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1.3 Il vantaggio sovietico

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L’idea che lo sbarco sulla Luna sia stato una messinscena è alimentata in parte dalla scarsa conoscenza del contesto storico nel quale si svolse quest’impresa. Questo capitolo riassume questo contesto per chiunque ne abbia bisogno. Se avete vissuto personalmente gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, probabilmente potete passare direttamente al capitolo successivo, ma può darsi che troviate comunque utile un rapido ripasso generale dei primi anni dell’esplorazione spaziale.

Se invece non c’eravate in quegli anni straordinari e non li conoscete, preparatevi a una sorpresa. Vi siete persi anni nei quali tecnologia e scienza hanno compiuto balzi da gigante, non solo in campo spaziale, e hanno cambiato per sempre il modo di vedere e comprendere l’Universo per chi aveva occhi per guardare, mentre alcuni despoti miopi e momentanei infliggevano sofferenze indicibili agli abitanti di questo fragile granello di sabbia sospeso nell’abisso di velluto nero del cosmo. Anni nei quali tutto sembrava possibile e si portavano a termine imprese incredibili.

L’equilibrio del terrore

Negli anni cinquanta del secolo scorso, gli Stati Uniti e la Russia (più propriamente Unione Sovietica) erano acerrimi nemici. Si puntavano addosso a vicenda migliaia di bombe atomiche, secondo la dottrina della distruzione reciproca garantita o Mutual Assured Destruction, che non a caso si abbrevia in “MAD”, ossia “pazzo”: entrambi sapevano che chi avesse deciso di attaccare sarebbe stato sicuramente devastato dalla rappresaglia nucleare dell’altro.

Questo fragile equilibrio del terrore durò quarantacinque anni e terminò con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Ma all’epoca della corsa alla Luna l’Unione Sovietica era un superstato, le cui frontiere chiuse e il cui regime isolavano dal resto del mondo i paesi che oggi chiamiamo Federazione Russa, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Moldova, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan. Le due superpotenze nucleari si sfidavano anche nel cosmo: ciascuna vedeva nella realizzazione di voli spaziali una tecnica più efficiente per sorvegliare e bombardare il nemico e una dimostrazione potente della superiorità della propria tecnologia e del proprio sistema sociale, utile per convincere gli altri paesi del mondo a scegliere con chi allearsi. Lo spazio era propaganda.

SUPPLEMENTO. Unione Sovietica e Stati Uniti. Fonte: Wikipedia [12].

La prima luna artificiale

Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica stupì l’opinione pubblica mondiale lanciando il primo satellite artificiale della storia: lo Sputnik 1. Non passò inosservato il fatto che il satellite sovietico avesse sorvolato impunemente gli Stati Uniti e gli altri paesi del mondo e fosse stato lanciato modificando uno dei missili intercontinentali che la Russia, come gli USA, stava costruendo per recapitare bombe nucleari in pochi minuti sulle città avversarie.

Figura 1.1. Lo Sputnik 1. Credit: Roscosmos.
Figura 1.2. La reazione della stampa americana alla notizia dello Sputnik 1.
SUPPLEMENTO. Una prima pagina de “L’Unità”, organo del partito comunista italiano, dedicata allo Sputnik 1. Lo spazio è già nuovo terreno di propaganda politica.

Gli Stati Uniti avviarono un piano federale d’emergenza per riprendersi dallo smacco politico di essere stati battuti da quello che ritenevano essere un paese arretrato. Accelerarono il proprio embrionale programma spaziale, che aveva già raccolto alcuni successi, come le prime foto dallo spazio (ottenute modificando razzi militari tedeschi V-2 per compiere voli verticali fino a 160 km di quota), e cercarono di recuperare il ritardo accademico, militare e tecnologico che lo Sputnik aveva rivelato così eloquentemente e che aveva un’origine piuttosto paradossale.

Le bombe atomiche sovietiche, infatti, erano molto più rudimentali, pesanti e ingombranti di quelle americane, e così i russi erano stati costretti a sviluppare missili balistici molto più grandi e potenti di quelli degli Stati Uniti. Questi grandi lanciatori erano quindi facilmente convertibili in vettori per missioni spaziali orbitali; quelli americani no. In altre parole, i successi spaziali dell’Unione Sovietica erano in parte merito della sua tecnologia bellica inferiore.

Inizialmente gli Stati Uniti collezionarono soltanto ulteriori umiliazioni. Un mese dopo il volo dello Sputnik 1, il 3 novembre 1957, i sovietici stabilirono un altro record con lo Sputnik 2: il primo essere vivente lanciato in orbita, la cagnetta Laika, destinata a morire dopo poche ore a causa dello stress e del surriscaldamento della capsula ma questo dettaglio venne allora tenuto segreto). La sua era comunque una missione di sola andata, perché non era previsto il rientro a terra: la tecnologia per riportare sulla Terra esseri viventi dall’orbita terrestre non era ancora disponibile.

Il primo tentativo di lancio spaziale statunitense, il 6 dicembre 1957, si concluse miseramente quando il missile Vanguard TV3, che doveva portare in orbita un piccolo satellite, si sollevò solo di qualche decina di centimetri e poi esplose sulla rampa di lancio (Figura 1.3).

Figura 1.3. L’esplosione del Vanguard TV3.
SUPPLEMENTO. Un’altra foto dell’esplosione del Vanguard TV3 consente di cogliere meglio la dinamica degli istanti iniziali dell’evento.

Gli Stati Uniti riuscirono alla fine a collocare in orbita un satellite, l’Explorer 1, il 31 gennaio 1958, usando un razzo militare Juno I (Redstone) progettato e modificato da Wernher Von Braun, creatore dei famigerati missili nazisti V-2 usati per bombardare Londra e altre città durante la seconda guerra mondiale e passato poi al servizio dei militari americani. Ma i quattordici chili dell’Explorer 1 erano nulla in confronto ai cinquecento dello Sputnik 2 e ai 1300 dello Sputnik 3, che venne lanciato il 15 maggio successivo.

Il vantaggio sovietico

Ad agosto del 1958 gli Stati Uniti tentarono il sorpasso provando a raggiungere per primi la Luna con una sonda automatica, Able 1, ma il lancio fallì dopo 77 secondi di volo e così anche i tre tentativi successivi (Pioneer 1, 2 e 3). Invece il 2 gennaio 1959 i sovietici lanciarono con successo la sonda Lunik 1, che due giorni dopo transitò a 6000 chilometri dalla Luna e divenne il primo oggetto artificiale a entrare in orbita intorno al Sole. Il quinto tentativo lunare americano, Pioneer 4, entrò in orbita solare, ma arrivò a non più di 60 000 chilometri dalla Luna il 4 marzo dello stesso anno.

Figura 1.4. La faccia nascosta della Luna, fotografata dalla sonda sovietica Lunik 3 nel 1959.

I sovietici ottennero anche altri primati: colpirono per primi la superficie della Luna con la sonda Lunik 2, il 13 settembre 1959, e neanche un mese dopo mostrarono al mondo, grazie alla sonda Lunik 3, le primissime immagini della faccia nascosta del nostro satellite naturale (Figura 1.4).

Gli americani tentarono altre nove volte di raggiungere la Luna con una sonda, ma vi riuscirono solo cinque anni dopo. Si dovettero accontentare di missioni scientifiche in orbita terrestre, come l’Explorer 6, che fornì una mappa quasi completa delle fasce di Van Allen e le prime immagini televisive della Terra dallo spazio. Inoltre le scimmiette Able e Baker rientrarono indenni dopo due voli suborbitali. Ma le missioni di prestigio internazionale furono tutte sovietiche.

La rincorsa statunitense

Nel 1960 gli Stati Uniti riuscirono a conquistare alcuni primati: il primo satellite meteorologico a produrre immagini (TIROS-1, 1 aprile), il primo satellite militare per intercettazioni radio (GRAB-1, 22 giugno), il primo recupero di un satellite rientrato dall’orbita terrestre (Discoverer 13, 11 agosto) e il primo satellite-spia fotografico (Discoverer 14, 18 agosto).

SUPPLEMENTO. Il satellite GRAB-1. Credit: Smithsonian National Air and Space Museum.

Erano record di natura prevalentemente militare, motivati dalla necessità di rimpiazzare urgentemente con satelliti-spia i segretissimi aerei ricognitori U-2 che, con enorme imbarazzo diplomatico, si erano rivelati di colpo vulnerabili il primo maggio dello stesso anno, quando uno di essi era stato abbattuto mentre sorvolava senza autorizzazione il territorio sovietico e ne fotografava le installazioni militari più segrete.

SUPPLEMENTO. Il relitto dell’aereo spia statunitense U-2 abbattuto nei cieli della Russia. Credit: Aerospaceweb.org.

E così, ancora una volta, il primato prestigioso e spettacolare spettò all’Unione Sovietica: ad agosto lo Sputnik 5 portò in orbita piante e animali (due cani, Belka e Strelka, quaranta topi e due ratti) e, a differenza dei voli precedenti, li riportò sani e salvi a terra.

I primi umani nello spazio

Nel 1961 arrivò un nuovo clamoroso record sovietico: il 12 aprile Yuri Gagarin divenne il primo uomo ad andare nello spazio, e lo fece oltretutto compiendo un’intera orbita intorno al mondo con un volo di 108 minuti a bordo della Vostok 1.

SUPPLEMENTO. La prima pagina del New York Times del 12 aprile 1961 (fonte: Povto.ru).
SUPPLEMENTO. La copertina della rivista statunitense Time del 21 aprile 1961 (fonte: Robert Zubrin).
SUPPLEMENTO. La prima pagina del quotidiano statunitense Huntsville Times del 12 aprile 1961, particolarmente significativa perché Huntsville, in Alabama, era la sede del Marshall Space Flight Center, uno dei principali centri di ricerca spaziale USA).

Gli americani, scioccati e battuti sul tempo ancora una volta, risposero come poterono: con un quarto d’ora di volo suborbitale da parte di Alan Shepard, il 5 maggio, a bordo di una capsula Mercury, perché i loro missili che avrebbero permesso voli orbitali umani continuavano a esplodere in volo durante le prove, mentre quelli russi si dimostravano straordinariamente affidabili (almeno in apparenza, perché in realtà i fallimenti venivano tenuti segreti).

Fu con soli quindici minuti di volo spaziale umano al proprio attivo che gli Stati Uniti lanciarono la sfida lunare all’Unione Sovietica. Il 25 maggio 1961 il presidente John Fitzgerald Kennedy fece questa dichiarazione ufficiale:

Credo che questa nazione debba impegnarsi a raggiungere il traguardo, prima della fine di questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra. Nessun singolo progetto spaziale di questo periodo susciterà altrettanta emozione nell’umanità o sarà più importante per l’esplorazione spaziale a lungo raggio; e nessuno sarà altrettanto difficile o costoso da realizzare.

SUPPLEMENTO. In originale: I believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the moon and returning him safely to the earth. No single space project in this period will be more impressive to mankind or more important for the long-range exploration of space; and none will be so difficult or expensive to accomplish.

La strategia statunitense era semplice quanto ambiziosa: definire un traguardo grandioso, che facesse colpo sul mondo intero, rilanciasse l’immagine del paese e fosse sufficientemente lontano nel tempo da dare all’industria aerospaziale nazionale il tempo di recuperare il divario coi russi. Kennedy, però, era destinato a non vivere abbastanza da vedere l’esito della sua sfida: sarebbe stato assassinato a Dallas due anni più tardi, il 22 novembre 1963.

I sovietici, intanto, procedevano inesorabili con i propri successi. Prima ancora che gli americani riuscissero a compiere un singolo volo umano orbitale, Gherman Titov ripetè e superò l’impresa di Gagarin, effettuando ben 17 orbite ai primi di agosto del 1961 nella Vostok 2. Gli Stati Uniti effettuarono un altro volo suborbitale, con Gus Grissom il 21 luglio 1961, e finalmente il 20 febbraio 1962, quasi un anno dopo il primato russo, riuscirono finalmente a mettere un americano in orbita: John Glenn, nella capsula Friendship 7.

Ma l’Unione Sovietica rilanciò: ad agosto fece volare due capsule spaziali contemporaneamente (Vostok 3 e 4). I cosmonauti Nikolayev e Popovich si trovarono brevemente a meno di cinque chilometri l’uno dall’altro e Nikolayev stabilì il record di durata (quattro giorni nello spazio) mentre due telecamere lo mostravano ai telespettatori russi. Nel giugno del 1963 Valentina Tereshkova, a bordo della Vostok 6, divenne la prima donna a volare nello spazio. Tereshkova fu anche il primo civile a compiere una missione spaziale, dato che tutti gli astronauti americani e i cosmonauti sovietici precedenti erano membri delle rispettive forze armate. Il suo volo di 48 orbite durò più di tutti i voli umani statunitensi effettuati fino a quel momento messi insieme. Nessun’altra donna sarebbe andata nello spazio per altri diciannove anni (fino al 1982, con il volo della russa Svetlana Savitskaya a bordo della Soyuz T-7; la prima americana sarebbe stata Sally Ride, nel 1983, con lo Shuttle Challenger per la missione STS-7).

Il 12 ottobre 1964 l’Unione Sovietica realizzò la prima missione con equipaggio plurimo: la Voskhod 1 portò in orbita ben tre cosmonauti (pigiati e senza tuta, con rischio altissimo, per pura propaganda) prima ancora che gli americani riuscissero a farne volare due insieme.

Anche la prima uscita extraveicolare (la cosiddetta “passeggiata spaziale”) è un record russo: lo stabilì il 18 marzo 1965 Alexei Leonov uscendo dalla Voskhod 2. Gli Stati Uniti si dovettero accontentare del primo volo di una sonda verso Marte effettuato con successo (Mariner 4).

SUPPLEMENTO. Alexei Leonov durante la prima “passeggiata spaziale”. Fonte: FAI.
SUPPLEMENTO. Filmato parziale della prima “passeggiata spaziale” della storia. Credit: Roscosmos.

Il primo allunaggio morbido di una sonda automatica e le prime immagini trasmesse dalla superficie della Luna furono anch’esse un successo sovietico, con la sonda Luna 9, nel febbraio del 1966.

Ma intanto gli americani avevano acquisito esperienza con i voli spaziali umani e con le tecniche necessarie per lo sbarco sulla Luna: fra il 1965 e il 1966, le capsule del programma Gemini portarono coppie di astronauti a compiere cambi di orbita, voli di lunga durata (fino a 14 giorni), passeggiate spaziali e rendez-vous con attracco (Figura 1.5), stabilendo anche il record di distanza dalla Terra: nella missione Gemini 11 (12-15 settembre 1966), Charles “Pete” Conrad e Richard F. Gordon raggiunsero un’altitudine di 1374 km e divennero i primi uomini a vedere la Terra come una sfera.

Figura 1.5. La capsula Gemini 7, fotografata dagli astronauti della Gemini 6. Foto NASA KSC-65PC-171.

Inoltre le sonde automatiche Lunar Orbiter eseguirono rilievi fotografici della Luna e le Surveyor vi atterrarono, saggiando la consistenza del suolo. Il ritardo rispetto ai sovietici era sostanzialmente recuperato.

Invece il programma Apollo, che avrebbe dovuto portare l’America a camminare sulla Luna, era in crisi profonda. Il 27 gennaio 1967 Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee perirono nell’incendio della propria capsula durante un’esercitazione sulla rampa di lancio. Fu uno shock nazionale che impose la drastica riprogettazione del veicolo.

SUPPLEMENTO. La capsula devastata dell’Apollo 1.

Il 1967 vide anche una perdita sovietica: il 24 aprile si verificò la prima morte di un uomo durante un volo spaziale. La Soyuz 1, approntata frettolosamente per appagare la fame di propaganda del governo russo, si schiantò al suolo durante il rientro, uccidendo il cosmonauta Vladimir Komarov. Alcuni ricercatori (per esempio i fratelli Judica Cordiglia) affermano di aver intercettato comunicazioni di altre missioni russe terminate in modo fatale e tenute tuttora segrete. Lo stesso numero dello Huntsville Times (pubblicato ad Huntsville, Alabama, sede del Marshall Space Flight Center) che aveva annunciato il volo di Gagarin nel 1961 (Figura 1.6) aveva segnalato in prima pagina queste ipotesi: l’articolo Reds Deny Spacemen Have Died aveva citato i sospetti in questo senso del generale Don Flickinger, capo della divisione medica del programma di selezione e addestramento degli astronauti dell’USAF, e la secca smentita dei sovietici. Tuttavia le verifiche incrociate degli storici dell’astronautica non consentono, per ora, di ritenere sufficientemente fondate queste affermazioni.

Figura 1.6. Particolare della prima pagina del quotidiano statunitense Huntsville Times del 12 aprile 1961.

Apollo, il sorpasso americano

I massicci investimenti statunitensi iniziarono intanto a dare frutti. Dalle paludi della Florida emerse a tempo di record il colossale centro spaziale Kennedy di Cape Canaveral. Una serie di voli senza equipaggio mise a punto le capsule Apollo, il gigantesco vettore lunare Saturn V progettato da Wernher Von Braun, le infrastrutture di collaudo e di lancio e il personale di supporto.

Intanto i russi si aggiudicarono un altro primato: il 18 settembre 1968 la sonda automatica Zond 5 portò intorno alla Luna i primi esseri viventi (tartarughe, mosche, tarme della farina e altri) e li fece tornare indenni sulla Terra. Cosa ancora più importante, il veicolo era indubbiamente grande abbastanza da poter trasportare una persona.

L’11 ottobre gli Stati Uniti effettuarono il primo volo della capsula Apollo con equipaggio: Walter Schirra, Donn Eisele e Walter Cunningham collaudarono Apollo 7 in orbita terrestre per undici giorni. Fu il primo volo della capsula riprogettata a fondo dopo la tragedia di Apollo 1, la prima missione statunitense con tre membri d’equipaggio e il primo lancio con uomini a bordo del vettore Saturn IB (più piccolo del Saturn V lunare). Occorreva bruciare le tappe: la CIA sapeva che i russi stavano tentando in segreto di battere sul tempo l’America anche nella corsa alla Luna.

SUPPLEMENTO. La copertina della rivista statunitense Time del 6 dicembre 1968.

Due mesi dopo, la missione Apollo 8 fu la prima di un Saturn V con equipaggio a bordo. Era soltanto il terzo lancio di questo vettore, eppure l’obiettivo era già ambiziosissimo: andare trecento volte più lontano di ogni volo umano precedente e portare tre americani a circumnavigare per primi la Luna.

Il 24 dicembre 1968, per la prima volta nella storia, esseri umani videro con i propri occhi la Luna da vicino, orbitandovi intorno dieci volte a 110 chilometri d’altezza e sorvolandone anche la faccia perennemente nascosta all’osservatore terrestre.

L’impatto emotivo sull’opinione pubblica mondiale fu enorme, grazie anche al fatto che la missione avvenne in diretta televisiva: questo permise a gran parte del mondo di vedere la superficie della Luna scorrere fuori dai finestrini della capsula insieme agli astronauti Frank Borman, James Lovell e William Anders, che lessero un passo della Genesi. Fu la diretta televisiva più seguita della storia fino a quel momento.

Gli astronauti scattarono inoltre fotografie straordinarie della Terra che si stagliava contro l’orizzonte della Luna e il nero ostile dell’infinito cosmico, rendendo chiara la fragile bellezza della nostra piccola oasi di vita (Figura 1.7).

Figura 1.7. La Terra vista dalla Luna, fotografata dagli astronauti di Apollo 8. Foto AS8-14-2383.

Il trionfo d’immagine americano, amplificato dalla censura mediatica sulle condizioni disastrose della missione (vomito e diarrea degli astronauti, perdite di sigillante dei finestrini che offuscavano la visuale, accumuli d’acqua condensata in cabina), sancì almeno agli occhi dell’opinione pubblica il sorpasso della tecnologia spaziale statunitense su quella sovietica.

Ma la gara lunare non era ancora conclusa: restava da effettuare lo sbarco vero e proprio, e dietro le quinte l’Unione Sovietica non aveva affatto rinunciato all’idea di togliere al rivale questo primato.

Il progetto segreto N1-L3

L’Unione Sovietica aveva avviato segretamente il progetto N1-L3, diretto da Sergei Korolev, per realizzare un missile, l’N1, che era grande quanto il Saturn V americano e capace di lanciare due cosmonauti verso la Luna in un veicolo, denominato L3, che includeva un modulo lunare, concepito per far scendere un singolo cosmonauta sulla superficie selenica mentre l’altro lo attendeva in orbita intorno alla Luna (Figura 1.8).

Figura 1.8. Preparazione di un N1, il grande razzo sovietico concepito per portare un cosmonauta sulla Luna.

L’N1 si rivelò però un pantano di rivalità fra progettisti (tanto che esisteva anche un altro progetto lunare segreto sovietico, quello del vettore UR-700, capeggiato da Vladimir Chelomei). Era finanziato inadeguatamente e tecnicamente inaffidabile: i trenta motori del suo primo stadio erano un incubo da coordinare con i sistemi di controllo dell’epoca. Era osteggiato dai militari russi perché era un costoso strumento di propaganda privo di applicazioni belliche, diversamente dai missili spaziali precedenti, che erano di derivazione militare.

Il primo volo dell’N1 avvenne senza equipaggio nel febbraio del 1969 e fu un fallimento: il missile esplose 66 secondi dopo il decollo. Ma non se ne parlò in pubblico: anzi, a maggio l’Unione Sovietica dichiarò ufficialmente di non avere alcuna intenzione di mandare cosmonauti sulla Luna perché, a differenza degli americani, non voleva rischiare vite umane nell’impresa e quindi per quest’esplorazione avrebbe utilizzato solo veicoli robotici.

Il secondo lancio dell’N1, sempre senza equipaggio, fu un disastro ancora peggiore: il 3 luglio 1969, pochi giorni prima dello sbarco americano sulla Luna, l’enorme missile russo ricadde pochi istanti dopo essersi librato dalla rampa. L’esplosione delle sue 2600 tonnellate di propellente fu la più violenta della storia della missilistica. Anche questo fallimento venne tenuto segreto; in Occidente, di questo grave incidente, giunsero solo voci non confermate.

Ufficialmente, i russi finsero che il progetto N1-L3 non fosse mai esistito; sarebbe proseguito, sempre in segreto, per qualche anno, collaudando in orbita terrestre il modulo lunare, ma dopo altri due lanci falliti l’N1 sarebbe stato abbandonato. Nessun russo sarebbe andato sulla Luna.

SUPPLEMENTO. Il veicolo di allunaggio russo (Lunniy Korabl).
SUPPLEMENTO. Confronto in scala fra il veicolo di allunaggio sovietico (a sinistra) e quello statunitense (a destra). Credit: Nick Stevens, Nick-stevens.com.

Di tutto questo non si saprà praticamente nulla pubblicamente per oltre vent’anni, ma il governo statunitense ne era al corrente in dettaglio: i suoi satelliti spia avevano fotografato l’N1 e le sue grandi basi di lancio a Baikonur e avevano immortalato anche la loro devastazione dopo il secondo lancio fallito del vettore gigante sovietico. Il governo americano, insomma, sapeva bene che l’Unione Sovietica era fuori dalla corsa, ma non lo annunciò per non rivelare le capacità osservative dei propri satelliti e per non smorzare l’effetto propagandistico della competizione.

SUPPLEMENTO. Foto dell’N1 scattata da un satellite militare KH-4 Corona degli Stati Uniti. Credit: C. P. Vick.

Segretamente non c’era più fretta di battere i rivali russi, ma pubblicamente si doveva mantenere una promessa fatta al mondo da un presidente assassinato, e così per l’opinione pubblica, ignara dei disastri dell’N1, la gara restava ancora assolutamente aperta.

Altri dettagli dei piani lunari sovietici sono nella sezione Come mai i russi non ci provarono? Sapevano che era impossibile? (Capitolo 7).

Le prove generali, poi l’allunaggio

La scadenza posta da Kennedy si avvicinava rapidamente e il progetto Apollo procedeva a tappe serrate. Nel marzo del 1969 la missione Apollo 9 provò in orbita terrestre il modulo lunare, i sistemi di navigazione, le tute lunari e le manovre di attracco.

A maggio Apollo 10 volò verso la Luna e collaudò tutte le fasi di uno sbarco tranne l’allunaggio vero e proprio. Il modulo lunare si sganciò dalla capsula Apollo e portò due astronauti fino a soli 14 450 metri dalla superficie della Luna.

La missione successiva, Apollo 11, portò l’umanità sulla Luna, in diretta televisiva planetaria, il 20 luglio 1969. L’allunaggio avvenne alle 22:17 ora italiana; Neil Armstrong posò cautamente il piede sinistro sul suolo della Luna quando in Italia erano le 4:57 del 21 luglio. Armstrong e il collega Edwin “Buzz” Aldrin camminarono sul suolo lunare, vi piantarono la bandiera americana, effettuarono esperimenti scientifici, raccolsero campioni di roccia lunare e scattarono fotografie che sarebbero divenute storiche, mentre il terzo astronauta dell’equipaggio, Michael Collins, li attendeva in orbita per portarli a casa ed entrare con loro nei libri di storia.

Ci fu un ultimo colpo di coda russo: un tentativo di riportare sulla Terra campioni di suolo lunare, usando il veicolo automatico Luna 15, appena prima del ritorno della spedizione umana americana. Ma la sonda russa si schiantò sulla Luna proprio mentre Armstrong e Aldrin si apprestavano a ripartire con circa 22 chili di rocce seleniche. Alcune fonti (Tentatively Identified Missions and Launch Failures, NASA, 2005) ipotizzano che anche le missioni sovietiche Luna 1969B e 1969C, in aprile e giugno del 1969, furono tentativi segreti di recuperare campioni di suolo lunare.

Figura 1.9. L’equipaggio dell’Apollo 11: Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin. Foto ufficiale, marzo 1969.
SUPPLEMENTO. Buzz Aldrin sulla Luna, fotografato da Neil Armstrong. Foto AS11-40-5946.

Fra il 1969 e il 1972 gli Stati Uniti effettuarono sei sbarchi lunari, progressivamente più sofisticati e complessi, nel corso delle missioni Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17, portando sulla Luna in totale dodici uomini e raccogliendo oltre 382 chilogrammi di rocce lunari accuratamente selezionate e una quantità immensa di dati scientifici la cui analisi prosegue tuttora.

La missione lunare Apollo 13 non riuscì ad allunare perché venne interrotta per lo scoppio di un serbatoio d’ossigeno durante il viaggio verso la Luna. Gli astronauti James Lovell, John “Jack” Swigert e Fred Haise si salvarono fortunosamente, grazie alla loro preparazione e alla competenza dei tecnici che li assistevano sulla Terra. La loro odissea intorno alla Luna catturò l’attenzione del mondo intero e sottolineò i pericoli dei viaggi spaziali, che i successi delle missioni precedenti avevano fatto dimenticare a molti troppo frettolosamente.

Inizialmente erano previste tre ulteriori missioni lunari, ma l’incidente di Apollo 13 e varie considerazioni politiche portarono alla loro cancellazione quando i veicoli per effettuarle erano già stati costruiti. Dal 14 dicembre 1972, quando il geologo Harrison Schmitt e il comandante Eugene Cernan risalirono a bordo del proprio modulo lunare dopo tre giorni di esplorazione nel corso della missione Apollo 17, nessun essere umano ha più visitato il suolo della Luna.

SUPPLEMENTO. Aldrin, Armstrong e Collins nel 2009, durante una visita al museo Smithsonian. Credit: Associated Press.

Esplorazioni lunari post-Apollo

Dopo le visite degli astronauti statunitensi la Luna è stata oggetto di numerose altre esplorazioni di vari paesi, ma soltanto da parte di veicoli senza equipaggio.

Fra il 1970 e il 1976 le sonde automatiche della serie Luna dell’Unione Sovietica vi atterrarono, ne riportarono sulla Terra piccoli campioni di roccia e ne percorsero la superficie per vari chilometri con i veicoli teleguidati Lunakhod, conducendo analisi del terreno e trasmettendo a Terra migliaia di immagini.

L’esplorazione della Luna subì una lunga pausa fino agli anni Novanta, quando ricominciarono le missioni effettuate con veicoli automatici inviati da numerosi paesi. Da allora Stati Uniti, Giappone, Europa, Cina, India, Lussemburgo, Israele, Italia, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Russia e Pakistan hanno lanciato sonde dedicate che hanno perlomeno sorvolato la superficie selenica a distanza ravvicinata.

In particolare, la Cina è diventata il terzo paese a effettuare un atterraggio morbido sulla Luna (Chang’e 3, 2013), il primo ad allunare sulla faccia nascosta (Chang’e 4, 2018), il terzo a riportare sulla Terra campioni di suolo selenico (Chang’e 5, 2020) e il primo a riportare campioni dalla faccia nascosta (Chang’e 6, 2024). Anche l’India e il Giappone sono riusciti ad allunare (Chandrayaan-3 e SLIM, 2023), e lo hanno fatto anche alcune ditte private (Intuitive Machines, 2024 e 2025; Blue Ghost, 2025).

Grande assente, in questa nuova ondata di missioni lunari, la Russia: il paese erede della straordinaria tradizione spaziale sovietica ha lanciato verso la Luna un solo veicolo, Luna 25, nel 2023, ma la missione è fallita e la sonda è precipitata sulla superficie selenica.

AnnoPaese/iNome della missioneNote
1990GiapponeHiten/MUSES-ASorvolo e impatto; il Giappone diventa il terzo paese a toccare la superficie lunare
1994Stati UnitiClementineInserimento in orbita lunare
1998Stati UnitiLunar ProspectorInserimento in orbita lunare
2003EuropaSMART-1Inserimento in orbita lunare e impatto; l’Europa diventa il quarto paese o consorzio di paesi a toccare la superficie della Luna
2007Stati UnitiARTEMISInserimento in orbita lunare
2007GiapponeSELENE/KaguyaInserimento in orbita lunare e impatto
2007CinaChang’e 1Inserimento in orbita lunare e impatto
2008IndiaChandrayaan-1Inserimento in orbita lunare e impatto
2009Stati UnitiLRO e LCROSSInserimento in orbita lunare e impatto
2010CinaChang’e 2Inserimento in orbita lunare
2011Stati UnitiGRAIL (Ebb & Flow)Inserimento in orbita lunare e impatto
2013Stati UnitiLADEEInserimento in orbita lunare e impatto
2013CinaChang’e 3Allunaggio
2014Cina e LussemburgoChang’e 5-T1Inserimento in orbita e impatto
2018CinaQueqiaoInserimento in orbita lunare e impatto
2018CinaChang’e 4Allunaggio sulla faccia nascosta
2019IsraeleBeresheetImpatto
2019IndiaChandrayaan-2Inserimento in orbita lunare
2020CinaChang’e 5Allunaggio e ritorno sulla Terra con campioni di suolo lunare
2022Stati UnitiCAPSTONEInserimento in orbita lunare
2022Corea del SudDanuriInserimento in orbita lunare
2022Stati Uniti, Giappone, ItaliaArtemis I, OMOTENASHI, EQUULEUS, ArgoMoonInserimento in orbita lunare
2022Giappone, Emirati Arabi UnitiHakuto-R Mission 1Impatto
2023IndiaChandrayaan-3Inserimento in orbita lunare e allunaggio
2023RussiaLuna 25Impatto
2023GiapponeSLIMAllunaggio
2024Stati UnitiIM1Primo allunaggio privato
2024Cina, PakistanChang’e 6, ICUBE-QAllunaggio e ritorno sulla Terra con campioni di suolo dalla faccia nascosta e inserimento in orbita lunare
2025Stati UnitiBlue Ghost M1Allunaggio privato
2025Stati UnitiIM-2Allunaggio privato
SUPPLEMENTO. Elenco delle missioni lunari senza equipaggio dal 1990 al 2025.

Il ritorno alla Luna di un equipaggio umano procede invece a rilento e con continui rinvii: nel 2022 gli Stati Uniti hanno effettuato con successo la missione Artemis I, un volo di prova intorno alla Luna, senza persone a bordo, del veicolo Orion che dovrebbe trasportare un futuro equipaggio di quattro persone nelle missioni successive, che sono al momento attuale Artemis II, un volo orbitale lunare con equipaggio, previsto per il 2026, e Artemis III, un allunaggio con equipaggio che dovrebbe aver luogo nel 2027 a bordo di un veicolo Starship di SpaceX. La complessa situazione politica statunitense sta però rivoluzionando tutti i progetti in campo spaziale e queste date potranno subire ulteriori rinvii. L’unico altro paese che ha progetti concreti di portare persone sulla Luna, la Cina, non prevede di farlo prima del 2030.

Altre missioni spaziali

Dopo le missioni lunari Apollo, la presenza umana nello spazio è stata assidua, con frequenti voli russi, statunitensi e cinesi che hanno coinvolto astronauti di molti altri paesi e con veicoli sofisticati come gli Space Shuttle statunitensi.

Passando dalla competizione alla cooperazione, Russia, Stati Uniti, Canada, Europa e Giappone hanno effettuato missioni congiunte e costruito la Stazione Spaziale Internazionale, abitata ininterrottamente dal 2000 e orbitante intorno alla Terra a circa quattrocento chilometri di quota. Aziende e individui molto facoltosi hanno finanziato voli spaziali privati con equipaggio. Ma tutte queste missioni sono rimaste in orbita bassa intorno alla Terra: nessun essere umano si è spinto lontano dal nostro pianeta quanto le missioni Apollo. I sei sbarchi lunari umani del progetto Apollo, visti all’epoca come preludio a un’esplorazione spaziale sempre più ampia da parte di astronauti, oggi sembrano essere destinati a restare unici nel loro genere ancora a lungo: straordinari balzi in avanti le cui promesse non sono ancora state mantenute.


CONTINUA: Capitolo 2. Come ci siamo andati

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