Ultimo aggiornamento: 2023/04/13 13:40. L’articolo è stato estesamente
riscritto per tenere conto degli sviluppi della vicenda.
Sta creando comprensibilmente scalpore la notizia che dei dipendenti di Tesla
hanno dichiarato che fra il 2019 e il 2022 alcuni video ripresi dalle
telecamere di bordo di cui sono dotate le auto di questa marca sono stati
fatti circolare per divertimento all’interno dell’azienda, violando le regole
interne di privacy. A seguito di questa notizia, un proprietario statunitense
di una di queste auto ha avviato una class action contro Tesla (RSI.ch).
Le descrizioni dei video fatti circolare dai dipendenti includono per esempio
un uomo che si è avvicinato a una Tesla mentre era completamente nudo,
incidenti, animali, cartelli stradali e immagini riprese all’interno dei
garage degli utenti, che mostrano oggetti intimi. Fra queste immagini c’è
anche la
Lotus Esprit “sommergibile”
usata nel film della serie di James Bond La spia che mi amava del 1977.
Questa famosissima Lotus è oggi di proprietà di Elon Musk.
Nella concitazione di riferire la notizia, la cui fonte originale è un lungo e
dettagliato articolo di
Reuters, molte delle testate che l’hanno riportata hanno tralasciato informazioni
molto importanti e pubblicato notizie tecnicamente scorrette.
Prima di tutto,
le immagini descritte da Reuters provengono dalle telecamere
esterne dei veicoli, non dalla telecamera interna, che è montata sui modelli più recenti per monitorare l’attenzione del
conducente durante la guida assistita, come fanno anche altre marche [Ford, per esempio]. Ma molte
testate giornalistiche hanno scritto erroneamente che si tratta di immagini
“prese all’interno dei veicoli” [ANSA, 2023/11/04, copia permanente, ho
chiesto
spiegazioni pubblicamente] o che
“dentro le auto i conducenti venivano filmati” (La Regione, copia permanente; ho
segnalato
l’errore).
Mi sono procurato e letto anche i
documenti pubblici
della
class action: non contengono alcun riferimento a immagini prese
all’interno dei veicoli.
Il problema, insomma, non riguarda chi sta dentro il veicolo e che
probabilmente come proprietario sa di guidare un’auto dotata di telecamere di
sorveglianza, ma riguarda le persone che passano vicino a un’auto di questo
tipo e che possono essere facilmente inconsapevoli delle sue dotazioni
tecnologiche.
Questi veicoli, infatti, hanno numerose telecamere esterne, poco visibili, che
guardano in tutte le direzioni e sono attive durante la marcia, per consentire
le funzioni di guida assistita e per fungere da
dashcam, e anche durante la sosta, se il conducente ha attivato la cosiddetta
modalità Sentinella
per proteggere l’auto contro furti e vandalismi [funziona].
Se vi siete mai avvicinati a una Tesla parcheggiata e avete notato che i suoi
fanali hanno iniziato a lampeggiare, è perché il veicolo aveva attiva la
modalità Sentinella e quindi vi ha avvisato discretamente di avervi visto e
potenzialmente registrato.
manuale online: 2 indica i sensori di prossimità ultrasonici; 6 indica il radar.
Wikipedia.
Un altro aspetto importante che è stato spesso tralasciato è che
le immagini delle telecamere vengono trasmesse a Tesla e alle aziende che
collaborano con Tesla solo se l’utente dà il proprio consenso. Questo viene detto esplicitamente nell’articolo originale di Reuters [“if a customer agrees to share data”] ed è indicato nell’informativa sul trattamento dati
di Tesla, che specifica che
“È possibile controllare i dati che si condividono toccando Comandi >
Software > Condivisione dati”. Lo stesso vale per la telecamera interna, secondo quanto indicato dal
manuale:
“Per impostazione predefinita, le immagini e i video registrati dalla
telecamera restano all’interno del veicolo e non vengono trasmessi a
nessuno, nemmeno a Tesla,
a meno che non sia stata abilitata la condivisione dei dati”.
Questi video possono essere visti dal proprietario e,
se il proprietario ha dato il consenso, anche dai dipendenti di Tesla e
delle sue affiliate. Se avviene un incidente, le immagini delle telecamere
vengono inviate a Tesla.
[Inoltre l’informativa sulla privacy parla specificamente dei dati delle
telecamere, precisando ancora una volta che è necessario il consenso
opt-in dell’utente:
“In order for camera recordings for fleet learning to be shared with Tesla,
your consent for Data Sharing is required and can be controlled through
the vehicle’s touchscreen at any time. Even if you choose to opt-in, unless we receive the data as a result of a
safety event (a vehicle collision or airbag deployment) — camera recordings
remain anonymous and are not linked to you or your vehicle”. I tipi di dati raccolti da Tesla sono schematizzati bene in
questo articolo di Electrek]
In sintesi: indubbiamente l’articolo di Reuters denuncia una violazione
inaccettabile delle regole di confidenzialità da parte dei dipendenti di Tesla
e rivela una cultura aziendale di disinvolta condivisione interna di queste immagini.
Ma va anche considerato che se uno va in giro nudo e lo fa davanti a un’auto
dotata di telecamere, sua o altri, che lo avvisa della presenza di quelle
telecamere lampeggiando, forse il problema non è soltanto di Tesla.
Più in generale, questa vicenda mette bene in luce un problema di moltissimi
dispositivi connessi a Internet, dagli assistenti vocali alle dashcam alle
telecamere di sorveglianza che salvano le registrazioni nel cloud alle
automobili di qualunque marca che trasmettono dati e immagini ai loro
produttori. Se avete Alexa o Google Home in casa, pezzi delle vostre
conversazioni vengono inviati ad Amazon o Google, rispettivamente, e quindi i dipendenti
possono ascoltare quelle registrazioni. E se possono farlo, conoscendo la
natura umana è probabile che lo faranno e le condivideranno, e non solo per motivi di lavoro.
Per questo da anni si raccomanda agli utenti di questi dispositivi di
chiedersi quali dati vengano raccolti e come sia possibile evitare questa
raccolta, scegliendo prodotti che minimizzano la raccolta di dati o che
permettono all’utente di rifiutarla o limitarla; per questo esistono i Garanti
per la privacy, che spesso vengono visti dall’opinione pubblica come un
pedante ostacolo (come si è visto con la vicenda del cosiddetto “blocco” di ChatGPT in
Italia).
Leggete, una volta tanto, i manuali dei dispositivi connessi che acquistate e
scoprite come si impostano le funzioni di blocco della condivisione dei dati
che non volete far circolare. Farete un favore a voi stessi e agli altri.
[Piccola precisazione personale: ho una Tesla Model S, ma essendo un modello
del 2016 non è dotata di telecamere perimetrali ma solo di telecamere frontali
e posteriori, che non registrano nulla e non inviano nulla a Tesla. Però ho
installato una dashcam che registra costantemente quello che avviene
esternamente; questa telecamera tiene i dati per sé e non li condivide con
nessuno]
Fonti aggiuntive:
Teslarati,
Gizmodo,
Ars Technica,
Electrek.

