Sapere se un account social è gestito da una persona reale o è invece un bot (un profilo social che pubblica cose sotto il comando di un programma automatico) è importante, sia per i giornalisti sia per gli utenti comuni. Gli account automatici sono infatti usatissimi per le campagne di disinformazione e per le molestie oltre che per far semplicemente perdere tempo agli utenti con domande insistenti o commenti provocatori.
Fra i vari social network, Twitter è particolarmente frequentato da bot, per esempio per motivi politici.
Si possono riconoscere i bot di Twitter manualmente usando indicatori come questi:
- un alto numero medio di tweet e retweet giornalieri (oltre 70, per esempio)
- pubblica tweet sempre agli stessi orari o negli stessi giorni della settimana
- pubblica tweet costantemente, senza mai fare pause (un utente reale dormirebbe, ogni tanto)
- un’immagine generica nel profilo, oppure nessuna immagine o un’immagine trovabile su Internet
- tanti numeri nel nome utente
- retweet di altri account sospetti
Ma questo tipo di analisi si può anche realizzare in modo rapido e automatizzato: gli esperti di First Draft consigliano Twitonomy, che è gratuito (anche se è disponibile una versione a pagamento che offre alcuni servizi in più). Non è infallibile, ma è molto efficiente nell’evidenziare probabili segnali di attività automatiche o pilotate.
Twitonomy chiede accesso in scrittura all’account Twitter dell’utente, e questo può impensierire: ma il problema si risolve facilmente creando un account Twitter apposito.
Se avete un account Twitter con tanti numeri nel nome e nessuna immagine
semplicemente perché siete pigri e l’avete aperto di corsa, insomma,
ora capite perché la gente vi risponde poco o male o vi accusa di essere
dei bot.
