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Disinformatico radio, podcast del 2011/11/25

È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il
podcast
della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i
rispettivi articoli di supporto:

—

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

—

Siete spiati tramite le stampanti a colori?

Sembra una frase da CSI, ma è vero: potreste scoprire che la vostra stampante
fa la spia. Molte stampanti laser e fotocopiatrici a colori, infatti, hanno
una funzione non documentata ufficialmente che produce uno schema di puntini
gialli quasi invisibili su ogni pagina stampata a colori. Questo schema è non
solo unico per ogni esemplare di stampante, ma indica anche la data e l’ora di
stampa di ogni singolo foglio, come ha
scoperto la
Electronic Frontier Foundation nel caso della stampante Xerox DocuColor.

In altre parole, tramite questi puntini è possibile rintracciare l’autore di
qualunque documento a colori prodotto da una di queste stampanti. Questo può
essere fatale per un dissidente in un regime non democratico, ma ha anche
serie implicazioni di privacy per chi risiede in paesi più tolleranti e per
chiunque si occupi di sicurezza informatica. Per esempio, un volantino o una
segnalazione anonima di un cittadino, oppure una stampa di un documento di
lavoro scottante affidato ai giornali, porta in realtà una firma invisibile
che permette di risalire alla sua identità, in contrasto con i diritti
fondamentali alla riservatezza e alla vita privata.

Questi codici segreti sono stati introdotti tempo fa nelle nostre stampanti su
richiesta delle autorità
statunitensi per consentire di risalire ai malfattori che usano questi
apparecchi per stampare banconote o documenti falsi, ma ovviamente si prestano
ad altri scopi.

Il problema è
noto
agli addetti ai lavori almeno dal 2005, tanto da aver portato a una
interrogazione dell’Unione Europea. Se vi interessa saperne di più e partecipare all’indagine del
Disinformatico sulla diffusione in Svizzera delle stampanti spione, date
un’occhiata all’elenco delle stampanti
già esaminate dalla Electronic Frontier Foundation; potete anche provare a
stampare una pagina di testo a colori con la vostra stampante laser (per
esempio
questa),
esaminarla attentamente usando una luce blu, per esempio quella di una torcia
a LED blu, e poi segnalarci quello che avete trovato scrivendo a
disinformatico@rsi.ch, indicando marca e modello della
stampante. Se vedete uno schema di puntini gialli che si ripete e che non fa
parte della trama dell’immagine originale, potreste avere una cimice digitale
sulla scrivania.

Fonti aggiuntive: Seeing Yellow, Dotspotter.

Apple tura una falla aperta da tre anni e usata dai trojan governativi

Se non avete ancora installato l’aggiornamento 10.5.1 del programma iTunes di
Apple per Windows e MacOS, vi conviene farlo subito, specialmente prima di
qualunque viaggio natalizio in paesi esotici in cui portate con voi il
computer. Questo aggiornamento, infatti,
risolve finalmente una
vulnerabilità rimasta
aperta
per oltre tre anni e particolarmente grave perché consentiva agli aggressori
di far arrivare alle vittime un falso aggiornamento di iTunes assolutamente
credibile. Ciliegina sulla torta, gli aggressori erano, in questo caso, dei
governi, non dei criminali comuni.

Secondo il
Wall Street Journal
e il ricercatore di sicurezza
Brian Krebs, un trojan di sorveglianza basato su questa falla e denominato FinFisher è
stato infatti offerto dalla Gamma International UK Ltd ai governi dell’Egitto,
della Germania e di altri paesi per consentire l’intercettazione delle
attività informatiche dei sospettati, e non è l’unico nel suo genere. Questo
genere di software d’intercettazione è particolarmente controverso in
Germania, dove la sensibilità al problema della privacy è più alta per via
della triste familiarità di molti suoi cittadini con i metodi della Stasi, la
polizia segreta dell’ex Repubblica Democratica Tedesca.

La trappola è davvero semplice e ingannevole: in uno scenario tipico, un
utente non fa altro che collegarsi a una rete Wifi, per esempio in aeroporto o
in vacanza, e gli compare un normale invito ad aggiornare iTunes. Nei sistemi
Windows, infatti, il meccanismo di aggiornamento automatico di iTunes usava un
metodo vulnerabile per controllare l’autenticità dell’aggiornamento scaricato,
per cui qualunque gestore di un punto di accesso a Internet malevolo (o
controllato dalle autorità) poteva iniettarvi istruzioni ostili.

La soluzione a questo rischio è per fortuna abbastanza semplice: installare
l’aggiornamento di sicurezza proposto da Apple e, più in generale, non fidarsi
degli inviti ad aggiornare qualunque programma che arrivano mentre si è
connessi a Internet attraverso una rete non fidata.

Fonti aggiuntive:
Der Spiegel
,
The Register
.

Storie di vandali informatici: l’uomo che fermò le automobili

Con l’introduzione sempre più massiccia dell’elettronica e dell’informatica
nelle automobili, può venire il pensiero leggermente paranoico che qualcuno ci
possa spiare attraverso i chip dei veicoli, magari per tenere traccia dei
nostri spostamenti o della reale velocità, ma l’idea che si possa spegnere via
computer un’automobile sembra appartenere alla trama di qualche brutto
telefilm a corto d’inventiva.

Permettetemi di presentarvi Omar Ramos-Lopez, un ventenne che l’anno scorso è
riuscito a prendere il controllo a distanza di oltre cento auto nella zona di
Austin, in Texas, facendo suonare il loro clacson a ripetizione, attivandone
il GPS o bloccandone completamente l’accensione del motore alla prima sosta.

Le auto erano dotate di un sistema, chiamato
WebTeckPlus, che permetteva di
disattivarle e di comandare a distanza alcune loro funzioni in caso di mancato
pagamento delle rate da parte degli acquirenti. Omar Ramos-Lopez era un
dipendente di un rivenditore di automobili, il Texas Auto Center, che usava
questo sistema per garantire che i clienti pagassero puntualmente. Quando
Ramos-Lopez fu licenziato, il Texas Auto Center revocò la sua password di
accesso al sistema, ma non quella del collega, e Ramos-Lopez si vendicò del
licenziamento provocando il
caos
fra gli acquirenti del suo ex datore di lavoro.

Il Texas Auto Center ci mise due giorni a capire come mai veniva tempestato di
chiamate di clienti inferociti perché la loro auto non andava più nonostante
fossero in regola con i pagamenti e probabilmente qualcuno pensò a possessioni
demoniache quando le auto iniziarono a
suonare il clacson nel cuore della notte. Ramos-Lopez fu poi arrestato dalla polizia.

Morale della storia: mai condividere le proprie password con nessuno, e quando
un dipendente se ne va, è meglio cambiare le password di tutti.

Storie di vandali informatici: l’uomo che tenne in ostaggio San Francisco

Luglio 2008: un uomo, Terry Childs, tiene in ostaggio San Francisco. Con una
bomba atomica? No. Con una password. Childs aveva lavorato per
l’amministrazione di San Francisco per cinque anni e aveva scoperto che era
stato pianificato il suo licenziamento. Così cambiò il sistema informatico
cittadino, che aveva contribuito a sviluppare e che gestiva tutto, dalla mail
del sindaco agli archivi di polizia ai registri del carcere, e
divenne
l’unico in grado di comandarlo.

Il sistema era accessibile, ma non modificabile: in caso di necessità
d’intervento, per esempio per un guasto, solo Childs avrebbe potuto
riattivarlo. I responsabili dell’amministrazione cittadina
spesero
quasi un milione e mezzo di dollari nel tentativo di “craccare” le protezioni
attivate dall’informatico, ma fallirono completamente.

Childs fu arrestato ma si rifiutò di consegnare la password di amministratore
di sistema unico che aveva creato. La città rimase in ostaggio per dodici
giorni, finché Childs convinse il sindaco in persona a recarsi da lui in
carcere e gli diede la password. L’informatico fu poi condannato a quattro
anni di prigione e a una
sanzione
di un milione e mezzo di dollari corrispondente alle spese sostenute nel
tentativo di rimediare ai danni causati dal vandalo digitale.

Morale della storia: non fate arrabbiare l’amministratore di sistema e non
mettete tutte le uova (e tutte le password) in un solo paniere.

Fonti aggiuntive:
InformationWeek
,
Wired
,
New York Times
.

Password rubate ai docenti ticinesi

La settimana scorsa i docenti ticinesi sono stati presi di mira da un attacco
di cosiddetto "spear phishing": una mail apparentemente
proveniente da Edu.ti.ch, che è il dominio Internet del servizio di posta
elettronica comune delle scuole, ma in realtà inviata da un aggressore per ora
ignoto. Putroppo a quanto pare alcuni docenti sono caduti nella trappola, per
cui è meglio esaminarne e conoscerne il meccanismo per evitare che incidenti
del genere si ripetano.

Il mittente del messaggio era una normale casella di Yahoo.com, ma il nome del
mittente era "Posta elettronica scuola TI – @edu.ti.ch":
questo ha contribuito all’efficacia del raggiro. In realtà il
nome del mittente è un dato che chiunque può impostare a proprio
piacimento, per cui non garantisce in alcun modo l’origine del messaggio (va
detto che anche l’indirizzo vero e proprio del mittente è falsificabile, anche
se con maggiore difficoltà).

Il testo del messaggio era pensato per mettere in agitazione chi lo riceveva:
un espediente classico per confondere e far abbassare la guardia agli utenti.

"Gentile utente edu.ti.ch,

Un virus DGTFX è stato rilevato nelle cartelle account di posta elettronica
edu.ti.ch deve essere aggiornato a novembre i nostri protetta DGTFX nuovo
anti-virus versione 2011 per prevenire danni ai nostri log di database e
file importanti.

Fare clic sulla scheda risposta, riempire le colonne di sotto e rispedire o
il vostro account di posta elettronica verrà interrotto immediatamente per
evitare la diffusione del virus.

Nome utente:

Password:

Si noti che la password viene cifrata con chiavi RSA a 1024 bit per la
vostra sicurezza password. Siamo profondamente dispiaciuto per
l’inconveniente.

Il tuo account possono anche essere verificate immediatamente entro 24
ore,: informazioni non corrette possono portare a sanzioni, confisca o
sospensione del tuo account.

NOTA: Per ragioni di sicurezza, chiudere il browser quando hai finito di
utilizzare servizi che richiedono l’autenticazione!

Grazie per la vostra comprensione.

Supporto tecnico / Team TSR manutenzione.

Posta elettronica scuola TI – @edu.ti.ch Servizio Clienti

Copyright © 1994-2011 edu.ti.ch ! Tutti i diritti riservati. Termini di
servizio – Copyright / IP Policy – Linee guida Per ulteriori informazioni su
come utilizziamo i tuoi dati leggi la nostra Politica sulla Privacy –
Informazioni confidenziali"

Con notevole sfrontatezza, il 19 novembre gli aggressori ci hanno riprovato,
avvisando che si trattava dell’"ultimo avvertimento":

"Cari edu.ti.ch! utente,


Attualmente stiamo aggiornando tutte le e-mail account edu.ti.ch! del
database ed e-mail centro vista conto cioè home page, migliorare la
sicurezza di installazioni di nuovi virus 2011 anti-spam e anti, spazio
della cassetta postale di grandi dimensioni. ! account di posta elettronica
edu.ti.ch che non sono più attivi per permettere di creare più spazio per i
nuovi utenti conti.


In altri di continuare a usare i nostri servizi si è bisogno di aggiornare e
ri-confermare i vostri dati account e-mail come richiesto qui di
seguito:

Indirizzo e-mail

password

Data di nascita:

In caso contrario, questo sarà immediatamente rendere il tuo account
disattivati dal nostro database ed il servizio non sarà interrotto
messaggi importanti può anche essere persa a causa della tua calo di ri-ci
ha confermato i dettagli del conto. E ‘anche pertinenti, si capisce che la
nostra preoccupazione principale è la sicurezza per i nostri clienti, e per
la sicurezza dei propri file e dati.


NOTA: Per ragioni di sicurezza, chiudere il browser quando hai finito di
utilizzare servizi che richiedono l’autenticazione!

Grazie per la vostra comprensione.

Supporto tecnico / Team TSR manutenzione.

L’italiano particolarmente sgrammaticato del secondo tentativo probabilmente
ne avrà limitato l’efficacia, ma conviene cogliere l’occasione di questo
attacco per ricordare un principio fondamentale della sicurezza informatica:
non bisogna mai dare a nessuno la propria password, men che meno via mail. In
caso di dubbio, è saggio telefonare al proprio gestore e chiedere conferme
prima di fare qualunque cosa.

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