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Intervista con un vigile del fuoco dell’11 settembre

Intervista con un vigile del fuoco dell’11 settembre

C’è chi si “informa” sugli attentati dell’11 settembre 2001 guardando i video di qualche imbecille che ha visto le Torri Gemelle soltanto in fotografia, e chi invece va direttamente alla fonte e intervista i protagonisti. Da molto tempo Hammer, uno degli autori del blog Undicisettembre, sta rintracciando coloro che quel giorno erano lì, a rischiare la vita, e sta raccogliendo e pubblicando le loro testimonianze dirette, intervistandoli personalmente per capire cose più importanti di qualunque fantasia di complotto.

La sua intervista più recente è con Frank Papalia, vigile del fuoco in servizio a New York quel giorno. Certo, l’intervista tocca la vicenda dell’Edificio 7, al centro di tante ottuse tesi alternative, ma va ben oltre, ed è inevitabile che sia così: per chi ha vissuto personalmente gli eventi le ricostruzioni alternative sono palesemente ridicole e indegne di qualunque approfondimento. E quando intervisti uno che ti dice, chiaro e tondo, che ha trovato i pezzi dei corpi dei suoi colleghi tra le macerie, ti passa la voglia di chiedergli di nanotermite e di microonde dallo spazio per non fare la figura dell’idiota.

Se volete, la traduzione in italiano dell’intervista di Hammer a Frank Papalia è qui; l’originale in inglese è invece qui.

La roccia lunare italiana è finalmente in mostra al Museoscienza di Milano, inaugurata dall'ultimo uomo sulla Luna

La roccia lunare italiana è finalmente in mostra al Museoscienza di Milano, inaugurata dall’ultimo uomo sulla Luna

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Vi ricordate della raccolta di fondi per creare lo spazio espositivo per la roccia raccolta sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo e donata all’Italia più di quarant’anni fa? Avevo dato anch’io una mano partecipando a una giornata speciale al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, e finalmente la roccia è visibile al pubblico. È venuto ad inaugurarla nientemeno che l’astronauta Gene Cernan, ultimo uomo sulla Luna.

Questo è un video girato da Televisionet che mostra la sezione espositiva e (per qualche fugace istante) la roccia in questione:

Cernan, ospitato dallo sponsor Omega, ha guidato una replica dell’auto elettrica usata sulla Luna ed è stato “multato” dalla polizia locale:

Ho avuto il tempo di fare due chiacchiere con lui e chiedergli di raccontare cos’ha scritto nella polvere della superficie della Luna:

“Hai descritto molti aspetti del tuo viaggio sulla Luna, ma nel leggere la tua autobiografia The Last Man on the Moon, gli ho chiesto, “per me spicca un dettaglio: a un certo punto scrivi qualcosa nel terreno lunare. Ce lo racconti?”

Le iniziali di questa bambina
sono sulla Luna per sempre.

Cernan racconta con trasporto: “Avevo parcheggiato il Lunar Rover [l’auto lunare] prima di ripartire, dopo poco più di tre giorni sulla Luna… ho parcheggiato il Lunar Rover. Poiché l’unica cosa controllata da Terra – tutto il resto lo facevamo noi – era la telecamera, e volevano registrare il nostro decollo. Così ho parcheggiato circa tre quarti di miglio dietro al punto in cui si trovava il modulo lunare. Sono sceso dal Rover, e… non era stato pianificato, non ho idea di cosa mi abbia preso, ma ho scritto le iniziali di mia figlia, TDC, nella sabbia: Teresa Dawn Cernan.”

“Le sue iniziali sono là.” prosegue l’astronauta. “Qualcuno mi ha chiesto quanto ci resteranno, e io ho risposto: per sempre. Non so quanto duri ‘per sempre’, ma non c’è vento e non c’è pioggia, non c’è nulla che possa  – eccetto la radiazione cosmica – che possa spazzare via quelle iniziali. Quanto a lungo resterà la bandiera? Quanto resteranno le mie impronte? Per sempre. A meno che qualcuno vada là e le cancelli.”

“Allora ti consideri il primo scrittore… lunare?” gli chiedo.

“Non l’ho mai considerato da questo punto di vista!” ride Cernan. “Sai, il mio obiettivo, in quel libro, era condividere con te le risposte a tutte le domande che so che hai, e sai tu quali sono. Volevo essere io che parlavo con te, e volevo che tu fossi là fuori con me durante la mia passeggiata spaziale di Gemini 9, a sentire quello che ho sentito io. Volevo che fossimo tu ed io sulla Luna, con lo sguardo rivolto alla Terra, in modo che tu potessi rispondere alla domanda ‘Che cosa si prova? Cos’hai pensato? Credi in Dio? Ti sei sentito più vicino a Lui?’ Questo era il mio scopo. Non so quanto mi ci sono avvicinato…”

“Moltissimo.”

“Non volevo che fosse un libro tecnico, come funziona questo o quello. Stupidate! Io volevo essere seduto qui a rispondere a tutte quelle domande insieme a te.”

“Ci sei riuscito. Missione compiuta”.

“Stanno facendo un documentario…”

“Sì…” rispondo, mostrando la cartolina presa tre giorni prima in Inghilterra all’incontro con il suo collega Fred Haise.

“Eccolo! Uscirà in primavera e ha avuto ottime recensioni fin qui.”

“Sì” confermo io “sono in contatto con Stephen Slater [uno dei realizzatori del documentario]. Posso chiederti di firmare?”, gli chiedo porgendogli la sua autobiografia, che spero prima o poi di poter tradurre in italiano. Cernan, con garbo, acconsente.

“Ottobre 2000…?” chiede lui.

“Quattordici” rispondo.

“Quattordici! Sai, a qualcuno devo aver scritto ‘2004’. Ho perso dieci anni di vita!”

Altre interviste raccolte dai colleghi:

Faccia a faccia con chi ha camminato su un altro mondo

Faccia a faccia con chi ha camminato su un altro mondo

Oggi, grazie a SwissApollo, ho potuto scambiare alla Hochschule für Wirtschaft di Zurigo due chiacchiere con una persona che ha visto la Terra sospesa come un gioiello brillante nel nero velluto dello spazio, mentre camminava sulla Luna: Charlie Duke.

Credit: Rodri Van Click

Credit: Rodri Van Click

Credit: Rodri Van Click

Credit: Rodri Van Click

Non appena avrò i permessi, pubblicherò l’intervista e la lezione magistrale universitaria di Duke sul tema del coordinamento delle grandi organizzazioni e dei grandi progetti: in altre parole, su quale sia la formula magica che permise alla NASA di coordinare e motivare quattrocentomila tecnici e di passare dal nulla all’uomo sulla Luna in meno di nove anni: il tempo che ci vorrebbe oggi, come ha sottolineato Duke, per redigere soltanto la proposta di andare sulla Luna.

Duke, accompagnato e assistito dalla gentilissima moglie Dotty (foto qui sopra), si è confermato una miniera di informazioni tecniche, di aneddoti e di esperienze personali, con un occhio ben puntato anche sul presente delle missioni spaziali. Non poteva essere diversamente: se hai il coraggio di salire su un missile alto cento metri e farti sparare verso la Luna, non puoi essere un tipo che ha poco da dire. E Charlie Duke sa raccontare con gusto, umorismo e umiltà le cose eccezionali che ha fatto e che ha visto.

I lunacomplottisti non sanno cosa si perdono.