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Lo strano appello per Stephany

Se cercate di trovare Stephany, trovate virus

Da un paio di giorni sta circolando un e-mail di appello per una bambina scomparsa di otto anni, Stephany, accompagnato da un numero di telefono e da un indirizzo di e-mail da contattare.

Bonjour

A la datte de 10/11/2007 ma fille Stephany agé de 8 ans a désparu

Je prie toute personne qui la vue de me cantater

Tél: 003365848589
Mail:benoit_franc@orange.fr

merçi de bien vouloir passer le message a vous contacte SVp

SA PHOTO http://doiop.com/stephany.jpeg

La stranezza di un appello sgrammaticato già suggerisce che non tutto sia regolare, ma la sua vera natura (anomala e pericolosa, a differenza dei soliti appelli) emerge quando si clicca, come è istintivo fare, sul link che dovrebbe portare alla foto di Stephany: invece di portare a http://doiop.com/stephany.jpeg, porta in realtà a http://skyper11.dyndns.ws/Stephany.jpg.zip, ossia a un file ZIP, non a una foto.

Al momento in cui scrivo, il link non funziona (il server non risponde), ma alcune versioni di quest’appello hanno allegato il file corrispondente al link. Scompattando il file ZIP (non fatelo se non siete sicuri di quello che fate, specialmente sotto Windows!), si ottengono due file: staphay.jpg e picture.lnk. Secondo il servizio di test di Kaspersky, il file staphay.jpg non è un’immagine, ma un virus, specificamente quello denominato Backdoor.Win32.Poison.cus, che agisce come una backdoor: si collega a un sito dal quale cerca di scaricare uno script che poi prende il controllo del computer infettato, scarica file da Internet e li esegue, fornendo all’aggressore informazioni sul computer della vittima.

Il virus ha effetto soltanto sui computer che usano Windows e viene rilevato da un buon antivirus. La fantasia dei creatori di virus si dimostra ancora una volta non solo priva di limiti, ma anche priva di scrupoli: far leva sui buoni sentimenti e sull’altruismo della gente, nascondendo un virus dentro un appello per una bambina scomparsa, è di una meschinità smisurata.

Virus usati per spionaggio mirato in arrivo dalla Cina

La strana storia delle patch di Office e degli attacchi ai siti pro-Tibet

Wired ospita un articolo interessantissimo sull’uso di virus per attacchi estremamente mirati, provenienti a quanto pare dalla Cina e destinati principalmente a siti pro-Tibet e ad aziende nel settore della difesa statunitense. Gli aggressori sono tanto decisi da arrivare addirittura a telefonare alle vittime per sapere, tramite qualche scusa, che tipo di antivirus usano e calibrare meglio i propri attacchi.

E’ dall’inizio del 2006 che dalla Cina arrivano e-mail contenenti documenti Word ed Excel infetti: dei veri e propri cavalli di Troia. Mikko Hyppönen di F-Secure ha dichiarato di recente che questi attacchi sono la ragione per cui Microsoft, nello stesso periodo, ha distribuito numerosi aggiornamenti di sicurezza (con un picco di 26 patch a ottobre 2006) senza fornire spiegazioni.

La tecnica di base dell’aggressione è sempre la stessa: un allegato che fa da esca, a volte travestito da curriculum vitae, e fa andare in crash l’applicazione intanto che installa un keylogger (un programma che registra tutte le digitazioni e le invia all’aggressore) e software per carpire dati dal computer infetto e da quelli della sua rete locale.

L’origine cinese (non si sa se governativa o criminale) degli attacchi è indicata dal fatto che i dati rubati vengono inoltrati a server situati in Cina, come ha scoperto con rammarico una grande società del settore militare che Hyppönen non nomina: una singola macchina Windows infetta aveva trasmesso informazioni a un server cinese per ben 18 mesi senza che nessuno notasse nulla.

A marzo di quest’anno, in concomitanza con le sommosse in Tibet, si è verificata una nuova serie di attacchi contro i siti e computer di gruppi pro-Tibet, riferisce Wired. L’esca è stata, stavolta, un allegato che si spacciava per una comunicazione delle Nazioni Unite ad una mailing list pro-Tibet. L’allegato, una volta aperto, installava malware che rubava le chiavi PGP di cifratura delle comunicazioni.

Gli aggressori non esitano a chiamare per telefono le aziende-bersaglio spacciandosi per contatti di lavoro che stanno cercando di inviare un e-mail che torna respinto e, con questa scusa, facendosi dire quale antivirus è in uso. Non solo: falsificano le intestazioni dei messaggi per far credere che la comunicazione arrivi da un collega, e per farlo studiano gli organigrammi aziendali. Non si tratta certo di dilettanti.

Il problema non è circoscritto a Microsoft Office: anche Acrobat è stato utilizzato come vettore di malware, e Hyppönen consiglia l’uso di un programma alternativo per la lettura dei file PDF, usatissimi nelle aziende. Hyppönen ha anche notato che OpenOffice.org (alternativa libera e gratuita a Microsoft Office e simili) non è stato preso di mira.

Soprattutto sul luogo di lavoro, oltre a potenziare le proprie difese usando antivirus e anti-rootkit, conviene quindi fare sempre attenzione agli allegati inattesi e alle telefonate contenenti domande troppo tecniche, soprattutto se fatte in modo da metterci sotto pressione o creare uno stato d’ansia che impedisce di pensare con chiarezza. L’utente è sempre uno degli anelli più deboli della catena della sicurezza, e le emozioni sono la cesoia perfetta per spezzare quest’anello.

1,4 milioni di computer infettati in Cina in pochi giorni

Attenzione all’influenza cinese… per computer

Siamo abituati a preoccuparci dell’arrivo di virus proverbialmente cinesi in caso d’influenza, ma stavolta l’infezione che rischia di arrivare dalla Cina è di natura informatica.

Xinhua.net e BBC segnalano che nell’arco della settimana di ferie appena conclusasi in Cina sono stati infettati oltre 1,4 milioni di computer. Considerato che gli utenti Internet cinesi sono circa 130 milioni, è una fetta davvero significativa, e la cosa è particolarmente preoccupante perché si tratta di virus che stanno acquattati nei PC per rubare password e commettere altre nefandezze: se questo enorme numero di computer viene coordinato dal gestore dell’infezione per un attacco informatico, diventa una forza dirompente davvero notevole che può avere ripercussioni anche nel resto del mondo.

Storm, supercomputer virtuale in mano ai vandali

Il worm Storm inizia a flettere i muscoli

Nuove frontiere dell’informatica virale. Il worm Storm sembra aver infettato silenziosamente un numero record di computer, creando una botnet composta da 2 a 50 milioni di computer. I suoi padroni hanno quindi a disposizione una potenza di calcolo distribuita ampiamente superiore a quella di tutti i supercomputer del mondo.

Cosa verrà fatto con questo worm non è ancora chiaro. Alcuni siti dedicati alla lotta allo spam sono già stati presi di mira da questa botnet e si sospetta che un recente attacco su vasta scala all’infrastruttura informatica dell’Estonia abbia sfruttato Storm.

Si sa inolre che la botnet ha diffuso finora 1,2 miliardi di messaggi virali, con un picco di 22 milioni nella sola giornata del 22 agosto.

Occorre quindi massima vigilanza per evitare che il vostro computer finisca “zombificato”: un buon antivirus e le normale tecniche di sicurezza (non visitare siti balordi, non aprire disinvoltamente gli allegati, usare software sicuro) sono sufficienti. L’infezione è particolarmente subdola perché non causa danni visibili al computer. Sono immuni tutti i sistemi operativi diversi da Windows, e per una curiosa scelta dei creatori di Storm lo è anche Windows Server 2003.

La cosa più inquietante è che Storm è in grado di difendersi dagli attacchi di chi cerca di ripulirlo, in perfetto stile Skynet di Terminator.