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50 anni fa, la prima missione lunare con auto elettrica: Apollo 15

Esattamente cinquant’anni fa al momento in cui scrivo queste righe, tre uomini
erano in viaggio verso la Luna per una delle missioni spaziali più
spettacolari di sempre. Con la missione Apollo 15, la NASA non solo
ambiva a far arrivare due dei tre astronauti sulla Luna, in diretta TV
mondiale, come nelle missioni precedenti: voleva anche farli viaggiare sulla
superficie lunare usando un’automobile. Mentre Al Worden restò in orbita
lunare, lanciando un satellite e svolgendo esperimenti scientifici e mappature
fotografiche di altissima precisione della Luna, Dave Scott e Jim Irwin furono
i primi esseri umani a viaggiare su un’auto al di fuori della Terra.

E che automobile. Interamente elettrica, con quattro motori indipendenti e
quattro ruote sterzanti, comandata tramite un joystick, capace di portare due
persone in tuta spaziale e i loro attrezzi, dotata di navigatore (basato su un
sistema di sensori inerziali) e di telecamera e trasmettitore TV e soprattutto
leggerissima (200 kg sulla Terra) e ripiegabile per poter essere
alloggiata in uno scomparto del Modulo Lunare, il veicolo di allunaggio. Si
chiamava Lunar Roving Vehicle, e in questo debutto trasportò gli
astronauti per una trentina di chilometri, allargando enormemente il loro
raggio esplorativo, visto che prima erano costretti a camminare dentro le loro
rigidissime tute spaziali (leggermente migliorate per questa missione rispetto
alle precedenti).

Foto AS15-85-11471 – JSC scan.

Animazione della procedura di estrazione del Rover.
Da 1:35 in poi, la diretta TV (accelerata per brevità) dell’estrazione del
Rover dal modulo lunare di Apollo 15. Credit:
Amy Shira Teitel.

 

Apollo 15, la prima delle missioni più strettamente scientifiche del
progetto lunare statunitense, partì dalla Florida il 26 luglio 1971 a bordo di
un vettore Saturn V. Il modulo lunare Falcon, con Scott e Irwin,
atterrò sulla Luna il 30/7/1971, alle 22:16:29 UTC, vicino al
Mare Imbrium (Mare delle Piogge).

Scott e Irwin effettuarono tre escursioni lunari in aggiunta a una
stand-up EVA: Scott, in tuta spaziale, si sporse all’esterno dal
condotto di attracco del modulo alla sommità del veicolo e perlustrò
visivamente e fotograficamente la zona circostante per circa mezz’ora.

I due astronauti restarono sulla Luna per due giorni, 18 ore e 54 minuti,
raccogliendo 77,3 kg di rocce lunari e scattando 1151 fotografie in aggiunta
alle trasmissioni televisive in diretta (incluso il decollo del LM) e alle
riprese cinematografiche su pellicola. Nel loro bottino geologico ci fu la
Genesis Rock, una delle pietre lunari più antiche mai recuperate (oltre
4 miliardi di anni). 

Jim Irwin accanto all’LRV. Foto a colori elaborata da Planetary Society per rimuovere le crocette di riferimento.

Questa è la missione durante la quale Scott lasciò cadere simultaneamente una
piuma e un martello per confermare l’ipotesi di Galileo sulla caduta identica
dei corpi nel vuoto e collocò di nascosto sulla Luna una statuetta, il
Fallen Astronaut, per commemorare gli astronauti statunitensi e i
cosmonauti sovietici caduti dei quali si era a conoscenza all’epoca.

Come se tutto questo non bastasse, durante il viaggio di ritorno Al Worden
fece la prima passeggiata spaziale nello spazio profondo, fra Terra e Luna,
per recuperare le pellicole delle fotocamere automatiche di ricognizione.

La missione si concluse il 7 agosto 1971 con un ammaraggio nell’Oceano
Pacifico dopo 12 giorni, 7 ore e 11 minuti.

Se l’argomento vi interessa, l’amico Gianluca Atti, collezionista di cose
lunari e spaziali, e il sottoscritto vi offrono
Apollo 15 Timeline, un sito-blog interamente in italiano che contiene una cronologia e un
racconto della missione, con tante foto di altissima qualità, video
restaurati, e trascrizioni e scansioni degli articoli comparsi all’epoca sui
giornali e sulle riviste in Italia. Rileggere quella prosa e pensare con quali
mezzi fu possibile scriverla è un tuffo nella nostalgia e anche un confronto
impietoso con il giornalismo divulgativo di oggi. 

Consiglio anche gli
articoli di Astronautinews
(in italiano) dedicati alla missione, scritti oggi come se fossero redatti da
un viaggiatore nel tempo.

 

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