Vai al contenuto

Podcast RSI 2011/02/04 – I testi della puntata

Questi articoli erano stati pubblicati inizialmente il 4 febbraio 2011 sul sito della
Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non sono più
disponibili. Vengono ripubblicati qui per mantenerli a disposizione per la
consultazione.

Gli indirizzi IP sono finiti! Panico!!

La fine di Internet è vicina. Anzi, è già arrivata e non ce ne siamo nemmeno
accorti. Era stato infatti
annunciato

per il 2 febbraio scorso l’esaurimento degli indirizzi IP di Internet,
l’equivalente informatico dei numeri di telefono. Così come a un telefono
occorre assegnare un numero affinché possa fare e ricevere chiamate, a ciascun
computer della Rete va assegnato uno di questi indirizzi IP, altrimenti non
può comunicare con gli altri computer. Ma siamo ancora qui e online: la temuta
“ARPAcalisse” (se la capite siete veri geek) non c’è stata.
Allora come stanno le cose?

È abbastanza semplice: i 4,3 miliardi di indirizzi IP sono stati
assegnati tutti
dalla Internet Assigned Numbers Authority (IANA) a grandi blocchi: gli ultimi
sono andati il primo febbraio, con un giorno di anticipo sulle previsioni. In
questi blocchi ci sono ampie sequenze inutilizzate, tanto che si
stima che
solo il 14% degli indirizzi Internet sia realmente utilizzato.

Ma quello che ha impedito il collasso di Internet, grazie al lavoro preventivo
dei tecnici che sanno da anni di questo problema, è il fatto che nel frattempo
è stato fatto ampio uso del NAT (Network Address Translation), una tecnica che
permette di usare un solo indirizzo IP per più di un computer. Per esempio,
tutti i computer di un’azienda possono essere associati a un singolo indirizzo
IP verso Internet. In casa, il vostro modem ha un singolo indirizzo IP
pubblico (verso Internet) e smista il traffico a tutti i dispositivi che gli
collegate. È un po’ come un centralino telefonico che usa un solo numero
pubblico e poi smista le chiamate ai vari numeri interni.

Questa soluzione è comunque un palliativo: prima o poi bisognerà passare al
nuovo standard già predisposto per risolvere il problema. Lo standard si
chiama IPv6, e la sua adozione spetta ai responsabili informatici delle
aziende e ai fornitori d’accesso Internet. Noi comuni mortali in sostanza non
dobbiamo fare nulla. Tranne una cosa: tenerci forte l’8 giugno.

Per quella data, infatti, Google, Yahoo e Facebook hanno previsto una giornata
di collaudo dell’IPv6 e annunciano quindi la possibilità di inconvenienti e
perdite di connessione durante il periodo di test.

Fonti aggiuntive:
ZDnet,
Ars Technica.

Rituale aggiornamento mensile per Microsoft

Martedì prossimo è il patch Tuesday : il rituale appuntamento mensile
degli utenti di Windows con gli aggiornamenti e le correzioni preparate da
Microsoft. L’annuncio ufficiale
segnala la chiusura di tre vulnerabilità definite “critiche” e di
nove vulnerabilità “importanti” che riguardano Windows, Internet
Explorer, Office, Visual Studio e Internet Information Server.

Quest’infornata di aggiornamenti, tuttavia, non correggerà la falla
segnalata

da Microsoft in tutte le versioni di Windows (da XP a Windows 7). La falla è
legata al modo in cui Windows gestisce i file in formato MHTML (un formato
creato da Microsoft per salvare una pagina Web con tutto il suo contenuto in
un unico file) e consente a un aggressore di far eseguire
script  ostili sul computer degli utenti che visitano il suo
sito-trappola usando Internet Explorer.

Per questa falla esiste una correzione separata, preparata da Microsoft e
disponibile qui. Secondo
Ars Technica
 si tratta del secondo rattoppo riguardante lo stesso problema: il primo
era stato segnalato e risolto nel 2007, ma a quanto pare la correzione non era
completa.

Si può infettare il computer guardando un video? Sì

Guardare un video scaricato da Internet sembra una di quelle attività
informatiche che non può causare danni (almeno al computer; dipende da cosa
scaricate dalla Rete), ma in realtà anche nei video è possibile annidare degli
attacchi informatici che sfruttano delle vulnerabilità dei
player (programmi di lettura).

Se siete fra i tanti utenti del programma gratuito VLC, uno dei più gettonati
grazie alla sua capacità di leggere praticamente qualunque formato di video,
aggiornatelo subito: la versione 1.1.6.1 e quelle precedenti hanno infatti una
vulnerabilità che consente di confezionare un file video di tipo MKV (Matroska
o WebM) contenente istruzioni ostili che verranno eseguite sul vostro computer
semplicemente aprendo il video con le versioni vulnerabili di VLC.

La segnalazione è stata pubblicata sul sito di VLC,
Videolan.org, ed è merito del
ricercatore di sicurezza Dan Rosenberg. La soluzione è semplice: scaricare
la
versione aggiornata e corretta di VLC, la 1.1.7,
disponibile per tutti i principali sistemi operativi.

Scoperto il cristallo che rende invisibili?

Nei giorni scorsi numerosi giornali e siti (Repubblica,
Virgilio Notizie,
Il Mattino,
Sydney Morning Herald,
Der Spiegel,
20 minuten) hanno
annunciato la scoperta, da parte di ricercatori dell’Università di Birmingham
e del Massachusetts Institute of Technology, di un cristallo che rende
invisibili gli oggetti. È piccolino: misura un paio di centimetri e rende
invisibili per ora solo oggetti altrettanto piccoli, per esempio un fermaglio,
ma promette di crescere, anche perché si tratta di calcite, i cui cristalli
arrivano fino a sei metri e mezzo di lunghezza. C’è chi pensa già di usarlo
per rendere invisibili i veicoli militari.

Titoli come
“Realizzato il mantello dell’invisibilità” o
“Scienziati a un passo dalla creazione del mantello
invisibile”,

tuttavia, sono leggermente prematuri e sensazionalisti. La notizia, infatti,
proviene dal
Daily Telegraph
 e spettacolarizza una scoperta interessante ma non così militarmente
promettente come potrebbe sembrare dai titoli della stampa generalista.

Andando a leggere l’
annuncio originale

dei ricercatori, disponibile sul sito dell’Università, si scopre infatti che
l’articolo, intitolato
“Macroscopic Invisibility Cloak of Visible Light”, pubblicato su
Nature Communications

e scaricabile gratuitamente da
Arxiv.org, dice una cosa ben più modesta.

Disponendo opportunamente due cristalli di calcite si può ottenere una
riflessione che nasconde la presenza di un oggetto, ma non si tratta di vera
trasparenza (non si può vedere attraverso l’oggetto “invisibile” in
condizioni normali) e l’effetto funziona soltanto con luce polarizzata (video) o di uno specifico colore e solo se la fonte di luce è diretta
specificamente contro l’oggetto. Inoltre il trucco è rivelato dal fatto che
intorno all’oggetto si vede chiaramente un cristallo molto più grande
dell’oggetto stesso. Difficile, e quasi comico, pensare di rendere invisibile
un carro armato piazzandogli sopra dei cristalli di calcite alti qualche
metro.

Uno dei ricercatori, il fisico Shuang Zhang, è anzi il primo a dire chiaro e
tondo che
“Non si tratta di un mantello alla Harry Potter” in
un’intervista per
Science News.
Lo scopo di queste ricerche non è l’invisibilità classica, ma l’uso di
particolari proprietà dei materiali per ottenere per esempio dispositivi
ottici (sensori o microscopi) più sensibili e potenti. Ma detto così non fa
scoop.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Fonti aggiuntive:
Physical Review Letters.

Keylogger rubapassword, sorveglianti e antifurto

Scommettiamo che entro tre minuti riuscirò a convincervi a chinarvi sotto la
vostra scrivania?

Un keylogger è un programma o un dispositivo fisico che intercetta e
registra tutto quello che viene digitato su un computer. È utile per scoprire
le password di un utente o conoscere il contenuto di una mail, di una chat o
di una sessione su un social network. Ha quindi una funzione di sorveglianza
che può rivelarsi utile in famiglia (per esempio per tutelare i minori quando
vanno in Rete) e sul posto di lavoro (per difendersi dai dipendenti infedeli o
scrocconi).

Le versioni software (programmi) sono disponibili per Windows, Mac OS X e
Linux, sia gratuitamente sia a pagamento, con vari livelli di prestazione. I
keylogger più sofisticati si installano in modo invisibile e sono in grado di
registrare anche le password e di inviare periodicamente via mail le
registrazioni effettuate e anche le catture delle schermate (per vedere a
distanza cosa sta guardando l’utente sorvegliato). Di solito, però, per
installarli bisogna avere accesso all’account dell’utente. Se l’utente da
sorvegliare è prudente e non lascia incustodito il computer quando è acceso,
installargli un keylogger di nascosto è difficile. Inoltre un buon antivirus
li rileva e li smaschera.

Le cose cambiano con i keylogger hardware, vale a dire con i
dispositivi fisici che intercettano e registrano le digitazioni. Sono degli
aggeggii talmente piccoli (pochi centimetri) che sembrano adattatori attaccati
lungo il cavo della tastiera: solo uno sguardo attento al retro del computer
rivela la loro presenza. Questi keylogger si installano senza aver bisogno di
accedere all’account dell’utente sorvegliato e non vengono rilevati dagli
antivirus. I modelli migliori sono in grado di mandare le digitazioni
registrate, password comprese, via mail o via radio. Funzionano con qualunque
sistema operativo. Essendo alimentati dal computer, possono restare al loro
posto indisturbati per mesi: tanto è raro che qualcuno vada a controllare i
connettori sul retro del PC.

Ho vinto la scommessa?

I costi di questi prodotti sono abbordabili sia per le famiglie, sia per le
aziende: i più sofisticati non superano i 200 franchi. Ma sono legali? Dipende
dall’utilizzo. Per esempio, se ne installate uno software sul vostro computer,
in caso di furto dell’elaboratore potrete leggere quello che scrive il ladro e
quindi risalire alla sua identità quando invia mail o va su Facebook.

0 0 voti
Valutazione dell'articolo
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x