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disastri informatici

Aggiornamento di McAfee crasha PC

Aggiornamento di McAfee crasha PC

McAfee, quando l’antivirus fa più male del virus

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L’aggiornamento dei prodotti antivirus di McAfee, denominato DAT 5958 e distribuito mercoledì scorso, aveva un difettuccio: credeva che uno dei file vitali di Windows fosse un virus e quindi lo bloccava, rendendo inservibile il computer.

McAfee è già corsa ai ripari, ma ormai il danno, anche in termini d’immagine, è fatto: molte aziende e università e vari dipartimenti di polizia e ospedali, soprattutto statunitensi, sono andati in tilt per colpa dell’antivirus bacato. Anche alcuni computer presso la Intel hanno subito la stessa sorte. Negli ospedali, l’avaria informatica ha obbligato al blocco delle terapie e al rinvio degli interventi chirurgici. Sono stati colpite alcune risorse dell’esercito statunitense e il 10% dei registratori di cassa della più grande catena australiana di supermercati è collassato, obbligando alla chiusura dei punti di vendita. Il numero di computer colpiti nel mondo è nell’ordine delle centinaia di migliaia.

L’aggiornamento, infatti, riteneva che il file svchost.exe di Windows XP (solo la versione Service Pack 3, la più recente di XP) fosse il virus Wecorl-A e quindi ha isolato in quarantena il file del sistema operativo. I computer colpiti da quest’eccesso di zelo hanno quindi iniziato a riavviarsi in continuazione, e le operazioni di ripristino sono state rese più difficili dal fatto che l’aggiornamento dell’antivirus disabilitava l’accesso di rete.

Il problema riguarda i prodotti VirusScan Enterprise, VirusScan Plus, Internet Security Suite e Total Protection di McAfee; l’azienda ha ritirato e sostituito l’aggiornamento difettoso e pubblicato istruzioni (per clienti aziendali  e privati) su come riparare i computer danneggiati dall’errore. Le scuse ufficiali e gli indirizzi da contattare per avere assistenza sono qui sul blog di McAfee, insieme alle colorite proteste degli utenti colpiti dal disastro.

Fonti: Punto Informatico, ZDNet, Slashdot, ZDNet, Gizmodo, The Register.

Disastri informatici: lezione sui rischi del furto d’identità

Disastri informatici: lezione sui rischi del furto d’identità

Conduttore TV inglese sfida i ladri d’identità. Indovinate come va a finire

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Avete probabilmente letto o sentito della clamorosa perdita di una copia su CD dei dati anagrafici di 25 milioni di famiglie britanniche a novembre 2007: la faccenda ha suscitato molta apprensione e molte polemiche nel Regno Unito, dove si è temuta un’ondata di furti d’identità. La figuraccia è costata il posto al capo dell’HMRC (Her Majesty’s Revenue and Customs), l’ente che ha perso i dati.

Molti non hanno chiara la dinamica dei furti d’identità e non credono di essere realmente a rischio, sospettando l’ennesima campagna sensazionalista dei giornali. Senza PIN e password, cosa volete che succeda, dicono, se qualcuno sa il mio indirizzo, nome, cognome e numero di conto in banca. Fra questi scettici c’è Jeremy Clarkson, popolarissimo conduttore di Top Gear, un programma dissacrante della BBC dedicato al mondo delle automobili.

Clarkson ha quindi pubblicato le coordinate del suo conto corrente, insieme a qualche indizio per recuperare il suo indirizzo di casa, in un articolo del giornale The Sun per dimostrare che tutta la faccenda era una gran montatura e dicendo che la cosa peggiore che gli poteva capitare era che qualcuno versasse dei soldi sul suo conto, come riferiscono The Register e la BBC.

Come non detto. Pochi giorni dopo, un burlone non identificato ha attivato un bonifico automatico di 500 sterline (670 euro, 1098 franchi) in uscita dal conto del presentatore, a favore di un ente di beneficenza, Diabetes UK. Ciliegina ironica sulla torta, nota Clarkson, “la banca non può scoprire chi è stato a causa delle leggi sulla protezione dei dati personali”.

Mac OS X, account ospite cancellatutto

Mac OS X, account ospite cancellatutto

Occhio all’account ospite in Snow Leopard, cancella i dati degli altri account

Magagne per gli utenti Mac: da un mese a questa parte circola la segnalazione di alcuni utenti che, dopo aver effettuato la migrazione da Leopard a Snow Leopard, si sono trovati tutti i dati personali cancellati.

Il numero di utenti pubblicamente coinvolti è piccolo, circa un centinaio, ma l’imbarazzo è grande, perché questo genere di disastro non dovrebbe avvenire, soprattutto in un sistema operativo che pubblicizza così assiduamente la propria affidabilità.

Il problema si presenta quando un utente che ha cambiato da Leopard a Snow Leopard accede all’account ospite, intenzionalmente o per distrazione, e poi ne esce per rientrare nel proprio account normale. I dati dell’account normale risultano cancellati, come se l’account fosse stato azzerato (e in effetti è vuoto), e i dati non sono recuperabili se non si dispone di una copia di scorta.

Come rimediare? Apple dice di essere al corrente e al lavoro per risolvere il problema, che sarebbe molto raro: intanto è opportuno disabilitare l’account ospite. Se serve un account temporaneo da usare per gli ospiti, conviene crearne uno apposito e attivare i controlli censura o ridurne i privilegi.

Come sempre, la regola per sopravvivere è la solita: backup, backup e ancora backup. Perché prevenire è molto più facile che curare anche in informatica.

Fonti: The Register, Cnet, Cnet, BBC, Neowin.net.

GooglePANICO!!

GooglePANICO!!

Forza, chi è stato a digitare “Google” in Google e rompere Internet?

Momenti di panico l’altroieri in tutta la Rete: Google segnalava tutti i siti Internet come potenzialmente pericolosi: “Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer”, recitava infatti minacciosa ogni pagina di risultati di Google, compresa quella che elencava Google stessa.

Il blog ufficiale di Google ha presto spiegato l’accaduto. L’avviso di allerta compare normalmente per un dato sito se Google sa che quel sito ospita software potenzialmente insidioso. Google collabora con una società senza scopo di lucro, StopBadware.org, per definire dei criteri di generazione e manutenzione dell’elenco dei siti ritenuti a rischio. Durante un aggiornamento periodico di questa lista, un operatore di Google ha immesso nella lista il carattere “/”, che nella sintassi della lista significa “qualsiasi URL”. Stopbadware ha pubblicato un ulteriore chiarimento per far capire che non è tutta colpa sua.

Sono stati momenti di panico per tutto il mondo online, ma l’episodio si è risolto entro una cinquantina di minuti in tutto, in fasce orarie leggermente variabili a seconda della zona geografica. Nulla di rotto, insomma, ma l’incidente ha messo in luce quanto siamo dipendenti da Google per il nostro uso della Rete.

Blog impazzito, ma solo temporaneamente

Blog impazzito, ma solo temporaneamente

Blog in tilt? Niente panico

Se notate che questo blog ha un’aria strana, non vi preoccupate. Tra poco torna tutto a posto. Ho fatto una cliccata maldestra nel template di questo blog che mi ha cancellato un bel po’ di ore di lavoro. Adesso sto ripristinando dai backup. Solo che il backup più recente non è qui…

…OK, risolto. Ho imparato la lezione: sempre creare un backup del template appena prima di lavorarci anche per le cose più banali, perché basta una cliccata infelice per incasinarlo, e a quel punto non c’è cache che tenga. Grrr.

Mac Mini Resurrection

Mac Mini Resurrection

Non provateci a casa: cambiare l’hard disk a un Mac Mini

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Un paio di giorni fa uno dei Mac Mini del Maniero Digitale, quello già Frankensteinizzato a suo tempo, ha deciso di andare al creatore. Stavo scandendo ad alta risoluzione delle immagini piuttosto grandi (degli A4 a 1200 dpi) quando Mac OS X si è congelato completamente durante la fase di elaborazione della scansione acquisita. Anche l’uscita forzata Mela-Alt-Esc non rispondeva più.

L’unico riavvio possibile era quello duro: pulsante di accensione, premuto per cinque secondi, fino allo spegnimento; poi riaccensione dopo una breve attesa. Il Mac Mini è ripartito, ha fatto vedere momentaneamente un prompt di login (testuale), al quale ho risposto con la password utente, e poi si è bloccato sulla schermata grafica di login utente.

Un ulteriore riavvio dopo aver scollegato tutte le periferiche non essenziali non ha risolto nulla: anzi, non è uscito manco il prompt di prima. Il Mini è rimasto immobile sulla schermata grigia con la mela.

Panico? No, anzi: una buona occasione per ripassare e mettere alla prova qualche tecnica di recovery in ambiente Apple. Avevo i backup dei dati utente del giorno prima, quindi i dati non erano a rischio, ma avrei preferito evitare una riconfigurazione da capo e sarebbe stato un bel colpo recuperare dal disco anche i dati del giorno corrente.

Tentativi di rianimazione

Il primo tentativo è stato il boot dal DVD di Tiger: accensione, inserimento DVD, pressione del tasto C per far fare boot dal DVD. E’ partita la schermata grafica di Mac OS X, caricata dal DVD bootabile. La visualizzazione corretta della schermata e i risultati delle utility diagnostiche presenti sul DVD mi hanno fatto pensare che non si trattasse di guasto al processore o alla RAM, ma di un problema su disco. Così ho tentato una riparazione del disco con Utility Disco, e ho ottenuto questo desolante messaggio:

mac-mini-disco-kaputt.JPG

Una ricerca in Google con l’equivalente inglese (“invalid key length”) mi ha fornito qualche indizio e qualche alternativa. Sempre dal DVD di boot, ho aperto un terminale e tentato un fsck -fy (la f è necessaria per forzare la riparazione se è attivo il journaling, come lo è di default in OS X 10.3 e 10.4), che mi ha offerto una diagnosi più precisa: c’erano dei settori del disco che risultavano illeggibili, e fsck non riusciva a ripararli.

mac-mini-disco-kaputt-commandline.JPG

E’ risultato impossibile anche il boot dal disco difettoso in Single User Mode (Cmd-S premuti al boot). Anche il boot da DVD con reinstallazione del sistema operativo (nella comoda modalità che non elimina i dati dell’utente ma ripristina il sistema operativo) è fallito miseramente.

In compenso, il backup supplementare ha avuto successo: ho collegato un hard disk esterno e con il Terminale sono riuscito a completare un ulteriore backup delle cartelle utente (basta usare cp -R). Mai sottovalutare il potere della riga di comando. Ho provato quindi a recuperare il lavoro di oggi. Ahimè, su alcuni file ho ottenuto un errore di I/O, e per quelli sarà necessario il backup precedente, ma il grosso è salvo.

Di certo, a questo punto, devo rinunciare alla possibilità di continuare a usare quel disco e mi tocca affrontare una reinstallazione. Avrei potuto investire 100 dollari in una utility come DiskWarrior, ma i risultati sarebbero incerti, per cui (visto che i dati li avevo) ho optato per una scelta drastica: dato che il colpevole del guasto era chiaramente il disco rigido, un vecchio 40 GB che ha fatto i suoi bravi tre anni di onorato e continuato servizio e può quindi essere pensionato senza troppe lacrime, ho scelto di espiantare il disco guasto e installarne uno nuovo, reinstallando Mac OS X e i dati di backup.

Come sventrare un Mac Mini

Ho aperto il Mac Mini come descritto a suo tempo, trovandovi una quantità terrificante di polvere e pelucchi incastrati nelle prese d’aria, che si trovano lungo il perimetro della base. Questo potrebbe aver contribuito non poco a un surriscaldamento dell’hard disk che ne ha accorciato la vita. Uno dei difetti di questi mini-PC è che è praticamente impossibile pulirli dalla polvere senza smontarli: soffiarvi con l’aria compressa non farebbe altro che spingere la sporcizia ancora più verso l’interno.

Ho rimosso il masterizzatore di CD e l’hard disk togliendo le tre viti che fissano il telaio di plastica nera alla motherboard e facendo attenzione al cavetto che porta all’interruttore. Le foto su Flickr riportano le indicazioni delle posizioni di questi componenti. Trovo ancora tanta, tanta polvere.

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L’hard disk è fissato da quattro viti laterali. Tre sono facilmente accessibili: la quarta è raggiungibile soltanto smontando prima la ventolina (tre viti).

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Trapianto

Estrarre il disco sganciandolo dal connettore a pettine è stata la parte più delicata: bisogna evitare di piegare i pin e deformare la schedina che regge lo zoccolo in cui s’innestano i pin del disco.

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Anche il montaggio del disco rigido sostitutivo (in questo caso un normale 80 GB da notebook) va fatto con la stessa attenzione per non piegarne i pin. Ho proceduto poi rimontando le quattro viti che reggono il disco, riposizionando la ventola e fissandola con le sue tre viti. Il telaio che regge il masterizzatore e l’hard disk va innestato e fissato con le sue tre viti.

Reinstallazione

Richiuso il Mac Mini con il consueto inquietante rumore di plastica che scatta in posizione ma sembra che si spacchi, ricollego le periferiche minime (mouse e tastiera) e reinstallo Tiger dal DVD. Seguono poi le applicazioni e il trasferimento dei file dai backup. Nel giro di poche ore sono di nuovo operativo, e con un’installazione pulita (solo le versioni più aggiornate delle varie applicazioni, e solo le applicazioni realmente in uso).

Morale dell’avventura

Per quanto microscopico, il Mac Mini si è rivelato molto più manutenibile di quanto temessi. E’ sopravvissuto sia a un cambio di RAM, sia a un cambio di hard disk, ed è ora pronto a proseguire, spero, per qualche altro anno di attività ininterrotta (i miei Mac non vengono mai spenti).

Il tempo di inattività molto breve è stato tollerabile soltanto perché disponevo di un backup fresco dei dati. Avrei potuto ridurre ulteriormente i tempi se avessi avuto un backup immagine recente dell’intero disco (ne avevo uno, ma un po’ troppo vecchiotto, per cui conteneva versioni vecchie delle applicazioni e delle configurazioni).

L’incidente ripropone un concetto spesso trascurato: i dischi rigidi prima o poi si guastano sicuramente, e bisogna essere pronti per quel momento. Io ho risolto usando SuperDuper (gratuito in versione base).

E per finire, il trapano

A proposito di sicurezza di dati, bisogna tenere presente anche il destino del vecchio disco rigido. Buttarlo via intero esporrebbe al rischio del data trashing: qualcuno potrebbe recuperare il disco dalla spazzatura (pardon, dal riciclaggio) e leggerlo, recuperando (come ho fatto io) gran parte dei miei dati personali. Su quel disco ci sono i dati della mia contabilità, la corrispondenza privata, e altri file personali.

Formattazione a basso livello con passate multiple di scrittura i dati random? Smagnetizzazione del disco con grosso elettromagnete? Noooo. Mai usare una tecnologia complessa quando ne basta una più semplice e più divertente. Si prende un trapano e si buca l’intero hard disk. Un paio di volte, giusto per sicurezza e per prolungare il passatempo.

Se a qualcuno interessa il video, lo pubblico. Astenersi se impressionabili. Mi raccomando: se scegliete questa strada, lavorate in condizioni di sicurezza per evitare infortuni.

AVG si scusa, ci ricasca?

AVG si scusa, ci ricasca?

AVG: scusate se vi abbiamo distrutto Windows… attenti, il vostro Adobe Flash è infetto!

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “emi” e “avvfrancofa****”.

Grisoft, la società che produce l’antivirus AVG, si scusa profondamente per il disastro combinato dall’aggiornamento che diagnosticava erroneamente come infetto un file vitale di Windows, user32.dll.

Il comunicato stampa del distributore italiano di AVG dice che “AVG Technologies offrirà compensazioni agli utenti che hanno subito disagi”: a partire dal 24 novembre offrirà “a tutti gli utenti che hanno subito disagi una licenza gratuita o un’estensione della licenza esistente”, come segue:

— Per utenti di versioni commerciali di prodotti AVG 7.5, una licenza di 12 mesi per un prodotto AVG 8.0 equivalente
— Per utenti di versioni commerciali di prodotti AVG 8.0, una estensione gratuita di 12 mesi per la licenza esistente
— Per utenti di AVG Free, una licenza gratuita di AVG Anti-Virus 8.0

A partire dal giorno 24 Novembre 2008, AVG Technologies contatterà gli utenti che hanno subito disagi e fornirà informazioni su come entrare in possesso delle licenze o delle estensioni gratuite.

AVG Technologies rinnova le proprie più profonde scuse per gli inconvenienti causati agli utenti e desidera assicurare che la società sta predisponendo nuove procedure interne per evitare il ripetersi di situazioni analoghe.

Per ulteriori aggiornamenti, Vi consigliamo di consultare regolarmente il sito http://www.avg.it. Precisiamo che sarà direttamente il produttore, AVG Technologies, a fornire le compensazioni di cui sopra.

Un gesto onorevole. Comunque qualcuno all’ufficio stampa si sta sicuramente compiacendo di essere stato previdente scrivendo quell’ultima frase, perché secondo The Register AVG ci è ricascata segnalando erroneamente Adobe Flash (flashUtil10a.exe) come infetto, e un mesetto fa aveva segnalato Zone Alarm come se fosse un pericoloso trojan horse. Mah.

AVG fallato devasta Windows

AVG fallato devasta Windows

Attenti ad AVG, l’antivirus che ammazza Windows

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione straordinaria di “piero.fas****”.

Ho sempre consigliato AVG come un buon antivirus gratuito, ma stavolta il consiglio è risultato nefasto.

Un recente aggiornamento di AVG 7.5 e 8.0 uscito nel corso di questo fine settimana, infatti, s’è messo in testa di segnalare che il file user32.dll è un trojan horse, ossia è infetto (schermata di allerta), e di consigliarne dunque la cancellazione. Soltanto che user32.dll è uno dei file vitali di Windows, per cui chi si è fidato del consiglio s’è trovato con Windows inutilizzabile, morto, kaputt.

Questo è indubbiamente un metodo efficacissimo per evitare che Windows s’infetti, ma ad alcuni potrà sembrare forse un po’ drastico. I produttori di AVG hanno corretto l’errore e pubblicato una spiegazione di come rimediare e istruzioni per ripristinare il file di Windows disintegrato. I successivi aggiornamenti di AVG (270.9.0/1778 in poi) rimediano inoltre alla falsa diagnosi. Ma la figuraccia è ormai fatta e il danno agli utenti non verrà dimenticato facilmente.

Punto Informatico fornisce dettagli e spiegazioni sul pasticcio.