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Da dove nasce #IlGattoDelGiorno?

Da dove nasce #IlGattoDelGiorno?

La mia “rubrica” Il Gatto Del Giorno è nata sull’impulso del momento,
senza un piano preciso, ma vedo che piace a parecchia gente, per cui riassumo
qui le sue origini per rispondere a una curiosità ricorrente e tenerne traccia
prima che i dettagli sfumino nella memoria.

Premessa: anni fa ero iscritto a un feed RSS che, fra le tante offerte,
proponeva quotidianamente delle bellissime collezioni di sfondi, con titoli
come
Widescreen Wallpapers for your desktop, Desktop Wallpapers 4K Ultra HD,
Classy Wallpapers, ComputerDesktopWallpapersCollection
, HD Wallpaper Mix,
Desktop Wallpapers HD, SuperWallpapers, High-Quality Wallpaper Pack, New
Best Wallpapers Pack,
eccetera. Contenevano foto splendide tratte da film e telefilm, immagini
spettacolari di automobili, aerei e veicoli spaziali civili e militari, sfondi
astratti, modelle, attrici e attori, animali e in particolare tanti gatti, in
altissima risoluzione (4K o superiori). Facevano un figurone come screen saver a rotazione sul mio monitor gigante ed erano (e tuttora sono) ottimi supporti per le
mie lezioni e presentazioni pubbliche.

Vista la quantità, la qualità e soprattutto l’assiduità con la quale venivano
pubblicate queste collezioni (un centinaio di foto ognuna, con alcune
collezioni che si avvicinavano al migliaio di collezioni pubblicate), mi sono
sempre chiesto chi preparasse tutto questo materiale e perché, visto che non
c’era un ritorno economico diretto o indiretto (niente pubblicità, nessuna
richiesta di denaro). 

Ho un sospetto, che non posso confermare: considerato
che le foto di veicoli militari includevano moltissime immagini di aerei,
carri armati e sommergibili russi, e che le foto delle auto e delle modelle
mostravano targhe e ambientazioni indiscutibilmente russe e fra le
illustrazioni di animali spiccavano spesso orsi con la stella rossa, può darsi
che si trattasse di una forma di propaganda pro-Russia. Ma i dati EXIF che ho
controllato non hanno rivelato nulla.

 

Sia come sia, mi sono ritrovato con decine di migliaia di fotografie di vario
genere, che ho selezionato e archiviato in cartelle tematiche. Le foto del
Gatto Del Giorno provengono da lì.

Prevengo l’inevitabile battuta: no, non ho intenzione di avviare una
rubrica
La Modella Scosciata Davanti a BMW Tamarra del Giorno; se
è questo il materiale che cercate, potete procurarvelo per i fatti vostri. Gli
indizi ve li ho forniti.

L’idea di usare queste immagini di gatti per una rubrica quotidiana mi è
venuta a febbraio 2020, in piena pandemia, quando eravamo tutti chiusi in
casa, senza vaccini, con bollettini sanitari catastrofici e senza speranze
all’orizzonte. Ho pensato che una foto al giorno di un bel gatto, pubblicata
di mattina come prima cosa non appena mi svegliavo, avrebbe forse dato un
piccolo momento di sollievo a qualcuno, e così ho attinto a quella cartella
felina e ho cominciato a postare quotidianamente.

Non mi aspettavo che sarebbe diventato un appuntamento così seguito, con gente
che mi scrive chiedendo se sto bene visto che non ho ancora pubblicato il
Gatto del Giorno (a volte faccio tardi la notte e quindi mi alzo tardi la
mattina, o sono in viaggio e sto guidando). Ed è stato bello vedere che i
colleghi di ReteTre hanno addirittura creato questo omaggio:

Non sono sicuro della data precisa di quando ho iniziato la rubrica. Su
Instagram, il mio primo post con il testo
“Il gatto del giorno” dovrebbe essere quello del
10 febbraio 2020, mentre il primo con l’hashtag #IlGattoDelGiorno (in maiuscolo o
minuscolo) è dell’11 febbraio 2020. Su Twitter, invece, ho iniziato a usare l’hashtag il
17 febbraio 2020, perlomeno secondo la ricerca di Twitter, che però in questo periodo mi
sembra decisamente inaffidabile. Dopo lo sconquasso di Twitter causato da Elon
Musk, ho smesso di postare il GDG su quella piattaforma e ho iniziato a farlo
invece su Mastodon il
25 novembre 2022
e sul mio canale Telegram il 29 novembre 2022. Se per caso scoprite qualcosa di diverso, avvisatemi.

(AGG 2023/05/07) “Fenomenologia di Paolo Attivissimo”, il libro. Beh, “libro” è una parola grossa

(AGG 2023/05/07) “Fenomenologia di Paolo Attivissimo”, il libro. Beh, “libro” è una parola grossa

Ultimo aggiornamento: 2023/05/07.

Google Alerts mi ha segnalato poco fa
questo:

Non so chi sia Maria Chiara Danti e non so cosa l’abbia spinta a scrivere un
e-book su di me, né so cosa abbia scritto di me. So solo che stando a Kobo è
autrice straordinariamente eclettica di una ventina di libri che spaziano da
Dieta ketogenica per principianti a
Intelligenza artificiale: una guida completa ai competitor di OpenAI Chat
GPT-3

e da Il ruolo del peccato nella Bibbia: dalla Genesi all’Apocalisse a
L’Universo brillante di Margherita Hack, passando per
I segreti dell’orgasmo maschile: guida completa alle tecniche di
masturbazione.

Mi viene il dubbio che si tratti di libri generati con ChatGPT e simili, e
questo (insieme alla tediosissima necessità di creare l’ennesimo account per
acquistare qualcosa) mi trattiene dallo sborsare due euro per il suo tomo su
di me e scoprire che cosa ha scritto. Non sto chiedendo a nessuno di compiere
questo sacrificio: mi limito a segnalare con divertimento la curiosa scelta di
includere il sottoscritto fra gli argomenti (keyword?) e a chiarire
pubblicamente che non c’entro nulla con questo e-book e non sono stato
interpellato per la sua scrittura.

Accostamenti algoritmici.

18:50. Dai commenti mi arriva la segnalazione (grazie Angelo) che c’era
qui una commentatrice di nome “Maria Chiara Danti”, che dopo una sparata
particolarmente polemica era stata accompagnata prontamente alla porta. Sarà
un caso?

2023/04/30 9:40. Ho avuto modo di leggere il “libro”: è un PDF di
quattordici pagine, con pochissimo testo per pagina, e una serie
di fandonie su di me. Secondo Maria Chiara Danti, sarei
“Nato nel 1966 a Torino” (due errori in quattro parole), avrei fatto
“studi universitari” (lo sanno anche i muri che ho iniziato a lavorare
mentre finivo il liceo), e tra le mie
“opere più famose si possono citare “Le basi della crittografia” e “Il
grande libro dello storytelling digitale””
(non ho mai scritto niente del genere). In pratica, è un ottimo esempio
di spam letterario, venduto disinvoltamente e senza alcun controllo da quasi
tutte le principali piattaforme di vendita di e-book.

Questo è l’aspetto visivo del contenuto del “libro”:

2023/05/07. Dai commenti mi arriva la segnalazione che il libro è scomparso da Kobo. Il suo link ora mostra questo:

Il “libro” risulta scomparso anche da altre piattaforme.

Nel 1978 ero uno skater. Ne ho le terribili prove

Nel 1978 ero uno skater. Ne ho le terribili prove

C’è gente che mi guarda incredula quando dico che da ragazzino ero uno skater. Questo mio filmato sgranatissimo risale ad aprile e maggio del 1978. Una puntata del programma RAI Odeon mi aveva fatto conoscere l’esistenza della skateboard-mania, che dilagava principalmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito ma era totalmente sconosciuta nel paesino lombardo in cui vivevo, e per me fu amore a prima vista.

Uscii subito a comperare il primo skate che trovai (una vera schifezza), imparai a usarlo e poi me ne comprai uno migliore, quello che si vede in queste riprese, durante un viaggio in UK. Poi passai a una tavola della Newporter, una Pro Slalom, che ho ancora.

Ci si divertiva con poco. Non avevamo caschi
o altro. Al massimo un paio di guanti e gomitiere, le cadute e le sbucciature sull’asfalto erano
all’ordine del giorno. E sì, andavamo in mezzo alle (poche) auto.

Ho appena riattivato il server delle foto e dei video di famiglia del Maniero Digitale, e mentre lo stavo sfogliando è riemerso questo vecchio riversamento da pellicola Super8 muta, che adesso ho rimontato alla buona e ho messo online come prova dei miei passatempi giovanili poco conosciuti.

La musica del video è generata automaticamente da
Mubert. La cinepresa era una Canon 518 SV (lo
ricordo perché lo annotai nei titoli di testa originali). Per chi volesse
sapere il luogo esatto, è Bereguardo
(in provincia di Pavia), alla discesa del castello. Non è cambiato praticamente nulla, da allora. Viene voglia
di tornarci con lo skate.

Riemergono i nastri di quando facevo il DJ alla radio negli anni Ottanta: World Music Radio Classic

Ultimo aggiornamento: 2021/10/31 21:30.

Tanti, tanti anni fa ho fatto il DJ in inglese in una radio privata in
onde medie e onde corte, World Music Radio. All’epoca mi facevo chiamare
John Sinclair, come omaggio a Sir Clive Sinclair (erano gli anni dello
Spectrum) e a John Koenig di Spazio 1999.

I complottisti mi rinfacciano sempre di essere stato un DJ, ma chissenefrega:
è stata una delle più belle esperienze della mia gioventù. Tante amicizie nate
in tutto il mondo, alcune delle quali mi hanno letteralmente cambiato la vita,
tanta esperienza lavorativa che mi è tornata utile nei lavori fatti
successivamente (e ancora oggi) e tantissima musica indimenticabile.

Ora sono riemerse da quel lontano passato le registrazioni di quei programmi,
grazie al paziente lavoro di digitalizzazione di Andrea, che ha anche creato
una stazione radio digitale in streaming regolarmente registrata.

Se volete ascoltare un po’ di musica degli anni Ottanta e dei decenni
precedenti, e siete curiosi di sentire come ero diggèi da giovincello,
è la vostra occasione. Lo streaming è sperimentale e non regge tanti
ascoltatori simultanei, per cui questo articolo innescherà probabilmente uno
stress test interessante. 

Tenete presente, inoltre, che le digitalizzazioni provengono da audiocassette di 40 anni fa e che all’epoca facevamo partire i dischi di vinile usando le “pezze”* sul piatto del giradischi, e tutto era analogico, per cui qualche problema di pitch può capitare.

* Per chi non ricorda cosa fossero le “pezze”: all’epoca le radio più professionali usavano giradischi a partenza immediata, tipo il Technics SL-1200, che non avendo l’inerzia della cinghia di trasmissione permettevano di posizionare la puntina appena prima dell’inizio della musica nel solco del disco, a giradischi fermo, e premere un pulsante per far partire immediatamente il brano.

Ma questi giradischi costavano uno sproposito, per cui le radio meno ricche si accontentavano di giradischi normali con trasmissione a cinghia, che avevano un’inerzia notevole (ci voleva quasi un giro intero per arrivare alla velocità corretta), e ricorrevano a un tappetino circolare di stoffa, la “pezza”, da mettere sul piatto sotto il disco.

Il DJ (io, in questo caso) posizionava la puntina appena prima dell’inizio del brano, teneva ben ferma la pezza con una mano, faceva partire il giradischi con l’altra in modo che il piatto fosse già in rotazione mentre il disco stava immobile sopra la pezza (che slittava rispetto al piatto), e poi mollava la pezza sulla penultima sillaba di quello che stava dicendo. Questo consentiva di ridurre lo spazio di accelerazione a un quarto di giro, che a 33 giri e 1/3 al minuto era appunto l’equivalente della durata di un paio di sillabe.

Potete ascoltare lo streaming dei programmi di tutti gli animatori storici di
World Music Radio, mixati con brani più recenti, presso
wmrclassic.com/streaming
oppure a
questo link diretto
e scoprire la storia di questa radio un po’ pirata e un po’ pioniera nella
sezione History.

Per evitare equivoci e per rispondere alle domande che sono arrivate dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo: 

  • le voci che sentite nello streaming sono quelle di tutti gli animatori storici di World Music Radio, non solo la mia: la mia è solo quella che si presenta come John Sinclair. 
  • Nei programmi, la mia voce è quella di 40 anni fa; nei jingle che dicono “Hi! This is World Music Radio Classic and I’m John Sinclair! You’re
    listening to the rebroadcast of old World Music Radio programmes from
    the 1980s. Please do not send reception reports or messages to addresses
    mentioned in the programs as they are no longer valid. For further
    information, visit the website wmrclassic.com – Thanks and enjoy listening!”
    e “You’re listening to the classic channel of WMR, World Music Radio
    Classic!”
    è la mia di ieri 🙂
  • Per quelli che faticano a riconoscere la mia voce rispetto a quella che sentono quando parlo in pubblico o nei podcast: non usavo effetti audio particolari, a parte un pochino di bassi extra, e il microfono era ben più scarso dei Neumann che uso adesso alla RSI. Semplicemente all’epoca impostavo la voce “alla DJ anni 80” e la abbassavo di tono; usarla oggi nei podcast sarebbe ridicolo.
40 anni fa il matrimonio di Carlo e Diana. Feci una diretta alla radio. Piccola storia vintage

40 anni fa il matrimonio di Carlo e Diana. Feci una diretta alla radio. Piccola storia vintage

Ultimo aggiornamento: 2021/07/29 22:20.

29 luglio 1981. All’epoca, quarant’anni fa, ero un giovane DJ in una radio
privata di Pavia (Pavia Radio City). Insieme a un collega, Ezio P (che non so
se vuole essere ricordato in questa vicenda), ci inventammo una diretta
radiofonica per coprire a modo nostro la cerimonia del matrimonio del principe
Carlo e di Lady Diana Spencer.

Volutamente non preparammo nulla: non sapevamo nulla dei nomi, dei ruoli o del
programma della cerimonia. L’idea era di riempire due ore con il vuoto
pneumatico delle più banali ovvietà, come era già consuetudine allora durante
le dirette-fiume degli eventi. Descrivemmo alla radio lo sfarzoso, surreale
matrimonio inventandoci notizie come la minaccia dei terroristi dell’IRA di
attaccare il cocchio con uno spandiletame (o un bazooka, non ricordo bene).

Avevamo come “corrispondenti da Londra” la giornalista Susan Calvin (citazione
asimoviana) e il suo collega Patrick Cargill (uno dei più perfidi Numero Due
de Il Prigioniero e popolare all’epoca in Italia per il telefilm comico
Caro papà). Erano inventati e inesistenti; facevamo finta di tradurre al volo le loro
corrispondenze. In realtà guardavamo le immagini alla TV, trasmesse dalla Rai,
l’unica che allora poteva trasmettere in diretta nazionale (l’interconnessione
doveva ancora arrivare, tre anni più tardi).

Eravamo insomma semplicemente due scemi che prendevano in giro la pompa magna
e l’assurdità del clamore mediatico pazzesco intorno al matrimonio dei membri
della famiglia reale.

Faccio davvero fatica a credere che siano passati quarant’anni. Da
qualche parte devo avere ancora l’audiocassetta con la registrazione. Un
giorno, quando il mondo sarà pronto, la pubblicherò.

Questa è una delle poche foto che ho di quel periodo (ne ho altre, ma
ritraggono anche persone che nel frattempo hanno acquisito una reputazione da
difendere). Il foulard era contro il mal di gola. Negli anni successivi la
radio ebbe attrezzature migliori (e anche DJ migliori del sottoscritto). 

Sì, avevo i capelli ricci, e li odiavo così tanto che dopo un po’ smisero di
arricciarsi.

Facemmo il programma e io poi tornai a casa. Mia madre, serissima, mi chiese
se era stato poi acciuffato il terrorista dell’IRA. Aveva ascoltato la mia
diretta 🙂

Aggiornamento 1: ho ritrovato in archivio il file audio, riversato
previdentemente da un’audiocassetta nel 2013. Che faccio? Ho lanciato un
sondaggio su Twitter. Finora il 73% mi propone di metterlo online, il 19% suggerisce di metterlo
all’asta per beneficenza e l’8% chiede di distruggerlo per salvarci tutti 🙂

Aggiornamento 2: A furor di popolo (si fa per dire), ecco il file
audio. Non è completo: mancano le “interviste esclusive” a Carlo e Diana (in
realtà recitate da due persone con voci manifestamente finte e accenti
tutt’altro che britannici). Ho inoltre tagliato i brani musicali scelti dal
“tecnico del suono” John Williams per non incorrere nell’ira dei controlli sul
copyright di YouTube.

Siccome non voglio che questo mio antico momento di scempio radiofonico causi
solo danni agli animi sensibili, vi propongo una piccola sfida: se qualcuno ha
lo stomaco di ascoltarselo tutto e dirmi come si chiama l’inesistente
“terrorista dell’IRA” scrivendone nome e cognome esatti nei commenti qui
sotto, donerò 50 euro a
Medici senza frontiere, come già
fatto in
altre occasioni. Se volete fare altrettanto, ovviamente, siete i benvenuti.

Aggiornamento 3: Siete stati velocissimi! Ho mantenuto subito la
promessa:

 

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