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Storie di Scienza 1: Il segreto della prima passeggiata spaziale

Storie di Scienza: Il segreto della prima passeggiata spaziale

Noi debunker veniamo spesso rimproverati di difendere la “versione ufficiale”. Stavolta, però, il rimprovero sarà difficile, perché ho da raccontarvi una storia che va contro la versione ufficiale. Una storia che va anche contro le mie convinzioni e certezze coltivate per decenni. Ma i fatti sono quelli che sono, e li devo raccontare come sono.

Siamo nel 1965, in piena competizione politica e militare fra Unione Sovietica e Stati Uniti. Il 18 marzo l’Unione Sovietica stupisce il mondo con un’impresa incredibile: un suo cosmonauta, il trentenne Alexei Leonov, vola nello spazio intorno alla Terra, a cinquecento chilometri di quota, ed esce dalla sua capsula, la Voskhod-2, protetto solo dalla sua sottile tuta spaziale contro il vuoto cosmico.

È la prima “passeggiata spaziale” della storia. Le immagini del suo fluttuare senza peso, trasmesse poco dopo dalla TV russa e riprese a colori da una cinepresa montata esternamente, fanno il giro del mondo.

Sono immagini talmente sensazionali che inizialmente si sospetta che si tratti di una falsificazione. Ma nei giorni successivi le autorità sovietiche rilasceranno spezzoni delle riprese fatte su pellicola, che toglieranno ogni dubbio: erano impossibili da falsificare.

 

 

L’Unione Sovietica si dimostra ancora una volta in testa nella corsa spaziale, vista come una dimostrazione di forza, tecnologia e ideologia superiore. I resoconti ufficiali dell’epoca sono trionfali, il filmato del primo uomo che volteggia nel cosmo viene presentato al festival del cinema di Cannes, e i dodici minuti di attività extraveicolare vengono raccontati poeticamente come se fossero stati perfettamente controllati e pianificati.

Ma la realtà è stata ben diversa. Leonov ha galleggiato nello spazio praticamente senza alcun controllo, cercando di districarsi dal cavo lungo cinque metri che lo legava alla capsula e lo collegava alla radio di bordo. E il suo rientro a bordo è stato particolarmente drammatico.

La sua tuta, infatti, si è gonfiata e le sue mani sono scivolate fuori dai guanti, dentro le maniche, e i suoi piedi si sono sfilati dagli scarponi. Si è trovato a galleggiare all’interno della tuta. Non era più in grado di rientrare a bordo, e così è stato costretto a sfiatare parte dell’aria contenuta nella tuta spaziale, con tutti i rischi che questo comportava. È riuscito così a rientrare con enorme fatica nella capsula Voskhod-2, dove lo attendeva, impotente, il suo compagno di volo Pavel Belyaev.

Ricostruzione della “passeggiata spaziale” di Leonov, dal film The Spacewalker (in italiano Spacewalker: il tempo dei primi, 2016)

Nel libro Two Sides of the Moon (2004), scritto con il collega e rivale statunitense David Scott, Leonov ha raccontato (a pagina 108) i dettagli delle sue fatiche, tenute segrete a lungo per difendere la versione ufficiale del Cremlino (la prima rivelazione delle disavventure di Leonov che ho trovato finora risale al 2001, in The Rocket Men di Rex Hall e David Shayler, a pagina 248). Ha spiegato che il rigonfiamento della sua tuta lo aveva obbligato non solo a sfiatare parte dell’aria interna, ma anche a rientrare nella camera di decompressione (airlock) della capsula (uno stretto tubo gonfiabile montato esternamente) a testa in avanti anziché con i piedi in avanti come previsto dalla procedura, in modo da poter azionare i meccanismi della camera con le mani.

“L’unica soluzione era ridurre la pressione della mia tuta aprendo la valvola di pressione e sfiatando un po’ di ossigeno per volta mentre tentavo di infilarmi lentamente nella camera di decompressione. Inizialmente pensai di riferire al Controllo Missione quello che intendevo fare, ma decisi di non farlo. Non volevo creare nervosismo a terra […] Anche quando riuscii finalmente a tirarmi completamente dentro la camera di decompressione, dovetti fare un’altra manovra quasi impossibile. Dovetti raggomitolare il mio corpo per raggiungere il portello per chiudere la camera.”

Leonov, esausto, fradicio di sudore, a corto di ossigeno e intralciato dalla tuta, con le pulsazioni a 140 al minuto e una temperatura corporea salita a 38 gradi, dovette insomma fare una sorta di capriola quasi impossibile dentro la strettissima camera tubolare (quella che si vede ricostruita nell’immagine qui sopra tratta dal film russo The Spacewalker del 2016).

Il cosmonauta stesso racconta questa manovra quasi sovrumana in questo video del 2014, da 15:00 in poi.

La situazione claustrofobica e le contorsioni salvavita di Leonov vengono ricostruite dettagliatamente anche in The Spacewalker (da 1:06 in poi) secondo il racconto del cosmonauta.

Insomma, queste sue decisioni disperate ma coraggiose sono diventate leggenda e parte integrante della storia ufficiale dell’esplorazione spaziale, e infatti avevo raccontato questa vicenda cinque anni fa in occasione del cinquantenario.

Ma è emerso che non andò affatto così.

Un articolo dello storico spaziale russo Anatoly Zak, pubblicato da Air & Space alla fine di marzo 2020, ribalta completamente gli eventi, attingendo a documenti inediti, resi pubblici dalle autorità russe soltanto di recente e ospitati sul sito dell’ente spaziale russo Roscosmos. Si tratta di filmati più estesi, del diario di bordo originale e dei resoconti firmati personalmente da Leonov stesso subito dopo la missione, e in questo materiale non c’è alcuna traccia dell’eroica contorsione raccontata al mondo per decenni. Anche la decisione di sfiatare la tuta spaziale era stata ampiamente prevista durante le prove a terra.

Una pagina del resoconto di missione di Leonov, desecretato nel 2013.

Anatoly Zak traduce così le parole scritte da Leonov:

“Sulla Terra avevo pensato cosa fare se fosse fallita la prima entrata. Avevo previsto, sulla Terra, di portare la pressione a 0,27 atmosfere (rispetto alle 0,4 atmosfere nominali). Le mie stime sono state confermate ed è andata esattamente così…”

Il cosmonauta aggiunge che alla fine dell’uscita nello spazio era stanco, ma certamente non esausto, e descrive solo una leggera difficoltà nell’entrare nella camera di decompressione, indicando chiaramente di essere entrato a piedi in avanti. Questa situazione è documentata nel filmato a 1:00:30 dall’inizio: si vede chiaramente Leonov che entra nell’assetto corretto e non con la testa in avanti come ha dichiarato per tutti questi anni.

Alexei Leonov è morto l’11 ottobre 2019 a 85 anni, e quindi non è possibile chiedergli cosa lo ha spinto a raccontare una versione sensazionale di un evento che era già di per sé storico ed eccezionale e quindi non aveva alcun bisogno di essere ingigantito. È un altro dei suoi segreti, come l’identità del pilota russo la cui manovra errata uccise involontariamente l’eroe nazionale Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio, o i nomi dei veri cosmonauti perduti del programma spaziale sovietico, ma questa è un’altra storia.

La versione ufficiale, insomma, dovrà essere riscritta una seconda volta: ma l’impresa di osare di esporsi al vuoto dello spazio, protetto soltanto da una tuta fragilissima e artigianale, resterà immutata nella sua essenziale straordinarietà. Alexei Leonov sarà per sempre il primo essere umano a “passeggiare” nello spazio. Per cui continuerò certamente a celebrare il suo coraggio bevendo il mio tè sul vassoio dedicato a lui che ho comperato al Science Museum di Londra. Anche se ci sarà una punta di amaro in più.

Fonti aggiuntive: Dan Beaumont Space Museum (con spezzone dell’entrata a 37:53), Sven Grahn, Nvidia, Russian Space Web. Questo racconto fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Se volete saperne di più, leggete qui. Se volete fare una donazione, potete cliccare sul pulsante qui sotto. Grazie!




 

Storie di Scienza 10: Smaltire i rifiuti nucleari mandandoli nello spazio? Perché no?

Storie di Scienza: Smaltire i rifiuti nucleari mandandoli nello spazio? Perché no?

Ultimo aggiornamento: 2020/06/30 10:40.

Un’astronave Aquila di Spazio 1999 trasporta scorie radioattive sulla Luna.
Credit: Scale Model News.

Gennaio 1976: debutta alla RAI Spazio 1999, una delle rarissime produzioni di fantascienza della RAI (in questo caso una coproduzione con la britannica ITC). Sfoggia un cast di prim’ordine, con attori come Martin Landau e Barbara Bain, effetti speciali sofisticatissimi per l’epoca e un design realistico e ultramoderno (i protagonisti avevano un comunicatore con la TV incorporata che il capitano Kirk di Star Trek se lo sognava). Ambientata, come avrete intuito, nel 1999, che allora era un prossimo futuro, la sua premessa è che la Luna è diventata il deposito sicuro delle scorie radioattive delle centrali nucleari terrestri, gestite tramite il personale della base lunare internazionale Alpha.

Ma ovviamente qualcosa va storto, e le scorie accumulate esplodono, scagliando la Luna fuori dalla sua orbita e lanciandola insieme agli Alphani in un avventuroso viaggio nel cosmo che proseguirà per 48 episodi, suddivisi in due stagioni, con un rimpasto del cast al termine delle prime ventiquattro puntate.

Che premessa stupida, direte voi. Lasciamo stare le incongruenze fisiche più evidenti di Spazio 1999, tipo l’esplosione nucleare che fa da motore per la Luna senza spaccarla in mille frammenti o la velocità molto superiore a quella della luce che la Luna dovrebbe avere per incontrare un pianeta alieno ogni settimana. Stiamo sul concreto. Chi mai sarebbe così idiota da pensare seriamente di caricare delle scorie radioattive su un razzo altamente esplosivo e mandarle nello spazio?

La Commissione per l’Energia Atomica del governo degli Stati Uniti, ecco chi.

Gerry e Sylvia Anderson, i creatori di Spazio 1999, non erano stati affatto stravaganti nel concepire la parte nuclear-ecologica della premessa della serie. Nel 1974, due anni prima del debutto della serie di fantascienza alla RAI, la suddetta Commissione per l’Energia Atomica (Atomic Energy Commission, AEC) aveva proposto, in tutta serietà, di caricare le scorie radioattive sugli Space Shuttle, che all’epoca erano in fase di progettazione, e spararle nello spazio.

Se non ci credete, il documento dell’AEC si intitola High-level radioactive waste disposal, a firma di R.C. Liikala, R.W. McKee, e W.K. Winegardner, dei Battelle Pacific Northwest Labs.

Nel 1974, in piena crisi petrolifera, iniziata l’anno precedente con le file ai distributori di benzina in buona parte del mondo occidentale, i prezzi dei carburanti e dei combustibili da riscaldamento che andavano alle stelle e il blocco totale del traffico automobilistico di domenica in Italia, sembrava evidente e inevitabile che l’energia atomica, ottenuta per fissione nei reattori delle centrali nucleari, sarebbe stata la soluzione alla crisi, togliendo ai paesi petroliferi gran parte del loro improvviso strapotere.

Il documento AEC prevedeva negli Stati Uniti, entro il 2000, circa 1.200.000 megawatt di capacità nucleare. Un piano ambizioso, visto che al momento della stesura del documento i megawatt installati erano solo 15.000. Le centrali nucleari avrebbero generato la metà dell’energia elettrica negli Stati Uniti.

Le previsioni del documento AEC.

Queste centrali nucleari avrebbero ovviamente prodotto scorie: entro il 2000 si sarebbero accumulati circa 13.500 metri cubi di residui altamente radioattivi particolarmente longevi, di cui sarebbe stato necessario sbarazzarsi in qualche modo.

Così il documento dell’AEC prendeva disinvoltamente in considerazione tre metodi: l’incapsulamento e la sepoltura in aree geologicamente stabili degli Stati Uniti, sul fondo degli oceani o nei ghiacci della Groenlandia o dell’Antartide (altra idea che oggi pare un tantinello meno geniale), la trasmutazione nucleare e il disposal in space: lo smaltimento nello spazio.

Un deposito di scorie sulla Luna in Spazio 1999, prima del grande kaboom del 13 settembre 1999.

Erano ipotizzati tre tipi di smaltimento spaziale:

  • il solar impact, ossia scagliare le scorie verso il Sole (cosa difficilissima, perché per lanciare un oggetto nello spazio in modo che cada verso il Sole bisogna prima compensare la velocità orbitale della Terra, ossia circa 30 km/s o 107.000 km/h, molto superiore a quella degli attuali veicoli spaziali);
  • l’orbiting, in cui le scorie sarebbero rimaste in orbita intorno alla Terra;
  • e il solar escape to deep space, che avrebbe inviato le scorie su una traiettoria di fuga dal sistema solare (e paradossalmente richiede una velocità molto minore di quella necessaria per viaggiare verso il Sole: bastano 16,6 km/s per uscire per sempre dal sistema solare). 

La Luna non era stata considerata esplicitamente, anche se il tug, il rimorchiatore spaziale che vedete nello schema qui sotto, serviva proprio per spedire carichi dove lo Shuttle non arrivava, e fra queste destinazioni c’era anche il nostro satellite naturale.

Lo schema di, come dire, smaltimento nucleare proposto dal documento dell’AEC.

Lo Space Shuttle sarebbe dovuto diventare il “camion” dello spazio, un veicolo riutilizzabile che avrebbe fatto crollare i costi dei voli spaziali. Nel 1973 era stata definita solo la sua architettura generale e doveva ancora iniziare la costruzione del primo esemplare, battezzato Enterprise (sì, in onore dell’astronave di Star Trek). Ma si sapeva già che avrebbe avuto un enorme serbatoio esterno pieno di idrogeno e ossigeno e due razzi laterali a propellente solido che non potevano essere spenti una volta accesi: una configurazione delicatissima. Cosa mai sarebbe potuto andare storto nel caricarci delle scorie radioattive?

Eppure l’idea veniva proposta con un certo entusiasmo, soprattutto perché consentiva di sbarazzarsi subito e permanentemente delle scorie, senza doverle custodire e sorvegliare per decenni o, in alcuni casi, secoli: “lo smaltimento extraterrestre offre un metodo per la rimozione completa dalla Terra dei componenti a lunga vita delle scorie nucleari”.

Gli esperti proponevano di usare lo Shuttle in questo modo: “verrebbe lanciato in orbita circolare terrestre bassa. Da quest’orbita, i rimorchiatori o stadi superiori verrebbero lanciati per portare il pacchetto di scorie alla sua destinazione finale”. Però, notavano, “ci sono possibili problemi di sicurezza dei lanci” ed “esiste la possibilità di disaccordi internazionali”. Ma non mi dire. Uno Shuttle che precipita, che so, sulla Francia e la dissemina di frammenti altamente radioattivi potrebbe, chissà, portare a “disaccordi”? Chi l’avrebbe mai detto?

I sovietici non si fecero troppi problemi e lanciarono in orbita interi reattori nucleari nei loro satelliti di ricognizione. Nel 1978 (solo cinque anni dopo la proposta dell’AEC), il satellite Kosmos 954 precipitò fuori controllo, spandendo 50 chili di uranio-235 sul Canada lungo una fascia di 600 chilometri. Le operazioni di recupero e bonifica permisero di ritrovare dieci frammenti radioattivi, uno dei quali era sufficiente a uccidere una persona che vi rimanesse in contatto per qualche ora.

Gli Stati Uniti furono quasi altrettanto disinvolti, lanciando in orbita vari reattori, riscaldatori o generatori termoelettrici alimentati da plutonio-238 o uranio-235. Per alimentare gli strumenti delle sonde spaziali che viaggiano lontano dal Sole, come le Pioneer o le Voyager, l’energia nucleare è l’unica soluzione possibile. Ciascuno degli allunaggi Apollo (1969-1972) portò sulla Luna dei riscaldatori o generatori termoelettrici nucleari (Apollo 13 fece precipitare il proprio nell’Oceano Pacifico in seguito all’incidente avvenuto durante il viaggio, che impose un ritorno d’emergenza); i veicoli Lunokhod sovietici (1970-1973) portarono sulla Luna dei riscaldatori al polonio-210, e nel 2013 il veicolo cinese Chang’e 3 è allunato con un riscaldatore contenente plutonio-238. Alla fine, insomma, un po’ di scorie radioattive sulla Luna le abbiamo lasciate.

Ma a parte questi casi, le cose non andarono affatto secondo le previsioni degli autori dello studio. L’energia nucleare non si impose, dopo incidenti come quelli di Three Mile Island (1979) e di Chernobyl (1986) che scossero la fiducia dell’opinione pubblica: negli Stati Uniti ci sono oggi circa 98.000 MW di capacità nucleare (neanche un dodicesimo di quanto previsto allora).

Anche lo Shuttle dimostrò tragicamente, ben due volte, che un razzo non è un veicolo sul quale è assennato trasportare materiale altamente radioattivo. Il Challenger esplose poco dopo il decollo nel 1986 e il Columbia si disintegrò al rientro nel 2003. Entrambi portarono con sé le vite dei sette astronauti dei loro equipaggi. I piani di volare a cadenza quasi settimanale furono drasticamente ridimensionati e il “camion” divenne una costosissima Cadillac che gravò sul budget della NASA per trent’anni. Certo, permise di costruire man mano la Stazione Spaziale Internazionale: ma non dimentichiamo che per farlo sarebbero stati sufficienti sei voli di un razzo Saturn V lunare. Non è teoria: uno di questi vettori giganti aveva portato in orbita terrestre l’intera stazione spaziale Skylab nel 1973. Settantasette tonnellate in un sol colpo.

Col senno di poi non sembra che ci volesse una patente da superesperto di energia nucleare per capire che anche soltanto proporre di sparare roba radioattiva nello spazio su un missile era un’idea totalmente cretina. Ma nel 1974 la NASA aveva appena raggiunto la Luna con ben nove missioni, atterrandovi sei volte, e non aveva mai perso un astronauta in volo. I suoi razzi sembravano infallibili.

Inoltre la coscienza ecologica era ancora embrionale: era ancora diffuso lo slogan the solution to pollution is dilution (“la soluzione all’inquinamento è diluire”) e quindi buttare in mare (o nello spazio) contenitori di rifiuti radioattivi pareva perfettamente normale. E soprattutto economicamente conveniente. A certa gente quest’abitudine non è ancora passata.

Abbiamo imparato a carissimo prezzo quanto erano sbagliate quelle idee che sembravano così solide allora. Viene da chiedersi, allora, quali sono le nostre serene certezze di oggi di cui dovremo pentirci nei prossimi decenni.

Di una cosa, di certo, non mi pentirò: della cotta che presi da adolescente per Sandra Benes. Su base Alpha lei era tecnico informatico. Coincidenza?

Citare Spazio 1999 e non includere una foto di Sandra Benes (Zienia Merton) è vietato dalla Convenzione di Ginevra.

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(AGG 2023/08/26 15:25) Tentativo di allunaggio indiano con Chandrayaan-3. Aggiornamento: allunaggio morbido riuscito e rover attivato

(AGG 2023/08/26 15:25) Tentativo di allunaggio indiano con Chandrayaan-3. Aggiornamento: allunaggio morbido riuscito e rover attivato

Ultimo aggiornamento: 2023/08/26 15:25.

13.52. È cominciata poco fa la diretta in streaming dell’ente spaziale
indiano ISRO per il tentativo di allunaggio della sonda Chandrayaan-3.

14:34. L’India ce l’ha fatta: è diventata il quarto paese ad atterrare
con successo sulla Luna (dopo Unione Sovietica, Stati Uniti e Cina). La sonda
ha effettuato un allunaggio morbido relativamente vicino (circa 600 km) al
Polo Sud lunare, il primo in assoluto di qualunque paese in questa zona
estremamente interessante della Luna. Un risultato notevolissimo. Le antenne
del Deep Space Network della NASA a Canberra, in Australia, stanno ricevendo
telemetria dal veicolo.

La sonda è composta da un modulo fisso di atterraggio, denominato
Vikram, e da un rover semovente, chiamato Pragyan. Il
veicolo resterà operativo, secondo i piani, per circa 14 giorni terrestri,
pari a un giorno lunare (nel senso del periodo di illuminazione solare
ininterrotta dall’alba locale al tramonto locale, formalmente un ).

Immagine non confermata del suolo lunare ripreso dalla sonda atterrata.

18:05. ISRO ha pubblicato ufficialmente un’immagine acquisita dalla
telecamera di atterraggio dopo l’arrivo sulla superficie lunare. Si vede una
zampa di Vikram e l’ombra della zampa stessa.

2023/08/25 13:15. L’ISRO ha pubblicato il video della discesa del rover
Pragyan dal veicolo principale. Si notano le ombre estremamente lunghe
e l’inclinazione quasi verticale del pannello solare, visto che il Sole è
appena sopra l’orizzonte.

2023/08/26 15:25. L’ISRO ha pubblicato un breve video che mostra lo
spostamento del rover Pragyan.

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/10/14: 10 persone

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/10/14: 10 persone

L’ammaraggio della capsula Crew Dragon Freedom nell’Oceano Atlantico.
Credit: Bill Ingalls. La foto originale ad altissima risoluzione è su
Nasa.gov.

Ultimo aggiornamento: 2022/10/15 22:00.

L’equipaggio della missione Crew-4, composto da Kjell Lindgren, Bob
Hines e Jessica Watkins della NASA e da Samantha Cristoforetti dell’ESA, è
rientrato sulla Terra poco fa, alle 22:55, dopo aver lasciato la Stazione
Spaziale Internazionale. Era partito dal nostro pianeta con un volo SpaceX il
27 aprile 2022, 170 giorni fa, ed è tornato con lo stesso veicolo con il quale
era partito (una capsula Crew Dragon).

Samantha Cristoforetti viene aiutata a uscire dalla capsula, poco dopo il
recupero al largo della Florida. Screenshot dalla diretta streaming.
Samantha Cristoforetti sembra piuttosto contenta. Credit:
ESA-S.Corvaja.

L’astronauta dell’ESA ha totalizzato 369 giorni nello spazio, piazzandosi al
secondo posto mondiale nella classifica femminile del tempo totale di
permanenza nello spazio (davanti a lei c’è Peggy Whitson, con oltre 600 giorni
complessivi). 

Con l’ammaraggio di poco fa, Cristoforetti è diventata anche l’unico
astronauta italiano (uomo o donna) ad aver effettuato un ammaraggio di ritorno
dallo spazio (tutti gli altri sono scesi sulla terraferma, con Shuttle o
Soyuz).

Stazione Spaziale Internazionale (7)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Nicole Mann (NASA) (dal 2022/10/07)

Josh Cassada (NASA) (dal 2022/10/07)

Koichi Wakata (JAXA) (dal 2022/10/07)

Anna Kikina (Roscosmos) (dal 2022/10/07)

Stazione Nazionale Cinese (3)

Chen Dong (dal 2022/06/05)

Liu Yang (dal 2022/06/05)

Cai Xuzhe (dal 2022/06/05)

Altri voli spaziali umani in corso

Nessuno.

Lancio Artemis I

La data di lancio resta per ora
fissata
al 14 novembre 2022, con una finestra di lancio di 69 minuti che inizia alle
00:07 ET (le 6:07 CET). Il razzo verrà riportato alla Rampa 39B del Kennedy
Space Center il 4 novembre.

Prossimi rientri di equipaggi

Nessuno imminente.

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/11/30: 13 persone. Immagini spettacolari del decollo di Artemis 1

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/11/30: 13 persone. Immagini spettacolari del decollo di Artemis 1

Con l‘arrivo della navicella Shenzhou 15, l’Agenzia Spaziale Cinese ha
effettuato il primo scambio di equipaggio a bordo della Stazione Spaziale
Cinese, a bordo della quale ci sono ora sei persone. È la prima volta che la
Cina ha sei persone contemporaneamente in orbita ed è l’inizio di una presenza
umana permanente a bordo di questa stazione, che con la recente aggiunta del terzo modulo abitativo e con l’attracco della Shenzhou 15 e della Shenzhou 14 e di una navicella cargo Thianzhou ha una massa di quasi 100 tonnellate, superiore a quella della storica stazione sovietica Mir, e una cubatura interna superiore a quella del segmento russo della Stazione Spaziale Internazionale.

Al momento nello spazio ci sono 13 persone: sette a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale e sei a bordo della Stazione Spaziale Cinese. 

Illustrazione della configurazione attuale della Stazione Spaziale Cinese (credit: CNSpaceflight).

Stazione Spaziale Internazionale (7)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Nicole Mann (NASA) (dal 2022/10/07)

Josh Cassada (NASA) (dal 2022/10/07)

Koichi Wakata (JAXA) (dal 2022/10/07)

Anna Kikina (Roscosmos) (dal 2022/10/07)

Stazione Nazionale Cinese (6)

Chen Dong (dal 2022/06/05)

Liu Yang (dal 2022/06/05)

Cai Xuzhe (dal 2022/06/05)

Fei Junlong (dal 2022/11/29)

Deng Qingming (dal 2022/11/29)

Zhang Lu (dal 2022/11/29)

Altri voli spaziali umani in corso

Nessuno.

Missione Artemis I

La missione è partita regolarmente il 16 novembre e la capsula Orion, insieme
al Modulo di Servizio Europeo, è ora in orbita intorno alla Luna. È
disponibile uno
streaming video quasi
ininterrotto delle immagini provenienti dalle telecamere all’interno della
cabina e sulle estremità dei pannelli solari del MSE. La Nasa ha rilasciato
oggi questo magnifico montaggio delle fasi salienti della partenza, riprese
anche dalle telecamere di bordo.

Prossimi rientri di equipaggi

Nessuno imminente.

Fonti aggiuntive: ShuttleAlmanac,
Andrew Jones.

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/12/04: 10 persone

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2022/12/04: 10 persone

Poco fa sono rientrati sulla Terra, a bordo del veicolo Shenzhou 14, tre
astronauti cinesi (Chen Dong, Liu Yan e Cai Xuzhe), di ritorno dalla Stazione
Spaziale Cinese dopo sei mesi di permanenza (erano arrivati il 5 giugno scorso),
per cui è ora di aggiornare questa rubrica.

Al momento nello spazio ci sono 10 persone: sette a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale e tre a bordo della Stazione Spaziale Cinese.

Stazione Spaziale Internazionale (7)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Nicole Mann (NASA) (dal 2022/10/07)

Josh Cassada (NASA) (dal 2022/10/07)

Koichi Wakata (JAXA) (dal 2022/10/07)

Anna Kikina (Roscosmos) (dal 2022/10/07)

Stazione Nazionale Cinese (3)

Fei Junlong (dal 2022/11/29)

Deng Qingming (dal 2022/11/29)

Zhang Lu (dal 2022/11/29)

Altri voli spaziali umani in corso

Nessuno.

Missione Artemis I

La missione è partita regolarmente il 16 novembre e la capsula Orion, insieme
al Modulo di Servizio Europeo, è in orbita intorno alla Luna e si sta
apprestando a uscirne per il rientro sulla Terra, previsto per l’11 dicembre.

Fonte:
SpaceflightNow.

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/03/02: 14 persone

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/03/02: 14 persone

Stamattina (ora italiana) è partito per lo spazio a bordo di una capsula
Dragon, trasportata da un vettore Falcon 9 di SpaceX, l’equipaggio
Crew-6, la cui destinazione è la Stazione Spaziale Internazionale
(video qui sopra). Il lancio è avvenuto dalla storica Rampa 39A del Kennedy
Space Center. Il veicolo si trova attualmente in orbita intorno alla Terra.

L’equipaggio è composto da due astronauti della NASA (Stephen Bowen e Warren
Hoburg), dall’astronauta degli Emirati Arabi Sultan Alneyadi e dal cosmonauta
di Roscosmos Andrey Fedyaev.

Al momento nello spazio ci sono 14 persone: sette a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale, tre a bordo della Stazione Spaziale Cinese, e quattro
a bordo della capsula Dragon Endeavour.

Stazione Spaziale Internazionale (7)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Nicole Mann (NASA) (dal 2022/10/07)

Josh Cassada (NASA) (dal 2022/10/07)

Koichi Wakata (JAXA) (dal 2022/10/07)

Anna Kikina (Roscosmos) (dal 2022/10/07)

Stazione Nazionale Cinese (3)

Fei Junlong (dal 2022/11/29)

Deng Qingming (dal 2022/11/29)

Zhang Lu (dal 2022/11/29)

Dragon Endeavour (4)

Stephen Bowen (NASA) (dal 2023/03/02)

Warren Hoburg (NASA) (dal 2023/03/02)

Sultan Alneyadi (UAE) (dal 2023/03/02)

Andrey Fedyaev (Roscosmos) (dal 2023/03/02)

Fonti: NASA HQ News, Whoisinspace.

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/03/03: 14 persone

La Crew Dragon Endeavour ha raggiunto stamattina (ora italiana) la Stazione Spaziale Internazionale, portando temporaneamente a 11 gli occupanti dell’avamposto orbitale.

Al momento nello spazio ci sono 14 persone: undici a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale e tre a bordo della Stazione Spaziale Cinese.

Stazione Spaziale Internazionale (11)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Nicole Mann (NASA) (dal 2022/10/07)

Josh Cassada (NASA) (dal 2022/10/07)

Koichi Wakata (JAXA) (dal 2022/10/07)

Anna Kikina (Roscosmos) (dal 2022/10/07)

Stephen Bowen (NASA) (dal 2023/03/02)

Warren Hoburg (NASA) (dal 2023/03/02)

Sultan Alneyadi (UAE) (dal 2023/03/02)

Andrey Fedyaev (Roscosmos) (dal 2023/03/02)

Stazione Nazionale Cinese (3)

Fei Junlong (dal 2022/11/29)

Deng Qingming (dal 2022/11/29)

Zhang Lu (dal 2022/11/29)

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/03/12: 10 persone

Poche ore fa è rientrato sulla Terra l’equipaggio della missione Crew-5 (Koichi Wakata di JAXA, Anna Kikina di Roscosmos, Nicole Mann e Josh Cassada della NASA) a bordo della capsula Dragon Endurance di SpaceX, dopo quasi sei mesi trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Al momento nello spazio ci sono 10 persone: sette a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale e tre a bordo della Stazione Spaziale Cinese. Secondo @ISSarchaeology, con il rientro di questo equipaggio per la prima volta da giugno 2018 non ci sono donne nello spazio, né a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, né a bordo della Stazione Nazionale Cinese.

Stazione Spaziale Internazionale (7)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Stephen Bowen (NASA) (dal 2023/03/02)

Warren Hoburg (NASA) (dal 2023/03/02)

Sultan Alneyadi (UAE) (dal 2023/03/02)

Andrey Fedyaev (Roscosmos) (dal 2023/03/02)

Stazione Nazionale Cinese (3)

Fei Junlong (dal 2022/11/29)

Deng Qingming (dal 2022/11/29)

Zhang Lu (dal 2022/11/29)

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/05/22: 14 persone

Chi c’è nello spazio? Aggiornamento 2023/05/22: 14 persone

Ultimo aggiornamento: 2023/05/22 17:40.

Stanotte (ora italiana, le 5.37 pm EDT) è partita ed è entrata in orbita
intorno alla Terra la missione Axiom 2, la seconda missione interamente
privata diretta alla Stazione Spaziale Internazionale. Quattro astronauti sono
decollati dalla rampa 39A del Kennedy Space Center a bordo di un razzo Falcon
9
di SpaceX: Peggy Whitson (comandante), John Shoffner (pilota della capsula
Dragon), Ali Alqarni e Rayyanah Barnawi (specialisti di missione) e sono
arrivati alla Stazione oggi pomeriggio (ora italiana). Maggiori dettagli su di
loro e sulla loro missione sono sul
sito di Axiom.

Al momento nello spazio ci sono così 14 persone: undici a bordo della Stazione
Spaziale Internazionale e tre a bordo della Stazione
Nazionale Cinese.

Stazione Spaziale Internazionale (11)

Peggy Whitson (Axiom, USA) (dal 2023/05/21)

John Shoffner (Axiom, USA) (dal 2023/05/21)

Ali Alqarni (Axiom, Arabia Saudita) (dal 2023/05/21)

Rayyanah Barnawi (Axiom, Arabia Saudita) (dal 2023/05/21)

Francisco Rubio (NASA) (dal 2022/09/21)

Sergei Prokopyev (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Dmitri Petelin (Roscosmos) (dal 2022/09/21)

Stephen Bowen (NASA) (dal 2023/03/02)

Warren Hoburg (NASA) (dal 2023/03/02)

Sultan Alneyadi (UAE) (dal 2023/03/02)

Andrey Fedyaev (Roscosmos) (dal 2023/03/02)

Stazione Nazionale Cinese (3)

Fei Junlong (dal 2022/11/29)

Deng Qingming (dal 2022/11/29)

Zhang Lu (dal 2022/11/29)

 

Foto:
NASA. Fonte aggiuntiva:
Whoisinspace.com.