Questo articolo vi arriva grazie alle gentili
donazioni
di “giampiero.carag****” e “****ionidelfaro”.
Sarà la stagione storicamente vacanziera, per cui si va a caccia di notizie
leggere, ma persino
Scientific American
non ha saputo resistere alla tentazione di celebrare il venticinquennale dei
virus. La celebrazione sostiene che il primo virus per computer fu
Elk Cloner, nel 1982. Fu scritto da
Rich Skrenta, uno studente quindicenne di Pittsburgh, per prendere di mira gli
utenti dei computer Apple II: sì, all’epoca furono le macchine Apple ad essere
preferite (Brain, il primo virus per PC IBM compatibili, arrivò nel 1986). Il
sito ultraspartano di Skrenta
riferisce molti dettagli in proposito e include il codice del virus.
Come molti virus di quell’epoca pionieristica, Elk Cloner era relativamente
innocuo: non distruggeva quasi nulla (salvo i dischetti Apple strutturati in
modo non standard) e si limitava a infastidire gli utenti. Quando il computer
veniva avviato da un dischetto infetto, si avviava automaticamente una copia
del virus, che non faceva altro che starsene lì in attesa che venisse inserito
un dischetto non infetto. Quando questo avveniva, Elk Cloner si copiava
automaticamente al dischetto. L’infezione, quindi, si diffondeva lentamente da
computer a computer tramite lo scambio di dischetti fra gli utenti. A ogni
cinquantesimo avvio del computer da un dischetto infetto, Elk Cloner faceva
comparire sullo schermo questa dicitura:
Elk Cloner: The program with a personality It will get on all your disks It
will infiltrate your chips Yes it’s Cloner! It will stick to you like glue It
will modify RAM too Send in the Cloner!
Bisogna considerare il contesto dell’epoca: il personal computer era stato
inventato da poco e l’informatica era ancora appannaggio degli smanettoni. Di
conseguenza, scherzi di questo genere avevano senso. All’epoca non esisteva
neppure il termine “virus”,
coniato
nel 1984 da Len Eidelmen per descrivere i programmi in grado di
autoreplicarsi.
Ma da allora il mondo dei virus è cambiato: siccome i computer oggi sono
dappertutto, i virus vengono scritti per motivi meno scherzosi ma molto
criminosi: per rubare informazioni, per creare reti di computer
zombificati da coordinare per
attacchi su vasta scala, per disseminare spam e per estorcere denaro alle
vittime.
Essendo cambiate le motivazioni, è cambiato anche il modo di operare dei
virus. Il virus moderno non deve farsi notare, né distruggere file, come
Hollywood ogni tanto si ostina a mostrarci: deve essere un ospite silenzioso,
in modo che l’utente infetto non si accorga della sua presenza e lo lasci
operare indisturbato.
C’è però un po’ d’incertezza sulla validità di quest’anniversario: Elk Cloner
non è il primo virus in assoluto, ma il primo per personal computer.
Viruslist.com, per esempio, cita esempi di programmi di tipo virale risalenti additittura
ai primi anni Settanta. La rete Arpanet, precursore militare di Internet, fu
infatti infettata in quegli anni da Creeper, un virus per il sistema
operativo Tenex. Già allora era in grado di copiarsi automaticamente
attraverso una connessione modem e infettare il sistema ricevente. I computer
infetti visualizzavano il messaggio
“I’M THE CREEPER : CATCH ME IF YOU CAN.”
Poco dopo fu creato il programma
Reaper, che potremmo considerare il
primo antivirus o il primo virus benigno: si diffondeva fra i computer
connessi in rete e distruggeva le copie di Creeper che incontrava.