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Attacco informatico ai casinò di Las Vegas

È decisamente l’anno della guerra informatica a distanza per vendetta: dopo Sony Pictures, che è stata scoperchiata informaticamente da un attacco legato, a quanto pare finora, alla sua decisione di pubblicare un film che parla dell’assassinio del leader della Corea del Nord, ora è il turno di alcuni casinò di Las Vegas, in particolare il Sands, il Venetian e il Palazzo, che sono stati penetrati da un’intrusione informatica a gennaio scorso che è stata resa nota solo ora.

L’attacco ha installato nella rete informatica dei casinò un malware che ha cancellato il contenuto dei dischi rigidi, ha spento i server di posta e i centralini telefonici e portato alla paralisi tutti i servizi. Il movente dell’incursione sarebbe una dichiarazione di uno degli azionisti principali di questi casinò, Sheldon Adelson, che ha proposto un attacco nucleare all’Iran per convincere gli iraniani ad abbandonare il proprio programma atomico. Parole incaute e indelicate che sono arrivate alle orecchie di informatici iraniani ai quali, come dire, l’idea di essere nuclearizzati insieme alle proprie famiglie non va molto a genio.

Gli aggressori hanno attaccato dapprima la VPN di un casinò in Pennsylvania con un bruteforcing, poi hanno ottenuto nomi utenti e password e infine hanno trovato le credenziali di uno dei tecnici informatici senior, che hanno spalancato tutte le porte del bersaglio. A quel punto hanno usato 150 righe di Visual Basic per creare una bomba malware, che ha sovrascritto parti dei dischi rigidi dei computer infettati e poi li ha riavviati per dare il colpo di grazia.

Attacco informatico a Liberatv.ch

Attacco informatico a Liberatv.ch

Mi è arrivata poco fa da un collega, Marco Cagnotti, la segnalazione che il sito di Liberatv.ch è stato violato e ora la sua pagina iniziale ha l’aspetto mostrato qui accanto.

Un rapido esame al codice HTML della pagina non mostra nulla di pericoloso per chi visita il sito: soltanto alcuni indirizzi di mail (palestine.ghost@gmail.com, kil.er@hotmail.com), un riferimento a una pagina Facebook (www.fb.com/Officiel.XCoDePS) e un link a un video musicale su Youtube.

Secondo la cache di Google, il sito era ancora normale alle 16:30 GMT, per cui l’attacco risale a poche ore fa (ora sono le 20:30). Le altre pagine del sito non sembrano essere state modificate.

Non sembra essere un attacco mirato: la pagina Facebook degli aggressori cita anche altri siti svizzeri violati, come Verdee.ch e Medcast.ch, fra i quali non sembra esserci alcun nesso. La mia prima impressione è che si tratti di dilettanti che attaccano indiscriminatamente qualunque sito nel quale trovino delle vulnerabilità. Secondo Netcraft, Liberatv, Verdee e Medcast usano tutti Linux e Apache.

La mail palestine.ghost compare nei motori di ricerca associata ad altre violazioni di siti.

Pubblicherò qui maggiori dettagli non appena ne avrò.

22:10. Mi è stato segnalato che la home page è tornata normale.

Furto diffuso di account Libero.it?

Mi stanno arrivando numerose segnalazioni di account di mail su Libero.it che sono stati compromessi e dai quali, almeno in apparenza, stanno partendo mail abusive. Non so altro, per ora, ma valgono le regole di sempre: se un messaggio ha un testo anomalo rispetto a come scrive solitamente il mittente, è probabilmente fasullo e di certo non è il caso di aprire eventuali allegati a questi messaggi.

Pubblicherò qui gli aggiornamenti non appena possibile. Intanto, se sapete qualcosa di più, segnalatelo nei commenti.

“Hackerati” numerosi giornali? Non proprio

“Hackerati” numerosi giornali? Non proprio

Nelle ultime ore i lettori di numerosi siti di giornali e di testate giornalistiche online (Repubblica, Telegraph, Independent, Forbes, Time Out, PC World, Evening Standard, Chicago Tribune, CNBC) hanno trovato con sorpresa e allarme su questi siti un avviso dell’Esercito Elettronico Siriano che dice “You’ve been hacked by the Syrian Electronic Army (SEA)”.

C’è chi ha ipotizzato un attacco mirato alle testate italofone e americane, ma in realtà è stato preso di mira più genericamente il sistema di gestione dei commenti di queste testate, che usano tutte una società esterna, Gigya.com: i siti delle testate, insomma, non sono stati violati.

Gigya ha spiegato che è stato preso di mira il suo domain registrar (GoDaddy) per redirigere il traffico di dati di cdn.gigya.com verso un server gestito dagli aggressori. Di conseguenza neppure Gigya.com è stata violata e nessun dato è stato compromesso. Il problema di base, inoltre, è stato corretto nel giro di un’ora, ma la correzione ci metterà un po’ a propagarsi in tutta Internet.

Fonti aggiuntive: The Register, Gizmodo, Repubblica.

“Attacco a Internet”: servono dati, non titoloni da panico

“Attacco a Internet”: servono dati, non titoloni da panico

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “cavalieremita” e “f.momoni” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ho letto ieri sulla BBC che Internet sta subendo “il più grande attacco della storia”. Ars Technica parla di un attacco “grande abbastanza da minacciare Internet”. Ma qui al Maniero Digitale non si sente nessun effetto, nessun rallentamento, niente. Nessuno dei servizi che uso online ha mostrato problemi.

Poi noto un fatto curioso: nessuno degli articoli catastrofisti fornisce dati precisi sui rallentamenti causati dall’attacco, che durerebbe da “ben oltre una settimana” (BBC). Solo frasi generiche e un riferimento a un picco di 300 Gb/s di traffico. Ma dati concreti, zero. Altre fonti, come Wired e La Stampa, attingono semplicemente alla BBC o al New York Times, senza verifiche.

La vicenda è legata, a quanto pare, a un attacco DDOS rivolto a Spamhaus, società che si occupa di elencare gli spammer e offre liste nere di siti da bloccare per arginare lo spam, da parte di Cyberbunker, società olandese di hosting un po’ controversa.

Poi trovo un articolo su Gizmodo che fa le mie stesse domande, nota che tutte le dichiarazioni d’Apocalisse partono da Spamhaus e da Cloudflare (società specializzata, guarda caso, nella difesa contro i DDOS) e va a cercare un po’ di dati concreti. L’Internet Traffic Report segnala traffico stabile negli ultimi trenta giorni. L’articolo di Gizmodo include anche una smentita da parte di Renesys, altra società che si occupa di monitoraggio della Rete. L’enorme infrastruttura di Amazon non mostra problemi. Al MIX-it tutto tranquillo da giorni.

Qui in Svizzera, Melani non ha segnalazioni in merito. L’Internet Storm Center ha poche righe ben poco preoccupate. L’unica segnalazione vagamente interessante è un breve calo presso LINX il 23 marzo. Akamai segnala, in questo momento, un calo del traffico del 2% a livello mondiale. Un po’ misero, come effetto di un “attacco nucleare”.

Internet Traffic report del 28/3
Amazon stamattina (28/3)
Akamai stamattina (28/3)

Viene il forte dubbio, a questo punto, che siamo di fronte a una notizia montata perché offriva lo spunto per titoli sensazionali e chi l’ha alimentata non s’è reso conto di essere incappato nel Principio di Belzebù del giornalismo: mai fidarsi di notizie che provengono da una fonte interessata (fra l’altro, noto che online questo principio comincia a essere attribuito a me, ma non è mio, anche se non ricordo la fonte originale). Cloudflare ha molto interesse a dimostrare di saper resistere ad attacchi DDOS massicci e spettacolari (con strilli come “il DDOS che ha quasi spezzato Internet”) e Spamhaus ha molto interesse a far notare la propria indubbia utilità nella lotta allo spam.

Certo, 300Gb/s di DDOS sono un attacco da record e dimostrano l’aggressività dei criminali informatici, ma prima di gridare all’attacco nucleare che ammazza tutta Internet magari è meglio guardarsi intorno e vedere se davvero stanno piovendo bombe.

Maggiori info: Cloudflare, NY Times, Mashable, ZDNet.

Aggiornamenti

13:30. Avevo scritto che Spamhaus è olandese, ma in realtà ha base a Ginevra e sede legale a Londra (fonte: Spamhaus). Ho corretto l’errore. Al Jazeera riporta una dichiarazione del portavoce di LINX, secondo il quale la sua organizzazione aveva visto “un grado modesto d’intasamento in una piccola parte della rete”.

[IxT] Flash: violato il sito del Riformista

È almeno dalle 19.30 che il sito del Riformista è stato manomesso da un attacco:
http://www.ilriformista.it/

La prima pagina è a posto, ma se cliccate sulle notizie, noterete che c’è qualcosa che non va.

Ho allertato la redazione del Riformista, adesso vediamo quanto tempo ci mettono a sistemare il pasticcio.

Dettagli, schermate catturate e aggiornamenti sono qui su Zeus News.