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FAQ: Perché “Il Disinformatico” ora è sempre in formato podcast a voce singola?

È un po’ che mi riprometto di scriverne pubblicamente e rispondere in dettaglio
a una domanda che mi viene fatta molto spesso: come mai il
Disinformatico da
marzo 2021
(specificamente dal
19) non è più in diretta e in studio con un animatore o un’animatrice, in formato
chiacchierata e disponibile anche in video, ma è un podcast puro nel quale parlo
(quasi sempre) solo io? E come mai non torna al vecchio formato?

Molti che me lo chiedono pensano che il passaggio alla versione podcast puro
sia stata una mia decisione oppure una conseguenza dell’emergenza Covid, ma
non è così.

Il cambio è stata una conseguenza di una delle periodiche ristrutturazioni del
palinsesto della Radio Svizzera di lingua italiana, durante la quale è stato
deciso che nel nuovo format di Rete Tre (la rete che ospitava la
diretta), più musicale e meno parlato, non aveva senso una trasmissione molto
“parlata” come il Disinformatico, ma aveva molto senso mantenerla come
podcast puro.

Le restrizioni legate al Covid in realtà non hanno giocato nessun ruolo nel
cambiamento, e infatti le dirette in studio sono proseguite per un anno dopo
l’inizio della pandemia, adottando le varie precauzioni introdotte man
mano. 

La scelta di produrre il podcast puro usando i miei mezzi tecnici invece di
andare negli studi della RSI è maturata man mano dopo un po’ di
sperimentazione, perché l’autoproduzione mi faceva risparmiare il tempo di
viaggio dal Maniero Digitale agli studi di Lugano e mi liberava da vincoli di
orario (a volte registro il podcast di notte, specialmente quando ci sono
aggiornamenti dell’ultimo momento, cosa impensabile se dovessi andare in
studio). I contenuti e il formato del podcast sono scelti da me in piena
autonomia, esattamente come in passato: ogni tanto faccio qualche esperimento,
come il
racconto di scienza futura
o le puntate Story monotematiche.

So che a molti piaceva di più il format a due voci, più
“chiacchieroso”, e confesso che anche a me manca l’interazione con gli
animatori e le animatrici di ReteTre. Ogni tanto mi capita comunque di tornare
in studio, anche in TV (con programmi come Filo diretto), ed è sempre
un piacere; se un nuovo palinsesto lo chiederà, lo farò molto
volentieri. 

Ma al tempo stesso il formato podcast mi permette di raccontare storie più
complesse e complete, di aggiungere clip sonore che la diretta renderebbe
molto più difficili da gestire, e di non dover cercare di adattare la
narrazione ai tempi disponibili (e spesso imprevedibili) della diretta. Se la
storia da raccontare è lunga, la posso presentare per intero, senza dover
correre o stringere.

Ci tenevo a spiegarlo bene: spero di averlo fatto, ma se c’è qualche altro
dettaglio che vorreste conoscere, chiedete pure nei commenti.

2022/10/29. Il sondaggio si è chiuso con un 34,4% di votanti che preferiscono il podcast com’è ora, un 24,9% di persone che lo preferivano com’era prima e un 40,7% di partecipanti che dicono “È lo stesso”.

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