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Joost, i creatori di Skype e Kazaa “reinventano” la TV via Internet: Youtube, fatti da parte?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Niklas Zennström e Janus Friis, già noti per aver realizzato programmi rivoluzionari come Skype (telefonia via Internet) e Kazaa (scambio di file peer-to-peer), ci riprovano con Joost. Si tratta di un programma, disponibile per ora soltanto come versione beta e soltanto per Windows, che permette di distribuire programmi televisivi e altri video usando un sistema peer-to-peer.

Il vantaggio di Joost rispetto ad altre soluzioni di video via Internet, come per esempio Youtube, è che i costi e gli oneri tecnici di distribuzione non sono più a carico del sito che offre il programma, come avviene nello streaming tradizionale, ma vengono ripartiti fra gli utenti, perché chi riceve un video tramite Joost lo ritrasmette anche ad altri utenti.

L’idea è di realizzare un vero e proprio network televisivo internazionale via Internet, sostenuto dalla pubblicità, come la televisione commerciale tradizionale. Sono già in corso le trattative con i grandi produttori di contenuti video.

L’interfaccia di Joost è molto elegante (overlay trasparenti) e chi ha provato il software dice che il cambio di “canale” è istantaneo, cosa che neppure Youtube e gli altri sistemi di distribuzione video riescono a fare. Per contro, il consumo di banda di Joost è molto elevato: secondo The Inquirer, si parla di 1 GB da scaricare, più 150 MB di upload, per ogni 10 ore di video. Se avete una connessione Internet a consumo, insomma, Joost non è affatto a buon mercato (come del resto non lo sono, per voi, tutti i servizi che consumano molta banda).

Ho chiesto di partecipare al beta test (ho ancora una macchina Windows sacrificabile), e chi è già tester Joost può inviare un invito ad altri utenti (se qualcuno me ne manda uno, salto la coda ne ho già ricevuto uno, grazie Vittorio!): appena ci sono novità, ne parlerò nei prossimi articoli.

Elisabetta II, 1926-2022

Elisabetta II, 1926-2022

Questa è la grafica, magnificamente sobria, del sito della BBC ieri, nel giorno
dell’annuncio della morte della regina Elisabetta II, che ha regnato per
settant’anni. 

La maggior parte dei suoi sudditi, e delle persone oggi viventi
in qualunque paese del mondo, non ha nessun ricordo di un monarca britannico
diversi da lei. Per il Regno Unito (sempre meno unito) è un momento atteso ma non per questo meno
surreale: cambiano di colpo l’inno nazionale, le diciture su tutti i passaporti e tutti i documenti
legali, i nomi dei tribunali e dei legali (il Queen’s Counsel diventa King’s Counsel), le buche delle lettere, le etichette dei prodotti, gli stemmi sui francobolli e sulle divise della polizia e mille altre sfaccettature della vita
quotidiana.

Come molti di voi sanno, sono cittadino britannico, nato a York, per cui la notizia mi tocca da vicino. Non sono mai stato un fan della famiglia reale e personalmente trovo che una monarchia sia una delle tante istituzioni insostenibilmente sfarzose e prive di senso nell’era moderna. Ma non posso che ammirare il garbo, la tenacia, la serietà e il pizzico di controllato umorismo con cui Elizabeth Alexandra Mary Windsor ha vissuto sotto i riflettori svolgendo per sette decenni un lavoro difficile che non si era neanche scelta.

Niente podcast stamattina, sono senza voce

Tutto qui: volevo semplicemente avvisare chi segue il podcast. Sto bene, non è Covid (ho fatto due test, entrambi negativi) e probabilmente è colpa dei continui sbalzi termici fra Florida all’aperto, Florida nei locali (aria condizionata stile cella frigorifera) e Svizzera, ma in ogni caso sono afono e non me la sono sentita di infliggervi una puntata di rantoli ASMR 🙂