori sarebbero, in sostanza, padroni del mondo perché
questa superintelligenza permetterebbe di anticipare e contrastare qualunque
mossa dei rivali intellettualmente inferiori.
Se vi state chiedendo come mai tutto questo catastrofismo arrivi proprio da
coloro che stanno sviluppando gli strumenti che potrebbero causare i disastri
di cui parlano, non siete i soli. Se c’è davvero bisogno di una pausa di
riflessione, perché non sono loro i primi a farla, invece di proseguire nello
sviluppo e nel lancio di nuovi prodotti, come appunto l’app di ChatGPT per
smartphone appena uscita?
Secondo i pareri di vari addetti ai lavori, radunati dal sito
Ars Technica, la risposta a queste domande è molto cinica: si tratterebbe di un modo per
sviare l’attenzione dai problemi che questi software stanno già causando
adesso, come l’amplificazione dei pregiudizi o le questioni legali e di
diritto d’autore o di consenso all’uso dei dati personali, oppure le
sorveglianze di massa rese possibili dal riconoscimento facciale
automatizzato.
Annunci come questi sono anche operazioni d’immagine, che
costano poco e fanno fare bella figura atteggiandosi da eroi e lavandosi la
coscienza. Forse sarebbe meglio concentrarsi sui problemi attuali
dell’intelligenza artificiale invece di pensare a un ipotetico computer
superintelligente che potrebbe dominare il mondo. Ma questo interferirebbe con
i piani di vendita di queste aziende, ed è molto meno accattivante.
Nel frattempo, il rischio di estinzione non sembra arrivare tanto dalla
superintelligenza artificiale, ma dalla stupidità naturale degli esseri umani
incantati dal gadget del momento.

