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Disinformatico radio del 2011/06/24

È scaricabile temporaneamente
qui su RSI.ch o da Itunes il podcast
della puntata del Disinformatico radiofonico di venerdì scorso. Ecco i
temi, con i relativi articoli di supporto: l’arrivo di Firefox 5, alcuni
dati sul giro di denaro del crimine informatico, l’allarme ufficiale svizzero per false mail di UPS, una
breve storia del Konami Code
e la
fotocamera Lytro
che permette di scegliere la messa a fuoco dopo lo scatto.

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

È arrivato Firefox 5, aggiornatevi se potete

Questa settimana è stata rilasciata la versione 5 di Firefox, uno dei più
popolari programmi di navigazione Web. Se lo usate, è importante
scaricare e installare
questa nuova versione (disponibile per Windows, Mac OS X, Linux e Android
presso Getfirefox.com e anche in
italiano
presso Mozillaitalia.org). Contiene infatti alcune importanti
correzioni di sicurezza
della versione precedente e migliorie nella gestione della privacy; sono
scarse, invece, le migliorie nelle prestazioni. Lo scaricamento è legale e
gratuito; assicuratevi di effettuarlo dai siti originali senza fidarvi di
copie trovate altrove.

Firefox 5 vi permette di dire automaticamente ai siti visitati che non volete
essere tracciati dai servizi pubblicitari che offrono pubblicità
personalizzata basata sulle vostre abitudini di navigazione. Si tratta
dell’opzione Do Not Track, proposta come standard di privacy universale ma non ancora adottata dai
principali siti in attesa delle decisioni dei legislatori statunitensi, che
stanno
promuovendo
leggi che obbligherebbero le aziende ad informare gli utenti su quali dati
personali raccolgono durante le visite ai siti aziendali. Una legge che non
piace a giganti della pubblicità come Google e Facebook, che dipendono dalla
raccolta e rivendita di questi dati, ma piace agli utenti. L’opzione
Do Not Track di Firefox 5 è nella scheda Privacy delle
impostazioni (prima era nella scheda Avanzate).

L’aggiornamento alla versione 5 di Firefox va fatto aggiornando anche la
versione di Adobe Flash alla 10.3: all’avvio del nuovo Firefox dovrebbe
comparire un apposito avviso che vi porta al sito di Adobe. Se l’automatismo
non funziona, chiudete Firefox (e gli eventuali altri browser aperti) e poi
scaricate l’aggiornamento presso
http://get.adobe.com/flashplayer/.

Crimine online, giro di denaro impressionante

Due notizie positive sul fronte della lotta al crimine informatico gettano
luce sulle cifre in gioco e sui guadagni illeciti di questo settore della
malavita, che contrariamente a certi luoghi comuni un po’ datati è ben
organizzato e non è più gestito artigianalmente da adolescenti inquieti.

D’intesa con il governo svizzero, le autorità federali statunitensi hanno
sequestrato
ben quindici milioni di dollari, depositati presso una banca svizzera in un
conto intestato a Shaileshkumar Jain, detto "Sam", accusato di aver
venduto software di sicurezza fittizio a oltre un milione di utenti. Sam
acquistava spazi pubblicitari presso i siti Internet, facendo comparire sugli
schermi dei visitatori falsi avvisi che segnalavano inesistenti infezioni di
virus informatici o dicevano che il computer del visitatore conteneva
pornografia illegale.

In questo modo gli utenti venivano indotti a comperare il software di pulizia
(in realtà inefficace) di Sam, distribuito con nomi come WinFixer,
WinAntivirus, DriveCleaner o ErrorSave. I proventi della frode venivano
smistati e occultati tramite conti bancari e società di comodo negli Stati
Uniti, in Uruguay e in Svizzera. Sam è per ora latitante.

L’FBI
annuncia
invece di aver sgominato una banda internazionale di criminali informatici che
ha causato oltre 74 milioni di dollari di danni a oltre un milione di utenti
usando lo stesso espediente. Sono stati sequestrati o bloccati computer e
server della banda situati negli Stati Uniti, in Olanda, Germania, Francia,
Lituania, Svezia, Regno Unito e Lettonia.

Conviene quindi evitare di abboccare ai falsi avvisi di sicurezza che possono
comparire sullo schermo per colpa di criminali come Sam. Il modo più semplice
è procurarsi un antivirus vero e imparare a riconoscere l’aspetto dei suoi
avvisi, in modo da saperli distinguere da quelli fasulli.

Fonti aggiuntive:
The Register
.

Occhio alle false mail UPS, sono infette

MELANI, la Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza informatica (www.melani.admin.ch), ha pubblicato un
avviso
agli internauti che mette in guardia contro una
“nuova ondata di e-mail” che ha
“l’obiettivo di installare software nocivi sui computer dei
destinatari”
.

Il mittente apparente di queste mail è la società di spedizione UPS;
l’argomento del messaggio è un problema nella consegna di un pacco (in realtà
inesistente). La mail è in inglese e include vari elementi che sembrano
renderla credibile, come per esempio un numero di tracciamento (in realtà
fasullo).

Alla mail sono allegati due file che vengono descritti come copie della
fattura riguardante l’invio ma sono in realtà
“un software nocivo che intende rubare i dati di login, le password, i
numeri di carte di credito e altro”
. MELANI segnala che sono colpite “anche le sessioni di e-banking”.
Cosa molto importante, numerosi antivirus non riconoscono ancora questo
software ostile e non lo bloccano, anche perché
“il programma malevolo viene continuamente modificato”
. Se ricevete questa mail-trappola, il consiglio di MELANI è di eliminarla
“senza esitazione”. La semplice cancellazione, senza aprirla,
normalmente non comporta alcun rischio.

I frequentatori abituali del Disinformatico sanno già che non ci si
può fidare dell’indirizzo del mittente, perché è facilissimo da falsificare, e
che gli allegati inattesi vanno sempre considerati con sospetto. Ogni mail che
contenga un invito ad aprire un allegato deve metterci in allerta e far
scattare le verifiche del caso (per esempio una telefonata al mittente, se si
tratta di un collega). Se si riceve un avviso da una società di spedizione, la
cosa giusta da fare non è aprire gli allegati, ma andare sul sito della
società e immettere l’eventuale numero di tracciamento segnalato nella mail.
Se il numero di tracciamento non c’è, si tratta con tutta probabilità di un
tentativo di frode da cestinare.

Che cos’è il Konami Code?

Su, su, giù, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A: se avete capito di
cosa si tratta, siete veri nerd informatici. È il Konami Code, una
sequenza di comandi magici nascosta in
moltissimi videogiochi, da Resident Evil 2 a Quake 4 a Metal Gear Solid 2 e 3.

Questa sequenza conferisce al giocatore superpoteri o armi o
l’invulnerabilità, ed è diventata talmente famosa da essere utilizzata come
chicca nascosta anche in molti siti Web, anche non legati in alcun modo al
mondo dei videogiochi: provate per esempio Lockfale.com, un sito dedicato agli
appassionati di scassinamento di serrature (sì, esiste anche quest’hobby),
oppure Google Reader. Anche il sito sportivo ESPN.com aveva attivato questo
codice segreto nel 2009: chi lo immetteva faceva comparire sullo schermo degli
unicorni rosa. Purtroppo la funzione è stata poi rimossa.

Ma come è nato il Konami Code? Nel lontano 1986 c’era un popolarissimo
videogame da sala giochi, Gradius. Durante il lavoro di conversione del gioco
alla piattaforma NES/Nintendo, uno sviluppatore della Konami, Kazuhisa
Hashimoto, lo inserì temporaneamente per facilitargli il collaudo del gioco e
poi
non lo tolse
prima della messa in vendita. La voce si sparse rapidamente e i videogiocatori
di tutto il mondo si scatenarono. Il successo promozionale del Konami Code
spinse ad includerlo in altri giochi della Konami e di altre società del
settore, e così nacque una leggenda che oggi è diventata anche l’accessorio
fondamentale del vero nerd: la
T-shirt. Così gli altri nerd vi riconosceranno subito come uno degli eletti, mentre
i comuni mortali non ci capiranno niente.

Foto fuori fuoco? Problema risolto con Lytro

È una situazione classica: scattate una foto irripetibile e vi accorgete che
gli automatismi della fotocamera hanno messo a fuoco lo sfondo al posto del
soggetto. Il "fuori fuoco" è uno dei difetti fotografici più
difficili da correggere, anche nell’era digitale, e la messa a fuoco
automatica di cui sono dotate quasi tutte le fotocamere moderne e i telefonini
sbaglia spesso. Certe fotocamere mettono a fuoco tutto indiscriminatamente, ma
così perdono l’effetto quasi tridimensionale degli sfondi sfocati che fa
risaltare il soggetto.

Immaginate allora di poter correggere la messa a fuoco dopo aver scattato
l’immagine e di poter addirittura scegliere quali elementi della fotografia
volete mettere a fuoco e quali sfocare. Questo effetto apparentemente
impossibile viene offerto da Lytro, una
fotocamera realizzata da Ren Ng, che ha messo in pratica il principio di base
della sua tesi di laurea in informatica presso la Stanford University:
riprendere l’immagine attraverso una matrice di microlenti. Questa tecnica
consente di elaborare l’immagine dopo lo scatto scegliendo la messa a fuoco e
anche, entro certi limiti, la prospettiva, oppure di generare fotografie
tridimensionali.

Un concetto, quello della light field camera, difficile da spiegare
matematicamente ma immediatamente intuitivo se provate a cliccare sulle foto
della galleria d’immagini dimostrative di Lytro: la
zona sulla quale cliccate va a fuoco. Ciliegina sulla torta, questo tipo di
fotocamera elimina l’attesa dei tempi di reazione dell’autofocus: è pronta e a
fuoco subito.

La fotocamera Lytro verrà commercializzata entro la fine del 2011 e dovrebbe
essere orientata al fotoamatore medio, quindi a prezzi accessibili. I critici
sostengono che bisognerà capire se la risoluzione dell’immagine sarà
accettabile, perché sistemi analoghi esistono da alcuni anni a livello
sperimentale ma richiedono potenze di calcolo notevolissime e hanno una
risoluzione piuttosto bassa. Inoltre viene a mancare l’immediatezza: le foto
di Lytro non possono, per ora, essere caricate direttamente sui social
network, perché devono essere prima elaborate dall’apposito software.

Fonti aggiuntive:
Discover
,
NY Times
.