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Xubuntu, Linux per riesumare vecchi PC

Xubuntu, Linux per riesumare vecchi PC

Prova su strada, in diretta radio, di Linux Xubuntu

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “valerio582” e “matteoscand****”.
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Il podcast della trasmissione è già disponibile.

10:15. Eccomi pronto per l’esperimento d’installazione live di Linux Xubuntu. Primi problemi: le procedure di sicurezza della radio non consentono di collegare il PC alla LAN locale per uscire su Internet. Alcune funzioni importanti, quindi, come la verifica dell’uso di Xubuntu per Internet, dovranno attendere il mio rientro al Maniero Digitale nel pomeriggio. Nel frattempo, ecco una foto della vittima sul tavolo operatorio, anestetizzata e pronta per l’intervento alle 11.


11:02. Accendo il laptop e gli dico (tramite il BIOS) di fare boot dal CD di Linux Xubuntu, scaricato legalmente da Internet come descritto qui. Fra l’altro, il CD è live: l’intero sistema operativo e tutte le applicazioni sono anche eseguibili da CD senza sporcare l’installazione esistente sul disco rigido.

Nella schermata grafica di avvio, scelgo l’italiano come lingua d’installazione e poi scelgo Avvia Xubuntu in modalità grafica sicura. Una voce di menu che, detto fra noi, andrebbe chiarita, perché non spiega affatto che offre un modo alternativo d’installare: il menu sembra indicare che l’unico modo d’installare sia scegliere Avvia o installa Xubuntu. Io so per esperienza come stanno le cose, ma sono i piccoli inciampi come questi che bloccano l’utente non avvezzo.

A proposito, una raccomandazione: se (come è capitato a me in altre occasioni) l’installazione si pianta o è paurosamente lenta, spesso il motivo è che si sta usando l’opzione di installazione standard anziché quella in modalità grafica sicura. Da qui la mia scelta prudenziale.


11:07. Dopo un’attesa di qualche minuto con il CD che gira come un forsennato e una spartana barra di progressione che avanza sullo schermo, mi trovo con un’interfaccia grafica dalla quale scelgo Installa con un doppio clic. Attendere prego. Cliccando su Avanti, mi chiede località e fuso orario (mi propone automaticamente Roma, Italia).

E qui c’è un altro inciampo: la cliccata sul pulsante Avanti non funziona e devo “cliccare” su Avanti premendo il tasto Invio dopo aver evidenziato il pulsante tramite la tastiera. Scelgo poi la nazionalità della tastiera (italiana) e il tipo di partizionamento del disco: scelgo quello guidato, che usa l’intero disco.

Xubuntu mi chiede se ci sono documenti e account da importare dall’installazione precedente, che però in questo caso non c’è (ho spianato il disco con Gparted per lavorare su una macchina pulita). Anche qui, il mouse non clicca e devo premere Invio per accettare di proseguire.

11.15. Nella schermata successiva, immetto i miei dati per creare un account utente e scelgo il nome da assegnare al computer (defiant-xubuntu, per motivi che ogni buon Trekker capirà). Qui ci vuole molta attenzione, perché la lettura del sistema operativo dal CD rallenta la reazione della tastiera. Clicco su Avanti, ma niente da fare: OK, ho capito, premo Invio.

Dopo una schermata di sunto nella quale clicco (si fa per dire) su Install, iniziano materialmente il partizionamento e la formattazione del disco rigido. Dopo pochi secondi mi dà un messaggio d’errore: sarebbe impossibile montare un volume. Noto che l’installazione, però, procede lo stesso. Speriamo in bene.

11:30. Il computer macina, macina. L’indicatore di progressione avanza. Speriamo non sia una presa in giro.


11:40. Alleluia! “L’installazione è stata completata”.


Scelgo Riavvia ora. Linux Xubuntu espelle il CD e poi attende che io prema Invio per riavviarsi. E’ il momento della verità. E la verità è una bella schermata nera. PC in coma! Defibrillatore!!!


Premendo il pulsante di spegnimento avviene il miracolo che salva la situazione: al riavvio si carica dal disco rigido Linux Xubuntu installato, con tante applicazioni già pronte per l’uso. Funziona! Qui sotto vedete (si fa per dire, vista la webcam d’emergenza usata) uno spreadsheet, la calcolatrice e il programma di aggiornamento e scaricamento applicazioni.


L’installazione in diretta ha avuto successo, insomma, sia pure con alti e bassi; sicuramente non è ancora del tutto alla portata dell’utente medio (forse non lo è neppure quella di Windows; è per questo che è così importante la preinstallazione). Ma la vera sfida, ovviamente, è mettere questo computer in rete e vedere come si comporta su Internet: per questo occorrerà attendere il mio rientro al Maniero Digitale. Dettagli a breve!

Xubuntu va in Rete

Arrivato al Maniero, collego il laptop Linux alla mia rete domestica: specificamente a un comune modem router ADSL dotato di porte Ethernet. Scelgo Applications – System – Network: mi chiede la password prima di consentirmi di configurare. La password di root (amministratore), in Xubuntu, è la stessa dell’utente comune: una soluzione non certo robustissima ma adatta a un uso monoutente di Linux, nel quale l’amministratore e l’utente sono la stessa persona e quindi la password serve soltanto come misura di protezione contro software ostili, non contro gli utenti ostili.

Sono su una rete senza DHCP, per cui configuro a mano: scelgo Wired Connection, Properties, Configuration: Static IP address. Immetto un indirizzo IP, la subnet mask viene impostata automaticamente, e immetto l’indirizzo del gateway (il router ADSL); nella scheda DNS, immetto gli indirizzi IP dei DNS server del mio provider.

Lancio Firefox (che è preinstallato, come tante altre applicazioni): funge!


Approfitto della connessione per scaricare subito gli aggiornamenti: Applications – System – Gestore aggiornamenti. Xubuntu scarica un po’ di file e poi offre la possibilità di installarli. Una volta installati, non c’è obbligo di riavvio immediato.

A questo punto c’è la parte di Linux che mi piace di più: il gestore applicazioni (Applications – System – Add/Remove), che è un vastissimo elenco delle applicazioni gratuite e legalmente scaricabili. Basta selezionare quelle che interessano e lasciare che Xubuntu non solo le scarichi, ma le installi e le inserisca automaticamente nel menu Applications. Scarico al volo OpenOffice.org 2.2 e il plug-in Flash (altrimenti Firefox non mostra i video di Youtube e simili).

Ibernazione e sleep funzionano egregiamente. Le chiavette USB vengono montate, riconosciute e gestite correttamente. I documenti PDF sono leggibili senza dover installare nulla.

Ma non è tutto rose e fiori: l’aggiornamento automatico di data e ora (Applications > System > Ora e data) non funziona, perché manca il supporto NTP per la sincronizzazione, e la proposta di installarlo fallisce. Infilo un CD audio, mi parte automaticamente Gxine, inizia a leggere il CD, e mi scompare la schermata grafica. Idem con gli MP3. Sono costretto a fare shutdown da terminale. La cosa si risolve usando XMMS, ma solo per gli MP3 (i CD audio fanno piantare l’interfaccia grafica).

E qui finisce la prova: ci sarebbero ancora da collaudare condivisioni di file, stampanti e altre periferiche, ma c’è un problemino. Il laptop è andato in protezione termica (ha sempre avuto dei problemi di surriscaldamento) e non c’è verso di riavviarlo. Ne riparliamo un’altra volta.

Nel frattempo, il bilancio dell’esperimento è che Linux ha ancora qualche magagna che può mandare in crisi l’utente principiante (ma lo stesso si può dire anche della concorrenza) e la preinstallazione su hardware pienamente supportato è importantissima per mettere l’utente in condizioni di lavorare senza disperarsi a far funzionare ogni singola periferica a furia di litigate con la riga di comando. La quantità di applicazioni disponibili (molte familiari, perché esistenti anche in versioni Windows) soddisfa egregiamente le esigenze degli utenti comuni. La navigazione in Rete, per via della sostanziale assenza di virus per Linux, è molto meno insicura che con Windows.

Ma non c’è niente da fare: finché i produttori di hardware non prenderanno sul serio Linux e realizzeranno driver Linux per i loro prodotti, il timore di trovarsi tagliati fuori rispetto a Windows attanaglierà sempre gli utenti (molto più che con Mac OS X, che pure ha i suoi limiti di supporto alle periferiche) e terrà Linux nella cerchia degli smanettoni. All’intero di questa cerchia, però, le occasioni di capire realmente come funziona l’informatica, come gestire e proteggere una rete e come tirar fuori il massimo dall’hardware sono impareggiabili.

Resto insomma del mio parere di qualche tempo fa: Linux è per chi ha pochi soldi ma molto tempo e voglia di imparare e smanettare; Mac OS X è per chi ha un po’ di soldi ma poco tempo e deve lavorare tanto e in modo affidabile; Windows… non lo so.

E con questo posso dare ufficialmente il via all’inevitabile guerra fra parrocchie 🙂

Google annuncia un sistema operativo

Google: in arrivo l’anti-Windows

Google ha annunciato che offrirà un proprio sistema operativo gratuito per personal computer, alternativo a quelli esistenti: il principale bersaglio in termini di concorrenza è Windows, ma anche Mac OS X di Apple e Linux sono nel mirino. Il paradosso è che questa nuova creatura di Google, battezzata Chrome OS, è figlia proprio di Linux.

Non preoccupatevi, comunque, per le vostre prossime scelte informatiche: si tratta di un semplice annuncio. Al momento non è possibile acquistare un computer dotato di Chrome OS: i primi esemplari saranno disponibili, secondo il comunicato ufficiale di Google, “nella seconda metà del 2010”. Il sistema operativo in sé sarà scaricabile da Internet “nei prossimi mesi di quest’anno”.

Chrome OS sarà piuttosto differente dai sistemi operativi concorrenti: è concepito per essere leggero, veloce e soprattutto basato su Internet. Invece di installare programmi, gli utenti di Chrome OS useranno le applicazioni presenti in Rete. Niente client di posta: si andrà alla pagina Web di Gmail. Niente programma di scrittura, niente spreadsheet: si userà Google Docs. E così via.

Questo permetterà alcuni grandi vantaggi per l’utente: non saranno necessari computer potenti, perché l’elaborazione verrà effettuata dai computer di Google; non sarà necessario effettuare la configurazione, la manutenzione e l’aggiornamento dei programmi, perché se ne occuperà Google; i dati saranno accessibili da qualunque computer (a patto di conoscere le chiavi d’accesso) e saranno al sicuro sui server di Google. Se vi si guastasse il computer o ve lo rubassero, oggi quanto tempo ci mettereste a ripristinare tutto e tornare al lavoro (ammesso di avere un backup dei dati)? Chrome OS promette di eliminare tutti questi problemi.

Si tratterà, dice l’annuncio ufficiale, di un sistema operativo leggero e minimalista: praticamente lo stretto indispensabile per avviare il computer, gestire le sue periferiche e affacciarsi a Internet con un browser (Google Chrome, già disponibile per Windows), attraverso il quale si accederà alla posta, alle applicazioni e ai dati.

Chrome OS funzionerà sui comuni processori tipo x86 (quelli presenti nei normali computer odierni) e sui processori ARM dei telefonini evoluti. Sarà basato su un kernel di Linux (non si sa quale, per ora) e quindi il suo codice sorgente sarà aperto e ispezionabile. In altre parole, la gran fanfara mediatica riguarda in sostanza una distribuzione di Linux ridotta all’osso e marchiata Google.

La differenza importante è che Chrome OS beneficerà delle risorse economiche e del potere contrattuale di Google per indurre i fabbricanti di computer e periferiche a fornire prodotti hardware e software compatibili con Linux, a preinstallare questo sistema operativo al posto di Windows, cosa che finora è avvenuta in ben pochi casi, e attingerà al talento del personale di Google per offrire un’interfaccia utente pulita e professionale (come del resto già si trova in varie distribuzioni di Linux, come Ubuntu). Secondo le FAQ di Chrome OS, Google è già al lavoro con Acer, Adobe, ASUS, Freescale, Hewlett-Packard, Lenovo, Qualcomm, Texas Instruments e Toshiba per la commercializzazione di computer dotati del suo sistema operativo.

In tutto il clamore possono restare inevase due domande di fondo. La prima è la compatibilità: quello che si fa con Chrome OS sarà leggibile e utilizzabile da chi andrà avanti a usare Windows, Mac OS X o Linux? Sì, a patto di usare un browser conforme agli standard. A differenza delle applicazioni tradizionali, che funzionano soltanto su uno specifico sistema operativo e vanno quindi prodotte in versioni differenti per Mac, Windows e Linux, le applicazioni via Web di Chrome OS saranno infatti indipendenti dal sistema operativo, cosa che costituisce un grande incentivo alla loro realizzazione e che rende molto meno importante di oggi il ruolo del sistema operativo.

Ai più anziani utenti della Rete questo ricorderà qualcosa: Netscape e i suoi piani di rendere irrilevanti i sistemi operativi e di mettere il Web al centro di tutto. In quel caso, il timore di vedersi minare la principale fonte dei propri utili indusse Microsoft a comportamenti estremi, che furono condannati dalle sentenze antitrust statunitensi ma che costarono la vita a Netscape e rallentarono non poco l’evoluzione dell’informatica. Sarà interessante vedere quale sarà la reazione di Microsoft questa volta.

Cosa forse più importante a livello del singolo utente, quest’architettura significa che in realtà non ci sarà alcun bisogno di passare a Chrome OS per averne i benefici (salvo forse la velocità di avvio e la parsimonia di risorse), per cui la compatibilità perfetta potrebbe paradossalmente rivelarsi il maggior freno all’adozione di questo nuovo sistema operativo. Non c’è molto incentivo a migrare a Chrome OS, se tanto tutti i servizi di Google funzionano già con il Mac o Linux o Windows che avete, mentre i programmi e i giochi che conoscete bene non funzionano sotto Chrome OS.

La seconda domanda inevasa è ancora più concreta: se si usa un sistema operativo basato su applicazioni e dati che risiedono su Internet, che si fa quando Internet non c’è?

La risposta in parte c’è già: Gmail, la posta di Google, è già usabile anche senza connessione Internet grazie a Gears. Lo stesso vale per Google Docs. L’obiezione più sottile ai piani di Google riguarda invece le attività informatiche che richiedono un elevato flusso di dati, come per esempio l’elaborazione di foto o video: su connessioni Internet lente, sarebbero un vero supplizio.

Ci sarebbe anche la questioncella della sicurezza, ma dietro a tutto questo c’è una domanda ancora più fondamentale. Vogliamo davvero regalare tutta la nostra posta, tutti i nostri contatti, l’agenda di tutti i nostri impegni, tutti i nostri documenti e presto persino il funzionamento stesso dei nostri computer a una singola azienda?

Dell preinstallerà Linux

Dell preinstallerà Linux

Linux Ubuntu preinstallato su Dell da maggio!

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “crixcode” e “bgiuliano”.

Troppo bello per essere vero? Dell, uno dei colossi della vendita di hardware, ha intenzione di offrire Linux preinstallato su alcune delle sue macchine. Se lo farà, sarò il primo della fila ad acquistare un laptop Dell con Linux.

Ne parla per esempio The Register, che dice che verrà offerta come opzione preinstallata la distribuzione Ubuntu 7.04 a partire dalla fine di maggio. Saranno disponibili sia macchine desktop, sia laptop. La conferma diretta viene da ZDNet, che linka l’annuncio di Dell, ribadito qui. L’annuncio corrispondente di Ubuntu è qui. Dell dice che Ubuntu 7.04 sarà disponibile in opzione su alcuni modelli consumer e che l’offerta per ora è limitata agli Stati Uniti.

La notizia fa seguito alla segnalazione che Michael Dell in persona usa Ubuntu sul proprio laptop personale e che Dell offrirà ancora Windows XP sui nuovi computer: due segnali certo poco incoraggianti per il debutto di Windows Vista.

E’ sicuramente un buon segno per il software libero, anche se non bisogna dimenticare che Dell aveva già introdotto Linux in passato nella propria gamma (nel 2001) e l’aveva poi ritirato per mancanza d’interesse dei clienti, e già ora offre Red Hat e Suse ai clienti business.

E’ inoltre improbabile che i laptop con Linux preinstallato siano significativamente meno cari rispetto a quelli con Windows: per un colosso come Dell, orientato ai consumatori meno esperti, il vero costo non è la licenza del sistema operativo, ma l’assistenza post-vendita che deve fornire, per cui paradossalmente un PC con su Linux potrebbe costare di più di un’identica macchina con su Windows perché occorre considerare i costi di (ri)addestramento del personale Dell.

Sia come sia, quand’anche un laptop Dell con Linux dovesse costare più dell’equivalente versione con Windows, poter acquistare un computer i cui componenti sono sicuramente supportati da Linux e nel quale Linux è preinstallato e preconfigurato varrebbe comunque la differenza di prezzo (lo so bene, ho appena tribolato non poco per installare Xubuntu su un vecchio laptop, come vi racconterò prossimamente). Specialmente rispetto all'”altro UNIX”, ossia Mac OS X.

Linux preinstallato sbarca in Europa. Si fa per dire

Linux preinstallato sbarca in Europa. Si fa per dire

Dell offre Linux preinstallato nel Regno Unito, in Francia e in Germania, ma per ora è una finta

Direct2dell.com ha annunciato che è possibile acquistare laptop e desktop con Linux Ubuntu 7.04 preinstallato in Germania, Francia e Regno Unito. L’annuncio formale di Dell indica la data dell’8 agosto come inizio dell’offerta.

La pagina per acquistare nel Regno Unito è questa, ma al momento in cui scrivo i suoi link portano a una pagina d’errore (di cui vedete un campioncino qui accanto, con tanto di ironica dicitura “Dell consiglia Windows Vista Business”). Idem per la pagina tedesca e quella francese.

Complimenti a Dell per l’ottima trovata di farsi pubblicizzare gratuitamente presso gli smanettoni con poca fatica. A quando la vera possibilità di acquistare un notebook preinstallato con Linux? Vorrei cambiare laptop a ottobre, e se non si sveglia nessuno con Linux, i miei soldi andranno a un Mac.

Aggiornamento (2007/08/08 22:05)

Adesso i link portano tutti a una pagina di scuse che inizia (per tutte le lingue) con “Apologies – We had a problem trying to process your last action”. Sovraccarico del server? Nella pagina britannica, inoltre, non c’è più il pulsante per comperare desktop (bisogna telefonare… evviva la tecnologia moderna).

Viene da chiedersi: comprereste un computer da chi non sa neppure far funzionare il proprio sito Web?

Linux preinstallato: e con questo sono due

Linux preinstallato: e con questo sono due

Anche Lenovo offrirà laptop con Linux preinstallato

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “masdemma” e “stellamaris55”.

Lenovo ha annunciato alla conferenza LinuxWorld di San Francisco che metterà in vendita computer portatili con Linux preinstallato (a quanto pare, la distribuzione SUSE Linux Enterprise Desktop). Una bella svolta, rispetto al “no” secco di un anno fa. Con quest’annuncio salgono a due le grandi marche che offrono la possibilità di avere un’alternativa a Windows: l’altra è Dell.

Avere Linux preinstallato elimina i problemi d’installazione e garantisce la compatibilità dell’hardware: due limitazioni che finora hanno ostacolato la diffusione di Linux al di fuori della cerchia degli smanettoni.

Secondo dati citati dalla BBC, il numero degli utenti Linux è pari a quello degli utenti Mac, ossia circa il 6% dell’utenza complessiva. Speriamo in bene.

OLPC al Linuxday

OLPC al Linuxday

One Laptop per child Paolo 🙂

Qualche foto di corsa durante la dimostrazione pratica dell’One Laptop per Child al Linuxday di Cinisello Balsamo. Foto migliori e recensione a breve.

Pensavo fosse una fuga in avanti tecnologica, un falso modo per risolvere i problemi terribili del Terzo mondo con un gadget. Mi sono dovuto ricredere. Non solo: l’OLPC è la dimostrazione di come si potrebbe fare molto per evitare la continua, inquinantissima corsa a processori sempre più potenti causata da sistemi operativi bulimici.


Scusate l’espressione fra l’ebete e il fulminato, ma un week-end di immersione totale nel Linuxday, con relativi bagordi e notti pressoché insonni, ha il suo peso.


Dimensioni ridottissime, carrozzeria giocattolosa ma robusta, ideale per i bambini, nessuno spigolo tagliente, una tastiera impermeabile con tasti piccoli per dita piccole, uno schermo che si vede benissimo in piena luce, Wifi integrato… questo è un laptop che farà gola anche a molti utenti del Primo Mondo. E’ quindi validissima la formula “con 399 dollari ne paghi due, ne prendi uno, e l’altro lo doni ai bambini”.


Sì, ha una webcam incorporata. E lo schermo è girevole per trasformare l’OLPC in un libro elettronico. Niente HD; solo memoria Flash, più che sufficiente per foto e testi. E ci gira su Linux.

Disfida dei sistemi operativi: il Mac è il primo a cadere

Disfida dei sistemi operativi: il Mac è il primo a cadere

Qual è il sistema operativo più bucabile? Mac OS X. Ooops 😉

Tipping Point segnala che la disfida fra sistemi operativi che ho citato pochi giorni fa, in corso al CanSecWest, ha il suo primo sconfitto: Mac OS X, tramite il browser Safari.

Charlie Miller (in primo piano, nella foto, mentre “buca” un MacBook Air), Jake Honoroff e Mark Daniel dela Independent Security Evaluators si sono aggiudicati così l’Air e 10.000 dollari.

La falla sfruttata è nuova ed è stata comunicata in modo riservato ad Apple. ItWorld nota che l’impresa è riuscita soltanto il secondo giorno, quando le regole d’ingaggio sono state allentate fino a includere la visita a un sito Web specifico o l’apertura di e-mail: questo significa che la falla è sfruttabile soltanto se l’aggressore riesce a convincere l’utente a visitare un sito-trappola specifico (cosa peraltro abbastanza facile da ottenere, se l’utente non è educato alla prudenza).

Nel corso del primo giorno, nessuno dei tre sistemi operativi (Vista, Ubuntu e OS X completamente patchati) è stato bucato.

Software libero a Opera (MI) domani e sabato

Software libero a Opera (MI) domani e sabato

Fare tutto con il software libero? A Opera insegnano come

Ero stato gentilmente invitato a Liberamente, un incontro che si terrà domani e sabato (18-19 aprile) al Centro Polifunzionale di Opera, ma purtroppo ho dovuto declinare: checché ne dicano i cospirazionisti, la CIA non mi ha ancora fornito il Mantello dell’Ubiquità.

Sono sicuro che Liberamente se la caverà benissimo senza di me, visto il ghiotto menu dei temi che verranno trattati: uso del software libero nelle pubbliche amministrazioni, per la gestione dell’intera filiera di produzione di album musicali e per le applicazioni d’ufficio (con OpenOffice.org); Linux installation party; e fumetti, viaggi, giochi e tanto software libero, anche per Windows.

Non c’è che dire: qualcosa si muove. Tutti i dettagli sono sul sito di Liberamente.

Concorso: Linux spiegato alla nonna

Scrivete di Linux? Partecipate al concorso giornalistico di Linuxtrent


L’associazione Linuxtrent ha indetto un concorso giornalistico aperto a tutti (anche agli italofoni fuori Italia): se avete scritto in lingua italiana un articolo riguardante l’etica del software libero e l’avete pubblicato su un quotidiano o periodico cartaceo o digitale, preferibilmente con sede nelle regioni dell’arco alpino, leggete il regolamento e inviate i vostri lavori: verranno letti e valutati dalla giuria, della quale ho il piacere di far parte.

La comunicazione al pubblico non specialistico è una delle eterne palle al piede di Linux e del software libero in generale: è difficile che attecchisca se non c’è nessuno che spieghi in termini semplici e pratici quali sono i suoi vantaggi per l’utente comune. Il vostro lavoro potrebbe contribuire a colmare questa lacuna. Che ne dite?

Netbook, che fare?

Netbook, che fare?

Come scegliere un netbook da battaglia?

I netbook, i mini-mini-laptop a basso costo, con Linux o Windows XP preinstallato, sono in questo momento il segmento di mercato in maggiore crescita, tanto da intaccare i ricavi di Microsoft (la licenza di XP per i netbook frutta a zio FesterBallmer meno di quella di Vista su un PC tradizionale), secondo Bloomberg.

Niente male, per un segmento che prima del debutto dell’OLPC e poi dell’EeePC di Asus praticamente non esisteva.

I netbook fanno gola per molte ragioni. A differenza dei laptop tradizionali, sono sufficientemente compatti da poter essere ficcati senza problemi in uno zaino, pesano pochissimo (in genere sotto il chilo) e hanno un’autonomia generosa; a differenza dei cellulari evoluti (smartphone), hanno una tastiera più che decente e uno schermo realmente usabile per sfogliare il Web senza penalizzazioni, e permettono di lavorare con applicazioni standard (Microsoft Office, OpenOffice.org, ssh per gli smanettoni, eccetera). E a differenza di entrambi, costano poco. Alcuni modelli costano grosso modo quanto un iPhone.

Queste caratteristiche ne fanno un buon candidato come primo computer per i figli (anche da tenere a casa, visto il bassissimo ingombro e la connettività Wifi che permette di piazzarlo ovunque e collegarlo a Internet). Aggiungeteci il fatto che spesso sono venduti con Linux preinstallato e che lo stesso modello con Windows XP preinstallato costa parecchio di più, e avete un eccellente incentivo a passare all’open source anche per l’utente non appassionato.

Gli smanettoni li adorano come secondo o terzo PC su cui fare esperimenti. Persino i nostalgici di Windows XP, quelli che non vogliono o non possono passare a Vista, possono trarre beneficio dai netbook, perché attualmente questi computer sono fra i pochi per i quali è ancora disponibile la licenza di Windows XP.

Ma quale netbook scegliere? Il mercato offre una vasta scelta di marche, modelli e specifiche tecniche. Per esempio, conviene un disco rigido piccolo ma a stato solido, in previsione di un trattamento un po’ brusco, oppure un hard disk tradizionale, assai più capiente ma forse più vulnerabile? Quanto sono valide le tastiere ridotte all’osso di questi aggeggi? La loro potenza è sufficiente per un uso normale (scrittura di testi e preparazione e uso di presentazioni offline con OpenOffice.org/MS Word, consultazione di pagine Web, gestione della posta, chat video con la webcam incorporata, qualche video a tutto schermo ogni tanto) senza lentezze esasperanti? E le versioni di Linux preinstallate sono veramente usabili da un utente medio? Supportano i modem cellulari USB? Si avviano o escono dallo standby in pochi secondi?

Sto meditando l’acquisto di un netbook come micro-laptop da portare sempre con me, per scrivere testi con OpenOffice.org, fare presentazioni per conferenze e riunioni, reportage video e fotografici nei prossimi mesi (è una lunga storia, dettagli a gennaio), e vorrei sentire i vostri pareri e le vostre esperienze, soprattutto in fatto di robustezza, ergonomia della tastiera e durata della batteria. Non ne faccio troppo una questione di costi: l’importante è che funzioni, sia veloce (senza pretendere editing video HD realtime), usi preferibilmente Linux e abbia un’autonomia meno fallimentare di quella del MacBook Pro dal quale sto scrivendo.

Così fallimentare che di recente, dopo poco più di un’ora di batteria, mi sono dovuto chiudere nel gabinetto di un treno per finire un lavoro: immaginate cos’avrebbero detto i controllori se mi avessero trovato seduto sul water, con un laptop in grembo, collegato alla sperindio alla presa del rasoio (terrorista!). No, non c’erano prese elettriche in carrozza, pur essendo in prima classe, e la presa del rasoio è elettricamente limitata ma sufficiente a ingannare per qualche minuto i sensori del Mac e farlo andare avanti il tempo di mandare un paio di mail urgenti via modem cellulare.

Se riuscite a togliervi dalla mente questa visione del Disinformatico rintanato in un WC delle FFSS mentre litiga con il suo Mac, eccovi qualche spunto (in inglese): la Netbook newbie’s guide to Linux di The Register: prima parte, seconda parte, e alcune recensioni di netbook: Asus EeePC 1002HA, EeePC S101, Eee PC 1000H, Eee PC 904HD, Eee PC 901, Eee PC 900, Eee PC 701; Apricot Picobook Pro. Se avete altri modelli e altre recensioni da segnalare, fatelo pure nei commenti.