Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente sul sito della Rete Tre
della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più disponibili.
Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.
È disponibile temporaneamente il
podcast
della puntata di ieri del Disinformatico della RSI, per il quale ho
scritto gli articoli che trovate sul
sito di ReteTre e qui
sotto.
Windows Phone, l’aggiornamento a volte blocca i telefonini
Se avete un cellulare Samsung con Windows Phone 7, fate attenzione se vi viene
proposto un aggiornamento del software. È autentico, ma ha un problemino: a
volte paralizza il telefonino o lo rende inutilizzabile. Ironia della sorte,
l’aggiornamento doveva servire per migliorare la procedura di aggiornamento e
non aggiungeva migliorie o nuove funzionalità per gli utenti. Secondo
alcune fonti, anche alcuni modelli della LG sarebbero affetti da problemi di
aggiornamento.
Microsoft ha ammesso il problema, ha rimosso l’aggiornamento per i telefonini
colpiti e ha dichiarato che circa il 10% degli utenti ha riscontrato il
fallimento dell’aggiornamento. Secondo una stima di
The Inquirer, questo significa che da 50.000 a 100.000 acquirenti di cellulari dotati del
sistema operativo Windows Phone si sono trovati con un apparecchio inservibile
o non aggiornabile.
Per evitare il problema può essere utile, secondo i
consigli di Microsoft, assicurarsi di avere ampio spazio nella memoria del computer usato per
installare l’aggiornamento e una buona connessione a Internet. Quasi la metà
dei fallimenti negli aggiornamenti sarebbero dovuti alla mancanza di questi
due fattori. Non è chiaro cosa abbia causato quelli restanti e non si sa
quante installazioni fallite abbiano prodotto telefonini inservibili
(bricked, ossia “trasformato in mattone”).
Se il problema vi ha già colpito, scollegate il telefonino, staccate la
batteria e il cellulare dovrebbe riavviarsi dalla sua ROM originale.
Winrumors.com ha inoltre pubblicato delle
istruzioni d’emergenza
(da usare a proprio rischio e pericolo).
Ars Technica
ha delle istruzioni alternative. Se non ve la sentite di usare questi rimedi
fai-da-te, comunque, vi conviene rivolgervi a un tecnico.
Fonti:
ZDNet, BBC,
Engadget,
Sophos,
Ars Technica,
Punto Informatico,
ZDNet, BBC.
Ricerca scientifica: i cellulari alterano il funzionamento del cervello
Sembrerebbe essere la prova scientifica, a lungo sospettata e da molti attesa,
che i telefonini fanno male alla salute: una
ricerca
pubblicata sul prestigioso Journal of the American Medical Association (JAMA),
intitolata
Effects of Cell Phone Radiofrequency Signal Exposure on Brain Glucose
Metabolism
e firmata da Nora Volkow del National Institute on Drug Abuse di Bethesda
(Maryland) e colleghi.
Secondo questa ricerca, una telefonata cellulare di 50 minuti altera il
metabolismo del glucosio nel cervello. Questo metabolismo è un indicatore
dell’attività cerebrale. L’alterazione, specificamente un aumento del 7%, è
stata misurata nella zona del cervello più vicina all’antenna, usando vari
accorgimenti per evitare che le 47 cavie dell’esperimento si facessero
influenzare dalla posizione o dall’attività del telefonino: per esempio,
gliene sono stati applicati due, uno funzionante e uno no, entrambi muti.
Va sottolineato che la ricerca non dice se questo aumento del metabolismo sia
deleterio o addirittura positivo, ma è la prima dimostrazione di un effetto
non termico delle onde elettromagnetiche sulle cellule cerebrali.
Fonti:
ANSA,
The Register,
Engadget.
La sicurezza extra di Facebook e Google Calendar sul telefonino non funziona
A fine gennaio il Disinformatico ha
segnalato
la possibilità di attivare la connessione sicura HTTPS per l’accesso a
Facebook, in modo da evitare il furto delle password quando ci si collega
usando una rete Wifi. Adesso la
ricerca
di un professore universitario in Texas, Dan Wallach, ha rivelato che le
garanzie di sicurezza di Facebook non valgono nulla quando si usa
l’applicazione apposita ufficiale di Facebook sui telefonini dotati di sistema
operativo Android.
Lo stesso problema si verifica sulle connessioni a Google Calendar. La
soluzione, per ora, è evitare di usare connessioni Wifi per accedere a questi
servizi e adoperare invece la connessione cellulare o via cavo.
Fonti:
Sophos,
The Register.
Facebook, trappole su misura per italofoni
Sophos
segnala
che sta circolando una serie di trappole costruite su misura per chi usa
Facebook in italiano: una si spaccia per una segnalazione di un video-shock
che riguarda una celebre bevanda gassata.
“Dopo aver visto questo video non berrò più coca cola. Svelata la ricetta
segreta. Guarda il video verità.”
Un’altra annuncia “Cacciati Annalisa e Vito da AMICI per aver schiaffeggiato la Celentano,
ECCO IL VIDEO INEDITO DEL PUGNO IN FACCIA”. Una terza parla di uno
“scherzo di San Valentino che sta facendo il giro del mondo”. Si tratta in tutti e tre i casi di clickjacking, ossia di esche il
cui scopo è ingannare l’utente facendogli credere di cliccare su un video
quando in realtà sta cliccando su un pulsante invisibile che gli fa
consigliare la trappola ai suoi amici o gli ruba il clic e lo usa per cliccare
su una pagina di acquisto di prodotti.
Il rimedio è semplice: scaricare e installare
Noscript, un plug-in (accessorio) per Firefox, e usare Firefox per navigare in
Facebook.
Nuovi Mac, nuova falla nel connettore Thunderbolt
Dieci gigabit al secondo fanno gola a qualunque informatico, e Apple lo sa
bene: per questo ha introdotto nei suoi nuovissimi portatili un connettore,
denominato Thunderbolt (fulmine), che offre questa straordinaria
velocità di trasferimento dati.
Ma c’è sempre qualcuno che deve guastare i festeggiamenti: in questo caso si
tratta di Robert Graham, di Errata Security, che
avvisa
che Thunderbolt ha lo stesso problema delle connessioni Firewire: è un
peer-to-peer
(a differenza dell’USB, che è master-slave). In termini meno tecnici,
qualunque dispositivo Thunderbolt o Firewire collegato a un computer ha pieno
accesso alla memoria del computer in questione. Lo scenario proposto da Graham
è quello di una persona che collega un videoproiettore al computer tramite il
connettore Thunderbolt senza rendersi conto che il videoproiettore sta
leggendo i dati del computer (password comprese).
I processori Intel permettono di bloccare questa funzionalità indesiderata di
Thunderbolt, ma non risulta per ora che Mac OS X gestisca questo blocco. Vale
la pena riflettere sui rischi di sicurezza prima di precipitarsi all’acquisto.